Il Settecento spagnolo
Il Settecento si apre con un evento molto importante per la Spagna, ossia il cambio di dinastia: dall’asburgica alla borbonica (che tutt’ora vige). I Borboni erano francesi, e con il loro arrivo in Spagna entrarono anche quelle correnti filosofiche, culturali e letterarie tipiche francesi, e proprio in questo contesto vi fu l’avvento dell’Illuminismo in Spagna (in spagnolo: ‘Ilustración’), contraddistinto da una fede incrollabile nella ragione dell’essere umano.
Molto importante per l’Illuminismo fu il re Carlo III, che portò il modello della ‘monarquia ilustrada’, in cui tutto deve essere controllato e regolato da una mano superiore per il bene del popolo, però il popolo non doveva ‘mettere bocca’ in queste questioni.
In questo periodo nacquero alcune istituzioni molto importanti di stampo fortemente illuminista, che rappresentavano su vari livelli (non solo politico e filosofico, ma anche linguistico e letterario) questa nuova corrente. Nel 1713 nacque, dunque, la Real Academia Española per mano del linguista Juan Manuel Fernández Pacheco e di altri eruditi; questa istituzione era stata fatta per regolare la lingua, eliminare tutti gli eccessi del Barocco, dare delle norme e tutto per dare magnificenza e splendore.
L’Ottocento e il Novecento spagnoli
A partire dagli anni Venti dell’Ottocento, le colonie spagnole cominciarono a recuperare la propria indipendenza, fino ad arrivare al 1898, anno in cui la Spagna perse le ultime colonie (Cuba, Filippine e Porto Rico).
L’Ottocento è anche ricordato come il secolo dell’industrializzazione, fenomeno che la Spagna non vide fino agli inizi del Novecento. Ciò vuol dire che l’economia spagnola ottocentesca era basata su un sistema latifondista: vi era un proprietario terriero che disponeva di una data quantità di terreno, che veniva coltivato da servi della gleba che vivevano dei proventi del raccolto.
Inoltre, possiamo dire che a partire dagli anni 30 dell’Ottocento la nazione spagnola non visse un periodo di emancipazione/novità: allora il Paese era regnato da Ferdinando VII, che ebbe a che fare con una profonda crisi dello stato. Durante questo periodo molti intellettuali presero la via dell’esilio a causa della diffusa e forte censura. Proprio questa situazione di stallo politica, economica e sociale, impedì alla Spagna di aprirsi al confronto con le nazioni Europee, ma soprattutto di rinnovare la propria cultura.
Questa situazione migliorò verso la metà del secolo, e proprio nel 1847 nasce una società spagnola di autori drammatici, volta quasi a testimoniare l’aria di rinnovo. Corrisponde a questi anni l’aumento del numero dei teatri nella capitale, che da 2, presenti ad inizio secolo, diventarono 7, e tra questi distinguiamo i più importanti: il Teatro del Príncipe e il Teatro de la Cruz (in cui nel 1845 viene rappresentato il “Don Juan Tenorio”).
Molto importante è il 1868, che è l’anno della rivoluzione borghese spagnola, che aveva inteso detronizzare la regina Isabella II e proponeva un tipo di Stato laico e liberale. A seguito di questa rivoluzione, la narrativa trovò terreno fertile e si sviluppò il romanzo ottocentesco spagnolo. Esso risentì, seppur con ritardo, dell’influenza del Positivismo, dell'antropologia, dei nuovi paradigmi storici e scientifici (quelli legati al progresso materiale); in particolare, il romanzo spagnolo dell’ultimo trentennio dell’Ottocento, era volto a rappresentare la realtà, esso voleva sfuggire dall’evocazione dei mondi lontani e dai tempi remoti, dunque la situazione geografica era sempre più precisa e le informazioni sui personaggi diventarono sempre più verosimili. Al centro di questo tipo di romanzo vi è la vocazione contingente, ossia il presente (il qui e ora). Inoltre, il romanzo forma la coscienza della classe borghese, poiché rappresenta i borghesi nella loro vita di tutti i giorni.
Il romanzo, nel suo tentativo di imitare la realtà, accoglie una lingua in evoluzione, nel tentativo di avvicinarsi alla rappresentazione quanto più vera degli eventi, e perciò la lingua diventa più colloquiale (espressioni gergali, espressioni della vita di strada, ecc …).
