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Letterature comparate

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Corso finisce 19 dicembre. Cornice teorica e relazione con i testi. Esame: ci dà elenco di domande per fare relazione scritta su un solo testo del corso da leggere integralmente in lingua originale o traduzione affidabile. Relazione va inviata almeno 2 settimane prima dell’orale in cui si verificano metodologie e conoscenze. Voto sarà una media tra le due cose. Prima parte corso: tipologie (fino a 7 novembre), seconda parte: testi. Tutti i materiali sono su Moodle. Manuale di riferimento: L. Neri, G. Carrara, Teoria della letteratura, Roma, Carocci, 2022.

Introduzione

Introduzione alla disciplina

Storicità delle discipline → le discipline sono campi di sapere che si sono costituite in un determinato momento storico per adattarsi a determinate esigenze culturali, sociali, politiche e non solo intellettuali. Questo vale per tutte le discipline.

Definizione delle letterature nazionali → letterature comparate nasce in concomitanza con modificazioni storiche e sociali che portano alla definizione delle letterature nazionali. Letteratura pensata nella categoria di nazione (es nelle biblioteche/librerie ci sono suddivisioni nazionali). La letteratura però ha una storia più ampia e tende a sfuggire a questi schemi nazionali, cosa mette in crisi questo modello nazionale? Esempio: Lolita di Nabokov, russo che si trasferisce negli USA e inizia a pensare a se stesso come un autore non solo russo. Si traduce e poi inizia a scrivere anche in inglese: Nabokov dove si inserisce? Angloamericano o russo? C’è la necessità di una comparazione. Altro esempio: Kafka, si studia in letteratura tedesca ma è di Praga e scrive sia in ceco che in iddish. Altro esempio: Ugo Foscolo non era italiano, era greco ed emigrato in Italia, arriva a Venezia nell’800. Italo Svevo, è un altro esempio, James Joyce, eccetera. Dipende anche dalle lingue utilizzate per scrivere. Letterature coloniali/post coloniali.

Un testo ha valore quando i suoi contenuti possono essere traslati nei vari periodi anche a distanza di secoli. Esistono parametri para-testuali che condizionano il nostro rapporto con la letteratura (x es il successo di un testo o viceversa).

Queste sono le due premesse: tutte le discipline hanno una storia e sullo studio della letteratura pesa questo pregiudizio di categorizzazione nazionale che va superato.

3 esempi di 3 saggi

  1. 1903, Benedetto Croce, scrive un piccolo saggio chiamato La “letteratura comparata” che è una sorta di introduzione a questo tipo di disciplina. Secondo lui la storia della letteratura comparata in Italia è inesistente.
  2. 1958, R. Welleck, scrive The Crisis of Comparative Literature.
  3. 2003, G. Ch. Spivak scrive Death of a Discipline che dice che se le letterature comparate non riescono a superare le dicotomie nazionali e non riescono a costruire il modello che riesca a far interagire le varie culture oltre all’identità nazionale andranno incontro alla morte.

Se dovessimo provare a dare una definizione di questa disciplina → l’oggetto di studio è sicuramente la letteratura ma vista in uno spazio di pluralità e complessità. C’è anche un’idea di differenze. Per quanto riguarda le tipologie → sono a nostra disposizione tutti gli strumenti che consentano la possibilità di confrontarsi con ciò che è diverso, sconosciuto, ignoto e lontano per articolare diverse costruzioni dell’identità attraverso i testi letterari, i loro contesti, la loro storia e le loro storie.

Nascita del contesto moderno di letteratura → dal pov della storia le letterature comparate nascono nel momento stesso in cui nasce il concetto moderno di letteratura. Questo termine nasce attorno alla metà del ’700 con alcune differenze in base al contesto sociale e culturale. La letteratura fino all’umanesimo significava la capacità di leggere, la condizione dell’essere colto. A partire dall’umanesimo si concretizza questa nozione di letteratura come insieme di tutto quello che può essere scritto, letto e appreso. In questa concezione della letteratura non ci sono solo testi di finzione e originali, non è una concezione lontana da noi. Sono tutti i testi scritti secondo determinate regole.

