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Lingua e letteratura latina A.A. 2022/2023

Lezione 1 27/03

Aratea poema didascalico-astronomico

Fainomena > ciò che appare

Arato fu un poeta greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C. Arato influenzò profondamente i poeti latini, infatti molte furono le traduzioni del suo poema, tradizione iniziata da Cicerone ad inizio I secolo a.C. Molti altri autori, come Ovidio e Cinna, tradussero Arato, anche Germanico, nipote di Tiberio, ne realizzò una traduzione, opera che ci perviene poi integralmente.

Il poema arateo viene utilizzato come fonte e modello in testi letterari, come nelle Georgiche di Virgilio, un poema sull’agricoltura e sull’apicoltura, in particolar modo viene ripreso nel primo libro, dove si parla della meteorologia. Molti autori si rifanno ad Arato in modo diretto, quindi alla versione greca, o in modo indiretto, alla versione latina. Lucano utilizza come fonte la traduzione latina del poema arateo di Cicerone, l’Aratea, nel primo libro del Bellum Civile, dove presenta un catalogo di signa, che preannunciano lo scoppio della guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio.

L’opera di Arato è composta da 1154 versi, è articolata in due sezioni, una astronomica e una dedicata alle previsioni meteorologiche. Gran parte delle conoscenze astronomiche elementari del Medioevo derivano da Arato e dalle traduzione della sua opera.

Motivi per studiare l’Aratea di Cicerone

  • Cicerone inaugura il fenomeno dell’Astronomia letteraria, cioè l’introduzione di tematiche astronomiche nei testi letterari (I sec. a.C.).
  • Stile e versificazione: l’esametro di Cicerone è elegante e influenzerà Virgilio e Lucano. Inoltre, costituisce un ponte tra l’esametro primitivo di Ennio, il quale fu il primo autore latino ad utilizzarlo, e quelli di Virgilio e Lucano.
  • Onomastica siderale: Cicerone pone il problema di rendere in latino termini dal greco che nel lessico latino non esistevano.

Ex. Costellazione dell’Orsa → in greco arktos, il termine viene reso in latino dagli autori in modo differente, tra chi preferisce il prestito diretto e chi il calco semantico, come Cicerone, che lo rende con ursa, che viene poi desemanticizzato.

Ma qual è la ratio seguita da Cicerone per rendere i termini greci in latino? Cicerone preferisce evitare prestiti diretti per rispettare la sua posizione di purista della lingua. Un calco semantico di Cicerone che ha avuto molto successo è capricorno, che deriva dal greco aigokeros, formato da aigo (capra) e keros (corno). Altri autori, invece, preferivano i forestierismi, come Lucano ad esempio.

È importante dedicarsi al Cicerone poeta poiché la sua poesia ha lasciato un segno negli autori successivi, inoltre ha inaugurato un nuovo fenomeno, cioè quello dell’astronomia letteraria.

Rapporto degli antichi con gli astri

Un rapporto molto ricco e stretto → Gli astri avevano un peso considerevole per la filosofia, religione, per le credenze e la spiritualità dei romani. A differenza degli antichi, oggigiorno il rapporto degli occidentali con gli astri è puramente estetico, è qualcosa che colpisce, ma non va oltre. Uno dei motivi principali è la sovrailluminazione urbana, che non permette oggi di guardare e osservare bene gli astri, cosa che invece non ostacolava gli antichi.

I romani utilizzavano gli astri come orologio e come calendario. Il giorno, infatti, veniva calcolato dall’alba fino al tramonto e la notte dal tramonto fino all’alba del giorno successivo. Giorno e notte erano composti da dodici ore ciascuno, ma le ore non erano composte da sessanta minuti e la loro durata cambiava in base alle giornate estive e invernali. Gli unici giorni in cui le ore duravano sessanta minuti erano gli equinozi. Il movimento apparente del sole era usato come orologio del giorno; di notte invece si usava il movimento apparente degli astri.

Plauto, Amphitruo 271-276

Certe edepol, si quicquamst aliud quod credam aut certo sciam, credo hac noctu Nocturnum obdormivisse ebrium. Nam neque Septemtriones quoque in caelo commovent, neque se Luna quoquam mutat atque uti exorta semel, nec Iugulae neque Vesperugo neque Vergiliae occidunt. Ita statim stant signa neque nox quoquam concedit die.

Trad. → Certo per Polluce, se c’è qualcos’altro che io possa sapere per certo, credo che questa notte Notturno sia andato a dormire ubriaco. Infatti né i sette buoi si muovono in cielo, né la luna muta posizione da quando è sorta, né le Iugule né Vesperugo né le Virgilie tramontano. Così all’improvviso gli astri se ne stanno immobili e la notte non cede il passo al giorno.

