Letteratura contemporanea - Prima lezione
D’Annunzio, superuomo ed estetismo
D’Annunzio > conoscenze del superuomo. Studia Wagner, ecc. > gli danno una forma di megalomania > valorizzano ciò che lui ha già dentro (grazie alla cura di come vive).
Conosce poi Eleonora Duse > periodo più prolifico e meno erotico (produrrà poesie che saranno alla base dell’estetismo).
L’ Ubermensch è l’oltreuomo, cioè un uomo che supera i limiti che incontra, specie quelli morali.
D’Annunzio lo interpreta come un’evoluzione del Dandy.
“Forse che sì, forse che no.” > Trionfo della Morte.
Il Piacere > bisogna dividere quello che succede nel racconto e ciò che succede nello scrivere allo stesso tempo. D’Annunzio recita, non si blocca mai su una teoria > lui scrive ciò che vuole il lettore.
Fondamentalmente è un simbolista, ma senza approfondimento filosofico. Segue e sceglie i riferimenti culturali.
Le Laudi (Del cielo, della terra, del mare e degli eroi) > Maia (Laus Vitae), Elettra, Alcione > che poi diventerà Alcyone, diario lirico di un’estate marina (trascorsa nel 1899-1902) > studio di tutti i libri > gita in Grecia, tema Decadentismo > lì prendeva nota tramite frasette nel suo diario, inventando versi sciolti, uno scritto che narra l’impeto, l’eccessivo e la cadenza del Gorta.
Con le Laudi vuole cantare di tutto ciò che c’è.
Nei testi nazionalistici tocca spesso i temi del superuomo. Chiederà al suo demone interiore di dargli una pausa, diventando un altro superuomo, che non narra dell’interventismo, dell’Italia, ma del paesaggio.
Alcyone e il mito
Alcyone: dà al libro una divisione. Separata da un Ditirambo, preceduto da un pre-ditirambo. Forma per dare l’idea dell’assenza di tempo. Lo spazio del mito. Biografia sconquassata, falsata per motivi estetici del lettore.
Dietro alle poesie del declino dell’estate si aprono numerosissimi temi e tramite il ricordo dell’estate si aprono gli spazi ad infinite citazioni.
È una vicenda conoscitiva, stilistica e metrica. Preraffaelita, primissime liriche > prende spunto dal Dante della Vita Nuova. Lode al paesaggio e al personaggio (donna) in maniera stilnovista.
Seconda sezione > impressionistica. Fase di recupero della metrica italiana. Percorso meta poetico.
Dimostrazione di grandi memorie culturali > sono presenti citazioni al limite del plagio.
Alcyone teorizza in versi la poesia stessa > narra simultaneamente più tematiche.
Il Fanciullo > invenzione di un personaggio allegorico. Ogni sua caratteristica ha un dettaglio particolare.
Suona il flauto > Aulos > Grecia. Allo stesso tempo è legato alla musica di Wagner. Figlio della cicala > arte perfetta. E figlio dell’ulivo > pianta sacra di Atena > sapienza e tecnica.
7 canne di bambù (canti della lirica) > costruite a Firenze nel Rinascimento.
Si accentuano lingue che abbiamo già visto nel Piacere. Linguaggio aulico > antico. Passato e presente coesistono nel mito.
Il Fanciullo è lo spirito poetico che sta dentro solo a D’Annunzio (il fanciullino di Pascoli invece sta solo dentro Pascoli).
Cosa me ne faccio del mito? Non uso Icaro per un’allegoria per l’estate che sta finendo. Un esempio è il meccanismo mitico come parassitario.
Il mito osa (significante + significato) = significato + (ogni altro significato che crea tutt’altro messaggio).
Proclamare che entra nell’artificio e si fonde con la natura.
I due oggetti comparati (spiga e morte) sono ricoperti da infinite similitudini e comparazioni, in modo che possano astrarre l’intero concetto.
Trionfa l’io musico sul suo significato e lo dichiara tramite la poesia.
13/02/19
Il Fanciullo e Stabat nuda Aestas
Il Fanciullo > tratto dall’Alcyone di D’Annunzio. L’Alcyone è diviso in 4 parti.
“Stabat nuda Aestas” > è il titolo in latino. È tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio: lì è ritratta immobile, mentre D’Annunzio la ritrae che fugge. Il titolo in latino significa “Stava nuda l’Estate”. Natura ed arte si mescolano, insieme a nudità e travestimento. Tutto è piegato all’estetica dell’autore. Francescanismo.
