Estratto del documento

Storia, memoria, identità

Che cos’è la storia?

Esistono principalmente due definizioni di che cos'è la storia, provenienti da due libri differenti:

  • Edward Carr scrisse Sei lezioni sulla storia. Per lui la storia è un continuo processo di interazione tra storico e i fatti storici, un dialogo continuo tra presente e passato.
  • Marc Bloch, storico francese che scrisse Apologia della storia o mestiere di storico. Secondo lui la storia è la scienza degli uomini nel tempo.

Un elemento importante che hanno in comune le due definizioni è l'importanza per gli uomini.

Non basta però dire che la storia si occupa di umanità, essi sono fondamentali ma non è sufficiente dire che la storia si occupa solo di essi.

C’era uno storico che diceva che il ruolo dello storico era spiegare e che l’individuo fosse al centro della storia, a differenza della poesia. Vedeva la storia come una sorta di teatro, sul quale agiscono gli uomini come individui.

Stefano Massini ha scritto un’opera teatrale nella quale ha ricostruito la storia della Lehman Brother. Egli afferma che la storia sia interessante perché parla di esseri umani.

Un altro elemento fondamentale delle due definizioni è il tempo.

La storia si occupa del passato perché ha delle domande nel presente, a cui cerca di dare risposte. Lo storico cerca le risposte del presente, nel passato. Non è sufficiente il tempo per spiegare la storia, ma è importante il rapporto tra continuità e mutamento, rapporto tra presente e passato.

Lo storico è parte della storia

I fatti sono la materia della storia, ma non sono la storia. È materia fondamentale per costruire la storia, ma non è l’identificazione dei fatti storici alla storia. → Uno dei protagonisti della storia è lo storico. Lo storico è parte della storia, questa cosa è esplicita nella definizione di Carr.

Lo storico ha una visione politica del mondo, conosce fatti, elementi. Lo storico non deve essere oggettivo, non interessa la verità e l’assoluto, ma deve essere onesto, sta nel dichiarare ciò che sai.

→ Ad esempio Bloch era ebreo e dichiarava di esserlo solo davanti ad un antisemita. Era un professore universitario di storia medievale. Quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale decide di arruolarsi nell’esercito francese.

Quando i tedeschi arrivano a Parigi, Bloch si pone una domanda: “Forse la storia ci ha tradito?”.

Tutta la storia su cui egli è cresciuto, principi di libertà, uguaglianza, e di cui ha acquisito i valori, ci ha tradito, infatti stavano vincendo i nazisti, gli antisemiti, i razzisti, il fascismo.

Bloch va nella resistenza, combatte la resistenza e nel 1944 viene fucilato dai fascisti. Mentre combatte → contro il nazismo, capisce che l’unico modo per rispondere a quella domanda è scrivere un’apologia della storia.

Scrive un libro fondamentale per il metodo storico, per rispondere al suo interrogativo e per cercare una risposta va all’interno della storia stessa.

Questo per dire che lo storico è parte della storia stessa.

Cos’è un fatto storico?

La storia è esattamente il contrario dell’accumulazione dei fatti, la storia è selezione dei fatti ritenuti fondamentali.

La storia non è cronaca.

Lo storico deve raccogliere tutti i fatti, la sua prima cosa è l'accuratezza, non è una virtù, ma è una cosa che si deve fare.

Il fatto diventa storico, non perché accade, ma diventa storico in base alla sua rilevanza nello spiegare ciò che lo storico si chiede, in base alla sua rilevanza all’interno di un determinato evento. La sua rilevanza muta sulla base delle domande che lo storico si pone.

Non c’è un’unica interpretazione oggettiva, ma più interpretazioni soggettive.

→ Documento della conferenza di Wannsee: noi sappiamo grazie al documento che i ministri si incontrano in quella città per organizzare la soluzione finale dello sterminio degli ebrei. Da quel momento quel fatto diventa rilevante poiché abbiamo un documento che ci dice ciò che è successo.

La storia non è una scienza esatta perché i suoi eventi non sono riproducibili in laboratorio. Nessun fatto si può ripetere. Il soggetto della storia, cioè l’uomo, è l’oggetto più mutevole che esista.

Possiamo concettualizzare i fatti, ma vanno modificati a seconda dell’evento, non possono essere applicabili a tutto.

La storia non è riproduzione, ma è ricostruzione.

