Linguaggi e tecniche
Comunicazione politica
La comunicazione politica si occupa di argomenti soggetti a controversie che sostengono un punto di vista specifico. È una comunicazione attuata da istituzioni di carattere pubblico, come ad esempio il governo, istituzione amministrativa o istituzioni pubbliche, come ad esempio i partiti politici. È uno spazio in cui interagiscono tre sistemi: il sistema politico, il sistema dei media e il sistema dell’opinione pubblica. Può manifestarsi in due forme principali:
- Comunicazione diretta: insieme dei processi di interazione e strategie comunicative attuate direttamente dal sistema politico in maniera diretta e immediata ai cittadini.
- Comunicazione indiretta: i messaggi passano attraverso i media e ciò può influire sull’opinione pubblica per via delle analisi, commenti, opinioni tramite i diversi canali mediatici.
Le prime definizioni nascono dalla scuola comportamentale, il primo a dare una definizione è Ithiel De Sola Pool, secondo cui il centro della comunicazione politica sono le istituzioni.
- Visione struttural-funzionalista: secondo questa visione la comunicazione pubblica è un insieme di processi di interazione tra sistema politico e ambiente, comprendendo anche la partecipazione politica e la socializzazione. In questo modo, la comunicazione politica mantiene il sistema politico efficiente, aiuta la diffusione delle informazioni e il coinvolgimento dei cittadini.
- Approccio costruttivista: la definizione si concentra sui risultati degli studi sull’agenda politica, ovvero l’analisi di quali forze all’interno della società, come i media, gli attori politici e le istituzioni, acquisiscono maggiori capacità di controllo nella definizione dello scenario politico, quindi quali sono gli attori che sono in grado di controllare o influenzare maggiormente l’agenda politica. Definiscono le priorità e influenzano gli argomenti discussi e la loro importanza.
- Approccio neomarxista: la comunicazione politica è vista come uno strumento attraverso il quale le élite dominanti mantengono e rafforzano il loro potere, controllando il flusso delle informazioni e manipolando l’opinione pubblica a proprio vantaggio. Questo approccio mette in luce il ruolo dei media e delle disuguaglianze di potere.
Teoria della media logic
Sviluppata da Altheide e Snow nel 1979, spiega come i media contribuiscano a costruire la realtà che viene percepita dal pubblico. Secondo questa teoria, i media non si limitano a raccontare i fatti in modo neutrale, ma li selezionano e li presentano seguendo regole e logiche proprie del sistema mediatico.
Il contenuto delle notizie è influenzato da diversi fattori. In primo luogo, dalle routine produttive, cioè dalle pratiche quotidiane del lavoro giornalistico che guidano la scelta e la presentazione degli eventi. In secondo luogo, dalle ideologie e dagli orientamenti delle organizzazioni mediatiche, che incidono sul modo in cui le notizie vengono raccontate. Infine, anche il contesto politico, sociale e culturale influisce sulla produzione e sulla ricezione delle informazioni.
La media logic evidenzia inoltre che i media sono anche un’industria e devono rispondere alle esigenze del mercato. Per attirare e mantenere l’attenzione del pubblico, i media tendono a usare formati semplici, rapidi ed emotivamente coinvolgenti, cercando un equilibrio tra qualità professionale e capacità di coinvolgimento.
In questo contesto si sviluppa la spettacolarizzazione della comunicazione, soprattutto di quella politica. Gli eventi vengono spesso semplificati e presentati in modo più emozionale e spettacolare, privilegiando l’intrattenimento e la facilità di comprensione rispetto all’approfondimento.
Secondo la teoria della media logic, è però fondamentale che questa logica non comprometta la qualità dell’informazione. I media hanno una responsabilità importante nella formazione dell’opinione pubblica e dovrebbero garantire informazioni accurate, complete e utili per permettere ai cittadini di comprendere in modo critico la realtà sociale e politica.
La spettacolarizzazione
Si riferisce al fenomeno in cui gli eventi politici vengono presentati in modo emozionale, coinvolgente e spettacolare al fine di attrarre un pubblico più ampio. I temi e il linguaggio vengono semplificati, i fatti vengono presentati tramite pillole. Essa promuove anche un processo di personalizzazione della narrazione mediale, ci si concentra sugli attori politici piuttosto che sulle questioni stesse e di conseguenza i leader politici si adattano alle esigenze comunicative dei media.