Il Modernismo
Normalmente, quando parliamo di Modernismo ci riferiamo ad autori che, esattamente come Miguel de Unamuno, introdussero un discorso di modernità all’interno della prosa. È importante precisare che il Modernismo spagnolo non ha niente a che fare con il Modernismo inglese e quello europeo.
Dunque, iniziamo dicendo che, a seguito della perdita spagnola delle colonie in America, Rubén Darío, ex colono nicaraguense arrivò in Spagna con il proposito di diventare famoso. Egli riuscì, difatti, a diventare famoso poiché intercettò il gusto del tempo, ossia la poesia pulita, tersa ed elegante che in Francia era portata avanti dai precettori del parnaso letterario. A seguito, gli autori del tempo si misero in una posizione di emulazione di Darío, proprio perché portò una grande novità.
Il Novecento in Spagna è considerato un secolo particolare con delle date fondamentali. Una di queste è il 1914, che segnò l’inizio della Prima Guerra Mondiale in Europa, conflitto a cui non presero parte gli spagnoli. Di rilievo, invece, sono gli anni Trenta del Novecento, che videro lo scoppio della Guerra Civile Spagnola.
Importante è dire che, in questo secolo si consumò la fiducia che vi era nella scienza, che non venne più vista come salvifica. In Spagna, però, questa idea non venne assunta da tutti, di fatti riportiamo come esempio Galdós e Clarín, che adottarono il metodo scientifico (il metodo dell’osservazione clinica) nella scrittura dei loro romanzi.
Il teatro spagnolo
Parlando di teatro, è importante dire che la tragedia non ebbe gran successo nel Settecento, tuttavia troviamo opere tragiche su temi nazionali ispirate a personaggi storici o leggendari che si fanno portavoce di ideologie liberali. Gli eroi delle tragedie ottocentesche, dunque, vivono in contrasto con la società del loro tempo. In queste opere teatrali ritornò il mito della ‘Reconquista’ e del patriota che lottava contro il despotismo francese.
Comunque, la produzione delle tragedie non fu continua ma saltuaria e, in generale, durante l’epoca di Ferdinando VII non ci fu una grande vitalità di tipo letterario. La situazione statica cambiò a partire dal 1850, anno in cui si inaugurò il Teatro Español, e anno che segna uno spartiacque.
Il dramma diventa, in seguito, il genere praticato dagli autori romantici che cercavano di riprodurre le contraddizioni della società del proprio tempo nelle proprie opere teatrali.
Il teatro neoclassico
Il teatro neoclassico viene chiamato così poiché si ebbe in esso il recupero di tutto ciò che riguardava il classicismo (classici latini e greci). L’impronta illuminista è ben presente in questo tipo di teatro, infatti vennero stabiliti alcuni precetti formulati da Ignacio de Luzán, autore e teorico; attraverso i suoi precetti si cercò di regolare il teatro, proprio come si stava provando a fare con la lingua.
- Deve rispettare le unità classiche aristoteliche (tempo, luogo e azione) > tutto deve svolgersi in una sola giornata, in un unico luogo e si deve narrare dall’inizio alla fine la stessa azione.
- Non vi deve essere la commistione del tragico e del comico: no alle tragicommedie. Non si può sia ridere che piangere, si deve riflettere e basta.
- Deve rispettare la verosimiglianza (questo va contro il gusto Barocco), difatti le opere teatrali dovevano riuscire ad incarnare proprio delle situazioni effettive di vita alto-borghese, che possano fungere da insegnamento per queste classi (opere moralizzanti).
- Deve ristabilire un ordine morale, che viene raggiunto attraverso la possibilità di fissare delle regole nelle opere stesse > le opere teatrali, quindi, devono seguire delle regole fisse.
Ovviamente, questa novità illuminista non venne accettata da tutti gli spagnoli, che si divisero in due parti: da un lato vi erano gli eruditi illuministi che volevano imporre questo tipo di teatro e dall’altro vi era il gusto del popolo, a cui non piacevano queste rappresentazioni, e che preferivano quelle alto barocche (es. ‘comedias de magia’ e ‘autos sacramentales’).
