LETTERATURA SPAGNOLA
LA REALTÀ IN EVOLUZIONE: Si parte dall’idea che la realtà non sia la realtà oggettiva,
anche se è diffusa l'idea che la realtà faccia da riferimento inamovibile che ci permette di
condividere spazi, luoghi e tempi, –funziona uguale a se stessa attraverso luoghi e secoli.
L'idea di realtà si rafforza soprattutto nell’800 con l'avvento del Positivismo dunque diventa
dominante nel mondo. La mia realtà è qualcosa in continua trasformazione, varia anche
senza accorgersene. La realtà è paragonabile a una cosmovisione ovvere l’idea che abbiamo
sul cosmo, si oppone al caos ovvero la confusione COSMO ≠ CAOS.
→
COSMOVISIONE: Il termine cosmovisione deriva dal tedesco Weltanschauung (Welt =
“mondo”, anschauen = “osservare”), espressione introdotta dal filosofo Wilhelm Dilthey. Con
questo concetto si indica l’insieme di opinioni, credenze e rappresentazioni che
definiscono l’immagine complessiva del mondo propria di una persona, di
un’epoca o di una cultura. La cosmovisione è il quadro di riferimento attraverso
cui interpretiamo la nostra natura e quella di tutto ciò che esiste; essa stabilisce
nozioni comuni che si applicano a tutti gli ambiti della vita. In senso etimologico, richiama
l’idea di kósmos, cioè ordine e mondo, contrapposto al cháos, il vuoto primordiale, la
voragine originaria che precede la creazione e l’ordinamento del cosmo.
È NATO PRIMA L’UOVO O LA GALLINA: È NATO PRIMA L’IMMAGINARIO O
LA REALTÀ? Il concetto di immaginario permette di comprendere più a fondo la
costruzione della realtà sociale. Come spiegano Pier Luca Marzo e Luca Mori in Le vie
sociali dell’immaginario, l’immaginario non deve essere inteso come l’opposto del
reale, ma come la sua sorgente invisibile. Esso costituisce quel campo di significati
condivisi che rende possibile la costruzione sociale della realtà. Non è il luogo dell’irreale, ma
uno spazio comune creato dall’agire insieme — con, contro o per gli altri — attraverso cui gli
individui trovano il proprio posto nel mondo. Se l’immaginario dominante entra in crisi, la
realtà che esso sostiene viene meno e ne nasce un’altra, fondata su un nuovo immaginario. In
questo continuo mutamento si manifesta l’infinita variabilità delle realtà storico-sociali. A
questo proposito, il concetto si collega anche alle riflessioni di Peter L. Berger e Thomas
Luckmann in La realtà come costruzione sociale, dove si sottolinea come la realtà quotidiana
sia il prodotto di processi di istituzionalizzazione e legittimazione condivisi. L’immaginario,
in questa prospettiva, agisce come sfondo simbolico che orienta tali processi, fornendo
schemi interpretativi che gli individui interiorizzano e riproducono nelle loro pratiche.
Inoltre, si possono richiamare le idee di Cornelius Castoriadis, che parla di “immaginario
radicale” per indicare la capacità creativa delle società di generare nuove forme di significato
e nuove istituzioni. Questo sottolinea come l’immaginario non sia statico, ma dinamico e
produttivo: esso non si limita a riflettere la realtà sociale, bensì la crea e la trasforma
continuamente. In questa prospettiva, comprendere l’immaginario significa cogliere il livello
più profondo della vita sociale: quello in cui si formano valori, simboli e rappresentazioni che
danno senso all’esperienza collettiva. È proprio da qui che nascono sia la stabilità delle
istituzioni sia le possibilità di cambiamento, rendendo l’immaginario una dimensione
fondamentale per interpretare le trasformazioni della società contemporanea.
Un esempio emblematico dei limiti storici della scienza è il caso di António Egas Moniz,
che nel 1949 ricevette il premio Nobel per la medicina per la scoperta e il valore
terapeutico della lobotomia in determinate psicosi, studi condotti negli anni Trenta.