Tuttavia, la spettacolarizzazione della politica solleva preoccupazione riguardo alla superficialità, alla semplificazione e alla distorsione della realtà politica in quanto la politica dovrebbe essere una sfera di dibattito e confronto su argomenti complessi e la spettacolarizzazione potrebbe ridurre la comprensione e l’analisi critica di questi argomenti da parte del pubblico.
Media, politica e opinione pubblica
Si parla di opinione pubblica quando un tema diventa oggetto di discussione pubblica, ovvero un argomento suscita interesse e dibattito tra la popolazione. L’opinione pubblica con il tempo ha subito una trasformazione, inizialmente era considerata come un ambito intermedio tra cittadini e il potere legislativo ma con l’avvento della democrazia di massa, essa ha perso la sua natura liberale trasformandosi in uno spazio in cui vengono recepite le strategie di comunicazione dell’élite di potere, che cercano legittimazione e consenso.
I media hanno assunto un ruolo centrale nella sfera pubblica, sostituendo in parte la funzione svolta dall’opinione pubblica liberale, infatti fungono da foro pubblico in cui vengono presentati e discussi diversi temi di interesse pubblico. Il primo ruolo importante è quello di fornire un’informazione critica e vigilante, controllando il potere politico. Essi infatti si assumono la responsabilità di rappresentare gli interessi della società e di agire come contrappeso al potere politico. Un altro ruolo è sicuramente quello di garantire una sana democrazia e favorire la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Ovviamente è importante riconoscere che ci sono dei disequilibri strutturali nello spazio pubblico mediatico:
- Nei media tradizionali: l’accesso all’informazione può essere limitato poiché alcuni cittadini potrebbero non avere pari opportunità per accedere a queste fonti e ciò andrebbe a influenzare la loro opinione politica, inoltre l’alfabetizzazione ai linguaggi mediali può essere disuguale e portare a problemi nella comprensione e nell’interpretazione dei contenuti immediati e ciò può influire sulla capacità delle persone di navigare in modo critico nel panorama mediatico e partecipare attivamente ai dibattiti pubblici.
- Nei social media non tutti i cittadini possono permettersi dei dispositivi tecnologici oppure l’accesso a connessione Internet affidabile, e ciò porta ovviamente a disparità nelle competenze digitali e culturali necessari per navigare l’ambiente dei social. Dunque alcune persone possono avere meno competenze transmediali, riducendo così la partecipazione e l’influenza nella sfera pubblica digitale.
Agenda politica o agenda setting
L’agenda setting è il processo attraverso il quale il sistema politico e il sistema dei media selezionano e organizzano i temi di discussione che sono più rilevanti per l’interesse pubblico. I media giocano un ruolo fondamentale nella scelta e nella presentazione dei temi influenzando così l’attenzione dell’opinione pubblica.
Inoltre, un altro concetto importante nel contesto dei media e dell’agenda politica è il “framing” proposto da Goffman ed è inteso come uno strumento narrativo utilizzato da Emilia per presentare la realtà in un certo modo, influenzando così l’attenzione del pubblico su determinati argomenti.
La teoria dell’agenda setting inoltre è stata sviluppata da Max McCombs e Shown, la quale evidenzia la forte correlazione tra ciò che i cittadini considerano il tema elettorale più importante e ciò che i media locali riportano come il tema elettorale più importante. Ciò ci suggerisce come i media hanno un ruolo influente nell’indicare le priorità tematiche per l’opinione pubblica, influenzando così ciò che la gente pensa e discute.
Marketing politico
Con marketing politico, intendiamo l’applicazione dei principi e delle strategie di marketing alla comunicazione politica. Secondo gli studiosi Shumpeter e Downs, il processo politico democratico può essere visto come uno scambio tra cittadini e i partiti politici o candidati. Il marketing politico gioca un ruolo fondamentale per facilitare questo scambio. I candidati e i partiti politici utilizzano infatti strategie di marketing per presentare le loro idee politiche in modo accattivante, in modo tale da persuadere gli elettori e ottenere il loro sostegno.