L’Amphitruo è l’unica commedia di Plauto ad argomento mitologico, narra la storia di Anfitrione, re di Tebe, il quale è sposato con Alcmena. Durante l’assenza del marito, Alcmena giace con Zeus, il quale la inganna assumendo le sembianze di Anfitrione. In questo passo, Zeus fa in modo che la notte non passi mai e ferma il tempo. In scena, Sosia si accorge che il tempo si è fermato, osservando gli astri. Il movimento apparente degli astri viene utilizzato dai romani per calcolare l’ora di notte → riferimento alla cultura materiale.

  • Septemtriones → lett. sette buoi: in italiano è la costellazione del Grande Carro o Orsa Maggiore. In riferimento all’Orsa Maggiore, essa è composta da sette stelle, di cui le tre più luminose sono dette stelle del Timone. Il termine non è né calco semantico né prestito linguistico, è un termine autoctono, cioè utilizzato da prima del contatto tra Greci e Romani. Esso è rimasto nel lessico delle lingue romanze, per sineddoche, infatti, indica il Nord poiché la costellazione si trova vicino al Polo Nord celeste.
  • Iugulae → termine autoctono, indica la costellazione di Orione, che si trova tra emisfero Nord ed emisfero Sud. Deriva dalla radice di iogo (giogo): se capovolta, la costellazione rimanda al giogo che veniva utilizzato per gli animali.
  • Vesperugo → deriva da vesper (sera): Venere è un pianeta che si trova molto vicino al Sole e si trova di sera e di mattina, segue il Sole. In questo caso si riferisce a Venere di sera.
  • Virgilie → Pleaidi (gruppo di stelle).

Molte parole del latino hanno a che fare con l’agricoltura poiché in origine i romani erano un popolo di agricoltori, deriva da una radice indoeuropea -werg-, cioè qualcosa di fitto; dunque, sono un gruppo di stelle molto fitte e vicine tra loro.

Lezione 2 1/03

Lucano, Bellum Civile 4, 521-25

Cum sidera caeli ante ducis voces oculis umentibus omnes adspicerent flexoque Ursae temone paverent, idem, cum fortes animos praecepta subissent, optavere diem.

Il poema di Lucano, pur essendo epico-didascalico, presenta numerosi riferimenti agli astri. Nel brano alcuni soldati cesariani sono su una barca e sono in ansia perché all’alba saranno attaccati dai pompeiani. Il comandante li incoraggia, poi quelli non vedono l’ora che sorga il sole.

Trad. → Prima delle parole del comandante, tutti osservano le costellazioni del cielo con occhi umidi, e temevano per il timore piegato dall’Orsa (movimento del timone piegato dall’Orsa), essi stessi, dopo che le raccomandazioni furono penetrate nei loro animi coraggiosi, desideravano il giorno.

  • Sidus → si conserva in alcune parole del romanzo. Indica un insieme di astri, una costellazione e vale sia al singolare che al plurale (sidera). I soldati utilizzano il movimento di alcune costellazioni per calcolare l’ora, ovvero l’Orsa, la quale è una costellazione circumpolare, cioè gira lentamente attorno al polo Nord – è un’illusione ottica –. L’Orsa ha una doppia denominazione, ovvero Orsa o Grande Carro. In questo brano Lucano combina entrambe le denominazioni, uno è il riferimento al timone del carro, l’altro l’Orsa.

Uso degli astri da parte dei romani

  • Scansione del tempo stagionale attraverso le fasi stellari, cioè il tramonto o la levata eliaca di un astro. Questi fenomeni avvengono in modo regolare, sono utilizzati per marcare i vari periodi dell’anno. Ad esempio, il 10 maggio alla levata delle Pleadi coincide l’inizio del mare apertum; mentre al tramonto di Orione, a novembre, l’inizio del mare clausum. Alla levata eliaca di Sirio (18 luglio) coincide il dies canigula, cioè il periodo più caldo dell’anno – Sirio è chiamata in latino costellazione del cane.
  • Ricaduta a livello letterario e nel linguaggio poetico: i poeti per indicare un momento e per informare il lettore usano i nomi delle fasi stellari e tale usanza è rimasta anche nella letteratura italiana.

Orazio, Carmi 3,29,17 sgg.

Iam clarus occultum Andromedae pater / ostendit ignem, iam Procyon furit / et stella vesani Leonis, / sole dies referente siccos.

Ivi Orazio ha ricevuto un invito a cena che si verifica intorno alla metà di luglio, che indica attraverso una serie di fasi stellari.

