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La guerra civile e il franchismo

Introduzione alla dittatura franchista (1939-1975)

La dittatura franchista è stata una delle più lunghe e repressive dell'Europa moderna, durata 36 anni. Per comprendere l'origine di questa dittatura, è necessario esaminare il periodo precedente, dagli inizi del Novecento alla Seconda Repubblica. I trent'anni antecedenti alla dittatura sono cruciali anche per la storia della letteratura spagnola. Alcuni concetti chiave risalgono a molto tempo prima, ma sono fondamentali nella storia e nella cultura spagnola del franchismo e non solo.

L'inizio della dittatura franchista

Quando e come inizia la dittatura franchista? L'inizio della dittatura coincide con la fine della guerra civile spagnola, ovvero il 1939. La guerra civile dura tre anni: inizia con un colpo di stato militare il 17 luglio 1936 e termina con la caduta di Madrid il primo aprile 1939. In essa si oppongono un governo legittimo, quello della Repubblica Spagnola, e una coalizione di insorti appartenenti all'esercito capeggiata da Francisco Franco. L'inizio del regime coincide quindi con la caduta della Repubblica, il primo aprile del 1939. Il regime esalterà questa data e ne farà una festa nazionale, El día de la victoria, celebrata ogni anno fino alla morte di Franco:

Esiste un'altra data che i libri di storia propongono come inizio del franchismo: il 1 ottobre 1936, giorno in cui Franco si autoproclama capo dello stato nazionale. In realtà, era a capo delle forze insorte e comandava solo sui territori occupati da queste, mentre nel resto della Spagna c'era ancora la Repubblica. Il regime, in seguito, enfatizzò anche questa data, quindi anche il 1 ottobre fu considerato una festa nazionale in Spagna fino al 1975 (conosciuta come Día del Caudillo):

La Spagna oggi

Oggi la Spagna è una monarchia costituzionale (Costituzione del 1978). Il re è Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia, alias Filippo VI. Borbone, i Borbone sostituirono gli Asburgo (che regnavano dagli inizi del ‘500) nella guerra di successione spagnola del 1701-1715. La Spagna ha una lunghissima tradizione monarchica, ma nella sua storia ci sono state due esperienze repubblicane.

La prima nel 1873, nota come la Primera República, fu l'esito di una rivolta liberale avvenuta nel 1868 e chiamata “la Gloriosa”. Fu un esperimento fallimentare che si collocava in un contesto di grande instabilità politica della Spagna. Durò solo un anno e ci fu subito la restaurazione monarchica, con il ritorno al trono di Alfonso XII. Poi ci fu la Seconda Repubblica: iniziò nel 1931 e finì nel 1939 con la fine della guerra civile e l’instaurazione del regime franchista. Non solo in queste, ma anche in altre occasioni il potere monarchico fu sospeso, la più importante è proprio il periodo franchista in cui di fatto non ci fu un re.

Colpi di stato e guerra civile

La guerra civile inizia con un colpo di stato, detto pronunciamiento. Anche questa non era una novità, anzi c’era una tradizione consolidata di colpi di stato. L'Ottocento spagnolo è costellato da numerosi pronunciamientos: è un periodo in cui si sta passando da una monarchia quasi assoluta a forme di stato più moderne di tipo costituzionale e parlamentare (la prima costituzione spagnola è del 1812). Quindi è un periodo molto teso fra tendenze conservatrici e tendenze progressiste di varia natura, in cui si susseguono vari colpi di stato. Sempre nell’Ottocento, poi, i pronunciamientos si susseguono anche in America Latina, dove le colonie spagnole stavano lottando per l’indipendenza.

Come funzionava un pronunciamiento? È una forma di colpo di stato teoricamente non cruenta. Sono protagonisti i militari: un gruppo di alti comandi dell’esercito (generali, tenenti, ecc.) diffondono a tutti gli organi dello stato una dichiarazione, un pronunciamiento appunto, in cui affermano di non riconoscersi nella forma di governo attuale e di volerne costituire una nuova. Il golpe ha successo se tutto l’esercito, o comunque la maggior parte, aderisce al pronunciamiento. In questo caso il governo si trova senza un esercito, non può combattere per difendersi e quindi e non può far altro che dimettersi.

Questo è successo in varie occasioni, ma in questo caso ci interessa il colpo di stato del 1923 che instaurò la dittatura di Primo de Rivera (che durò fino al 1930). Le cose si complicano, invece, se non tutte le forze armate aderiscono al pronunciamiento: a quel punto il governo legittimo inizia a difendersi con i militari rimasti fedeli, mentre gli insorti prendono le armi per tenere sotto controllo le regioni in cui si trovano distaccati i generali, le caserme e i reggimenti che hanno aderito al pronunciamiento e conquistarne delle altre. È a questo punto che scoppia la guerra civile. Ed è esattamente quello che è successo nel 1936.