Lo storico di fronte a quello che resta del passato, si trova di fronte alla storia.

Le tracce non riproducono l’evento, ma aiutano a ricostruirlo.

Il passato è tutto ciò che è accaduto, che sta dietro di noi, è immodificabile. Quando usiamo la parola storia, non intendiamo il passato, ma intendiamo la conoscenza storica, quindi tutto ciò che noi ricostruiamo, conosciamo, interpretiamo e raccontiamo. La storia a differenza del passato è in continuo divenire. L’unico limite che abbiamo sono le tracce che il passato ha lasciato.

Elementi costitutivi della storia

Ricerca storica → come si costruisce, come si analizza, da dove si parte per la ricerca storica.

  • Il problema viene prima del documento. Jacques Le Goff, storico francese, quando parla della → storia e della ricerca storica afferma che “all’inizio non c’è il documento, ma il problema”; questo indica una rivoluzione copernicana della storia, ovvero cambia il modo di vedere il mondo.
  • Fino all’800 i documenti con cui si faceva la storia erano cartacei, diari, libri… quindi erano documenti scritti.
  • La cultura positivista diceva che più noi raccoglievamo documenti scritti, ovvero più raccoglievamo la conoscenza in maniera scritta, più ci avvicinavamo alla verità.
  • Nell’800 la quota di persone che sapevano leggere e scrivere era molto piccola infatti quelli che producevano documenti scritti erano quelli che detenevano il potere economico.
  • Società di massa significa sviluppo dell’alfabetizzazione, ma significa anche che quelle classi subalterne iniziano a diventare protagoniste della storia, ad avere un peso, a guidare processi complessi della storia, movimento operaio, iniziano a saper leggere e scrivere, a produrre.

Diventano tutti portatori di storie, diventano tutti protagonisti della storia.

Importante è la domanda che si pone lo storico, il documento viene creato dallo storico. Lo storico si fa un interrogatorio, cerca le fonti che lo possono aiutare a risolvere la domanda.

C’è quindi un allargamento straordinario delle fonti.

La rivoluzione dice quindi che al centro della questione c’è la domanda che ci si pone.

La fonte dipende dalla domanda che ci poniamo.

Michel Vauzelle scriveva: “ogni epoca si dà le fonti che risentono ai propri bisogni”.

Esistono due tipi di fonti, che si basano sull’intenzionalità:

  • Volontarie → prodotte per essere lasciate ai posteri, chi produce queste fonti vuole che il postero legga quella fonte.
  • Involontarie → non avevano l’obiettivo di essere lasciate per il futuro, sono le fonti più sincere.

Non esiste una fonte neutra.

  • Saper interrogare. I documenti non parlano da soli, ma parlano solo se noi sappiamo fargli delle domande e se sappiamo fare le domande giuste. Solo se lo interroghiamo e lo sappiamo interrogare, il documento diventa una fonte.
  • Pluralità di fonti con una pluralità di approccio interdisciplinare ma anche pluralità di strumenti con cui troviamo le fonti. Ad esempio, gli oggetti e le fonti non sono solo i pezzi di carta e i testi scritti, ma anche fonti radiofoniche o altri tipi.
  • Raccolta di fonti. Ogni testimonianza non fa la storia, ma la prima cosa che dobbiamo fare è raccogliere tutte le fonti possibili. Raccogliere tutte le fonti significa costruire una bibliografia.
  • Costruzione di una bibliografia. Dopo aver visto quello che hanno scritto e prodotto gli altri devo costruire una bibliografia.
  • Il problema del vero e del falso. I documenti normalmente non sono totalmente falsi o totalmente veri. Di fronte ad un documento falso il nostro problema non è solo capire che esso sia falso, ma anche perché sia stato prodotto, chi lo abbia scritto e perché proprio falso.

Bisogna cercare di capire quali siano gli elementi veri e quelli falsi e saper interpretare quegli elementi di autenticità.

Con le fonti devo fare:

  • Analisi interna ed esterna del documento: si può definire una critica filologica. Si individua l’autore, individuare la composizione, il contenuto. Faccio una critica filologica che tenga conto di tutti gli aspetti anche per quanto riguarda il contenuto. Devo fare una sorta di carta di identità del documento.
  • Devo comparare la fonte con altre fonti simili: è sbagliato parlare del passato basandosi su una sola fonte. Si deve raccogliere fonti raccontate e scritte da punti di vista diversi, scritte da persone diverse.
  • Mi devo domandare quanto le fonti siano coerenti con il tempo e con la società che le ha prodotte.