Trad. → Già il padre luminoso di Andromeda mostra il suo fuoco nascosto, già infuria Procione e la stella del folle leone, quando il sole riporta i giorni aridi.

  • Andromeda: secondo il mito, Andromeda è la figlia di Cefeo e di Cassiopea la quale si vantava che sua figlia era più bella delle Nereidi, le ninfe-figlie del dio del mare Nereo che spesso accompagna Poseidone. Per questa sua arroganza, Poseidone, fratello di Zeus e dio del mare, ha deciso di punirla. Così ha mandato un mostro marino per distruggere la zona intorno al regno. Cefeo per far cessare la maledizione del mostro doveva sacrificare sua figlia, legandola ad una roccia sulla costa, così che potesse essere divorata dal mostro marino stesso. Cefeo, dopo che aveva chiesto il consiglio all’oracolo di Apollo, obedi al volere del dio. Alla fine però, Andromeda incatenata è stata liberata da Perseo. Tutti i protagonisti della vicenda hanno trovato un posto nel cielo.
  • Procione (o cane minore)
  • Leone

Quintiliano, Institutio Oratoria 1,4,4

Nec, si rationem siderum ignoret [scil. grammaticus] poetas intellegat, qui (ut alia omittam) totiens ortu occasuque signorum in declarandis temporibus utuntur.

Ivi Quintiliano, parlando del grammaticus (colui che insegna la poetarum enarratio), gli raccomanda di avere delle competenze, tra cui la conoscenza della musica (versi), della filosofia e dell’astronomia.

Trad. → Il grammatico, se ignorasse l’astronomia, non potrebbe comprendere i poeti, i quali per lasciar da parte alcuni argomenti, tante volte per riferirsi utilizzano la levata e il tramonto del sole.

  • Rationem siderum → astronomia
  • Signorum → costellazione: importante nel rapporto con gli altri, i quali erano segnali che permettevano ai romani di orientarsi in diverse occasioni, durante temporali oppure per prevedere il tempo atmosferico.

I romani utilizzavano il ciclo lunare per la scansione del tempo perché il suo ciclo è regolare, in particolar modo per la divisione dell’anno in mesi. Il ciclo lunare viene trattato assieme al ciclo solare nell’Aratea di Cicerone.

  • Gli astri vengono utilizzati anche per le previsioni meteorologiche, sole e luna soprattutto, ad esempio per capire come soffiassero i venti o il comportamento degli animali.

Virgilio, Georgiche 1,427-437

Luna, revertentis cum primum colligit ignis, si nigrum obscuro conprenderit aera cornu, maxumus agricolis pelagoque parabitur imber; at si virgineum suffuderit ore ruborem, ventus erit; vento semper rubet aurea Phoebe. Sin ortu quarto, namque is certissimus auctor, pura neque obtunsis per caelum cornibus ibit, totus et ille dies et qui nascentur ab illo exactum ad mensem pluvia ventisque carebunt, votaque servati solvent in litore nautae Glauco et Panopeae et Inoo Melicertae.

Virgilio dà informazioni sulle previsioni meteorologiche, che derivano dal ciclo lunare. Egli usa come fonte Arato, il quale a sua volta si era rifatto ad Esione, autore de “I lavori e i giorni”. A Virgilio, invece, si rifà Lucano nel Bellum Civile. A Virgilio e a Lucano Valerio Flacco negli Argonautica.

Trad. → La luna quando per la prima volta raccoglie la sua luce (i suoi fuochi) che ritorna, se avrà occupato l’etere tenebroso con un corno oscuro, un grandissimo acquazzone si preparerà per i contadini e per il mare; ma se avrà cosparso il suo volto di un rossore virgineo, ci sarà vento; Febe dorata rosseggia con il vento sempre. Se invece al quarto giorno del suo ciclo (alla quarta levata), infatti questa è una prova certissima, andrà per il cielo pura e con corni non ottusi (ben delineati), tutto quel giorno e i giorni che nasceranno da esso, per un mese intero saranno privi di pioggia e vento.

Virgilio prende in esame varie tappe del ciclo lunare. I vv. la luna comincia ad apparire come una falce nitida, la luna è poco visibile, è il primo giorno. Nell’antica Roma esistevano dei calendari lunari che permettevano di conoscere i vari cicli della luna e prevedevano il tempo atmosferico.

  • Gli astri permettevano ai marinai di orientarsi per mare.

Omero, Odissea 5,271-75

“E il sonno non gli cadeva sulle palpebre, mentre fissava le Pleiadi e Boote che tardi tramonta e l’Orsa, che chiamano anche con il nome di Carro, che sempre si volge e spia Orione, la sola che non partecipa ai lavacri di Oceano”

Odisseo ha perso tutti i suoi uomini e dopo aver soggiornato presso Calipso, decide di tornare in patria, ma è solo e senza uomini.

