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La letteratura di viaggio

La letteratura di viaggio è un genere letterario molto fluido al quale appartengono opere che, per la maggior parte dei casi, contengono descrizioni, osservazioni sui luoghi visitati dal viaggiatore/autore. Questi testi possono essere molto diversi tra di loro, si tende infatti a definire come specificamente appartenenti al genere opere che abbiano come oggetto luoghi visitati realmente e che ne descrivano l'ambiente fisico-sociale-storico-culturale. Alla semplice descrizione dei luoghi spesso si affianca e in certi casi sostituita dal racconto dell’esperienza soggettiva connessa al viaggio stesso.

XVIII XIX secolo

Il fenomeno si osserva nel passaggio tra il XVIII e il XIX secolo (tra '700 e '800). La letteratura di viaggio oscilla tra due caratteri:

  • L’aderenza all’oggettiva rappresentazione dei luoghi
  • La valorizzazione soggettiva di quell’esperienza.

Da una parte abbiamo il mondo in tutte le sue realtà (naturale, culturale e sociale) e dall’altra parte abbiamo come protagonista la soggettività (=aspetti immateriali del viaggio, ma soprattutto le idee, i ricordi che il viaggio stesso suscita). In realtà non è così netta la distinzione tra opere che appartengono a questo genere letterario e opere che invece non vi appartengono: i confini sono molto sfumati. Questo genere comprende un'ampia gamma di testi: non si parla di “opera di viaggio” solo quando l'estensione della trattazione del viaggio corrisponde completamente a quella dell'opera nel suo complesso. Esistono ad esempio numerose opere autobiografiche, opere memorialistiche, epistolari, carteggi che comprendono testimonianze di viaggio.

(Per esempio in “Le memorie” di Garibaldi (1872) vi è un intero capitolo intitolato “Viaggio in Italia”: si tratta di una piccola parte delle memorie; oppure Vittorio Alfieri che dedica un'intera sezione della propria vita “ai 10 anni di viaggi e di dissolutezze”, compiuti tra il 1766 e il 1777; ci sono preziose testimonianze di numerosi viaggi che sono conservate nelle epistole e nelle Seniles di Petrarca che sono anche specchio delle inquietudini interiori dell'autore).

Le guide, le relazioni amministrative, le relazioni militari-diplomatiche non sono evidentemente opere letterarie, ma rivestono una certa importanza in casi particolari. Per esempio hanno un forte valore letterario ed espressivo oltre che di testimonianza “il ritratto delle cose di Francia” (1510) di Macchiavelli. Era un dispaccio diplomatico, una relazione amministrativa; un altro esempio è la relazione che l'economista, politico e matematico napoletano Vincenzo Cuoco che scrive nel 1810 intitolandola "viaggio in Molise".

Origini

La testimonianza di viaggio è un genere antichissimo, era già conosciuta nella letteratura dell'antico Egitto. Tra tanti esempi vi è “Il racconto del naufrago” (risale al 2000 a.C.) che viene considerato l’archetipo della letteratura del naufragio, un particolare sottogenere della letteratura di viaggio. È un papiro che ora è conservato al museo di Pietroburgo ed è il più antico esempio scritto di poesia. È un poema composto da un autore ignoto. Narra le vicende di un funzionario del faraone che ritorna da un viaggio in Nubia e, a causa del fallimento della missione, teme l’incontro con il faraone. A questo punto interviene un amico che tenta di rassicurarlo raccontandogli la propria esperienza avvenuta sempre in una spedizione del faraone: la sua nave naufragò tra le onde del mar rosso ma fu comunque un’esperienza ricca di avventure e a lieto fine. Ma questo poema termina comunque con le parole sconsolate del protagonista consapevole della rovinosa sorte che andrà incontro, certo che verrà punito dal faraone.

Un altro esempio è “Il viaggio di Unamon”, un racconto ricco di avventure composto tra il 950 e il 715 a.C., conservato in un museo di Mosca. Viene considerato uno dei capolavori della narrativa antica per la ricchezza e l’originalità della trama, ma anche per i personaggi e degli eventi presentati. Si raccontano le peripezie del protagonista avvenute durante la sua missione in Libano per ottenere il legname necessario per costruire una barca dedicata al Dio Tebano Amon.

Un altro testo che ha avuto un grande successo è “Le storie di Erodoto” (V secolo a.C.) nelle quali compaiono descrizioni di viaggi fatti dall’autore in Asia minore e nelle isole del mar Egeo.

