Letteratura inglese postcoloniale
Introduzione del corso
Nel modulo A parliamo di letteratura anglofona oltre che di letteratura inglese. Il concetto di letteratura nazionale va assunto in maniera critica poiché di impostazione 800’esca. A seguito della dissoluzione dell’impero britannico sono avvenuti diversi fenomeni:
- L’assunzione di lingua parlata anche da parte di chi non era dell’impero
- Rimescolamento della popolazione della Gran Bretagna a seguito di flussi migratori dalle ex colonie.
Questo ha fatto sì di mettere in discussione l’omogeneità linguistico-culturale e di conseguenza anche gli autori della letteratura inglese possono essere di origine non britannica. Distinguiamo quindi quella che viene chiamata cultura britannica “metropolitan” che definisce ciò che era apparentemente nel centro dell’ex impero britannico e come questo dialogasse con le periferie in termini di dimensione coloniale e post-coloniale a seguito della dissoluzione dell’impero dopo la II guerra mondiale.
Post-coloniale
Il suo prefisso significa successivo, posteriore ma in realtà è più complesso. Se ragioniamo in maniera critica all’approccio dei testi, pensiamo che l’aggettivo dà importanza ampia al concetto di rappresentare l'alterità. Fa quindi anche riferimento a come si guarda ai testi privilegiando l’appartenenza etnica e quello di genere e classe sociale (taglio socioculturale).
Andremo ad affrontare testi come:
- King Solomon’s Mines, Rider Hagarth (1885) → aspira ad avere un grande successo economico, influenzando anche la mente ed il sistema di valori del target del romanzo (target giovanile e non solo). Propone un romanzo di avventura con protagonisti che sono l’archetipo di Indiana Jones. Con questo romanzo, cercheremo di trovare le tracce culturali della mentalità imperiale ed il suo sistema di valori. Questo risulta importante in quanto bisogna sempre ricordare che la Gran Bretagna è una piccola isola con un numero di abitanti molto contenuto e comprendere come hanno potuto conquistare un vasto numero di terre emerse. Leggendo questo romanzo con al centro degli eroi, comprendiamo la ragione dietro questo modello di intrattenimento e comprendiamo anche l’altra parte della medaglia.
- Otello, Shakespeare → risulta essere un monumento della cultura britannica ed è un passaggio ineludibile. Partendo da questo romanzo, comprenderemo come l’idea di una rappresentazione del diverso si sia sedimentata nella memoria occidentale e quanto di Otello noi ci portiamo dietro?
Una volta compresa la relazione tra i due, ci focalizzeremo sulla rappresentazione dell’Africa dal punto di vista di una persona che ne ha le radici con il libro:
- Things Fall Apart, Chinua Achebe (1958) → la Nigeria risulta ancora non indipendente ma ci offre uno sguardo esterno. Ci propone una visione dell’Africa dall’esterno da una persona che vi ha vissuto dentro.
Modulo B
Nel modulo B ci trasferiamo nella seconda metà del secolo scorso quindi in una posizione più contemporanea. I testi che leggiamo, sono romanzi scritti nella seconda metà del '900, quindi dopo la Seconda guerra mondiale con la disgregazione dell’impero britannico. Il primo è:
- The Lonely Londoners, Sam Selvon
- Sour Sweet, Timothi Mo
- The Fruit of the Lemon, Andrea Levy (1999) → romanzo centrato sulle seconde generazioni, non solo perché scritto nel 1999 ma perché i protagonisti sono figli di immigrati cresciuti in Gran Bretagna e cittadini della stessa.
- Fondamentalista riluttante, Mohsin Hamid → che pone al centro la tematica della radicalizzazione islamica. Gli anni del terrorismo a seguito del 9/11 rappresenta uno spartiacque che dà senso evidente di radicalizzazione.
