Letteratura italiana 2^semestre
(+ libri: Calvino, “Palomar”, Oscar Mondadori, Milano, 1994 e successive ristampe. E. Bellini, “Calvino e i classici italiani”,
Ets, Pisa, 2019 (Res litteraria, 17). = Italo Calvino. Dell’autore novecentesco si sonderà il rapporto con alcuni classici della
letteratura italiana: Alessandro Manzoni, Eugenio Montale, Galileo Galilei.
Italo Calvino è stato uno tra i maggiori scrittori del secondo Novecento, conosciuto e tradotto in tutto il
mondo, ha finito per rappresentare lo scrittore italiano per antonomasia. La sua opera spazia dai
romanzi e i racconti in cui racconta la guerra e la Resistenza, fino allo sperimentalismo a cui lo scrittore
approda negli ultimi decenni. Autore principalmente di racconti e romanzi, Italo Calvino si interessò però
anche al mondo del teatro, del cinema, della musica, del fumetto e dell’arte.
VITA: Nacque a Santiago de Las Vegas, nell'isola di Cuba, il 15 ottobre 1923, figlio primogenito di Mario,
agronomo, e di Giulia Luigia Evelina (Eva) Mameli, botanica. Il padre era nato a Sanremo nel 1875 da
genitori sanremesi. Già titolare della cattedra ambulante di agricoltura di Porto Maurizio, l'attuale
Imperia, tra il 1909 e il 1917 risiedette in Messico dove collaborò alla riforma agraria voluta dal dittatore
Porfirio Díaz. Sul finire del 1917 si spostò a Cuba per dirigere la Stazione sperimentale di agricoltura
all'Avana. La madre, nata a Sassari nel 1886, discendente di Goffredo Mameli, era stata la prima donna in
Italia a ricoprire una cattedra di botanica generale. Mario Calvino la sposò a Pavia il 30 ottobre 1920. I
suoi genitori rientrarono già nell'autunno 1925 a Sanremo, dove Mario era stato nominato direttore della
Stazione sperimentale di floricultura Orazio Raimondo; a Sanremo nacque nel 1927 Floriano, unico
fratello di Italo.
I fratelli Calvino non ricevettero educazione religiosa. Italo, che frequentò un asilo infantile inglese e
scuole elementari valdesi, crebbe con la precoce consapevolezza di una differenza rispetto ai coetanei e
con l’imperativo di essere all’altezza di questo anticonformismo. I genitori di Calvino, che provenivano da
famiglie di tradizione repubblicana e mazziniana, erano antimonarchici e anticlericali. Il padre, già
testimone e sostenitore della rivoluzione di Pancho Villa in Messico, era massone e socialista riformista,
mentre in gioventù era stato anarchico kropotkiniano. Provò ugualmente per qualche tempo, senza
troppo successo, a mettere la sua competenza al servizio del fascismo appena consolidato in regime. In
seguito fu chiamato a coprire (1936-38) la cattedra di agronomia tropicale e sub-tropicale all'Università di
Torino, e nel 1939 diventò membro del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR)
Italo Calvino muore improvvisamente nel 1985, mentre stava lavorando alle Lezioni Americane, un ciclo
di conferenze che avrebbe dovuto tenere quell’anno ad Harvard, ma che usciranno solo postume.
OPERE:
-La fase neorealista. L'esordio come autore di guerra. Come molti altri scrittori della sua generazione,
anche Italo Calvino esordisce come autore di guerra, raccontando l’esperienza della Resistenza. Si può
dunque individuare una prima fase neorealista, anche se già si notano caratteristiche originali.
Opere di questo periodo:
Il sentiero dei nidi di ragno, è il romanzo di esordio di Calvino viene pubblicato nel 1946. Racconta
la storia di Pin, un bambino che vive in mezzo agli adulti, che lo coinvolgono nel furto della pistola a
un nazista; per questo Pin viene arrestato, salvo poi essere liberato dal partigiano Lupo Rosso. In
seguito Pin entrerà in una banda di Partigiani, vivendo da vicino la guerra ma anche le contraddizioni
e le debolezze di quegli uomini. Calvino decide di far vedere la Resistenza attraverso gli occhi di un
bambino.
Ultimo viene il corvo, del 1949, è una raccolta di racconti già pubblicati in rivista a partire dal 1946.