Mondo medievale

Dobbiamo assolutamente citare i viaggiatori medievali perché è da lì che ha origine la letteratura di viaggio. C'erano i clerici vagantes (=chierici vaganti che giravano da un monastero ad un altro), i girovaghi, i giullari, i pellegrini (=i viaggiatori medievali per eccellenza che andavano a visitare i luoghi sacri per ottenere indulgenza), i mercanti. Accanto a questi viaggiatori reali, il Medioevo ne conosce altri, ad esempio i cavalieri del romanzo cortese. In tutti i casi il viaggio che sia reale o che sia immaginario si accompagna al pericolo e assume un valore di crescita, di scoperta di sé attraverso la scoperta dell'altro, dell'altrove.

Testimonianza letteraria esemplare di questi mercanti-viaggiatori sono ad esempio le figure di mercante-viaggiatore del Decameron di Boccaccio e alcuni veri mercanti del tempo hanno lasciato interessanti autobiografie e relazioni di viaggio. Infatti si deve proprio a un mercante veneziano del 200, Marco Polo, il primo vero e proprio libro di viaggio della nostra letteratura. Il mercante si apre al diverso, spinto dalla necessità di esplorare nuove vie commerciali, ma anche dalla pura curiosità e dall'esigenza di conoscenza diretta. Si inizia a perdere quei connotati meravigliosi che erano stati indotti nei secoli da una mentalità dogmatica, da una mentalità religiosa che era timorosa, sospettosa dell'ignoto, dell'inesplorato e sottomessa alla volontà divina.

(Questa differenza la si coglie soprattutto tra Dante e Boccaccio. Noi vediamo che l'intraprendenza della nuova classe mercantile in ascesa è vista dallo stesso Dante nella Divina Commedia (1307) come una minaccia perché Dante depreca la realtà mercantile, la interpreta come portatrice di dissoluzione morale, così ad esempio punisce nel corso del suo viaggio tutto allegorico nell’aldilà il folle volo di Ulisse, un eroe colpevole di superbia che ha sfidato Dio non avendo rispettato i suoi limiti. Questo, a differenza di quanto avrebbe dimostrato poi Boccaccio nel Decameron solo 50 anni più tardi, databile intorno al 1349-53. Per lui la figura del mercante era una figura positiva => già nel Medioevo vi è la differenza di posizione nei confronti del mercante).

Il Milione di Marco Polo

Il Milione” di Marco Polo è il primo vero e proprio libro di viaggio della nostra letteratura italiana. Ci dimostra quanto fosse diffusa già in epoca medievale la curiosità e il fascino del diverso, dell'ignoto. Il testo ha un andamento avventuroso e informativo, cioè ci dà testimonianza di regioni che all’epoca erano pressoché sconosciute: l’estremo Oriente. Viene redatto alla fine del XIII secolo (nel 1298-1299) non in lingua italiana ma in lingua d'oil (= la lingua romanza più diffusa all'epoca dopo il latino nata nella Francia settentrionale) da Rustichello da Pisa sotto dettatura di Marco Polo, mentre entrambi si trovavano prigionieri in un carcere della Repubblica Marinara di Genova.

Narra la vicenda autentica del viaggio di Marco che si reca in Asia con il padre Nicolò e lo zio Matteo e narra dei suoi ottimi rapporti con il Catai, l’attuale Cina. Il Catai lo invia in qualità di messo ufficiale in zone remote dell'impero. Il Milione viene poi tradotto in italiano e in altre lingue, ma il titolo originale francese era “Le Divisément du Monde” oppure “Livre des merveilles du Monde” e viene stampato per la prima volta in italiano nel 1559.

Nasce per rispondere a una esigenza divulgativa sentita da Marco Polo come un obbligo morale nei confronti dei destinatari data l'eccezionalità di questo viaggio. I destinatari vengono individuati nel proemio non solo nei potenti, nei re, negli imperatori, ma anche in tutti coloro che vogliono sapere quindi nel ceto mercantile, nel ceto borghese sempre più consapevoli delle proprie esigenze non solo di conoscenza e proprie esigenze materiali ma anche intellettuali. Marco Polo scrive tutte le grandissime meraviglie di grande diversità dei paesi e dei popoli incontrati che sono garanzia di interesse per i lettori e questo è un concetto chiave del proemio, ma quel che per lettori moderni è ancora più interessante è ciò che invece allontana l'opera dalla mentalità del suo tempo: vi è la preoccupazione da parte di Marco Polo di veridicità e di attendibilità di ciò che scrive, lui si vuole allontanare dai dogmi imposti dalla religione.

