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Letteratura latina I

Cicerone e Cesare

Cicerone e Cesare sono contemporanei alla guerra civile, mentre Lucano ne spiega le conseguenze. La letteratura latina no ad Apuleio. Lezione introduttiva per leggere i testi.

L'epistolario di Cicerone

Ci sono 4 distinte raccolte: ad Attico (16 libri, anni dal 68 al 44); agli amici (16 libri, anni dal 62 al 43); al fratello (3 libri, anni dal 60 al 54); a Bruto (2 libri, di discussa autenticità, nell’anno 43). Ha scritto 900 lettere, altre forse sono state perdute. Questo ci viene detto dallo stesso Cicerone. In 60 anni è stato testimone di moltissimi eventi, mostrandoci le percezioni dei contemporanei di quegli eventi (trattandosi anche di lettere private).

Rogatio = condannare a morte un cittadino romano senza processo.

Filippiche = orazioni pensati come attacco personale. Questo titolo era provocatorio. Le Filippiche erano state scritte da Demostene contro il re Filippo di Macedonia (reputato un tiranno). Marco Antonio di conseguenza chiede la sua testa.

Contestualizzare i testi nel momento storico

Un genere letterario è una classificazione essenziale per la letteratura. Nell'antichità ciascun genere letterario era caratterizzato da un determinato stile (registro stilistico), contenuto e regole. Il pensiero è filtrato dalle regole di quel genere. Bisogna sempre chiedersi chi sia l'autore delle lettere.

Epistole pubbliche ufficiali = concepite per essere divulgate. Emesse da un' autorità. Questo si ha anche nell'età moderna e nel medioevo (es. Bolla papale).

Epistole private arrivate per via documentaria = concepite dallo scrivente per comunicare privatamente con il destinatario, impostata in modo analogo a come noi scriveremmo una lettera o una mail.

Epistole private pervenutaci per via letteraria = epistole nate come quelle precedenti, ma sono state raccolte consapevolmente e divulgate. Ne esistono diversi tipi: Lettere pubblicate da un editore, senza maneggiarle, che non corrisponde all'autore (Cicerone); lettere pubblicate dall'autore, che può averle concepite da subito per la divulgazione oppure averle rimaneggiate in un secondo momento (Seneca e Plinio il Giovane); lettere in poesia, chiaramente concepite per la sola pubblicazione, come espediente letterario (Orazio, Ovidio).

Cicerone non ha mai revisionato le sue lettere. Ci sono sicuramente degli episodi che non avrebbe voluto raccontare, anche lo stile era diverso da quello utilizzato nelle altre opere (parole quotidiane). Riusciamo ad avere una sorta di diario e di agenda personale di Cicerone.

Struttura della lettera

Troviamo:

  • Un escriptio e formula di saluto (esempio tipico delle lettere private);
  • Eventualmente si ha una formula di apertura (non tipica dell'italiano);
  • Subscriptio e saluto finale, spesso accompagnato dall'indicazione del giorno e del luogo;
  • Veniva messo il nome del destinatario sul retro della lettera.

Le lettere che ci sono arrivate in forma letteraria hanno un'impostazione diversa. Nei testimoni manoscritti le formule di saluto vengono sintetizzate in quanto non importanti, la data non veniva trascritta.

La lettera è costituita da una grande varietà di contenuti attinenti alla vita di chi scrive. Gli argomenti hanno importanza per chi scrive e chi legge.

Lo stile

Anche nell'antichità avevano dei manuali su come si scrive un determinato genere. Giulio Vittore nel suo manuale, andando a spiegare come si scrive una lettera, ha codificato lo stile delle lettere scritte precedentemente. Sermo quotidianus = lingua di tutti i giorni. Lo stile di Cicerone è più colloquiale con espressioni di livello stilistico humilis, cioè umile (parole in greco, perché le classi sociali alte avevano studiato lingua greca, modi di dire, parole fisse). Ovviamente lo stile di Cicerone, un intellettuale, non sarà mai quello di un servo. Ci sono dei luoghi comuni tipici del genere letterario (topoi).

Cicerone, ad Atticum

Sono epistole rivolte ad un unico destinatario: Attico.