Il tema dominante è ancora la guerra e la Resistenza. (paura sul sentiero)
-Tra letteratura fantastica e boom economico. La trilogia dei Nostri Antenati. Dagli anni Cinquanta,
Italo Calvino opera una svolta verso la letteratura fantastica, che si concretizza nella trilogia I Nostri
Antenati. Qui Calvino mescola elementi fantastici all’ambientazione storica. I romanzi che compongono la
trilogia sono:
Il visconte dimezzato (1952)
Il barone rampante (1957)
Il cavaliere inesistente (1958)
-Le opere più impegnate. Al filone della letteratura fantastica si possono riportare anche i racconti
pubblicati in Le Cosmicomiche (1965) e Ti con zero (1967). Romanzo cosmico= Struttura cosmicomiche:
inizio citazione di una teoria scientifica e poi narrazione che di questa teoria viene fatta da un punto di
vista personale e dissacrante
Intanto Italo Calvino aveva lavorato anche alla raccolta e all’edizione delle Fiabe Italiane, che uscirono nel
1956 ottenendo un buon successo e consolidando l’idea di un Calvino favolista.
Tuttavia non bisogna scordare che negli stessi anni Calvino milita nel Partito Comunista, scrivendo molti
articoli impegnati e pubblica anche opere in cui descrive l’Italia del dopoguerra e del boom economico,
tra cui ricordiamo:
La speculazione edilizia (1957)
La formica argentina (Insieme a “La nuvola di smog” fa parte della seconda parte degli “Amori
difficili")
La giornata di uno scrutatore (1963)
-I romanzi sperimentali. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta si apre una nuova fase, quella
considerata più originale, in cui Italo Calvino scrive i suoi romanzi più noti. La notorietà di queste opere è
dovuta alla loro carica sperimentale, ossia nella volontà di allargare i confini della letteratura verso nuove
esperienze, che rompono con gli schemi del passato. La svolta avviene in Calvino grazie alla
frequentazione con gli scrittori francesi del gruppo dell’Oulipo, che intendono la letteratura come
gioco combinatorio. A questo va poi aggiunta l’influenza fondamentale dello scrittore argentino Jorge
Luis Borges. A partire da queste influenze Italo Calvino creerà in seguito vie più originali. Ma vediamo
brevemente le opere più importanti:
Il castello dei destini incrociati (1969), è il romanzo più legato allo sperimentalismo dell’Oulipo; in
un castello una serie di ospiti racconta delle storie senza parlare, ma servendosi unicamente delle
carte dei tarocchi.
Le città invisibili (1972), è una raccolta di testi brevi, in cui Marco Polo racconta a Kublai Kan le città
immaginarie che ha visto durante i suoi viaggi.
Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979), racconta la ricerca da parte di un Lettore e una Lettrice
di un misterioso romanzo di cui si trovano solo diverse versioni dell’inizio.
Palomar (1983), racconta le osservazioni del mondo dallo sguardo atipico dell’eccentrico signor
Palomar.
-La saggistica
Saggi. Per tutta la sua carriera Italo Calvino fu, oltre a scrittore di narrativa, anche autore di saggi
sulla letteratura. Tra i saggi del primo periodo ricordiamo: Il midollo del leone (1955), in cui esprime
la sua idea di letteratura, Il mare dell’oggettività (1960), in cui parla della stagione neorealista, e La
sfida al labirinto (1962). L’attività saggistica continuerà e sarà raccolta nel 1980 in Una pietra sopra.
Lavoro editoriale. Bisogna poi segnalare che lo scrittore lavorò a lungo per la casa editrice Einaudi,
occupandosi di recensione e valutare i libri in vista di una possibile pubblicazione. Questo lavoro ha
lasciato una gran mole di scritti non ancora del tutto pubblicati e che spaziano in tutto il campo della
letteratura contemporanea. Questa attività è molto importante, tanto che Italo Calvino dirà: «Il
massimo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri. E ne sono contento».
Lezioni Americane. Tra i lavori di saggistica spicca poi l’ultimo libro, lasciato incompleto da Italo
Calvino prima di morire. Si tratta delle Lezioni Americane, sei conferenze che Calvino avrebbe dovuto
tenere nel 1985 presso l’Università di Harvard. Il sottotitolo del libro recita: «Sei proposte per il
prossimo millennio». In questi saggi Calvino in effetti individua le caratteristiche che avrebbero
dovuto caratterizzare la letteratura del nuovo secolo: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e
molteplicità. La carriera di Calvino si chiude dunque con uno sguardo al futuro, con un’attenzione
verso gli sviluppi del mondo e della cultura che d’altronde aveva accompagnano lo scrittore per tutta
la sua vita. Calvino e i classici
Classici antichi e moderni (destinati a diventare classici): Calvino autore della letteratura del 1900. La sua
scrittura è legata alla tradizione letteraria dei classici della tradizione latina e greca, in riferimento ad
autori della modernità (prima del 900) e contemporaneità. Può essere definito autore classicista. Per
Calvino i classici sono anche moderni = libri validi che sono candidati a diventare appunto dei classici.