Nel momento in cui nasce il concetto di letteratura ci sono molte condizioni che cambiano nella situazione culturale, sociale, politica e che intersecano il concetto moderno di letteratura:

  • Stampa e alfabetizzazione → modificazione importante (verso la metà del 1700). La stampa diventa un fenomeno davvero importante dal 1700, è più agevole ed economico e questo fa sì che i testi siano molto più accessibili e favoriscano l’alfabetizzazione (l’Italia subisce un ritardo notevole, durante la I guerra mondiale la popolazione analfabeta supera il 90%).
  • Democrazia e libertà di espressione.
  • Modernità di nazione.
  • Concetto di responsabilità rispetto al proprio pensiero, si attribuisce responsabilità ai testi.
  • Concezione dei sé.
  • Concezione moderna di autorità.
  • Università.

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Esigenza di superare i paradigmi nazionali.

Thomas Kuhn → filosofo e storico della scienza, scrive un libro La struttura delle rivoluzioni scientifiche, che è un testo capitale, Kuhn qui ci mostra come ogni sapere scientifico risponda a dei paradigmi, dei fulcri di interesse su cui si concentrano le energie e le attenzioni di un gruppo di persone, ma anche i finanziamenti, le disponibilità di fondi, ecc. Secondo Kuhn il sapere, la costruzione e la condivisione del sapere procede per rivoluzioni scientifiche e riprende il termine quindi copernicano.

Quando nasce l’idea di studiare la letteratura? Quando si intuisce che la letteratura sia un campo del sapere con il suo oggetto di studio, metodologia e la sua propria storia? Nasce con la modernità, nel momento in cui nasce anche il concetto moderno di letteratura. Nel momento in cui si fa della letteratura un oggetto di studio emergono altre condizioni come appunto per esempio la nascita dell’idea di nazione. Storicamente nascono nella stessa atmosfera e clima culturale, rispondono in qualche modo alle stesse esigenze. Abbiamo visto la scorsa lezione tutte le altre condizioni di carattere socio-culturale (alfabetizzazione, democrazia, ecc). Sono fenomeni che si sviluppano in un vasto periodo di tempo e che sono dunque difficili da collocare in una data specifica e che soprattutto cambiano in base al contesto culturale. La modernità porta con sé una concezione della soggettività nel senso di individualismo, che è la grande innovazione.

Vedo saggi: R. Williams, Literature in Keywords. A Vocabulary for Culture and Society, London, Fontana, 1983, pp. 183-187; J. Hillis Miller, On Literature, London – New York Routledge, 2002, pp. 2-7.

In questi momenti sono ancora due possibilità nello studio della letteratura: uno che va in direzione dello studio della letteratura nazionale e un altro che invece si sposta in una direzione secondaria, sotterranea, che solo negli ultimi vent’anni sono diventati oggetto di dibattito globale.

Vedo saggio: C. Guillén, L’uno e il molteplice. Introduzione alla letteratura comparata, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 51-55, 68-89.

Guillén è un comparatista, e ci dice che i primi a ricordarsi di questa possibilità di studiare le letterature comparate da una prospettiva non esclusivamente nazionale, anche se in maniera molto problematica, sono i francesi. I francesi però usano questa prospettiva in un’ottica di individualità nazionale. Guillén definisce questa prospettiva gallo-centrica perché attribuisce a questo tipo di metodologia una volontà di affermazione della cultura nazionale della cultura francese → i francesi studiano le altre culture ma per vedere come la cultura francese è stata valorizzata, ripresa e studiata anche da altre culture. Questi studiosi cercano delle particolarità nazionali anche in epoche in cui le particolarità nazionali sono molto problematiche da individuare.

Questo ha anche un’altra conseguenza che però non è solo francese, anche in Italia avviene: nel periodo del positivismo si tende a studiare la letteratura come un repertorio di fonti e riferimenti → esempio: Pio Raina, studioso italiano formatosi secondo la scuola francese, che ha scritto un testo importante sulle fonti dell’Orlando furioso, l’idea di fondo è che dato un testo sia possibile ricavare in maniera scientifica e positivistica tutti i materiali di cui quel testo è fatto e costruire questi grandi repertori. Si possono chiamare fonti o influssi, secondo l’idea per cui dato un testo questo abbia un influsso su un altro testo o su un altro autore. Dietro c’è la concezione positivistica che va contestualizzata, per cui da un testo si possa ricavare meccanicamente ciò che un testo può fare su un altro testo e spiegarlo interamente.