La ricerca è fatta di queste cose.

Interpretazione → il senso delle cose. La storia non è un insieme di fatti, ma una selezione della loro lettura, si parla di interpretazione. Lo storico è portatore dell’interpretazione di un fatto storico.

Immaginazione → la storia rende verosimile l’invisibile. La storia è la ricerca del verosimile. Ipotizziamo cose che non vediamo. Immaginare cosa è accaduto in base alle fonti che si possiedono.

Narrazione → La storia deve essere raccontata, è trasmissione, conservazione della memoria. Per raccontare è necessario immaginare.

Apologia della storia di Marc Bloch inizia con una domanda posta da un bambino: “Papà a cosa serve la storia?”.

È una relazione fra passato e presente, il nostro presente ci aiuta a leggere ciò che è accaduto. Le fonti ci aiutano a comprendere il presente. Il passato ci aiuta a muoverci nel presente, in funzione del futuro.

È un teatro in cui vediamo muovere esseri umani. Spesso nella storia vediamo avvenimenti terribili, ma anche avvenimenti straordinari.

Ci sono contraddizioni nella storia, ma ci sono anche insegnamenti.

La storia connette presente e passato e li connette in entrambe le direzioni. Il passato che ci porta al presente. È anche il nostro presente che torna indietro e va a leggere il passato.

La memoria

Che cos’è la memoria e il rapporto fra la storia e la memoria

  • Memoria personale → è una capacità di conservare determinate informazioni e rinvia delle capacità psichiche per cui le persone sono capaci di attualizzare i ricordi, le impressioni, = conservazione.
  • Memoria collettiva → capacità di trasmettere uno con l’altro informazioni, impressioni ecc. e costruendo a esse delle identità comuni, attraverso questo momento di dialogo si costruisce la memoria pubblica. La costruzione della memoria pubblica non è un processo di accumulazione ma di selezione, è un pezzo fondamentale delle relazioni di potere e della sua definizione. Il pericolo della memoria pubblica è avere una memoria “in divisa/indivisa”, rimane sempre uguale a se stessa che non riesce a misurarsi con le trasformazioni del mondo. È una costruzione politica e decidiamo cosa ricordare e cosa non ricordare.

Memoria nel medioevo

→ La memoria per Aristotele era una parte della retorica, poi Cicerone, nel 200, dirà che la memoria ovvero la conoscenza di ciò che buono, cattivo e ciò che non è né è parte della prudenza, buono né cattivo.

Della prudenza fanno parte:

  • Memoria.
  • Intelligenza: intelligenza è la facoltà di ciò che è accaduto.
  • Preveggenza: è la facoltà di che accerta ciò che qualcosa accada.

Il potere politico costruisce una memoria pubblica, definendo ciò che i cittadini devono ricordare e facendo emergere quei valori che bisogna seguire.

Giovanni da San Gimignano scrive un’opera e elenca le 4 cose che l’uomo aiutano a ben ricordare:

  • Il desiderio di ricordare con un certo ordine, selezione + ordinamento, es. creazione della “bella storia” personale quando raccontiamo la nostra vita.
  • Aderire ad esse con passione. → Partecipazione: la memoria non esiste da sola, ma c’è bisogno che qualcuno ricordi / partecipi al ricordo. La memoria esiste come costruzione e trasformazione, es. pietre d’inciampo, piastre metallo in giro per l’Europa con nomi e dati dei perseguitati durante Seconda Guerra Mondiale davanti al luogo in cui sono stati prelevati. L’atto di memoria vive tramite cerimonie pubbliche quando viene depositata questa pietra d’inciampo, oppure quando chi passa legge e poi alza lo sguardo per capire dove sia successo e perché.
  • Creare similitudini insolite, bisogna costruire qualcosa che ci aiuti a ricordare.
  • Richiamando alla mente con frequente meditazione si deve ricordare per poi comportarsi in modo coerente con ciò in cui si crede, memoria attiva.

Rapporto fra storia e memoria

Il ‘900 ha prodotto un eccesso di memoria ed un eccesso di sofferenza. Ogni comunità ha tanto da ricordare, ma allo stesso tempo ha tanto da dimenticare. L’essenza di una nazione sta nel fatto che tutti suoi individui condividono un patrimonio comune, e sta anche nel fatto che tutti hanno dimenticato tante altre cose.