Dai suoi giudizi sui libri degli altri ricaviamo indicazioni per conoscere meglio la ‘poetica’ di Calvino: Ha
lasciato differenti riflessioni che aiutano a ricostruire il suo rapporto con i classici--->"perchè leggere i
classici" = raccolta di riflessioni di Calvino sotto forma di interviste del 1991. Leggere i classici serve a
capire meglio il proprio lavoro letterario, sè stesso ("Parlo di te per cercar di veder chiaro anche in me"
scrive a Sciascia)
Dal mondo non scritto al mondo scritto ---> modo di scrivere di Calvino: la scrittura non è mai
improvvisazione o soltanto evasione e divertimento ma è sempre il risultato di uno sforzo teso alla
conoscenza e espressione della realtà/del mondo. Durante il novecento, anche per colpa di
sconvolgimenti storici e scientifici, la scrittura era più di evasione, caotica e sfuggente ma Calvino tende a
rimanere sulla scrittura scolastica, ha visione della parola morale e etica. Solo con fatica e impegno dello
scrittore la parola può sperare di esprimersi e rappresentare il mondo non scritto
parola è un inseguimento perpetuo delle cose, adeguamento alla loro varietà infinita. […] La parola
"La
Scrive:
collega la traccia visibile alla cosa invisibile, alla cosa assente, alla cosa desiderata o temuta, come un fragile
ponte di fortuna gettato sul vuoto. Per questo il giusto uso del linguaggio per me è quello che permette di
avvicinarsi alle cose (presenti o assenti) con discrezione e attenzione e cautela, con rispetto di ciò che le cose
(presenti o assenti) comunicano senza parole La percezione
(Lezioni americane, Leggerezza, Esattezza).
insomma che la lingua non può dire tutto, ma forse riesce a dire qualcosa, a patto che la si circuisca e quasi la si
corteggi con assidua pazienza, disposti allo scacco."
La lettura dei classici è questione etica:
• L’importanza dei modelli e la necessità di un costante confronto con la tradizione: i modelli vanno visti
in modo positivo (Manzoni)
• La scrittura come progressivo perfezionamento di mezzi e strumenti, di studio sopra i libri degli autori
contrario al
"Sono
che ci hanno preceduto: autori che l'hanno preceduto servono a crescere e migliorare.
mito dello scrittore ‘ispirato’ che non sa il perché di come scrive, ma intendo la letteratura come un impiego di
mezzi tecnici al massimo cosciente e razionale"
---> Il ‘mondo non scritto’ (es: le esperienze, la vita reale) non passa immediatamente nella parola, nel
‘mondo scritto’, occorre il lavoro (il labor) specifico della scrittura, che ha una sua pratica, una sua
intelligenza e fatica.
Elementi che servono per saper scrivere bene secondo Calvino:
1.Lettura
l'unico modo per imparare a scrivere è leggere tanto, (riprende il consiglio di Orazio). Un vero scrittore
non deve scrivere solo per sé stesso ma partecipando ad un lavoro collettivo: raccogliendo informazioni
delle situazioni che gli stanno intorno. Conoscenza della contemporaneità
scrive, scrive, ma il guaio è che prova più gusto a scrivere che a leggere, mentre scrivere vuol dire partecipare
“Lei
a un lavoro collettivo, avere una propria idea della situazione della letteratura attuale e di una direzione verso
la quale si vuole svilupparla. Se no le cose che Lei scrive, belle o brutte che siano, non entrano nel discorso
generale, cioè non servono.” (a Stelio Mattioni: apprendista scrittore, 1965)
2.Imitazione
Ciò che si legge si deve trasformare dentro di noi per portare a qualcosa di utile nella scrittura--->
Passaggio da lettura a imitazione: in base a risultati già avuti da altri autori passati, bisogna cercare di
prendere spunto dai loro scritti, senza copiare ma rielaborare/modificare, per creare qualcosa di nuovo=
originalità Quanto allo studio, ecco perché servono: non ho smesso un momento di leggere. Le letture – penso
“[Questi viaggi]
– mi sono necessarie, primo perché non sia pago solo di me stesso, poi perché venendo a conoscenza delle indagini
altrui, possa formulare giudizi sui risultati e riflettere sulle ricerche da farsi. La lettura nutre la mente e la
ristora quando è affaticata dallo studio, anche se richiede una certa applicazione. Non dobbiamo limitarci a