Allora, intervennero i poteri politici illuministi con alcune misure che vietavano e censuravano, e appoggiavano la riforma teatrale di de Luzán attraverso alcune misure tese a rendere il teatro un bene rivolto ad un determinato tipo di classe sociale (medio-alta) e per fare ciò si alzò il prezzo dei biglietti degli spettacoli. Cambiando il teatro in questo modo, cambiarono anche i personaggi, e si vennero a creare dei tipi classici di personaggi che incarnavano un ruolo, all’interno dell’opera teatrale, destinato a dare l’esempio al pubblico che assisteva allo spettacolo.
- Petimetre > trascrizione dal francese, che in spagnolo sarebbe ‘el pequeño señor’; il personaggio giovane che vuole imporsi nella società medio-alta/borghese utilizzando un comportamento e dei modi un po’ francesizzati.
- Usias > abbreviazione di ‘señoría’; rappresentano i personaggi spagnoli appena precedenti ai ‘señoritos’, che si propongono spesso come antagonisti dei ‘petimetre’, proprio perché rappresentano l’ideale classico spagnolo, perciò non accettano la francesizzazione di questi.
- Majos > un tipo di ‘macho’ ispanico, orgoglioso delle sue origini ispaniche, che ha spesso un comportamento di sfida ed è rappresentato spesso come il torero. Il loro corrispettivo femminile sono le ‘majas’, che corrispondono alle donne che frequentemente sono protagoniste nelle opere.
- Sainetes > sono rappresentazioni di tono umoristico, che già nel secolo precedente venivano utilizzate come ‘entremeses’, ossia come brevi rappresentazioni teatrali che venivano fatte tra un atto ed un altro per intrattenere il pubblico.
Il teatro del XVII secolo, dunque, non aveva più uno scopo ludico (tipico del Barocco), ma aveva il compito di educare, ed era rivolto a classi medio-alte. Questo teatro diventò, perciò, una ‘escuela de costumbres’, ovvero una scuola di buone maniere, che si rivolgeva alle masse e non alle singole persone, e aveva il ruolo di mantenere l’ordine civile. Ovviamente, per educare le masse, il teatro doveva essere verosimile, perché solo se la gente riusciva ad immedesimarsi nei personaggi teatrali, allora poteva seguire una certa condotta morale.
Il romanzo spagnolo novecentesco
Il romanzo come genere letterario era concepito per essere indirizzato ad un pubblico borghese, e data l’assenza della borghesia durante la prima metà dell’Ottocento, non si può parlare di romanzo prima di allora, al contrario della Francia.
Nel Novecento, la rappresentazione della realtà che il romanzo francese aveva avviato, diventa sempre più approfondita e vera, di fatti già i romanzieri della seconda metà dell’Ottocento volevano fare una descrizione della realtà che fosse fedele, volendo entrare nella mente dei personaggi, al punto da deformare i confini del romanzo stesso.
Caratteristica del romanzo novecentesco è la narrazione in prima persona, che mirava a riprodurre fedelmente i pensieri dei personaggi. All’inizio del secolo, vengono pubblicati una serie di romanzi di diversi autori: “Amor y Pedagogía” di Unamuno, “La voluntad” di Azorín, “El camino de la perfección” di Pio Baroja e le “Sonadas” di Valle-Inclán. Questi andarono a formare un nucleo di opere che componevano un nuovo ‘cantiere’ di scrittura novecentesca, poiché all’interno di questi romanzi cambia il livello di rappresentazione della realtà, mantenendo, però, la forma consequenziale (dall’inizio alla fine) della narrazione, e i rapporti tra i personaggi, le azioni e lo sviluppo della trama procedono perché regolati da rapporti di causa-effetto.
A seguito della guerra (a partire dal 1936), pochissimi intellettuali decisero di rimanere in Spagna e molti partirono per l’esilio, e proprio da questa cesura segnata dal conflitto mondiale, la letteratura spagnola si arricchì di romanzi autobiografici, poiché lontano dalla madrepatria gli autori ripiegarono sull’unica cosa che avevano: la loro vita. Vi sarà, dunque, una narrazione realistica di tipo autobiografico.
Miguel de Unamuno - Niebla
Miguel de Unamuno fu uno degli esponenti più importanti della letteratura spagnola a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento, e uno dei teorici della cosiddetta Generazione del ‘98. Egli nacque come scrittore basco (quindi proveniente dal nord della Spagna) e realista. Importante è la sua conversione al cattolicesimo, che divenne argomento di alcune delle sue opere (tra queste non vi è ovviamente “Niebla”).