Tito Pomponio Attico Compagno di studi e amico di Cicerone. Entrambi erano dei cavalieri, cittadini benestanti che potevano permettersi la spesa di un cavallo, successivamente divennero una classe intermedia di cittadini benestanti, commercianti e finanzieri. Attico decise di non partecipare attivamente alla vita politica. Pur frequentando politici, riuscì a non farsi mai coinvolgere dagli avvenimenti politici dell'epoca. Viene considerato uno dei primi editori dell'epoca. Aveva molti copisti da mettere a disposizione, anche di Cicerone, per avere una rapida diffusione e un gran numero di copie da distribuire. Tutto è documentato nelle lettere.

Cornelio Nepote scrisse una biografia della vita di Attico. Parla della sua capacità politica del non farsi trascinare dagli eventi. Capacità di non fare torto a nessuno.

Epistolario

Non è stato sottoposto a rimaneggiamento. Riferimento dell'epistolario nell'opera di Nepote. Libro: faccio riferimento alle sue suddivisioni interne; le opere, precedentemente, venivano copiate sui papiri e questo rotolo poteva essere lungo fino ad un certo punto, quindi le opere lunghe andavano a formare una certa successione di rotoli. Lo scritto veniva diviso in più rotoli sulla base di una precisa suddivisione del testo stesso. La divisione in libri consiste in questo, la divisione in libri è la corrispettiva della divisione in rotoli.

La raccolta descritta da Nepote era suddivisa in undici volumina, ossia rotoli; quella arrivata a noi, invece, è in sedici libri. Bisogna quindi pensare che, nel corso della tradizione manoscritta (al momento del passaggio da rotolo papiraceo a codice di pergamena) gli undici volumina si siano trasformati in sedici libri; o che la raccolta, rispetto a quanto riferito da Cornelio Nepote, sia stata successivamente ampliata.

Ordinamento delle lettere

La maggior parte dei casi delle epistole la successione cronologica è rispettata. Ipotesi: ci sarebbe stata una prima raccolta che andava a rispettare la successione cronologica, successivamente se ne sarebbero aggiunte altre. Magari le ultime raccolte erano state scartate in quanto non importanti e poi aggiunte in un secondo momento. Non si ha idea quando si sia svolta questa operazione. Per scoprirlo si vanno a cercare altri autori che hanno parlato successivamente delle epistole (autori d'età neroniana come Seneca).

È possibile che siano state pubblicate intorno agli anni 50/60 del I sec. d.C. Nei secoli successivi viene copiato nei secoli del Medioevo fino all'età umanistica. Ebbero una diffusione molto limitata, come accade nel Medioevo (si conoscevano solo le ad familiares). È stato Petrarca a riscoprire le lettere a Verona nel 1345, ne creò subito una propria copia. Qui inizia l'intera tradizione manoscritta delle epistole (XIV e XV secolo).

Ogni tradizione manoscritta ha la sua storia. Un editore come obiettivo deve avere quello di rispettare la volontà dell'autore. Le epistole seguiranno l'ordine scelto dall'autore stesso. Caso di un epistolario non pubblicato dall'autore (caso di Cicerone).

  • Seguiamo l'ordinamento testimoniato dalla tradizione manoscritta che rimanda in ultime analisi alla volontà dell'editore che ha pubblicato il testo (impostazione di un'edizione critica).
  • Ricostruire l'effettivo svolgimento degli scambi epistolari. Non è un'operazione facile, molto spesso non ci sono date e riferimenti nel testo.

L'ordine dei manoscritti è qualcosa di cui non siamo sicuri.

Edizione critica: Un’edizione critica è «un’edizione ‘scientifica’ dell’opera, tale cioè che possa essere utilizzata dal lettore come testo ‘ufficiale’ e affidabile, e nella quale siano affrontati i principali problemi posti da quello specifico testo in ordine al suo stato di conservazione e, se necessario, alla sua ricostruzione. L'edizione critica non ha mai la traduzione. Per ricostruire un testo critico si parte dall’analisi della tradizione manoscritta di un’opera e si ricostruiscono i rapporti tra i testimoni. I manoscritti vengono rappresentati all’interno di uno stemma codicum al cui vertice si pone l’archetipo, ossia l’ultimo (o il primo, se leggiamo lo stemma dall’alto) testo che possiamo indirettamente ricostruire, perché ha passato alcuni elementi (errori, ordinamento dei testi…) a tutti i testimoni manoscritti conservati. Nel caso di un epistolario, l’archetipo può essere (o discendere da) l’originale dell’autore oppure il testo di uso dall’editore.

