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Letteratura inglese

L'immagine della letteratura come unità legata a uno stato nazionale, omogeneità linguistica, sociale e culturale strettamente legata alla penisola britannica, è messa in discussione. La letteratura inglese si riferisce in realtà alla letteratura anglofona, che può essere scritta anche da persone non native britanniche, ma in seguito alla dimensione imperiale della Gran Bretagna e ai flussi migratori.

Approccio postcoloniale

L'aggettivo postcoloniale rappresenta un modo di leggere i testi che dà grande importanza al tema della rappresentazione dell’alterità, di come viene rappresentato all'interno di testi letterari chi non è strettamente caucasico nato in Gran Bretagna; questa rappresentazione dell’alterità verrà analizzata tenendo conto della razza e del genere. Nella letteratura si trovano le tracce della mentalità e del sistema dei valori dell’impero, ed è importante cercare di capire come un’isola così piccola e con un numero limitato di persone sia riuscita a sottomettere e soggiogare metà della popolazione, sia tramite il fucile che con la persuasione. Il sistema di valori che presiede l’impero è importante capire come si trasferisce all’interno di una letteratura di massa.

Analisi di Othello

Othello è una novella Shakespeariana. Cercheremo, partendo dall’Othello, di capire la rappresentazione del diverso: è veneziano ma non si sa da dove venga, è scuro di pelle e quindi porta con sé molti stereotipi. È interessante vedere come sarà la rappresentazione di un mondo esotico da una persona che in quel posto è nata. Vedere in termini post-coloniali cosa significa rappresentare una cultura diversa. Esistono molti approcci critici, nessuno è completo, ognuno si focalizza su qualcosa di diverso, utile per certi aspetti e lascia in ombra altri.

Comparazione con il testo di Achebe

Attraverso la comparazione con il testo di Achebe, nigeriano e la Nigeria non era ancora indipendente, ma dà già una visione più esterna. Quando c’era l’impero era una rete che partiva da Londra e si estendeva agli altri paesi, e il controllo era molto più rigido, c’era una rete che imbrigliava gli altri stati, mentre ora l’idea è rispondere a questo centro, che può voler dire sia fare una rivoluzione e non occuparsi più della questione, oppure rimanere in qualche modo legati; è sempre un modo di reagire.

Dinamicità e eredità dell'impero coloniale

Le dinamiche che intrecciano il nord e il sud del mondo sono l’eredità di questo impero coloniale, ma la persona che ha garantito alla compagnia delle Indie di commerciare in maniera monopolistica deriva da Elisabetta I. Qual è il rapporto tra i testi? Non è un rapporto di relazione ma circolare, interpreta, modifica e costruisce la cultura. Il rapporto tra i testi e quello che sta fuori dai testi è costantemente ideologico e di costruzione l’uno con l’altro. Qualcosa deriva ma costruisce anche, è la ragione della circolarità. Comprendere come nascono e da dove nasce il meccanismo di creazione dei testi è importante per capire questo rapporto.

Colonialismo e rappresentazione

I testi sono composti da parole che sono un linguaggio, il quale è un filtro tra noi e la realtà. Il colonialismo è un periodo a cui si attribuiscono molte situazioni infelici, ma è da attribuire anche all’Italia. Nella mappa del 1837 molti sono i territori inglesi: Africa, alcuni territori da nord a sud con delle zone sulla costa, l'Australia, molti territori in America (già indipendente); l’Inghilterra è molto piccola rispetto ai territori di cui è a capo. La dominazione è avvenuta soprattutto a livello economico, inizialmente, e tramite le guerre, in seguito anche tramite il consenso che ha contribuito alla stabilizzazione dell’impero; il consenso è importante e lo si nota dall’operazione di Gandhi che senza una guerra, il venir meno del consenso porta all’indipendenza dell’India.

Il consenso

Il consenso da cosa nasce? Dalla legittimazione della supremazia inglese tramite la persuasione alla credenza che gli inglesi portino un vantaggio alle popolazioni sottomesse in quanto sono molto più avanzati e li portano a uno sviluppo interno. Il consenso è indispensabile anche all’interno della Gran Bretagna, è necessario anche il consenso interno; il colonialismo non può essere neutro perché va sostenuto verso i cittadini per legittimare le spese che si stanno affrontando, mentre per i sudditi delle colonie va sostenuto tramite la legittimazione della presenza nel territorio di stranieri. Questa macchina del consenso viene alimentata tramite l’istruzione, l’India ha come lingua ufficiale in cui sono redatte le leggi è l’inglese.