L’obiettivo finale è quello di ottenere un numero di voti sufficienti a raggiungere i loro obiettivi politici, inoltre una caratteristica fondamentale del marketing politico è la sua forte componente emozionale poiché si cerca di coinvolgere gli elettori sfruttando i loro bisogni di sicurezza, tranquillità, socialità e appartenenza alla comunità.
Tuttavia il marketing politico solleva anche alcune preoccupazioni: alcuni critici ritengono che l’uso del marketing politico possa trasformare le elezioni in una competizione di immagini e messaggi pubblicitari anziché un dibattito di idee e politiche. Altri sostengono che il marketing politico possa contribuire alla superficialità e semplificazione delle questioni politiche, enfatizzando invece l’aspetto emotivo e spettacolare piuttosto che la sostanza.
Comunicazione politica e online
La diffusione della rete ha aperto nuove possibilità per la comunicazione politica online, permettendo così una comunicazione pluridirezionale e interattiva tra istituzioni e opinione pubblica, infatti:
- La rete offre strumenti che semplificano la procedura di comunicazione interna e l’organizzazione delle idee dei programmi politici.
- La comunicazione politica online inoltre ha cambiato il modo in cui le istituzioni e i leader politici interagiscono con gli elettori, infatti possono rivolgersi direttamente al pubblico senza dover passare attraverso i media tradizionali e ciò ha influenzato molto il potere di questi ultimi nella costruzione dell’agenda setting e nell’interpretazione delle notizie.
- Inoltre, la molteplicità dei canali di informazione politica disponibile online ha offerto ai cittadini la possibilità di selezionare le fonti di informazione, consentendo perciò una maggiore comprensione delle questioni politiche attraverso il confronto diretto delle fonti. È importante però considerare che anche un sovraccarico di informazioni può creare confusione.
Ci sono anche elementi nuovi introdotti dalla rete nella comunicazione politica:
- La rete ha dato vita a ambienti di discussione online, gli elettori infatti hanno la possibilità di incontrarsi e dialogare tra loro con i rappresentanti politici e partecipare attivamente alla produzione di contenuti politici e ciò apre le porte a due forme di comunicazione, ovvero: una comunicazione verticale in cui i rappresentanti politici possono comunicare direttamente con gli elettori, coinvolgendoli in discussioni; una comunicazione orizzontale in cui i cittadini possono interagire tra di loro, condividere opinioni, organizzarsi e collaborare per promuovere cause e idee politiche comuni.
- La rete consente ai rappresentanti politici di effettuare consultazioni dell’elettorato in tempo reale infatti attraverso sondaggi online, questionari o le conversazioni sui social media, i politici possono ottenere dei feedback immediati in modo tale da reagire adeguatamente. Questo processo è noto come social listening, e consente una rapida adattabilità delle strategie comunicative e la possibilità di rispondere immediatamente alle esigenze e preoccupazioni degli elettori.
La rete viene utilizzata come uno strumento di networking per i politici, i partiti e i candidati in modo tale da creare una fidelizzazione e partecipazione dei cittadini.
La rete diventa uno strumento che permette ai cittadini di mettersi in contatto tra di loro quando condividono lo stesso obiettivo o per affrontare i problemi di tipo politico, in questo contesto si parla quindi di attivismo digitale, ovvero una forma di partecipazione politica che viene al di fuori dei canali politici tradizionali, come i partiti o le istituzioni.
Questo tipo di attivismo è strettamente legato alla cultura della rete, basata sulla condivisione e la rapidità della comunicazione e partecipazione dal basso. La rete facilita infatti la nascita di gruppi di pressione, che si formano online per raggiungere obiettivi politici specifici, attirare quindi l’attenzione su un problema o influenzare le decisioni politiche. Gli attivisti digitali utilizzano quindi la rete come uno strumento di comunicazione e mobilitazione, diffondendo informazioni, promuovendo campagne invitando i cittadini a partecipare attivamente alla vita politica.