Il passo successivo che fa Guillén è quello lui stesso definisce come prospettive europee → non è più importante fare questo movimento di confronto delle fonti e degli influssi, o di identificazione di parametri nazionali dove sembrano non esserci, ma emerge invece un elemento di possibilità di immaginare una letteratura europea.

Due testi capitali da ricordare

  1. Erich Auerbach → filologo, linguista tedesco grande studioso di Dante e non solo (tradizione romanza). Durante la seconda guerra mondiale Auerbach si trova in esilio a Istanbul, quindi fuori dall’Europa o comunque di posizione ambigua, e qui immagina questa cosa della letteratura europea, naturalmente la sua preparazione di medievista lo aiuta a mettere a fuoco questo contesto. Lui ha a disposizione pochissimi testi e si interroga, in quella posizione così precaria e pericolosa, su quale sia l’elemento che identifica l’unitarietà di un consenso che possiamo definire come letteratura europea, il principio unificante di quella che potrebbe essere una letteratura europea. Auerbach individua come elemento unificante e connotante di questa letteratura europea il realismo, la ricerca e il bisogno di rappresentare la realtà, che non coincide con quel fenomeno che definiamo come realismo dell’800, ma proprio come realtà rappresentata. Inventa un metodo → analizza dal pov stilistico ognuno dei testi che lui considera testi capitali (Bibbia, i poemi omerici, Dante, Cervantes, Joyce, ecc) e fa vedere come questo bisogno comune di rappresentazione della realtà si declini in ognuno di questi autori secondo modalità che possono essere anche molto diverse tra loro. Il caso più significativo è quello che troviamo nel primo capitolo in cui Auerbach mette a confronto un brano della Bibbia e un brano dell’Odissea, e fa vedere come la Bibbia abbia una caratteristica stilistica che tende alla reticenza, a non dire, e ad eliminare alcuni dettagli in modo da suscitare una modalità di lettura che è quella dell’interpretazione, la Bibbia non dice tutto, lascia spazi vuoti che deve riempire chi legge e chi interpreta, mentre è totalmente opposta la modalità stilistica che troviamo nei poemi omerici in cui la realtà dev’essere tutta rappresentata, in tutte le sue sfaccettature, una realtà totalmente trasparente che non sottragga nulla a chi legge e recepisce il testo. Auerbach prende un passo cruciale dell’Odissea che è quello del riconoscimento di Ulisse da parte della nutrice, che lo sta lavando per rimetterlo in sesto dopo essersi presentato come mendicante dato che è riuscito a tendere l’arco e sta per vincere i proci, e la nutrice nota sul suo corpo una cicatrice: è il momento più teso del poema perché il riconoscimento viene sempre rimandato ma quando questo personaggio del suo mondo passato lo riconosce la voce narrante (Omero) si ferma e la nutrice racconta le vicende che hanno portato Ulisse a procurarsi quella cicatrice. Dal pov della costruzione narrativa è una modalità completamente diversa: è più importante dire tutto rispetto alla costruzione narrativa che pone in una gerarchia gli elementi che vengono forniti. La rappresentazione della realtà nella letteratura occidentale può quindi essere estremamente diversa e variegata (x es → Balzac racconta la realtà nella sua verità storica, culturale e sociale contestualizzando ogni elemento, ogni personaggio e ogni vicenda, ma può essere anche come Joyce che ci dà questo squarcio di realtà non dicendo tutto e anzi sviandoci dalla possibilità di un’interpretazione coerente. Secondo Auerbach in esilio, con l’Europa distrutta, la letteratura europea può continuare ad esistere nel suo bisogno di ricerca della realtà.
  2. Ernst Robert Curtius fa qualcosa di diverso in anni vicini → Curtius identifica questa letteratura europea nel medioevo, attraverso una serie di temi emotivi che attraversano tutta la letteratura medievale e ne connotano la sua unitarietà (in Dante si vede nella pluralità linguistica e nella suddivisione in più livelli). Curtius lavora soprattutto sulle figure (inteso come allegorie, figure retoriche o immagini evocate) che si ritrovano un po’ in tutti testi della letteratura europea che nascono nel medioevo e che poi ritroviamo riproposte in vario modo.

