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Lingua e letteratura latina

Lezione 1, 12 settembre

Perché e come studiare il latino?

Studiare una lingua e una letteratura come quella latina non significa solo avere a che fare con parole e testi, ma anche con fatti, quindi è fondamentale studiare la storia, la politica, la geografia e la cultura che si sviluppano attorno al singolo testo.

Chartarum usum primum Aegyptus ministravit, coeptum apud Memphiticam urbem. Memphis enim civitas est Aegyptiorum, ubi chartae usus inventus est primum, sicut ait Lucanus: Conficitur bibula Memphitis charta papyro... [cfr. Lucan. 4, 136: sic, cum tenet omnia Nilus, Conseritur bibula Memphitis cymba papyro] così quando il Nilo invade ogni cosa, s’intreccia la barca di Men con l’acquatico papiro.

Le Etymologiae/Origines di Isidoro di Siviglia (VII secolo d.C) sono la prima vera e propria enciclopedia della nostra storia letteraria occidentale: si tratta di un trattato in 20 libri in cui si applica un meccanismo esegetico di analisi di fonti e fatti per cui si analizza l’etimologia di una parola per restituirne il senso più profondo e questo riguarda tutte le discipline. Questo testo avrà una fortuna enorme tanto che verrà anche epitomato, ovvero riassunto, più volte nel corso della storia. Il titolo Etymologiae racconta di un modo di affrontare il sapere precedente: Isidoro propone tutti i temi trattati nel testo attraverso l'analisi etimologica, collega la natura dell'oggetto stesso con la sua forma linguistica secondo un meccanismo etimologico tipico del tardo-antico (es: i nomi delle divinità vengono ricondotti ad una loro essenza). In questo passo Isidoro sta raccontando quali sono stati i tipi di supporti scrittori dall’antichità ai suoi tempi e in particolare parla della carta e dice che l’utilizzo dei fogli di carta è stato inventato in Egitto, in particolare presso la città di Memphis, e che gli egizi sono stati i primi a diffonderne l’uso e per sostenere questo cita Lucano (spesso vengono citati autori precedenti per compattare dei concetti e spiegarli meglio).

In questa occasione Isidoro cita Lucano, un autore del I d.C. che nasce nel 39 in Spagna durante l’epoca neroniana, che scrive un poema epico in esametri ovvero il “Bellum civile” (poema epico scritto in poesia su un fatto storico cioè la guerra civile tra Cesare e Pompeo del secolo precedente): questa è un’opera controversa perché si accusa Lucano di stare comportandosi più da storico che da poeta in quanto lui inserisce molte informazioni di carattere enciclopedico e altro rispetto alla vicenda storica stessa. Nel poema di argomento storico si hanno descrizioni di battaglie, località, informazioni che appartengono ai realia (elemento della realtà circostante). Isidoro cita Lucano per sostenere ciò che dice sull'origine della carta. La citazione di Lucano viene presa dal quarto libro immerso pienamente nel contesto militare in cui si sta descrivendo la tecnica di intrecciare il vimine per costruire una barchetta (cymba) e si impreziosisce questo momento con una similitudine dicendo che la stessa cosa si fa con il papiro.

Il testo di Lucano è sicuramente quello riportato tra le parentesi quadre, quindi non quello riportato da Isidoro, che non si sa se falsifichi il testo, se si ricordi male oppure se attinga da un piccolo dizionario di versetti singoli esacerbato dal contesto, problemi filologici interessanti. Isidoro restituisce un testo molto simile, assonante (l'elemento metrico-musicale potrebbe aver portato a uno stravolgimento del senso), forse lo ricordava male, oppure adatta Lucano al suo fine.

La carta di papiro è uno dei supporti più usati nell'antichità, prima si usavano le tavolette cerate. L'introduzione del volume di papiro a Roma avviene grazie all'importazione della tecnica libraria greca, in particolare è fondamentale l'influsso che la cultura greca ha su quella romana nel corso del III secolo, momento in cui le due civiltà entrano in contatto.

Lezione 2, 13 settembre

Questo modo di citare Lucano vuole dare autorevolezza al discorso di Isidoro ma ci sono problemi a livello filologico. Il verso di Lucano viene piegato a un’intenzione dell’autore piegato però abilmente mantenendo la struttura del verso anche fonicamente. La letteratura latina che noi leggiamo è solo una minima parte di ciò che era nell’antichità. Il problema emerso è che molte opere sono andate perdute, è un puzzle mancante di molti pezzi.