Date importanti

  • 1873: Prima Repubblica
  • 1898: Disastro di Cuba
  • 1923-1930: Dittatura di Primo de Rivera
  • 1931-1936: Seconda Repubblica
  • 1936-1939: Guerra Civile
  • 1939-1975: Dittatura Franchista

Il 1898, anno del disastro di Cuba

Data importante perché segna la fine della Spagna come potenza coloniale, infatti perde in un colpo solo le sue ultime tre colonie (Cuba, Portorico e Filippine). Nell'Ottocento, come abbiamo detto in precedenza, si susseguono vari colpi di stato che portano alle dichiarazioni di indipendenza delle colonie spagnole dell'America Latina. Nel 1898 c'è la Guerra lampo fra USA e Spagna per il controllo di Cuba. A Cuba la popolazione era già in rivolta dal 1868. Questa rivolta si era trasformata in una vera e propria guerra d'indipendenza contro l'esercito spagnolo. In tre occasioni la Spagna era riuscita a sedare gli insorti.

Gli USA erano interessati a Cuba e volevano prenderne il controllo: in più occasioni fecero delle offerte alla Spagna per acquistare l'isola. Dovettero tuttavia accontentarsi di appoggiarne il processo d'indipendenza. La Spagna in questo processo non fu in grado di mediare, non si rese conto dell'inevitabilità dell'indipendenza cubana e si mostrò inflessibile e cieca. Già da tempo c'erano navi da guerra statunitensi intorno all'isola: nel 1898 una di queste esplose nel porto de La Habana (corazzata Maine). Gli USA incolparono gli spagnoli e diedero inizio al conflitto. In breve l'esercito spagnolo fu sconfitto e nel dicembre del 1898 la Spagna fu costretta a firmare il Trattato di Parigi che riconosceva l'indipendenza a Cuba (1902), l'occupazione statunitense delle Filippine ed il protettorato degli USA nel Portorico (che vige tutt'oggi).

In realtà il contraccolpo economico e politico per la Spagna non fu poi così grave. Anzi, il rientro dei capitali spagnoli portò alla Spagna un'ondata di liquidità che fu investita nell'industria interna. È invece un episodio che ha una enorme importanza simbolica. Per la Spagna il vero smacco fu la consapevolezza della definitiva perdita del suo potere coloniale. Una specie di crisi d'identità su cui ragionarono gli intellettuali della cosiddetta “Generazione del Novantotto” (Machado, Unamuno, Pio Baroja, Azorín, Valle Inclán), leggendo l'episodio come il segno della definitiva decadenza morale e sociale, oltre che politica della Spagna.

L'idea della Spagna come potenza coloniale, guerriera e conquistatrice è importante nella cultura spagnola e si lega a doppio filo all'identità cattolica della nazione e all'idea di crociata. Sono ideologie che affondano le proprie radici nel medioevo (dapprima nella Reconquista, poi nell'impero di Carlo V) e che ebbero un ruolo assolutamente fondamentale durante il regime franchista. Oggi questo tipo di ideologia si è assolutamente ridimensionato, ma ce ne sono ancora tracce ben evidenti: prendete ad esempio la bandiera spagnola.

Simbolismo nella bandiera spagnola

Le due colonne che ancor oggi appaiono sulla bandiera spagnola erano l'emblema di Carlo V e rappresentano le colonne d'Ercole, ossia lo stretto di Gibilterra; il motto di Carlo V “Plus Ultra” che significa “Oltre”, “Più in là” ribadisce il vanto di essersi spinto con le sue conquiste fin dove nessuno era mai arrivato, al di là delle colonne d'Ercole (conquista del Nuovo Mondo). Carlo V si vantava di dominare su di un impero in cui non tramontava mai il sole. Il fatto che ancor oggi questo lemma appaia sulla bandiera spagnola è l'indice di quanto sia stata durevole nel tempo l'identificazione della Spagna con gli ideali di uno stato guerriero, coloniale, dominatore.

La cosa curiosa è che una simbologia simile fosse presente anche nella bandiera spagnola della Seconda Repubblica. Non stupisce, invece, che questi motivi siano stati ripresi ed enfatizzati nelle bandiere utilizzate durante il regime franchista, che attinge copiosamente oltre che dagli emblemi di Carlo V anche da quelli dei suoi predecessori, i re cattolici (aquila di San Giovanni = chiesa cattolica, giogo e frecce = re cattolici poi Falange):

La diffusione della lingua e cultura spagnola

La traccia più evidente del colonialismo spagnolo oggi è, ovviamente, la diffusione della lingua e della cultura spagnola: lo spagnolo è la seconda lingua materna più parlata al mondo con circa 500 milioni di parlanti (la terza se consideriamo la diffusione come seconda lingua). Ma esistono ancora due piccole colonie: le città di Ceuta e Melilla che appartengono alla Spagna, anche se si trovano sulla costa mediterranea del Marocco.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/07 Lingua e traduzione - lingua spagnola

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