Il corso quindi si propone di studiare il ruolo dell’impero dalla disgregazione al XIX secolo circa. Già solamente guardando i funerali della regina ci si rende conto di quali siano i rapporti fra Gran Bretagna e paesi del Commonwealth. Questo ci dice quindi come ci fosse una “rete” che partiva da Londra fino alle altre parti del mondo dove risiedevano le colonie. La rete nel tempo si è dissolta ma proprio perché nella dissoluzione c’è l’idea di rispondere al centro. Non possiamo quindi dire che la storia è alle spalle, ma la prima persona che ha garantito alla compagnia delle indie il commercio fu Elisabetta I e da quello sono cominciate le prime colonie americane. Il presente e passato sono quindi connessi mediante il concetto di circolarità, il quale è molto complesso, ma bisogna far riferimento a come il presente rielabora questi concetti. Se io scrivo un testo, questo è sì prodotto da una cultura ma al tempo stesso la forma, da un lato la subisce ma dall’altro la interpreta e modifica.
Ex: i social network. Possono causare una serie di azioni di odio nei confronti di un topic. La circolarità, quindi, è sempre presente e comprendere quindi questo, ci permette di distaccarcene e ciò rende interessante un romanzo. Questo concetto ci fa anche comprendere meglio la differenza fra realtà e rappresentazione. Noi parliamo una lingua che è l’italiano e spesso parliamo anche altre lingue, studiandole abbiamo anche misurato la distanza tra le nostre mentalità e costruzioni grammaticali.
L'impero britannico
Una delle prime cose che dobbiamo osservare è l’estensione dell’impero coloniale inglese che era solito essere segnato nei suoi confini di rosso. In una mappa del 1897 si possono osservare dei confini ma non sono neanche tutti. Ciò che si nota è l’assenza degli Stati Uniti che sono già indipendenti ma si notano delle espansioni in India, Sudamerica, Africa e isole varie, il tutto nell’arco di 300 anni dall’instaurazione della prima colonia in Virginia nel 1600. Osservando l’Inghilterra ci si accorge di come sia piccola e per questo si deve capire che cosa sostiene l’espansione coloniale e come si sia instaurato il controllo che è avvenuto non solo mediante delle guerre ma anche per del consenso, il quale, ne ha garantito la stabilità come impero. L’importanza del consenso, si può osservare con ciò che è successo in India con Gandhi e le rivolte che ne sono susseguite.
Le mappe proposte sono importanti perché ci danno un'immagine della retorica dell’impero, a maggior ragione se al suo interno sono presenti delle bandiere. Il concetto di consenso fra colonizzatori e colonizzati ha come idea quella di passare un messaggio di differenza gerarchica fra le due parti, ha quindi un suo senso ed è fondata ed è questo ciò che è stato detto alle popolazioni assoggettate, ma pensandoci il consenso è anche quello che viene anche dall’interno del paese stesso per sostenere le azioni espansive e di conquista. Questo non è sempre necessario nella stessa maniera, infatti con la cessione della compagnia delle indie, Elisabetta I non dovette chiedere consenso a nessuno eppure il costo era alto. L’imperialismo non può essere un concetto neutro.
La questione coloniale
Dobbiamo quindi capire che il colonialismo inglese è stato un processo:
- Agile → capaci di diversificare la propria azione a seconda del quadrante in cui si svolge. Uno dei veicoli principali, sono le compagnie commerciali, in quanto le prime spedizioni sono verso l’Asia per diventare ricchi acquistando delle merci pregiate. Le compagnie non sono solo inglesi, ma la prima è stata quella olandese e poco dopo anche i francesi orientati verso le indie e che proprio in India si scontrerà con la East India Company (sconfitta napoleoniche → francesi non controllano più le colonie indiane).
In un tempo poi dello sviluppo industriale, le colonie diventano anche dei mercati dove portare le merci e venderli. Se pensiamo al Commonwealth è anche una istituzione commerciale che dimostra come l’Inghilterra abbia dei rapporti privilegiati con ne paesi nel mondo e che inizialmente la fece desistere dall’entrare nella comunità europea perché si percepiva il Commonwealth come una rete solida di legami che poteva essere alternativa ai mercati europei. Nel 1600 ciò che funziona sono le compagnie commerciali ossia una sorta di SPA perché nessuno ha abbastanza risorse per impiegarle tutte in una nave che potesse compiere i viaggi e i loro rischi. Le compagnie sono quindi composte da un certo numero di soci che investono in un capitale di rischio. In un momento successivo nel pieno delle tratte commerciali, nascono quelle che oggi sono considerate le assicurazioni che davano quindi la possibilità di assicurare il capitale. Erano gestite da un governatore e da 25 direttori che gestivano la corte dei direttori, questa situazione era motivo però di tensioni continue fra loro come compagnia ed il parlamento, ma questo non impedisce alla compagnia di svilupparsi.