Tutto quello che noi studiamo parte dal presupposto che molto è andato perduto e che molti autori ci riportano testimonianze solamente indirette. Gli autori cristiani vengono copiati molto nel corso dell’antichità e del medioevo. Il testo va analizzato quindi in tutte le sue stratificazioni.

Cultura materiale

Il tipo di supporto che permette la sopravvivenza dei testi è fondamentale. Nel III secolo nasce la letteratura latina in modo convenzionale. Durante questo secolo si diffonde a Roma una tecnica di produzione scrittoria di derivazione greca ossia l’uso della carta di papiro e del volume. I testi letterari prima scritti su tavolette di legno vengono progressivamente sostituiti dal volume.

Questo cosa implica rispetto alla produzione letteraria? Gli autori per noi arcaici, di cui abbiamo solo frammenti, noi riusciamo a vedere come la pratica di produzione letteraria venga influenzata dalla creazione di questo nuovo supporto. Prendiamo il caso di Ennio (II secolo) e Nevio (III secolo): scrivono entrambi un poema in versi di carattere nazionalistico e patriottico, Nevio il Bellum poenicum riguardanti le guerre puniche in versi saturni (verso tipico arcaico) evidenze di idee di un poema di 5000-6000 versi continui, cioè pensati come un unico grande poema senza divisioni interne probabilmente pensato su tavolette che venivano compilate mano a mano.

Ennio dopo che si è diffuso l’uso del rotolo, abbiamo nette testimonianze di autori successivi che già concepiva il suo poema già inizialmente in tomi, cioè in rotoli. C’è una concezione diversa della materia letteraria in base alla possibilità di conservazione e della pubblicazione. Tra i vari passaggi della cultura materiale che determinano delle grandi svolte, oltre al rotolo di papiro, l’elemento più importante è l’introduzione della pergamena, cioè della membrana, nel I secolo: ciò avviene perché il papiro diventa più difficile da reperire man mano che l’impero si allarga e si orienta più verso le zone nord orientali d’Europa e quindi la pergamena, ricavata dalla pelle di pecore e capre, diventa più facile da reperire e si afferma.

C’è una convivenza dei supporti del papiro e della pergamena per un certo periodo ma ad un certo punto per la maggiore disponibilità delle pelli, la membrana sostituisce il rotolo di papiro pensato nel formato libro con una possibilità di gestione molto maggiore anche in termini di fogli. Non è il passaggio dal papiro alla pergamena il passaggio epocale ma si tratta di un passaggio determinante nella storia dei nostri testi.

Dal rotolo al codice

Marziale, celebre per i suoi epigrammi che porta poi a Roma, nobilita questo genere leggero e ci fornisce indicazioni e notizie utilissime dal punto di vista della cultura materiale in particolare di scrittura: recepisce in modo entusiastico le potenzialità dell’uso della pergamena che permette che in un unico codice si possa contenere l’intera produzione di un autore. Questi 2 epigrammi sono tratti dal 14° libro (membrana) = termine tecnico per indicare la pergamena; una piccola pergamena ha accolto un immenso Virgilio (in uno spazio contenuto è riuscito a contenere tutto Virgilio); l’enorme Livio è contenuto in poche pelli (Livio che prima, la mia biblioteca, non riusciva a contenere tutto).

Si trattano di testimonianze. Virgilio compose i suoi testi densando i suoi tomi che venivano inseriti negli scrigni, questi vengono tutti contenuti in un unico supporto. Esiste quindi un progresso e una rivoluzione tecnologica data dall’affermarsi della pergamena, ma c’è anche un prezzo costituito dal rischio della dispersione perché, se è vero che la pergamena è un materiale più resistente del papiro, far confluire in un’unica pergamena tutta la tradizione e il corpus di un autore è rischioso. Prima, se andava perso un rotolo andava perso un libro, ora va perso tutto l’autore.

C’è una reductio ad unum che avviene nel corso del IV secolo d.C. e provoca un conseguente aumento del rischio. Altra conseguenza importante: il fatto che un codice possa contenere tante opere fa sì che si mettano insieme testi di stesso genere costituendo delle antologie poi tramandate nel tempo. Si crea quindi un canone di genere stabilito da qualcuno, come un editore o un dotto, e che qualche autore venga escluso da queste antologie in base al gusto e alle variabili della contingenza si ritiene un autore più importante di altri. Ciò influenza anche la nostra percezione dei testi. Sui manuali oggi leggiamo categorizzazioni che derivano anche da questa selezione.