Il sistema di numerazione latino non era progressivo. Calende di aprile: primo giorno di aprile. Si conta il giorno di partenza e quello di arrivo.

Cicerone, ad Atticum: Contesto storico

L'epistola è datata 2/3 mesi dopo al superamento del Rubicone da parte di Cesare (10 gennaio 49).

  • 29 dicembre 50 - 4 gennaio 49: Cicerone dal Formianum intende recarsi a Terracina il 29 dicembre, poi al Pomptinum, per essere all’Albano di Pompeo il 2 gennaio ed arrivare il 3 gennaio 49, suo compleanno, come imperator a Roma: Att. VII, 4. 5, 3.
  • 4 gennaio: Cicerone alle porte di Roma è accolto dalle acclamazioni di una grande folla: fam. XVI, 11, 2.
  • 7 gennaio: Senatus consultum ultimum, a cui si fa accenno in Att. X, 8, 8; fam. XVI, 11, 2; CAES. B.C. I, 5, 4.
  • 8-12 gennaio: In senato viene proposto (ma non deliberato) il trionfo di Cicerone, a cui nella gravissima situazione politica viene assegnato il comando militare della zona territoriale di Capua con l’incarico di sorvegliare le coste: Att. VII, 11, 5. 14, 3; VIII, 11 B, 1; fam. XVI, 11, 3. 12, 5.
  • 17 gennaio: Cicerone è a colloquio con Pompeo: Att. IX, 10, 2.
  • 17 o 18 o 19 gennaio: Cicerone all’alba lascia Roma, seguendo Pompeo, i consoli ed il senato, e si dirige in Campania probabilmente insieme con il figlio, il fratello ed il nipote, mentre la moglie, la figlia Tullia e la cognata restano a Roma: Att. VII, 11. 15, 1; IX, 10, 4; fam. XVI, 11, 3.
  • 19 gennaio - 6 giugno: Cicerone in Campania, per lo più a Formia (febbraio/marzo) ed a Cuma (circa metà aprile - 20 maggio), è preoccupato ed ansioso per l’andamento della guerra civile, incerto se schierarsi con Pompeo o con Cesare.
  • 20-29 gennaio: Formia > Minturno > Cales > Capua > Cales > Formia: Att. VII, 12 a, 2. 14, 1-2. 15, 2. 16, 2; VIII, 11 B, 2; fam. XIV, 14.
  • 1° - 3 febbraio: Cicerone a Formia riceve da Cesare l'invito a rientrare a Roma, la moglie e la figlia arrivano a Formia: Att. VII, 17, 5. 18, 1.
  • 3-17 febbraio: Formia > Capua > Formia: Att. VII, 17, 5. 18, 1. 20, 1-2. 21, 1.
  • 17-19 febbraio: Formia > Cales > Formia: Att. VIII, 2, 4. 11 D, 1-3.
  • Febbraio/marzo: Nelle lettere private Cicerone pensa forse ad uno scritto politico sulla concordia, ma in compenso non esista sin da gennaio a definire Cesare tiranno ed a paragonarlo a Falaride e Pisistrato.
  • 18 - 25/26 marzo: Cicerone a Formia è ancora incerto se congiungersi con Pompeo, sinché non viene a sapere della sua partenza per la Grecia.

Valore delle lettere che ci permettono di ricostruire i suoi spostamenti. Quando scriviamo una lettera si usa il punto di vista, i riferimenti cronologici di chi scrive. Nel latino accade il contrario, i tempi verbali scalano. Le azioni presenti si trovano al passato, le passate al piuccheperfetto e così via.

Traduzione epistola 9,10

Non ho niente da scriverti (habebam diventa presente); infatti non avevo sentito qualcosa di nuovo e avevo risposto il giorno prima (ieri) alle tue lettere. Novi: genitivo partitivo; quod scrivere è un congiuntivo imperfetto, la relativa corrisponde a una consecutiva, sfumatura di consequenzialità; prode: ieri; Cicerone sta parlando di un evento passato (audieram e rescripserat).