Latino > lingua eterna. Nella poesia, il poeta vede il piede della figura e da lì tutto si ferma e si muove solo lei, l’estate. Lei si vede per gradi: prima il piede, poi la schiena curva e poi i capelli. Le si piega il piede e lei inciampa. Torneranno poi gli stessi elementi (piede, schiena, capelli) e, alla fine, si sofferma sulla sua nudità.
Colùbro > è il serpente. Olivo > pianta della dea Atena Pallade. L’Estate è descritta come silenziosa.
Si presenta per gradi. Senhals > è la parola da cui deriva l’italiano “segnale”, sono i segnali con cui i poeti provenzali descrivono le donne amate sposate e le usavano per nascondere l’identità. È quel dettaglio anatomico di cui si servono i Neo-Stilnovisti.
Tutti i verbi sono al passato e l’azione viene narrata nel suo svolgimento. La Dea è già lontana. Arso > è un aggettivo che verrà usato spesso nell’Alcyone.
Estuava > usato nell’Alcyone > tutto vibra al calore. Le cicale che si fermano danno senso di immobilità. La sospensione del ritmo poetico è data anche dalla punteggiatura all’interno dei versi.
D’Annunzio è un grande descrittore, ma non narratore.
Sinestesia nel suo farsi. Tutto risolto in percezioni. Rappresenta il contatto con l’assoluto. Lui è visivo, non visionario.
L’io sta diventando natura. Linguaggio si appesantisce per rendere l’idea del sacro, non c’è un contatto col diverso, ma con sé stesso.
Rimbaud e il poema in prosa
Rimbaud > “Alba” da Illuminations di “La Vogue” 1886 > non ci sono prove che D’Annunzio abbia letto questo frammento. Poema in prosa > parte dalla fine, dice tutto subito, non crea suspense. Per il resto analizza > il lessico è semplice, diverso da D’Annunzio. Narratologia. Il narratore è un personaggio omodiegetico e autodiegetico perché fa parte della narrazione e lui compie le azioni > massima espansione dell’io. Il paesaggio parla perché l’io lo fa, glielo permette. L’io prima c’è e poi no perché il paesaggio si rivela. Soggetto passivo > il fiore mi disse il suo nome, io vidi la cascata bionda.
D’Annunzio non ha nulla da decifrare, mentre il Rimbaud c’è un soggetto da decifrare.
Ora il narratore è eterodiegetico, è quindi esterno, l’io è un altro. C’è la tentazione di un non conoscibile > non può essere descritto > come Dante quando parla dell’impossibilità di descrivere Dio. La rappresentazione di D’Annunzio dell’Estate è “narrato” dalle sue esperienze. È una successione di stati, non una vera e propria narrazione, mentre il Rimbaud la narrazione c’è.
L’Onda e la musicalità
L’Onda > sempre di D’Annunzio. Lui vuole far passare un messaggio > il poeta soltanto può interpretare e tradurre il linguaggio della natura. Sono 100 versi, più un distico finale. Virtuosismo del linguaggio altissimo.
Lui riproduce i suoni dell’onda. Lorica > armatura. L’onda brilla come pietre preziose. Numerosa > latinismo. Parla dell’onda usando termini che servono per descrivere il verso/ritmo. Vede poi una donna, che prende dalle Metamorfosi di Ovidio, in cui lei per sfuggire all’uomo che la desiderava, si trasforma in onde del mare.
In 100 versi ha narrato i movimenti dell’onda. L’ultimo distico non dice che lui ha cantato la lode all’onda, ma lui ha descritto la sua Strofe Lunghe. Trisillabi isolati a verso che incitano ad andare avanti > sono ponti di cambi ritmici. Rime si disfano. Richiami fonici. Antropomorfizzarsi dell’onda. Assonanza che vince sulla rima. Anfibrachi > sono dei versi tradizionali spezzati per il ritmo.
D’Annunzio fa uso di versi novenari all’inizio, come Pascoli. È importante il suono che genera > uguaglianza fonica. Indifferenza al contenuto. Sproporzione immensa. Lui voleva mostrare la sua abilità tecnica.
Le Stirpi canore > D’Annunzio scopre la musicalità dei chiasmi fonici. Le sue parole imitano così tanto la natura, che si mimetizzano in essa. Potere demiurgico della parola > vince la realtà e si sostituisce ad essa. Costruzione anaforica. Primo punto dopo 6 versi, nel resto del componimento, le uniche pause sono date dalle virgole. D’Annunzio gioca con i contrasti > inconsciamente il lettore sa dei contrasti tra suono e grammatica (tessene, serene, vene) > espande la frase o fa avere l’assonanza tra diverse forme grammaticali.
Prosodia > parole sdrucciole/proparossitone > dà musicalità. Rima > viene presa in considerazione l’unica vocale tonica e post tonica. Lievi dissimmetrie. A D’Annunzio interessa il variare del medesimo. Si vede il suo vitalismo. Leitmotifs.
