Capitolo 4: Lingua scritta e lingua parlata
Caratteristiche della lingua scritta e parlata
Scritto e parlato obbediscono a leggi, esigenze, modalità espressive e semiotiche diverse.
Nello scritto il destinatario può essere anche molto lontano nel tempo e nello spazio, e di solito conosce soltanto la redazione finale: il processo di composizione rimane di norma invisibile al lettore.
Il parlato invece è strettamente legato al qui e ora della situazione comunicativa; elaborato e recepito in tempo reale, si sviluppa nell'interazione con gli altri e ciò rende possibile il cosiddetto feedback. Il parlato, poi, ha uno svolgimento lineare: non è possibile riascoltare dei brani, tornare indietro, come invece può avvenire per un testo scritto.
Nell'architettura di un testo, la coesione è la qualità che fa riferimento alle sue connessioni sintattiche e morfologiche, comunque formali; la coerenza è invece la qualità che riguarda i legami logici e semantici, comunque sostanziali.
Tipologie di parlato
Esistono diverse tipologie di parlato, che possono essere individuate sulla base di criteri diversi.
- Parlato spontaneo: una prima distinzione è quella tra parlato spontaneo (quello di una conversazione tra amici) e parlato non spontaneo ma programmato in precedenza, come il parlato-letto o il parlato-recitato.
- Parlato monologico e dialogico: un'altra distinzione, parzialmente sovrapponibile alla precedente, è quella tra parlato monologico (un'omelia, una conferenza, un discorso pubblico) e parlato dialogico (il parlato della conversazione, di un'interrogazione scolastica, di un'intervista).
- Parlato in presenza e in assenza: si può anche distinguere tra parlato in presenza e parlato in assenza degli interlocutori: del secondo tipo fa parte, per esempio, il parlato telefonico. Ci sono poi alcune forme ibride, come l'annuncio letto da un annunciatore radiofonico e la trascrizione fonetica di un discorso, che rappresentano il grado massimo di reversibilità dal codice grafico al codice fonico e viceversa.
I fattori della lingua secondo Roman Jakobson
Secondo il linguista russo, ma naturalizzato statunitense, Roman Jakobson (1896-1982), nella comunicazione intervengono sei fattori:
- L'emittente: colui che emette il messaggio.
- Il ricevente o destinatario: colui che lo riceve.
- Il messaggio: il testo trasmesso.
- Il canale: il mezzo (l'aria nel parlato, i segni grafici sulla carta o sul monitor di un computer).
- Il codice: il linguaggio attraverso il quale si svolge la comunicazione: lingua naturale, alfabeto Morse, bandierine, gesti, semafori e così via.
- Il contesto: l'insieme dei fatti e degli oggetti ai quali la comunicazione si riferisce.
Le funzioni della lingua secondo Roman Jakobson
Jakobson individuò sei funzioni della lingua, in correlazione con questi sei fattori, rispettivamente:
- Emotiva: la lingua esprime emozioni e sentimenti dell'emittente, per esempio tramite le interiezioni.
- Conativa: la lingua si orienta sul destinatario, tipicamente attraverso l'imperativo e il vocativo; la funzione conativa è evidente per esempio in un discorso politico, che mira a convincere il destinatario della bontà di una certa tesi o di una certa azione; o nella pubblicità che vuole spingerlo a comprare un determinato prodotto.
- Poetica: il messaggio è orientato su se stesso, concentrandosi per esempio sui suoni delle parole, sulle loro sfumature di significato, sulla costruzione sintattica e così via. Si pensi a tal proposito a un certo tipo di pubblicità o alle battute di spirito.
- Fàtica: la lingua si concentra sul canale, cioè sulla connessione psicologica e materiale che lega emittente e destinatario. Per esempio durante una conversazione telefonica, espressioni come: "pronto?", "riesci a sentirmi?", "parla più forte".
- Metalinguistica: la lingua parla di se stessa, tipicamente nella grammatica: "il è articolo determinativo singolare maschile" o nelle varie procedure messe in atto dai dizionari per definire un lemma.
- Referenziale o rappresentativa o denotativa: la lingua descrive la realtà in modo tendenzialmente oggettivo, in testi come l'articolo di un'enciclopedia o la trattatistica scientifica e scolastica.
Due punti di vista diversi
Se si mette per iscritto un brano di parlato spontaneo, si riceve subito un'impressione di scompaginamento sintattico e testuale. Ciò accade perché il testo scritto è abitualmente diviso in capitoli, paragrafi, capoversi e perché al suo interno i confini tra le frasi sono ben delimitati dalla punteggiatura: la sintassi è serrata e precisa.
Nel parlato (specialmente in quello spontaneo o conversazionale) troviamo esitazioni, cambiamenti repentini del soggetto della frase, "false partenze", ridondanze e, più in generale, una pianificazione della frase a breve gittata, che deriva dalla progettazione in tempo reale.
D'altronde, il parlato sopperisce alla mancanza di una rigida coesione testuale e sintattica, avvalendosi di mezzi non-linguistici come la prossemica e la gestualità.
La prossemica è il codice che utilizza in funzione comunicativa lo spazio tra gli interlocutori. Rientrano nella prossemica la distanza che il parlante pone tra sé e l'interlocutore e gli spostamenti con cui accompagna il proprio discorso.
La gestualità comprende, invece, la mimica – ovvero le espressioni del viso – e l'insieme dei gesti, dei movimenti del corpo. Tramite un gesto possiamo dare un senso molto diverso alla frase che pronunciamo.
Tra i fattori che garantiscono unità e coerenza a un discorso apparentemente frammentario, si devono inoltre considerare le pause: non solo quel...