Espansione e compagnie commerciali

Il colonialismo britannico è stato estremamente efficace ma anche abile e capace di diversificare la propria azione a seconda del luogo e il momento in cui l’azione si svolge, uno dei veicoli principali sono le compagnie commerciali, perché non si parte per l’Asia con l’idea di una guerra ma con l’idea di far fruttare le merci asiatiche. Ancora oggi la borsa di Londra è un luogo di enorme scambio, perché il porto di Londra era vastissimo e lì confluivano moltissime merci. La compagnia olandese delle Indie Orientali VOC.

Il commonwealth

Dal mondo coloniale iniziano ad arrivare un grande quantitativo di merci, le compagnie diventano dei mercati in cui commerciare delle merci tecnologiche di cui i paesi avevano bisogno. Il commonwealth è sempre stato visto come la rete alternativa dalla quale attingere materie prime e ottenere mercati di sbocco. La EIC è una società per azioni, nessuno aveva il capitale necessario per finanziare una nave il cui viaggio era estremamente complesso, lungo e rischioso. Le azioni erano divise tra 125 azionisti, era gestita da un governatore e 24 direttori che formavano la corte dei direttori. I rapporti però erano incerti perché il governo cercava di influenzare la compagnia, per esempio aggiungendo più tasse.

Il monopolio della compagnia

Nasce il monopolio della compagnia, e in cambio la corona richiede ingenti somme in tasse. La compagnia parte dall’idea di avere basi commerciali, questo ha rapidamente risvolti militari, ottenere dei porti sicuri implica trattative con autorità locali, avere un esercito che cura gli interessi della compagnia. Questo esercito sarà in parte privato, gli interessi dello stato finiscono per essere intrecciati che darà supporto militare alla compagnia, molto prima del 1858 (fine compagnia delle Indie per ribellione in India e Gran Bretagna).

Colonialismo e istituzioni

La compagnia aveva comunque dei privilegi, tra cui battere moneta, privilegio tipicamente dello stato. A volte usa le proprie truppe come truppe mercenarie a favore di un principe contro un altro, pagamenti riscossi tramite esercitazione commerci, controllo territori, esercizio tasse. La compagnia delle Indie mette degli amministratori al posto di cariche statali che non sono più in grado di farlo. Strumento incredibilmente duttile e spregiudicato, non esita ad allearsi se serve, combattere, offrire truppe mercenarie, offrire staff amministrativo o il mantenimento di una corte. Il colonialismo non ha una modalità di funzionamento ma mille adattate al contesto.

Colonizzazione delle Americhe

Nel continente americano si strutturano le primissime colonie che sono colonie di insediamento. In alcuni luoghi è la ricerca di un territorio dove stabilirsi, in altri è l’elemento di controllo che è fondamentale. Per stabilirsi prendono in considerazione le colonie americane, chi si sposta verso le colonie è chi intende stabilirsi, ricostruire un mondo parallelo, non è un caso che le colonie americane abbiano una maggioranza bianca. Spostandosi si va in collisione con le popolazioni locali native. Questi territori hanno una scarsa densità di popolazione, ma non sono disabitati. Non producono un vasto incremento di popolazione ma non è stato ininfluente sia dal punto di vista dell’impatto come popolazione (i nativi sono stati spostati, costretti nelle riserve, o a volte soltanto annientati) ma c’è un’occupazione dello spazio anche in termini ambientali ed ecologici (piantagioni = sostituire la biodiversità locale con monoculture che stravolgono l’ambiente, modificano completamente il paesaggio). Nelle colonie bianche del Nord America questo è un cambiamento destinato a rimanere stabile nel tempo e avrà un riflesso nell’organizzazione delle istituzioni locali (riproduzione modello europeo adattata alle circostanze). Nel tempo questo produce dinamiche per cui gli USA sono i primi a cercare di affrancarsi rispetto alla dominazione coloniale non più compatibile al livello di sviluppo economico.