Storytelling come approccio strategico
Nella comunicazione politica, lo storytelling sfrutta la potenza delle narrazioni per creare un legame emotivo con il pubblico e influenzare così le opinioni. Infatti nel caso Ashley’s story, sono stati utilizzati archetipi narrativi per creare una connessione empatica con il pubblico in questo caso la storia di Ashley è stata presentata come un simbolo di lotta per i diritti delle persone disabili, facendo leva anche sui riferimenti culturali e sull’immaginario collettivo per aumentare l’impatto del messaggio. Sono stati utilizzati infatti metafore e elementi culturali riconoscibili proprio per suscitare emozioni e connessioni emotive con il pubblico incoraggiando così l’empatia, l’identificazione e la mobilitazione.
Comunicazione sociale
Per comunicazione sociale si intende una comunicazione proveniente dai istituzioni pubbliche, semipubbliche o private, ovviamente per pubbliche intendiamo governi nazionali, regionali o locali o ad esempio, agenzie statali e per istituzioni semipubbliche, intendiamo quelle istituzioni che operano nel settore non profit, quindi ONG, organizzazione di beneficenza, istituti di ricerca, università, ospedali eccetera…
Organizzazioni non profit e obiettivi
Le organizzazioni non profit sono organizzazioni che non hanno come obiettivo la produzione di profitto, ma la creazione di valore sociale. Pur non perseguendo fini di lucro, devono comunque gestire risorse economiche e mantenere un bilancio sostenibile per poter continuare a svolgere la loro attività nel tempo. La loro funzione principale è la produzione di servizi, soprattutto in ambiti come l’assistenza sociale, la sanità, l’istruzione, la cultura e la formazione, con l’obiettivo di rispondere a bisogni collettivi.
Le decisioni delle organizzazioni non profit sono prese dalla dirigenza, cioè dalle persone che le guidano e ne definiscono le strategie. Le scelte della dirigenza sono influenzate da diversi fattori: l’esigenza di ampliare il numero di utenti o beneficiari dei servizi, la dipendenza da finanziamenti esterni come donazioni, sponsor o fondi pubblici, e la necessità di rispondere in modo efficace ai bisogni della comunità di riferimento. Per questo, la comunicazione, la sensibilizzazione e il coinvolgimento dei cittadini diventano strumenti fondamentali.
Secondo Philip Kotler, la qualità dei servizi offerti dalle non profit dipende in larga parte dalle competenze e dalla professionalità delle persone che lavorano all’interno dell’organizzazione. A differenza dei beni materiali, i servizi sono fortemente legati all’esperienza, alla formazione e alle capacità degli operatori, rendendo centrale la gestione delle risorse umane.
Le organizzazioni non profit svolgono inoltre un ruolo rilevante nella comunicazione sociale, poiché operano a beneficio della collettività e sono costantemente sottoposte al giudizio dell’opinione pubblica. I loro servizi hanno spesso destinatari potenziali molto ampi: anche chi non usufruisce direttamente dei servizi è coinvolto dagli effetti delle loro attività. Per questo motivo, la fiducia del pubblico e la legittimazione sociale sono elementi essenziali per la loro sopravvivenza.
Alan Ware e l’intermediate organization
Il politologo Alan Ware propone il concetto di Intermediate Organizations, ovvero organizzazioni che si collocano in una posizione intermedia tra lo Stato e il mercato. Queste organizzazioni, spesso non profit, non possono distribuire profitti, ma producono valore sociale e svolgono un ruolo di collegamento tra istituzioni pubbliche, cittadini e settore privato. Intervengono in settori in cui lo Stato non riesce a offrire servizi adeguati e in ambiti che non rientrano nel mercato tradizionale, come i cosiddetti non-market goods.
Le Intermediate Organizations svolgono diverse funzioni: forniscono servizi che lo Stato non riesce a garantire, promuovono la solidarietà sociale, favoriscono la partecipazione dei cittadini e sviluppano soluzioni innovative per affrontare problemi sociali. Inoltre, svolgono una funzione di rappresentanza, dando voce a gruppi e interessi che spesso non trovano spazio nei canali politici tradizionali.
Con lo sviluppo dello Stato sociale, queste organizzazioni hanno assunto un ruolo sempre più importante, collaborando con le istituzioni pubbliche nella fornitura di servizi di interesse generale. In questo contesto, la comunicazione diventa un elemento centrale della loro attività, poiché permette di informare i cittadini, creare reti, favorire il dialogo e promuovere il cambiamento sociale.
Esempi
Alan Ware richiama l’esempio delle Charities britanniche, che nascono con
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