Ernest Renan, si chiede cosa sia una nazione nel 1800, afferma che.

La memoria non è solo una selezione, ma è un conflitto continuo tra memoria e oblio.

La memoria è anche dimenticare qualcosa con la consapevolezza di voler dimenticare.

→ Se non siamo consapevoli viene chiamata amnistia, cioè omissione di parte della storia per non averne responsabilità.

Ad esempio, l’accordo tra Germania e Italia durante la Guerra Fredda per non dire i crimini di guerra italiani nell’est Europa e i crimini tedeschi in Italia per 70 anni vengono dimenticati dalla memoria pubblica, amnistia.

Storia e memoria non sono la stessa cosa, ma esse dialogano.

La memoria non ha la pretesa di conoscere il passato, essa non registra le catene degli eventi non li mette in relazione, non ha il tempo della storia, la memoria è assoluta.

  • La storia costruisce i nessi del tempo e nessi causali, catene temporali, sulla base delle fonti. Essa è relativa. Lo storico ha una base scientifica e usa la memoria come fonte.
  • La memoria è assoluta e muta. La memoria non ha i tempi della storia, perché la memoria collega con nessi causali che non sono quelli della storia. Essa non è basata su basi scientifiche.

Dal rapporto tra memoria e storia troviamo le contraddizioni della memoria, ad esempio la scritta ad Auschwitz ricordata a Birkenau dove non c’è, perché la scritta è parte della memoria collettiva ed è diversa dalla storia.

Luoghi e memoria

C’è un grande rapporto tra luoghi e memoria.

I luoghi accolgono la memoria.

I luoghi plasmano lo spazio, organizzano attraverso lo spazio.

Un certo sociologo Maurice Halbwachs, che si occupa di memoria collettiva come processo di lenta sedimentazione nel tempo e nello spazio, afferma che lo spazio influisce sulla costruzione della memoria nelle persone.

→ La mnemotecnica ha come strumento anche il ricordare attraverso le stanze, lo spazio viene visto come aiuto per costruire la memoria.

→ L’architettura e i cimiteri: se noi ricordiamo i valori che i morti incarnavano allora quelle persone vivono, Sepolcri Ugo Foscolo. Questo rappresenta la memoria collettiva + la costruzione di memoria pubblica.

Pierre Nora, storico francese, scrisse “I luoghi della memoria”. In Italia la stessa cosa la fa Paolo Isnenghi dove afferma che i luoghi della memoria sono sia fisici che dei momenti, Bella Ciao, minuto di silenzio, personaggi letterari o storici, ad esempio l’Organizzazione Balilla che militarizzò i bambini fascisti, Balilla era un bimbo ribelle genovese che aveva dato via alla rivoluzione tirando un sasso agli austriaci.

I luoghi della memoria e i luoghi della vendetta sono uguali.

Il 1° maggio i partigiani fucilarono 30 fascisti a Collegno. Il 30 aprile è vista come data significativa, infatti in questa città c’è una fortissima memoria pubblica. Più avanti si scoprì che i morti erano 67 invece di 30: la memoria si era bloccata.

Il 30 aprile 1945 i fascisti e i nazisti non possono passare per Torino durante la ritirata e quindi passano tra Collegno e Grugliasco dove c’è uno scontro, i tedeschi uccidono 66 persone.

A Collegno non è stata data la medaglia d’oro alla resistenza; in realtà la medaglia c’era, quella di Torino valeva per tutte le città, ma la città non l’aveva richiesta per paura di venir a conoscenza del fatto che era stato fatto per la vendetta. → Non c’era la volontà di ricostruire la storia.

La memoria è un rapporto in continuo cambiamento tra ciò che decidiamo di ricordare e ciò che decidiamo di dimenticare.

→ Tzvetan Todorov, filosofo saggista bulgaro naturalizzato francese, per lui bisogna fare un buon uso della memoria, questo è un problema etico, si deve usare la memoria per aiutare la propria comunità.

Il 1956 in Italia e nel mondo

Il 1956 in Italia e nel mondo, invasione dell’Ungheria.

La periodizzazione

Una periodizzazione riguarda il tempo storico e come lo suddividiamo, come lo comprendiamo, organizziamo, dividiamo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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