scrivere o a leggere: la prima attività, parlo dello scrivere, riduce ed esaurisce le forze; la seconda ti snerva e ti
spossa. Bisogna, invece, passare dall’una all’altra e contemperarle in modo che la penna riconduca a unità
quanto si è raccolto con la lettura. Dobbiamo, si dice, imitare le api che svolazzano qua e là e suggono i fiori
adatti a fare il miele, poi dispongono e distribuiscono nei favi quello che hanno portato, e come scrive il nostro
Virgilio: ‘Accumulano il limpido miele e colmano le celle di dolce nettare”. (Seneca, Ad Lucilium, 84)
3.Furto
Si usa 'furto' per indicare un arricchimento/ un'imitazione che deve essere originale e non un plagio degli
scritti degli antichi
Es: premessa al catalogo della mostra d'arte di Tullo Pericoli “Rubare a Klee” scritta da Calvino intitolata
"Furti ad arte”, in cui inscena un dialogo con Tullio Pericoli (illustratore):
“P: Per evitare la ripetizione, per un desiderio di cambiamento, …dovevo fare i conti fino in fondo con quello che
ero stato…con Klee. Il ‘furto ad arte’ arricchisce il ladro e il derubato (Cézanne si è arricchito del furto
perpetrato da Picasso).
C: L’idea che l’artista sia proprietario di qualche cosa è un’idea piuttosto tarda…Si può dire che l’arte nasce da
altra arte, così come la poesia nasce da altra poesia… quando uno crede semplicemente di far parlare il proprio
cuore, o di imitare la natura, di fatto imita già delle rappresentazioni, magari senza rendersene conto… Per
esistere come personalità poetica indipendente, si comincia a stabilire il rapporto con un modello o con più
modelli.
C: Tradurre è il sistema più assoluto di lettura. Bisogna leggere il testo nelle implicazioni di ogni parola….
Sempre la traduzione implica una particolare intensità di lettura… Forse la lettura è già questo furto. C’è
questa cosa lì, chiusa, questo oggetto da cui si carpisce qualcosa che c’è chiuso dentro. C’è uno scassinamento,
c’è un furto con scasso in ogni vera lettura. Anche l’esperienza di essere tradotto è dello stesso tipo: è un modo di
leggersi.
C: Forse dobbiamo vedere il piacere di entrare in un lavoro interpersonale, in qualche cosa che ci dia quasi il
senso di un processo naturale cui hanno partecipato più generazioni …l’impressione di una forza che passa
attraverso di noi.”
• La tradizione è il luogo in cui le individualità di ogni scrittore possono aspirare ad un futuro proprio
perché dotate di un passato.
• L’originalità ad ogni costo non è per Calvino un merito: un precursore è solo uno che fa prima degli altri
delle cose che poi gli altri faranno meglio di lui.
“P: Credo che oltre a questo la vitalità si manifesti nel fatto che non si accettano le opere come oggetti chiusi,
ma stimolati da un maggiore spirito critico si vanno a cercare i percorsi, le tappe del farsi, gli stimoli, quei nodi
generativi di cui parlavamo.
C: Ogni opera che contiene in sé l’imitazione, la citazione, o la parodia presuppone una scelta, una lettura, una
critica, il privilegiare determinati aspetti, determinate linee nei confronti delle altre, è un’attività critica.”
Regole per un’idea più piena di libertà
La letteratura non è altro che questo inventarsi delle regole e poi seguirle. Scrivere un libro vuol dire, a un
certo punto, ‘scegliere’. Scegliere la ‘regola’, cioè un piano ordinato e controllato di lavoro è per Calvino un
modo per ritagliare zone di ragione entro il magma indistinto della realtà, è una maniera per stabilire una
distanza entro la quale collocare la scrittura, il proprio lavoro letterario.
Il classico (l’autore che si fissa dei modelli) che scrive la sua tragedia osservando regole che conosce è più
libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa e schiavo di altre regole che ignora (l’artista
ispirato obbedisce ciecamente). Idea di libertà che si realizza in quanto frutto della conoscenza.
Conoscenza è studio che produce senso critico. Calvino ha in mente il sistema delle unità aristotelica che
aveva regolato la scrittura della tragedia fino al teatro manzoniano.
Classicismo e libertà
“Ora, questa ispirazione che consiste nell’ubbidire ciecamente a ogni impulso è in realtà una schiavitù. Il
classico che scrive la s
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