Oggi quella pratica è considerata altamente problematica, a dimostrazione di come il sapere
scientifico sia inserito in un determinato contesto culturale e possa essere riconsiderato nel
tempo. Come sostiene lo scienziato Richard Lewontin, la scienza è plasmata dalla società
perché è un’attività umana che richiede tempo, risorse e finanziamenti. Le forze economiche
e sociali influenzano in larga misura ciò che la scienza studia e il modo in cui lo studia. Per
questo motivo la scienza dovrebbe svilupparsi all’interno di pratiche democratiche: se viene
sottratta al confronto pubblico e trasformata in dogma, può diventare uno strumento di
imposizione coercitiva. L’affermazione “con la scienza non vale la democrazia”
rischia di diventare un alibi per giustificare decisioni arbitrarie. Anche il filosofo
Augusto Del Noce, nel saggio Il falso idolo della civiltà tecnologica (1969), ha messo in
guardia contro la mentalità tecnologica. Secondo Del Noce, le sue radici non risiedono
semplicemente nello sviluppo tecnico, ma in una deviazione religiosa: una fede nel potere
liberatore della tecnica, nell’idea dell’assolutamente nuovo e nella distruzione delle attitudini
morali precedenti. In modo analogo, lo psicologo Mattias Desmet sostiene che il punto più
alto della ragione consiste nel riconoscere i propri limiti e che il servizio più importante della
scienza è comprendere di non poter essere il principio guida assoluto dell’umanità.
TEORIA DELLA ZECCA: Un contributo importante alla riflessione sull’esperienza del
mondo proviene da Jakob von Uexküll, considerato tra i fondatori dell’etologia
contemporanea. Nella sua opera “Ambienti animali e ambienti umani” (1933), egli elabora
la cosiddetta “teoria della zecca”, secondo cui ogni essere vivente abita un
proprio ambiente (Umwelt), che è fondamentale per comprenderne il
comportamento. L’ambiente non è uno spazio oggettivo identico per tutti, ma un
mondo selezionato e significativo per il soggetto che lo vive. Anche il tempo, in
questa prospettiva, è dominato dal soggetto: ciascun organismo struttura e
percepisce il tempo secondo il proprio ambiente. Nel mondo contemporaneo, la
cosmovisione dominante è fortemente influenzata da due elementi principali: i mass media,
cioè la comunicazione su larga scala, e la visione scientifica e tecnologica della realtà. In
questo senso, la cosmovisione coincide in gran parte con l’immaginario collettivo, ossia con
quell’insieme di rappresentazioni condivise che definiscono ciò che consideriamo reale,
possibile o vero. La realtà oggettiva, infatti, è sempre mediata da un sapere condiviso, da uno
schema dominante che tende a trasformarsi lentamente nel tempo oppure più rapidamente
in seguito a grandi eventi catastrofici o a cambiamenti improvvisi delle pratiche quotidiane.
Nell’epoca moderna si è creato un legame molto forte tra realtà e scienza, al punto che ciò
che è scientificamente validato tende a essere percepito come l’unica forma legittima di
verità. Tuttavia, la scienza non è neutra né assolutamente oggettiva. Essa nasce
come arte del dubbio e della confutazione, con una funzione antidogmatica, ma
è sempre relativa alle domande che ci poniamo: è, in questo senso, epistemica.
Ogni prescrizione medica, ogni terapia, ogni analisi o indagine è l’espressione di una
determinata visione del mondo. La scienza rappresenta sempre un punto di vista,
storicamente e culturalmente situato. È per sua natura fallibile: ciò che oggi appare
certo può essere smentito domani. Per questo richiede un atteggiamento umile e prudente,
capace di evitare generalizzazioni astratte o applicazioni decontestualizzate. Inoltre, la
scienza non è autarchica: necessita di un dialogo continuo tra discipline diverse.
700 SPAGNOLO: SECOLO TRA DUE GUERRE E DUE CRISI: Dalla fine del Siglo
de Oro alla crisi della coscienza spagnola (1680-1724): Il Siglo de Oro, iniziato alla
fine del Cinquecento e conclusosi simbolicamente con la morte di Calderón de la Barca
(autore de La vida es sueño), segna il massimo splendore culturale della Spagna.
Tuttavia, già alla fine del Seicento il paese entra in una fase di profonda crisi
politica, economica e identitaria. Tra il 1680 e il 1724 si parla di “crisis de la
conciencia española”: la Spagna perde progressivamente potere in Europa, soffre una
grave debolezza economica e gestisce male le immense ricchezze provenienti dalle colonie
americane. I metalli preziosi non vengono investiti nello sviluppo produttivo interno, ma
spesi per guerre e debiti, provocando inflazione e stagnazione economica.
La Guerra di Successione (1701-1713): Nel 1700 muore Carlo II d’Asburgo senza eredi.