18/02/19
Svevo, Trieste e La Coscienza di Zeno
Svevo > importante La Coscienza di Zeno.
Problema di Trieste > Trieste non era italiana, faceva parte dell’impero Austro-Ungarico > è il maggior porto dell’impero.
Nel suo romanzo Senilità > descrizioni paesaggistiche.
Coscienza di Zeno > non ci sono descrizioni, tutto è visto dalla coscienza di Zeno. Lui è affetto da una nevrosi triestina > Trieste è sempre presente > è come un personaggio principale.
Trieste è molto importante > multietnica. Si sviluppano i cantieri navali. Commerci, ricchezza e banche > Union Bank, viennese, è dove lavora Svevo. Già alla fine del 700 è presente emigrazione verso Trieste > antisemitismo sempre esistito > quello nazista e fascista diventa più radicale, prima era solo derisione.
Esempio > libro di Freud dove si fanno battute sugli ebrei.
Componente di ogni paese < intrecci di lingue e dialetti > multietnicità. Cosmopolitismo. Ma ogni cosa porta all’irredentismo (sentimento di chi vive in frontiera e si sente più “di là” che “di qua”). Foibe > cercare cosa sono. Legati alla Jugoslavia. Va oltre il concetto di comunismo e fascismo.
Caso Svevo > lui sarà scoperto all’estero, da Joyce e Montale. Lui comincia ad essere conosciuto nel 1925 > Caso Svevo > Svevo non sa scrivere.
Vero nome di Svevo > Aron Hector Schmitz > il nome Italo Svevo è uno pseudonimo: Italo è la sua parte italiana, Svevo la sua parte tedesca. Anche Saba usa uno pseudonimo.
Mittele Europa > cultura tedesca viene assimilata dagli italiani. Conoscenza diretta di autori e filosofi tedeschi.
Edoardo Weiss > consiglierà a Svevo di mandare il cognato da Freud.
Cultura medica forte > dallo scoppio della 1 Guerra Mondiale, Svevo studia bene Freud e lo traduce. Trieste come periferia d’Italia.
Non c’è ironia del rovesciamento nell’estetismo. Non è futurismo. Non si guarda allo sperimentalismo. Sono “appartenenti ad un’altra cultura” > sentimento della propria precarietà > manca una cultura di base.
La realtà cambia con l’arte. La coscienza del relativismo è una realtà di difficile interpretazione, non sanno cosa sia vero.
La Coscienza di Zeno è un diario di un nevrotico in cui si disegna di volta in volta il passato > frantumazione della psiche.
Svevo non è mai entrato in un’ottica mercantilistica > era infatti libero di scrivere ciò che voleva.
Svevo e Saba praticano la psicanalisi > autobiografie che guardano dentro la psiche > come una terapia.
Abbandono dell’idea di letteratura come aulica, Saba e Svevo, infatti, dicono che il poeta deve scrivere ciò che voleva > letteratura come esercizio di stile. La letteratura non è forma ma contenuti.
Cronologia delle opere e della vita di Svevo
- 1892 > Una Vita (intrisa di psicanalisi).
- 1898 > Senilità.
- 1923 > La Coscienza di Zeno.
Tutti e tre i libri sono stati pubblicati a sue spese.
Svevo nasce nel 1861 a Trieste (è due anni più grande di D’Annunzio). Nonno ebreo ungherese, apre un’impresa di commercio. Svevo cresce tra scuole italiane e tedesche per volere del padre, in modo che potesse imparare entrambe le lingue. Studiava per diventare commerciante, ma allo stesso tempo in biblioteca studiava i grandi autori.
- 1880 > Crisi economica familiare > lui allora trova lavoro come impiegato bancario. Nel mentre scrive saggi e successivamente Una Vita (1892). Poco dopo morirà il padre.
- 1896 > Si sposa con una sua cugina di secondo grado.
- 1898 < Pubblica Senilità > superamento del naturalismo.
- 1899 > Lascia la banca ed entra nell’azienda veneziana della moglie.
- 1905 > Deve imparare l’inglese per il suo lavoro che lo porta a viaggiare spesso a Londra. Conosce Joyce – che scrisse il primo grande romanzo del 900, che gli insegna l’inglese e lui legge i suoi romanzi. Indiretto libero che lui prese da Verga.
- 1908 < Si interessa alla psicanalisi.
- 1915 > Chiude l’azienda dei veneziani per la 1WW e lui si dedica allo studio approfondito della psicanalisi e della letteratura. Quando ha 57 anni scrive le proprie memorie e La Coscienza di Zeno.