Unamuno cominciò la sua carriera come professore di letteratura greca, per poi iniziare a scrivere. Egli fu uno scrittore molto versatile, e durante la sua vita pubblicò sia saggi, che poesie, che romanzi. Dal punto di vista politico, inizialmente Unamuno occupò una posizione da conservatore, per poi convertirsi al socialismo. È importante sottolineare che egli fu il primo scrittore spagnolo della letteratura contemporanea a fare della propria missione letteraria una missione politica, ciò vale a dire che egli indeva il suo mestiere di scrittore intimamente legato alla missione politica, etica e civile.
Vari scritti
Un’opera molto importante da segnalare è il saggio pubblicato nel 1895, “En torno al Casticismo”. In questo saggio Unamuno si interessa al divenire della Spagna e, studiando l’evoluzione storica del popolo spagnolo, inventa un paradigma che si chiama ‘intrahistoria’ contrapposta alla ‘historia’. La ‘historia’ è la storia ufficiale (quella che si trova nei libri di storia), quindi la storia oggettiva, mentre la ‘intrahistoria’ è la storia che si intreccia alla ‘historia’, ed è silenziosa e lenta, essa è la storia delle vite del popolo spagnolo (es. storia dei contadini spagnoli che, per esempio, cercano di coltivare una terra infruttuosa).
Con questo saggio Unamuno insiste sulla necessità che la Spagna si apra al confronto con l’Europa, esponendo la ‘intrahistoria’ essenziale del popolo spagnolo. Un’altra opera importante di Unamuno è “Amor y Pedagogía”, pubblicato nel 1902, che narra la storia di un padre che studia tutte le possibilità genetiche per accoppiarsi con una donna e generare un super-uomo. Il risultato di quest’esperimento sarà una tragedia, poiché il figlio nascerà esattamente opposto a quel desiderio paterno, e finirà per suicidarsi.
Con questa opera Unamuno ci vuole dimostrare che la scienza non serve più a niente e per rappresentare la realtà bisogna trovare nuove strategie (tra cui vi è la ‘nivola’). Egli pubblicherà nel 1905 un commento all’opera di Cervantes, intitolato “Vida de Don Quijote y Sancho”, da cui prende i problemi posti dall’opera di Cervantes che gli permettono di affrontare dei temi che sono ricorrenti nella sua opera, come il tema della sapienza personale, il tema di Dio e il tema del destino moderno della nazione spagnola.
“Don Quijote” influenzò molto la scrittura di Unamuno, soprattutto nel suo capolavoro “Niebla”, in cui supera la narrazione di vicende verosimili e sperimenta nuove forme del Realismo. Tra i primi romanzi di Unamuno vi è “Paz en la Guerra”, concepito ispirandosi ad una scrittura realista.
Niebla
“Niebla” è il romanzo di spicco di Unamuno, pubblicato nel 1914. Già molto interessante a partire dal titolo, di fatti, possiamo considerare la nebbia non solo un fenomeno atmosferico, ma anche come un’immagine metaforica: qualcosa che disorienta, intontisce e persino spaventa; essa è un occultamento della vista. Questo va a sottolineare allegoricamente l’alienazione del soggetto, che è alla base dell’opera.
Il protagonista dell’opera è avvolto nella nebbia della vita, egli vive nel mondo, ma per certi aspetti è anche separato da esso. Unamuno scelse per questo personaggio un nome e un cognome che insieme formano un ossimoro: Augusto Pérez, ‘Augusto’ nome dell’imperatore romano, controbilanciato da ‘Pérez’, che è un cognome semplice e banale. Il dialogo è un elemento chiave di questo romanzo, difatti è molto presente. Importante è dire che la narrazione dell’opera è definibile Ottocentesca a causa dell’uso della terza persona.
La trama si sviluppa intorno al giovane facoltoso Augusto Pérez che si innamora di una donna, Eugenia, che intravede attraversando la strada. Egli decide di corteggiarla e di seguirla fino a casa e viene aiutato dai parenti (soprattutto dalla zia) della ragazza, che vedono in Augusto un uomo attivo. Il problema
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Letteratura spagnola - parte 3
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