  • Orsa → in greco arktos, radice che viene ripresa nell’italiano circolo polare artico e antartico
  • Carro → in greco amaxa. L’Orsa non partecipa ai lavaggi d’Oceano nel senso che non tramonta mai, non scende mai sotto l’orizzonte e i greci, essendo la Grecia un territorio circondato dal mare o composto di isole, identificano l’orizzonte con il mare. L’Orsa è collocata al Polo Nord e alla nostra latitudine non finisce sotto la linea dell’orizzonte.

Odisseo fissa l’Orsa, le Pleiadi e Boote (il bovaro). Omero crea un modello letterario, quello del pilota-insonne, che guida la nave di notte per la salvaguardia dell’equipaggio; è presente anche:

  • Argonautiche di Apollonio Rodio, Palinuro
  • Eneide di Virgilio: sulla nave dove viaggia Enea, il pilota viene sacrificato per propiziarsi gli dei
  • Argonautiche di Valerio Flacco: Tifi

Lezione 3 6/03

Lucano, Bellum Civile 8, 165-184

Saepe labor maestus curarum odiumque futuri proiecit fessos incerti pectoris aestus, rectoremque ratis de cunctis consulit astris, unde notet terras, quae sit mensura secandi aequoris in caelo, Syriam quo sidere servet, aut quotus in Plaustro Lybiam bene dirigat ignis.

Doctus ad haec fatur taciti servator Olimpi: ‘signifero quaecumque fluunt labentia caelo, numquam stante polo miseros fallentia nautas, sidera non sequimur; sed qui non mergitur undis axis inocciduus gemina clarissimus arcto, ille regit puppes. Hic cum mihi semper in altum surget et instabit summis minor Ursa ceruschis, Bosporon et Scythiae curvantem litora Pontum Spectamus. Quidquid descendet ab arbore summa Arctophylax propriorque mari Cynosura feretur, in Syriae portus tendet ratis. Inde Canopos excipit australi caelo contenta vagari, stella timens borean; illa quoque perge sinistra trans Pharon, in medio tanget ratis aequore Syrtim’.

Spazio alle questioni scientifiche e astronomiche, veicolate attraverso il codice letterario dell’epica didascalica.

Ivi Pompeo, dopo essere stato sconfitto da Cesare nella battaglia di Farsalo, fugge verso l’Egitto in cerca d’aiuto, ma sbarcato sulle coste africane, viene raggiunto dai sicari di Tolomeo e viene assassinato. Pompeo nel passo è preoccupato per la sua sorte e per distrarsi dai cattivi pensieri, di notte interroga il pilota della nave sulla tecnica che utilizza per orientarsi per mare.

Trad. → Spesso il triste travaglio provocategli dalle sue preoccupazioni e l’orrore per il futuro abbattono gli stanchi ardori di un cuore incerto, consulta il pilota della nave su tutti gli astri, da dove distingua le terre, quale sia nel cielo il punto di riferimento per seguire la rotta, con quale costellazione si osservi la Siria (puntare) o quale stella nel Carro diriga bene verso la Libia.

  • Ignis → nel lessico astronomico latino è molto utilizzato. I nomi comuni per i poeti erano difficili da utilizzare poiché si tendeva ad utilizzare sempre gli stessi termini (stella viene utilizzato per i pianeti per sineddoche). L’astro è visto come un qualcosa di infuocato, in riferimento al materiale di cui è formato l’astro.
  • Il greco amaxa viene tradotto in latino con un calco semantico, cioè con plaustrum, ovvero il carro da lavoro. I romani a differenza dei greci si occuparono meno di stelle, infatti, il lessico astronomico latino non era scientifico: nel lessico scientifico un termine indica un solo significato e il latino non ha questo significato.

A queste parole l’esperto osservatore del cielo silenzioso dice: “tutte le costellazioni che, scivolando, scorrono nel cielo, per sineddoche si prende un punto di riferimento per indicare un tutto: il polo dal momento che la volta celeste non sta mai ferma, e che ingannano i miseri marinai, noi non seguiamo; ma l’asse che mai tramonta e che non si immerge nelle onde, luminosissimo (evidentissimo) per le due orse, quello guida le navi.”

  • Axis → asse: indica il punto settentrionale dell’asse, cioè il Polo Nord. Il polo nord celeste non corrispondeva con la stella polare a causa della processione degli equinozi, la posizione.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.c.dipinto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Domenicucci Patrizio.
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