È un capitolo dedicato agli usi degli imperatori cinesi. => tutti gli imperatori, una volta morti, venivano seppelliti in una specifica grande montagna chiamata Alcai, nonostante la lontananza (misurazione in giornate di trasporto= anche. Quando il corpo mortale veniva portato a seppellire, tutte le persone che vengono incontrate, non solo vicino al sepolcro ma anche a 40 giornate di cammino distante da quella montagna, venivano uccisi per servire l’imperatore nell’aldilà. Si credeva che tutti coloro che muoiono vadano nell’aldilà a servire l’imperatore in morte così come lo avevano servito in vita. Una volta che l’imperatore moriva, venivano uccisi anche i migliori cavalli da corsa affinché possa disporre di quei beni (persone e cavalli) anche nell’altro mondo. Quando è morto l’imperatore Mogui Kane furono uccisi più di 20 mila uomini.

Dal libro emerge lo spirito moderno e aperto di Marco Polo. Egli descrive e sospende il giudizio anche di fronte ad usanze terribili, inaudite per lui. È come se, Marco Polo, da moderno cronista, scomparisse dietro ai fatti raccontati, le notizie vengono presentate come frutto dell’osservazione diretta e sono riportate senza cedimenti alle tendenze moralizzanti, che è invece tipica medievale, quindi senza pregiudizi, con imparzialità e impersonalità.

È il capitolo dedicato alla descrizione del palazzo imperiale (palagio del Grande Kane). Si trova nella città principale che si chiama Canbalu (3 mesi dell’anno-dicembre, gennaio, febbraio). Le mura delle sale e camere sono tutte coperte di oro e argento. La sala del trono è così grande che ci stanno 6000 persone. La copertura del palazzo (esterno) è viola, rosso, verde e di tutti gli altri colori, ed è così ben dipinta che luccica come un cristallo, in modo che anche da molto lontano si veda la lucentezza di questo palazzo. Dalla parte nord verso cui guarda il palazzo, l’imperatore ha fatto erigere una collinetta e l’ha fatta riempire di alberi sempreverdi (non perdono mai foglie) per creare una bella vista.

Qui vi è un intento divulgativo di Marco Polo che si riflette nello stile lineare e semplice, puramente enunciativo, descrittivo e che privilegia la chiarezza e l'ordine: prima il palazzo, l'interno poi l'esterno e infine la vista che si gode da quel palazzo. Questa descrizione non è contagiata da quella che era la vocazione retorica e allegorica del Medioevo che attribuiva un significato allegorico a qualsiasi cosa. Vi è una forte curiosità e un senso di stupore, di meraviglia di fronte a un mondo così strano, così distante da quello che lui conosce. Le cifre assumono proporzioni esorbitanti (molto ricorrente è l'uso dell'aggettivo “grande”). Questo desiderio di sapere, questo stupore Marco Polo lo comunica al lettore quasi in un'ansia di condivisione, infatti a volte compare in prima persona. Alimenta questa curiosità ed esercita una lunga suggestione sull'immaginario collettivo.

Successo e diffusione quasi analoga al Milione di Marco Polo è “Viaggi ovvero il trattato delle cose più meravigliose e più notabili che si trovano nel mondo” scritto intorno al 1360 da John Mandeville, un viaggiatore inglese del 1300 che narra di paesi esotici e dei loro fantastici abitanti. A differenza di “Il Milione” di Marco Polo non si tratta di un viaggio effettivo, ma una summa delle credenze accreditate dalla tradizione.

Viaggi di esplorazione e di conquista

Le testimonianze e i documenti relativi alle esplorazioni e alle conquiste si moltiplicarono a partire dalla fine del XV secolo (fine 1400). Tra le opere capitali troviamo il diario di bordo di Cristoforo Colombo, le cui annotazioni tecniche sono strettamente connesse alla navigazione.