Si apre così la Guerra di Successione spagnola, che è una guerra civile interna, ma allo stesso
tempo si tramuta in una guerra europea tra grandi potenze. All’interno della Spagna c’è una
spaccatura notevole, infatti la regione di Castiglia sostiene il candidato borbonico
(appoggiato dalla Francia), mentre la Catalogna e Aragona sostengono la continuità degli
Asburgo. Alla fine vincono i sostenitori dei Borbone e sale al trono Filippo V, primo re
borbonico di Spagna. Con lui inizia la dinastia ancora oggi regnante (attualmente Filippo VI).
Il decreto di Nueva Planta: Filippo V promulga i Decreti di Nueva Planta, che eliminano i
fueros (autonomie locali di Catalogna, Aragona, Valencia), centralizzando il potere nelle
mani del re, unificano amministrazione e sistema giuridico ed eliminano molte barriere
commerciali interne. La sconfitta catalana nella guerra è alla base della successiva
e duratura rivendicazione autonomista catalana: il desiderio di indipendenza nasce
da una sconfitta militare e dal sentimento di perdita delle proprie istituzioni.
I sovrani del Settecento: Dopo Filippo V regnano: Luis I (brevemente), Fernando VI,
Carlos III, Carlos IV, Fernando VII. Tra questi, il più importante è Carlos III, che aveva
già governato a Napoli. Con lui si sviluppa il periodo più fecondo della Ilustración
española: riforme, sviluppo culturale, rinnovamento amministrativo.
La Guerra di Indipendenza (1808-1814): Nel 1808 Napoleone invade la Spagna e pone
sul trono suo fratello Giuseppe Bonaparte (chiamato ironicamente Pepe Botella). Scoppia la
Guerra di Indipendenza, si tratta di una guerra nazionale, una guerra popolare ma anche di
una guerra di guerriglia (piccole azioni improvvise contro l’esercito francese). Gli spagnoli,
aiutati dagli inglesi (che non volevano l’espansione francese in Europa), riescono a
sconfiggere i francesi. Questa guerra segna il passaggio dall’Antiguo Régimen al Nuevo
Régimen e l’inizio della Spagna contemporanea.
LA ILUSTRACIÓN: L’Illuminismo non è un sistema uniforme: in ogni paese assume
caratteristiche diverse. In Spagna coinvolge soprattutto le classi alte e la borghesia
emergente. Kant e il motto dell’Illuminismo: L’Illuminismo ha come motto la celebre
formula latina ripresa da Immanuel Kant da Orazio: “Sapere aude”, cioè “abbi il coraggio di
conoscere”. Questo principio invita l’uomo a usare la propria intelligenza in modo autonomo,
emancipandosi dalla “minorità”, ovvero dalla dipendenza dall’autorità della Chiesa, della
tradizione e dei dogmi imposti. L’individuo deve quindi liberarsi dai pregiudizi e imparare a
utilizzare la ragione in maniera critica e consapevole. La ragione illuministica, tuttavia, non è
considerata assoluta o illimitata: essa deve essere controllata dall’esperienza concreta e si
oppone sia al principio di autorità medievale sia all’innatismo cartesiano. In questo periodo
si sviluppano correnti filosofiche come l’Empirismo di John Locke, il Sensismo e il metodo
induttivo. Secondo queste teorie, la conoscenza nasce dall’esperienza sensibile: si procede dal
particolare al generale, osservando direttamente la realtà. Locke, in particolare, esaspera il
sensismo, attribuendo ai sensi un ruolo fondamentale nella conoscenza del mondo, poiché è
attraverso l’esperienza sensibile che l’essere umano può comprendere la realtà.
L’Illuminismo non è un movimento elitario in senso assoluto, anche se si sviluppa
prevalentemente all’interno delle classi colte ed elitarie. Esso si fonda su una grande fiducia
nella ragione e nella capacità dell’uomo di pensare autonomamente. Diventa quindi
fondamentale conoscere le cose, valorizzare l’intelligenza e sviluppare un forte senso critico:
l’intelligenza non deve essere trascurata, ma messa in pratica attraverso la riflessione
personale e critica. Un concetto importante del periodo è il Meccanicismo, secondo cui tutto
l’universo funziona come un meccanismo regolato da leggi meccaniche. Questa visione
rischia però di svuotare l’uomo di emozioni, sentimenti e dignità, riducendolo a una semplice
macchina e facendo scomparire le sue caratteristiche peculiari, soprattutto la capacità di
agire in modo etico. Nel Settecento spagnolo, inoltre, il tema religioso non rappresenta il
centro della cultura: emergono invece altre caratteristiche e ambivalenze fondamentali. Tra
queste vi è il rapporto tra ragione e sentimento. Contrariamente a quanto si potrebbe
pensare, il sentimento non è opposto alla ragione, ma ne è complementare. A unirli è la
natura, vista con un approccio nuovo: la ragione porta allo sviluppo dell’empirismo e della
volontà di osservare direttamente i fenomeni naturali, senza affidarsi al principio di autorità.