L'importanza di chiamarsi Virgilio

Virgilio è una sorta di collettore di un enorme sistema culturale che incide sulla produzione letteraria e il modo di concepire la lingua latina nei secoli successivi. È la base dello studio della lingua latina. Quando si decide quale sia il latino standard della comunità dei dotti, Virgilio diventa il riferimento per la poesia, viene scomposto per fornire esempi di carattere grammaticale e stilistico e riproposto come un esempio di natura linguistica. È al centro di un’operazione culturale che implica commenti, riscritture, smembramenti. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’Eneide ha un pre proemio: i filologi e grammatici che si sono cimentati con il suo testo hanno rilevato che l’incipit ha qualcosa che non va: non comincia con ARMA VIRUMQUE CANO cioè io canto le armi e l’eroe… manca qualcosa in quanto c’è arma che rimane appeso e ci sono invece una serie di versi legati all’eroe. Può Virgilio aver attribuito un solo verso ad arma? C’è qualcosa che manca, Virgilio in realtà aveva scritto dei versi prima, infatti viene integrato questo testo con una sorta di pre proemio. Ecco che anche il testo cardine della letteratura latina è oggetto di questo processo di riscrittura.

Anche il testo cardine che noi conosciamo come testo di riferimento è oggetto di quelle vicende avventurose dalla quale siamo partiti. Interessante è il codice Vaticano latino 3897, il famoso codice “Virgilio romano”, un codice tardo antico miniato di importanza straordinaria appartenente a Petrarca e conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana.

Abbiamo capito che la sua opera è stata sottoposta ad una continua opera di revisione, rimaneggiamento, riscrittura e appropriazione che ha alterato il testo originale e una di queste operazioni che rientrano nell’onda di ricezione e di fortuna virgiliana si trova proprio all’interno del “Virgilio romano” ed è una sorta di riassunto piuttosto dettagliato in 10 esametri del primo libro dell’Eneide, posto all’inizio del primo libro l’eroe grande di guerra, secondo a nessuno per pietà, Enea, pressato dagli odi della iniqua Giunone, cercando l’Italia… Questo tipo di para testo, che pur ha un valore letterario molto limitato, in un prodotto come il “Virgilio romano”, assurge a testo che ha un ruolo centrale.

Questo breve riassunto prende il nome di argomentum in cui viene esposto il contenuto (si tratta di una pratica diffusa per il teatro e ad un certo punto compare per Virgilio e Lucano). Anche i testi più noti sono sottoposti a un laborio laterale di materiali che produce testi che in un modo o nell’altro entrano nella tradizione.

Incontri al vertice

Ricordiamo il Virgilio Ambrosiano, il Virgilio di Petrarca sulla quale egli ha messo le sue note, libro che ha il grandissimo pregio di essere stato miniato da Simone Martini, conservato nella biblioteca ambrosiana di Milano. La copertina rappresenta: Virgilio, con in mano uno stilo, che guarda in alto a cercare l’ispirazione; c’è un uomo che sposta un velo, velo dell’allegoria, quello che copre la verità nascosta sotto la poesia = Servio

Servio, un commentatore e grammatico del IV secolo, è l’autore di un commento all’Eneide di fondamentale importanza che ha condizionato tutta la ricezione di Virgilio presso i posteri, infatti la lettura di Virgilio passa sempre attraverso la lettura del testo di Servio, che spesso è una lettura allegorica, ovvero che tende a voler svelare i significati nascosti oltre al testo. Il resto dei personaggi sono i riferimenti alle opere: il pastore indica le Bucoliche…

Ridimensionare i classici

L’invenzione della stampa è il momento in cui i testi latini, riscoperti in gran parte dall’umanesimo, vengono studiati e messi a disposizione della stampa (vedi prima edizione tascabile dell’opera di Virgilio a Venezia di Aldo Manuzio nel 1501). Con l’avvento dei tascabili, i classici cominciano a diffondersi rapidamente in Europa sia in virtù della loro dimensione contenuta sia in virtù del prezzo più ridotto rispetto a quello dei volumi a stampa di grandi dimensioni che fungevano per lo più da soprammobili vera rivoluzione in termini di accesso alle opere. Ecco che il latino inizia a incidere moltissimo nella cultura europea, diventa lingua moderna d’Europa.