- 1923 > Pubblica La Coscienza di Zeno e nel 1924 Joyce lo fa conoscere in Francia.
- 1928 > Svevo muore per un incidente d’auto mentre tornava da una vacanza.
Lui non prende un modello come Freud perché è portatore di verità, non porta sanità > i sani non lo sono veramente, i veri sani sono i malati. Svevo non nutre fiducia nella scienza > per lui tutto è dato dal caso.
La vita non è chiusa. In D’Annunzio la vita è vista come un’opera d’arte, è il regno dell’io > caratteri di ambiguità di “Il Piacere”.
Coscienza di Zeno > Dottor S. è quasi un narratore extradiegetico. Zeno è primo narratore intradiegetico, ma vediamo che è presente un secondo narratore intradiegetico.
La Coscienza di Zeno è diviso in: prefazione, preambolo, 5 capitoli di Zeno 1 e altri 3 di Zeno 2.
Narratore onnisciente > viene messo in discussione, non esiste qualcuno che conosce perfettamente tutti i fatti della vicenda.
Lettura prefazione > Dottor S. considerava prima il libro come una novella, poi come un’autobiografia, poi come delle memorie.
19/02/19
La Coscienza di Zeno, triestinità e lingua
La Coscienza di Zeno. Interpretazioni di letteratura tedesca > Svevo e Saba prendono molto spunto da loro.
Triestinità > letteratura estranea al modo di organizzare la società. Linguaggio formale, ma non futurista. Letteratura di contenuti, legata all’interiorità > intesa come strumento di analisi. Queste sono le caratteristiche della triestinità di Svevo.
Caso Svevo > sgrammaticato, germanismi frequenti, uso spropositato della preposizione “di”.
Giacomo De Benedetti > critico letterario, crede che sia un grande romanzo italiano. Crede che l’inetto descritto nel libro sia simile a quello descritto da un altro autore quando parlava di ebrei e donne (tradizione misogina ed antisemita) > l’autore del libro definisce l’ebreo come calcolatore e plastico > sa trarre vantaggio da ogni cosa e fa tutto per arricchirsi.
Inetto > nella Coscienza di Zeno è quasi un “vincente” e impara la convenienza di restare malato, in modo da riuscire a sfuggire alle regole.
De Benedetti loda Svevo, ma non sa come reagire alla lingua usata. Lo definisce un grande romanzo grazie alla psicologia analizzata.
Realtà > corrisponde a ciò che vede il protagonista.
Un altro linguista, Devoto, si rende conto che lui usa i germanismi perché non conosceva le parole giuste italiane per esprimersi sulla psicologia del personaggio. Un altro linguista dice che la lingua usata è sconquassata perché regge il pensiero del personaggio.
Diversi tempi > tempo in cui Zeno narra, tempo della narrazione al passato, ma rivisti al presente. Tempo della narrazione + storia dell’evento + storia della narrazione.
Uso spropositato del “di” > germanismo > lo è anche il “per me”.
Si rifà a Nietzsche per la teoria del Superuomo > un uomo che va oltre le superstizioni. Unisce a questa affermazione, anche la teoria Darwiniana > l’uomo si evolve insieme alla società > è privo di un destino a priori.
Malattia prima di Zeno > incoerenza. Inconscio iper-razionale.
Inconscio come rebus > la censura libera la coscienza da tutto il lavoro logico.
Concetto freudiano di psicanalisi > controllare su internet. Complesso di Edipo > Zeno si rifiuta di venire a patti con la realtà. È quindi legato al complesso di Edipo.
Nella prefazione, Svevo dà il via al processo di deresponsabilizzazione. Il Dottor S. articola ciò che dovrebbe fare l’autore, ma allo stesso tempo parla di truffa. Transfer negativo > Il Dottore è anch’esso vittima della nevrosi.
Critica sveviana al narratore onnisciente.
Prefazione seguita dal preambolo > Svevo vuole compiacere il medico, Zeno vuole trovare la verità e spesso si giustifica > scuse.
Svevo comincia a scrivere la Coscienza tra il 1913/14 < + 6 mesi di terapia > 1914/15 terapia. La Coscienza diventa un diario, in cui Zeno si rende conto che la terapia non ha funzionato 1916.
Tutto accade per caso a Zeno > effetto sorpresa > ogni cosa che accade è prevedibile per noi, ma non per lui.
Immagine intera della vita del protagonista > ogni capitolo è una parte della sua vita che ci mostra ogni sfaccettatura della sua malattia. Tutto inizia con la descrizione del problema e poi a cosa è legato, parlando di un episodio della sua vita.
I capitoli Il Fumo e La Morte del Padre sono entrambi divisi in due parti: una parte in cui si descrive il sintomo della malattia
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