→ 31 dicembre 1600: firma del trattato di monopolio dei commerci nelle indie da parte di Elisabetta I per una durata di 21 anni.
Con questa mossa la corona ci guadagna in termini di tasse che rimpinguano le casse dello stato ma lo spazio concesso ai privati produce un effetto particolare, ossia la compagnia delle indie chiede che ci siano dei porti in sicurezza dove caricare e una organizzazione dei commerci nell’interno. Ottenere dei porti sicuri implica trattare con delle comunità locali ed avere anche un esercito che cura gli interessi della compagnia, questo però sarà in parte privato e gli interessi di compagnia e stato si intrecciano così tanto che lo stato stesso sarà adibito al controllo dei porti. E questo accade molto prima del 1858 ossia quando la compagnia viene eliminata a seguito di ribellioni sul suolo indiano (momento di colonizzazione dell’India). La compagnia delle indie venne quindi sostituita dallo stato inglese stesso in un momento dove la sua espansione commerciale come compagnia era massima.
Il continente americano
Il continente americano vide la formazione delle prime colonie, definite “di insediamento”. Il ragionamento che va fatto però è come una colonia potesse avere ne forme, ossia potesse essere indirizzata verso un certo utilizzo. In alcune regioni erano di insediamento, ossia pronte a diventare un luogo dove stabilirsi, mentre altre sono solo un luogo dedito al commercio. Nel caso del Nord America, queste sono tutte di insediamento e chi si sposta verso di esse ha intenzione di stabilirvisi e costruire un nuovo mondo parallelo. Non è quindi un caso che prima della creazione degli Stati Uniti, la maggioranza della popolazione è caucasica. Spostandosi questa popolazione collide con quelle locali perché questi territori seppur possano sembrare vuoti, non lo sono (nativi americani ≈ indiani d’America). Allo stesso modo per la biodiversità locale, sostituita con delle piantagioni che hanno modificato radicalmente il paesaggio. Nelle colonie del Nordamerica quindi questo cambiamento è destinato a rimanere nel tempo e l’obiettivo è quindi quello di riprodurre un modello europeo in tutto (piano politico, sociale ecc.) nel tempo produce delle dinamiche di sviluppo per cui gli USA vogliono affrancarsi rispetto alla dominazione coloniale che non è più compatibile con lo sviluppo economico che oramai non accetta più la lentezza del parlamento inglese.
Colonie caraibiche
Per tutto il XVIII secolo vengono instaurate delle piantagioni come caffè, canna da zucchero ma il modello organizzativo è ne dal Nordamerica in quanto le colonie caraibiche sono solo per sfruttamento nelle piantagioni (simile negli stati del sud del Nordamerica) e per questo non implicano spostamenti di popolazioni ma sono controllate a distanza mediante dei soggetti che posseggono delle piantagioni. Il territorio in sé non era favorevole all’insediamento in generale, e quindi controllare la piantagione era molto rischioso. La presenza quindi di malattie sia sulle navi che nelle piantagioni stesse era altamente rischioso e lo sviluppo delle colonie caraibiche è assolutamente legato a piantagioni e la loro gestione a distanza. L’economia è così legata alla schiavitù che già a partire dal 1808 quando si incomincerà a parlare di abolizione, le persone che erano state assunte a lavorare nelle piantagioni vengono sottoposte ad atti contrattuali per il quale non è garantita una vera e propria libertà, ma anzi vengono impiegati a lavorare a salario per il medesimo proprietario.