Il passo successivo è quello che Guillén definisce prospettive americane, di cui lui stesso fa parte e che deriva dalle conseguenze della seconda guerra mondiale: molti studiosi di letteratura europei si trasferiscono negli USA per continuare a studiare la letteratura, ma a differenza di Curtius e Auerbach che si interrogano sulla letteratura europea, cercano invece di aprire le possibilità di indagine. Questi studiosi europei hanno bisogno anche di allontanarsi da una certa origine culturale per ricercare dei valori universali perché la letteratura parla a chiunque, ci sono elementi che gli esseri umani condividono. Questa prospettiva è anche pericolosa però, fino a che punto una prospettiva è universalistica? Fino a che punto non è una soggettività che si impone universale sulle altre?

Questa corrente si chiama New Criticism → come si leggono i testi letterari? Si leggono per individuare nei testi unità o più piccole quindi i temi (amore, morte, nostalgia) o motivi (la gita in spiaggia, il paesaggio che si vede) o più grandi, andando dunque oltre i temi e i motivi. Quindi è vero che ci sono dei movimenti che sono effettivamente trans-nazionali o globali che non si spiegano rimanendo all’interno del contesto o guardando a una dimensione esclusivamente nazionale → x es: il simbolismo: non può essere spiegato guardando solo ai testi di Pascoli o rimanendo nel contesto nazionale italiano.

Fine anni ’60, Germania, ci sono dei giovani studiosi (x es Jauss e Iser) identificati sotto il nome di Scuola di Costanza. Questi studiosi propongono a loro volta una rivoluzione copernicana negli studi letterari → questi giovani riconoscono che la letteratura fino a quel momento è stata studiata secondo due modalità fondamentali: la prima riguarda la vita dell’autore e il suo contesto storico considerandolo come elemento che poteva spiegare l’origine del testo, oppure la seconda riguarda quella che poi all’inizio del 1900 è stata la rivolta del Formalismo, che si dedica esclusivamente al testo e alle sue forme. Questi teorici si accorgono della mancanza di un terzo elemento, perché nel processo della formazione letteraria c’è sicuramente un’autorialità, c’è sicuramente un testo, ma questo processo non si compie se non c’è la ricezione dell’opera, se quell’opera non viene dunque letta.

Si studia la letteratura non soltanto dal pov di chi la produce, dal pov del prodotto ma anche soprattutto dal pov della ricezione dell’opera, che può essere ricezione critica, modalità di lettura che cambia nel tempo, traduzioni, recensioni, tutto ciò che viene quindi dopo il testo quando questo si mette in atto. Si tratta di un orizzonte d’attesa → nel momento in cui ci approcciamo ad un testo lo facciamo con tutto il nostro background conoscitivo e al tempo stesso il testo è frutto di un processo produttivo che ha un suo proprio archivio, un suo repertorio e un certo tipo di attesa nei confronti di chi lo leggerà: il testo si aspetta un certo tipo di lettore rispetto ad altri. Nel momento in cui avviene la fusione tra queste dimensioni si produce qualcosa che è appunto ciò che Gadamer chiama interpretazione e che per noi è la ricezione secondo la teoria della ricezione di Jauss e Iser.

Jauss si concentra sul modo in cui la ricezione può essere una prospettiva per rivedere la storia letteraria dal pov di come un autore viene letto tradotto criticato. Iser invece si concentra su quello che succede cognitivamente nel momento in cui leggiamo. La tesi di Iser è molto interessante → ogni testo è fatto di determinati contenuti ed elementi, ma anche di spazi bianchi, che lui definisce con un termine inglese molto appropriato ovvero blanks (caselline vuote già predisposte). Il testo letterario è dunque fatto da pieni e da blanks, nel momento in cui gli orizzonti di attesa del testo e del lettore si uniscono ognuno riempie quei blanks con il proprio repertorio, con la propria esperienza e le proprie aspettative personali, e lì l’atto della lettura crea un qualcosa di nuovo e fa esistere quella lettura in modo che prima non era possibile.

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Introduzione ai temi del corso.

Esamineremo una specifica prospettiva di intreccio che servirà per avviare dei ragionamenti che permettano di guardare anche ad altri intrecci. Testi di riferimento per la parte teorica del corso: S. Adamo, “La letteratura che non c’era: davanti alla legge”, Between, II.3 (2012) http://www.Between-journal.it/ e Ead. Voce ‘legge’ in Dizionario dei temi letterari, a c. di R.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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