Un altro importante diario di bordo e notevole testimonianza del primo viaggio intorno al mondo è quello del Vicentino Antonio Pigafetta, uno dei pochissimi sopravvissuti alla spedizione di Ferdinando Magellano per la circumnavigazione del globo (1519-1520). Ferdinando Magellano circumnaviga il Globo attraverso lo stretto, oggi noto come Stretto di Magellano (=il passaggio naturale tra l'Atlantico e il Pacifico). Il diario vero e proprio di Pigafetta venne dato in dono al re Carlo V di Spagna, ma poi sparì nel nulla, in quanto la Corte spagnola era molto determinata a cancellare i meriti di Magellano, il portoghese, nella prima navigazione intorno al mondo. Di conseguenza Antonio Pigafetta, testimone scomodo di quanto avvenuto durante la spedizione, fu frettolosamente congedato dall'imperatore. L'importantissimo manoscritto italiano di questo viaggio fu però in seguito ritrovato, dopo essere stato dato perduto, nel 1797 da Carlo Amoretti e oggi è ritenuto uno dei più preziosi documenti sulle grandi scoperte geografiche del '500. Anche se il primo manoscritto del viaggio andò perduto, il Senato della Repubblica di Venezia nel 1524 accordò a Pigafetta il privilegio di stampa della sua relazione del primo viaggio intorno al mondo.

L'interesse per terre sconosciute risulta anche dai raccolti inviati a Carlo V dallo spagnolo Hernán Cortés: sono le cosiddette “cartas de relación” (1520/1519-1526) che documentano le imprese di Cortés alla conquista dei territori Aztechi dell'America Meridionale.

Questi grandi navigatori come Colombo, Cortés, Vespucci nelle loro relazioni si rivelano meno moderni di Marco Polo, in quanto sono condizionati dai propri schemi culturali e dalla certezza della superiorità della civiltà occidentale rispetto alle popolazioni autoctone dei territori colonizzati.

Anche l'espansionismo coloniale delle grandi potenze europee, sviluppatasi nel XIX secolo, lasciò tracce significative in letteratura, come ad esempio le esplorazioni africane dell'inglese David Livingstone in “Missionary Travels and researches in South Africa”, oppure l'esplorazione di Richard Francis Burton, di Henry Morton Stanley. Queste opere sono contraddistinte dall’osservazione attenta e minuziosa degli elementi geografici e naturalistici oltre che dalla presenza di numerose informazioni di natura storica ed etnografica alternate a passi di carattere avventuroso e bellico.

Le testimonianze dei viaggiatori sono molto numerose anche prima del '700, ma è dall'età dei Lumi (700) che si registra uno straordinario incremento nella produzione di titoli di letteratura di viaggio. Molto importante è il Grand Tour, un fenomeno che ha avuto origine in epoca elisabettiana in Inghilterra (prima metà del 1600), ma che raggiunge il proprio massimo sviluppo nell’epoca dei Lumi. Le origini del Grand Tour vanno ricercate:

  • Nella peregrinatio academica medievale, ovvero quel viaggio eseguito da un giovane di nobile famiglia che intraprendeva per un anno nelle città universitarie più note, in particolare Bologna e Parigi, al fine di concludere il proprio corso di studi;
  • Nei viaggi di pellegrinaggio che dal medioevo in avanti vengono effettuati.

Nel Settecento si sviluppò una vera e propria moda: quella del Grand Tour, un viaggio d'istruzione dove non solo gli aristocratici, ma anche gli appartenenti all'alta borghesia potevano permettersi. I percorsi seguiti sono quelli tracciati e tramandati da migliaia di predecessori, ad esempio i giovani del Regno britannico che erano soliti recarsi nella Francia centrale per poi giungere in quella meridionale e di lì in Italia. I viaggiatori di altri Stati, in numero inferiore rispetto agli inglesi, seguono percorsi diversi:

  • I Francesi amano visitare l'Inghilterra, la Germania e l'Italia;
  • Gli Spagnoli visitano la Francia, la Germania e l'Italia;
  • Gli Austriaci e i Tedeschi percorrono il Belgio, l'Olanda, l’Inghilterra poi la Francia, la Spagna e l'Italia.

Per gli stranieri, l'Italia segna l'epilogo del viaggio in quanto luogo di origine del pensiero classico e custode di preziose testimonianze che l'archeologia cominciava a riportare alla luce: la scoperta di Paestum, di Ercolano in cui gli scavi iniziarono nel 1738 e 10 anni dopo nel 1748 iniziarono gli scavi di Pompei che riportarono alla luce le grandi civiltà. Dalla seconda metà del Settecento anche la Sicilia divenne meta privilegiata di viaggiatori appassionati di antiquaria e di archeologia.

Ciò che spingeva questi giovani a intraprendere viaggi lunghi e disagevoli è la volontà di procurarsi una formazione completa in vista di una carriera futura. Una volta tornati in patria, quella cultura cosmopolita acquisita durante il passaggio...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher landinachen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Salvadé Anna Maria.
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