La lingua latina come lingua d'Europa

Dopo l’avvento della stampa i libri più letti e stampati continuano ad essere quelli scritti in latino e diversi ambiti della cultura sono pervasi da una forte latinità sia nella forma che nel contenuto: il “Canone della medicina” (X-XI secolo) di Avicenna contiene tutto lo scibile medico del tempo e viene tradotto in latino in epoca umanistica (XII secolo) e così arriva in Europa diventando testo di riferimento, l’“Elementa Geometriae” (III secolo a.C) di Euclide quando viene tradotto in latino si impone in modo assoluto come libro scolastico di geometria (quando si passa dal greco al latino questi testi si impongono nel panorama europeo ed entrano potentemente nella costruzione della nostra identità europea), Copernico pur essendo di origine polacca scrive il “De Revolutionibus orbium caelestium” in latino ed è per questo che esso poi si diffonderà ai livelli in cui si diffonde, il “Sidereus nuncius” di Galileo e il “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica” di Newton sono entrambe opere scientifiche che vengono scritte e diffuse non in italiano/inglese ma in latino eccetera… Ambiti costitutivi e centrali nell’affermazione del latino sono, oltre all’ambito scientifico, l’ambito giuridico (vedi “Istitutiones” di Giustiniano che per tutto il Medioevo sono alla base dello studio della legge), l’ambito politico (spesso i trattati politici vengono scritti proprio in latino (vedi tre trattati che seguono la pace di Westfalia e disegnano l’Europa) e ovviamente l’ambito religioso.

Italiano = latino moderno

“Ma non sarà che noi parliamo latino?” Usiamo molti latinismi e parole latine che sono entrate nell’uso moderno, funzionanti all’interno di un nuovo sistema. Le parole che non sono latine in realtà sono di fatto parole latine che si sono evolute. Il 99% del lessico italiano è latino in quanto è la lingua romanza più vicina al latino. L’ultimo grande momento di svolta è quello del digitale dei nostri giorni. Abbiamo degli strumenti come ad esempio archivi digitali di poesia latina, metrica digitale, un archivio digitale tra medioevo e rinascimento, dizionario latino online…

La Romania

La Romania è uno spazio fisico geografico ideale che già sul finire dell’antichità contrapponeva il popolo romano e il popolo barbaro, coloro che vivevano al di fuori di questo spazio fuori dalla civiltà di Roma. Uno dei primi ad utilizzare questo termini è Paolo Orosio, uno scrittore cristiano che fu attivo nel V secolo e che fu in contatto con alcuni autori cristiani tra cui Girolamo e Agostino, che tra il 417 e 418 secolo d.C. scriveva le “Historiae contra paganos” in 7 libri. Si tratta di storie contro i pagani, testo storico in cui la storia procede per vari cicli in cui si presentano elementi positivi e negativi dove è riconoscibile un disegno provvidenziale dove l’esistenza della Romania è fondamentale per la creazione della civiltà rispetto all’alterità dei barbari che sono definiti nemici della Romania (legittimazione del dominio dei romani). “Issi hostes romanie sunt” (= questi barbari sono nemici dei romani e della romanità) è il periodo in cui compare per la prima volta il termine, ad indicare lo spazio su cui si estendeva il dominio romano e in cui era garantita la civiltà di Roma. L’idea della romanità, dunque, esiste già in uno scrittore tardo antico e poi questa stessa idea viene ripescata dalla letteratura specialistica e adottata nel lessico tecnico/linguistica per indicare la zona in cui il latino sopravvive anche alla caduta dell’impero perché l’entità del suo radicarsi è stata particolarmente potente (zona tratteggiata). Nel tempo in queste zone il latino si modificò e nacquero le lingue romanze: l’unitarietà linguistica del latino (derivato dal latino volgare) resiste per molto tempo e si sfalda e differenzia in momenti diversi e per motivi diversi nei singoli luoghi. Questa parola, nel tempo e nel corso della riflessione della linguistica moderna, diventa termine tecnico per definire un’area di carattere linguistico. La Romania è quello

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angy02tom di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Mondin Luca.
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