Poiché l’angoscia non solo mi priva del sonno, ma non mi permette nemmeno di stare sveglio senza provare un grandissimo dolore, quasi per avviare un dialogo con te, in cui solo trovo riposo, ho deciso di scrivere questi pensieri sparsi, non essendomi prefissato una scaletta precisa.

Mi sembra di essere stato folle sin dall’inizio (costruzione personale, o con il nominativo o l’infinito. Amens è in nominativo) e questo solo pensiero mi tormenta, cioè che (quod epesegetico, che spiega) non ho seguito come un soldato semplice (tutto quello che è riferito al soggetto è al nominativo) Pompeo, che vacillava o addirittura crollava.

Quando si trova una data si dovrebbe trovare un AD (ante diem). Si sta parlando del 17 di gennaio, quando Cicerone ebbe un colloquio privato con Pompeo.

Ho visto quest’uomo il 17 di gennaio pieno di paura. In quello stesso giorno ho capito che cosa stesse facendo. Sensio è il verbo della principale.

In seguito non mi è più piaciuto né mai smise di fare un errore dopo l’altro. E intanto non mi scrivere nulla, non pensare se non alla fuga. Cosa cerchi?

Come nelle faccende amorose (lo dice in greco perché fa riferimento a una serie di produzione letteraria d’amore) ci fa prendere le distanze, ciò che (quando quod è solo id è sottinteso) avviene in modo trasandato, poco elegante, non bello, allo stesso modo la brutta vista della sua fuga e della sua negligenza mi hanno distolto dall’affetto nei confronti di Pompeo.

Le parentesi uncinate sono aggiunte dell’editore.

Costruzione a seguire

Infatti non fa niente, non si comporta in modo degno per cui mi dovrei congiungere come compagno della sua sua fuga. Ora riemerge l’affetto, non posso sopportare il desiderio, ora nemmeno mi giovano i miei libri, nemmeno la letteratura, nemmeno la dottrina. Prodest: giovare; concorda con l’ultimo soggetto (doctrina). Con più soggetti la concordanza è al singolare.

Sul piano stilistico vengono accostati dei periodi che esprimono il tormento di Cicerone. Così giorno e notte guardo da lontano il mare come quel famoso uccello, desidero volare via. Tamquam avis: elemento tipico del genere epistolare, riempire i testi di velocissimo allusioni chiare a chi legge e scrive. Riferimento alla settima epistola di Platone che introduce questa immagine che divenne famosa.

Do poenas: pagare la pena.

Sconto la pena del mio comportamento sconsiderato. Per quanto, quale è mai stata questa mia sconsideratezza? Cosa ho mai fatto che non fosse razionale? Se (Pompeo soggetto sottinteso) infatti non si ricercasse nulla salvo la fuga, sarei volentierissimo fuggito con molto piacere, ma ebbi in orrore di un tipo di guerra di somma crudeltà e vastità, che ancora gli uomini non capiscono come sarà (tradotto così per la consecutio temporum. Il verbo sopraordinato è un presente e serve la posteriorità). Quale minacce (verbo sottinteso sia in italiano che in latino) per i municipi, quali singolarmente per le persone per bene per tutti coloro che siano rimasti indietro. Quanto di frequente (si sentirà) quella famosa frase “Silla ha potuto (farlo), e io non potrò farlo?

E poi mi si fissano nella mente questi esempi: (ci sono dei verbi sottintesi; se c’è un avverbio si sottintende un verbo tipo agire) male ha fatto Tarquinio che (chiese aiuto) a Porsenna, che ha guidato Ottavio Mamilio contro la patria, ha agito in modo empio Coriolano che ha chiesto aiuto ai Volsci, ha agito in modo retto Temistocle che preferì morire, nefasto Ippia, che durante la battaglia di Maradona cadde portando le armi contro la patria. Ma Silla, ma Mario ma Cinna (hanno agito) secondo le regole. Ma secondo il diritto; ma cosa è stato più crudele (per Roma) della loro vittoria, cosa è stato più funesto? Ho fuggito questo tipo di guerra, (ed magis quod) e tanto più perché...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giu_lia0 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Monella Paolo.
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