Ragione e sentimento hanno dunque la stessa origine, la natura, e proprio per questo non
sono in contraddizione. Questa riflessione è espressa simbolicamente anche nell’opera Il
sonno della ragione genera mostri, che mostra come una ragione priva di equilibrio possa
produrre conseguenze negative e mostruose. Metodo sperimentale: Seguendo Galileo e
Newton, il metodo illuminista è sperimentale, induttivo e basato sull’osservazione.
Dall’esperienza si passa alla teoria. La ragione si applica non solo alla natura, ma anche a:
politica, etica, società ed educazione. Nasce proprio in questo periodo l’idea moderna di
progresso. Oggi tendiamo ad espellere il lato emotivo dalle cose che contano (ambito
lavorativo). Il sentimento (continuità, impegno) è legato alle emozioni (momentanee). Oggi
si dice che la ragione non contempla lo spazio emotivo, ma la storia ci mostra che questi
aspetti sono sempre collegati. Maurice Merleau-Ponty - Fenomenologia della
percezione: Se l'emozione fa parte del nostro corpo, questa entra sempre a far parte di
pratiche quotidiane strettamente logiche, in cui c'è un mondo emotivo che ci portiamo
sempre dietro.
-Uso pubblico della ragione: Per Kant è fondamentale l’uso pubblico della ragione,
secondo le teorie kantiane, il sapere deve essere condiviso, la conoscenza non è rivelazione
privata e il giudizio deve essere critico e pubblico. La ragione ha però dei limiti: deve infatti
essere controllata dall’esperienza e deve evitare derive assolutistiche
-Meccanicismo e razionalismo: Una corrente minoritaria francese sviluppa il
meccanicismo, pensiero secondo il quale l’uomo viene considerato come una macchina e
tutto è spiegabile secondo leggi meccaniche. Questa corrente è supportata da una vvisione
materialista e atea. Qui è importante distinguere: Complicazione macchina composta
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da pezzi con uno scopo preciso e Complessità organismo vivente con molte funzioni e
→
finalità. Questa visione meccanicista influenzerà il positivismo e, in parte, anche la mentalità
moderna. Accanto all’empirismo esiste anche il razionalismo, che privilegia il metodo
deduttivo e sostiene che tutto sia spiegabile attraverso la ragione.
Limiti e rischi dell’Illuminismo: L’illuminismo implica una vicinanza con lo spirito
critico, le teorie dell’ empirismo e anche la condivisione pubblica. Questi, limitano
l’assolutismo della ragione. D’altra parte, in contrapposizione troviamo l’idea di una ragione
unica e universale e la pretesa di formulare una realtà oggettiva come unica possibile. Può
trasformarsi in una nuova forma di dogmatismo. Emblematico è il quadro di Goya: “El sueño
de la razón produce monstruos” Quando la ragione si addormenta nascono superstizioni; ma
anche quando la ragione si assolutizza può generare mostri.
ILLUMINISMO FRANCESE: Jean Jacques Rousseau muove una critica alla civiltà,
elogia la natura, il contratto sociale, ed è fermamente convinto del fatto che l'uomo debba
essere libero per natura, mentre il popolo debba essere sovrano seppur con alcune con
limitazioni. Egli esclude la donna dalla categoria del „soggetto universale“, riducendola a una
mera figura riproduttrice. Rousseau venne criticato, ma nonostante i diritti dell'uomo e del
cittadino, il suo libro intitolato "Dichiarazione dei diritti e doveri della cittadina". Un'altra
donna molto importante è l'inglese Mary Wollstonecraft che scrisse un libro intitolato
"Rivendicazione dei diritti delle donne"
Troviamo anche altre figure importanti come:Voltaire pensiero razionalista moderno
→
(emancipato dalla religione) e diritti dell'uomo. Montesquieu teoria politica della
→
separazione dei poteri. Diderot e D'Alembert ecc. stilarono la prima Enciclopedia.
→
Durante l'illuminismo c'è un cambio di cosmovisione. Avviene un passaggio da una
mentalità teorico-religiosa dei caratteri scolastici ad un atteggiamento scientifico di
impostazione essenzialmente laica. Si sviluppa un contrasto tra
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