Australia
Scoperta da James Cook che, come esploratore, compie ne viaggi. Cook nei suoi diari scrive dando una descrizione particolarmente propizia, come una terra dalle grandi possibilità. Questo fa sì che l’Australia venga scelta come terra in cui deportare i prigionieri che affollavano le carceri britanniche. La legislazione inglese era estremamente severa e le pene detentive verso i reati sulla proprietà sono al pari di quelli sulla persona. Al problema del sovraffollamento, si risponde inizialmente con delle navi depositate al largo del porto di Londra, successivamente si utilizzeranno le stesse per consentire la tratta Gran Bretagna-Australia per lo sconto delle pene. I diari di Cook si riveleranno con delle spiegazioni molto entusiastiche, ma nella realtà i viaggi avranno molte difficoltà. I detenuti vengono muniti di semi, attrezzi da lavoro e animali per cominciare un processo di occupazione della terra. L’Australia è anche luogo di destinazione per chi commetteva reati come insurrezioni, specialmente dall’Irlanda e che dovevano essere confinati per evitare il ripetersi di certe azioni. In questo modo l’Australia costruisce un primo luogo di insediamento di ceppo inglese che a differenza delle colonie americane, deve rimanere lì a forza. Ovviamente questo comporta un conflitto con le popolazioni aborigene che sono state poi spazzate via dalla nuova cultura, quasi costretti a dei modelli sociali che erano per loro estranei. Ancora negli anni '50 del secolo scorso, vi fu il problema della privazione di aborigeni per crescerli secondo modello occidentale in orfanotrofi.
Africa
La cartina segnala principalmente le zone dove era necessario un punto di attracco o una zona di protezione per le rotte verso le indie. Le basi erano quelle delle importazioni schiavistiche verso le Americhe di nord e centro e costituiscono delle tappe intermedie. Il resto obbedisce alla necessità di controllare le rotte verso l’India in quanto il canale di Suez verrà creato solo nel 1869, era quindi obbligatorio circumnavigare il continente. La colonizzazione inglese segue secondo un ordine cronologico, la conquista dell’Africa avviene quindi successivamente alle Americhe, India ed Australia ma semplicemente perché i territori erano spartiti con altre potenze mondiali, come ad esempio la Francia e Portogallo (la Francia cede territori in India e così anche i Portoghesi). L’Africa diviene quindi luogo di espansione della seconda metà del XIX secolo, espansione che culmina nel 1905 quando l’Europa con il congresso di Berlino stabilisce la colonizzazione del continente africano da parte delle potenze ma senza mai eccedere gli uni con gli altri. Gli inglesi riescono comunque a sottrarre colonie olandesi proteggendo il canale di Suez ed espandendo anche un protettorato sull’Egitto.
India
Il colonialismo nei confronti dei paesi dell’India non vuole particolarmente impegnarsi nella costruzione di istituzioni per occupazione territoriale. L’India è una colonia nel senso che dalla seconda metà del XIX secolo vengono emesse delle istituzioni scolastiche e delle infrastrutture (ferrovie indiane → sistema di binari vasto). Al contrario, in Africa non c’è espansione né tantomeno sviluppo.
La storia coloniale inglese ci dimostra come la presenza dei diari di James Cook e come nelle sue spedizioni fosse affiancato da studiosi di vario genere, ci dimostra come vi sia un accompagnamento fra testi ed elementi fattuali. Noi siamo abituati a pensare ad una rappresentazione come qualcosa di teatrale, ma anche un testo dimostra ciò che è stato vissuto. L’Australia in sé, è un’esperienza che si sviluppa anche sui disegni e non solo sui testi con le rappresentazioni dei primi animali (disegno del canguro di Cook). Gli elementi della flora e fauna, ma anche altro fanno sì di mappare un territorio in quanto non sono altro che un processo di registrazione dell’esperienza ossia, fisso il concetto e lo comprendo nella sua novità ma sempre relazionandolo a quello da dove provengo.
Ex: la foto a lato, è un disegno divulgativo su degli indigeni della Terra del Fuoco. Ciò che notiamo è la sezione fatta nella capanna che ci dà spiegazione visiva di ciò che avveniva al suo interno. Anche se manchevoli di tecnologia, i testi arrivavano alle popolazioni e quindi rispecchiavano seppur in parte la realtà del nuovo mondo. C'è quindi un tema fondamentale, ossia quello della conoscenza, perché non c'è colonialismo senza conoscenza sugli indigeni e sulle terre che abitano. Il sapere occidentale sicuramente è maggiore rispetto a quello di altri angoli del globo, ma se consideriamo in una misura differente il sapere prendiamo in considerazione altri parametri, come ad esempio l’aspettativa di vita che ci dimostra come il concetto di sapere sia qualcosa che non è a sé stante ma può essere applicato ad altri parametri. Se pensassimo invece all’efficacia del nostro sapere in termini di sostenibilità ed ecosistema, al contrario di noi gli aborigeni australiani avevano molte più capacità.
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