Colonie caraibiche

Durante il XVIII secolo nelle colonie caraibiche si stabiliscono preziose piantagioni di canna da zucchero, caffè. Il modello però è diverso da quello del Nord America, lì si va per restare mentre nelle colonie caraibiche si va per mettere delle piantagioni, e vengono controllate a distanza, e appartengono a persone che probabilmente non ci sono mai state. Lo sviluppo delle colonie dei Caraibi è legato alle piantagioni e al gestire le piantagioni a distanza, sono pochi proprietari che dall’Inghilterra condizionano l’economia di questi luoghi che è così legata alla schiavitù, nel 1808 viene posto il divieto di portare gli schiavi dall’Africa alle colonie caraibiche. Ci vogliono altri 30 anni per abolire la schiavitù e che inizialmente genera una serie di contratti in cui lo schiavo non può comunque lasciare la terra per 10 anni.

Colonizzazione dell'Australia

L’Australia viene colonizzata da James Cook, un esploratore che cerca di ampliare i possedimenti della Gran Bretagna, James Cook scrive dei diari che danno una descrizione dell’Australia estremamente propizia, terra dalle grandi possibilità agricole e di allevamento. Viene scelta come terra in cui far approdare le persone che affollano le carceri, il problema nasce dal fatto che la legislazione protegge moltissimo la proprietà e quindi le pene per reati contro la persona e contro la proprietà non sono così diversi, questo problema veniva risolto tramite la messa dei prigionieri su navi ancorate al largo della costa, e viene poi risolto tramite l’Australia.

Arriva una prima popolazione bianca in Australia, ovviamente era un biglietto di sola andata, li mandano in Australia con attrezzi per l’agricoltura, sementi e animali, per cercare di far nascere una piccola comunità, molti muoiono. Sarà sempre una terra in cui verranno inviati individui poco graditi, come terroristi, inglesi e irlandesi che volevano l’indipendenza, che dovevano essere tenuti lontani dal far nascere nuovi moti indipendentisti. È diverso dalle colonie americane perché è una terra in cui la popolazione inglese che viene inviata deve rimanere lì, non ci vuole restare.

È recente nella storia australiana l’idea di avere una convivialità pluriculturale, questo perché le popolazioni indigene erano estremamente indigeste, sostanzialmente nomadi raccoglitori, e vengono spazzati via dagli inglesi. Ci sono molte difficoltà di gestione dei diversi gruppi etnici che spesso ha portato a gesta poco lodevoli tra cui togliere bambini aborigeni dalle famiglie per metterle in orfanotrofi e famiglie inglesi per farli crescere secondo una cultura diversa.

Colonizzazione dell'Africa

L’Africa è stata colonizzata esattamente dove c'è necessità di costituire punti di attracco o rotte verso l'India. Le colonie più a ovest (Nigeria ecc.) erano le basi da cui partiva l'importazione di schiavi che andava verso l'America. Costituiscono delle tappe intermedie. Il resto dell'occupazione data dalla necessità di controllare la rotta verso l'India. Canale di Suez aperto nel 1869. Prima si faceva il giro dell'Africa, è quindi necessario proteggere la rotta, e il controllo del territorio è favorevole allo sviluppo britannico complessivo. Ultima in ordine cronologico.

Nord America/India, Centro America/Australia, Africa. Avviene dopo perché gli inglesi non sono i soli ad espandersi. L’Africa finisce per essere una delle ultime terre disponibili, diventa il luogo di espansione dell’ultimo secolo e dell’ultima metà del XIX secolo. Il colonialismo africano non si impegna nella costruzione di istituzioni di una vera e propria occupazione territoriale.

L'espansione in Africa dell’Inghilterra sarà di risulta, ovvero molti paesi si espandono e quindi anche lei, ma rischia di essere costosa e con ridotti benefici.

Rappresentazioni e linguaggio

Il linguaggio rappresenta un filtro tra noi e la realtà. Questo filtro è l’elemento di costruzione che ci rimanda a un aspetto culturale che accompagna lo sviluppo del colonialismo vero e proprio. James Cook scrive dei diari ed è accompagnato nelle sue spedizioni da persone intellettuali che fanno da mediatori culturali, ma che registrano anche dal punto di vista della scrittura e delle immagini la scoperta di un nuovo continente; questo ci aiuta a comprendere qual è il rapporto tra comunicazione e testi e invece gli elementi più fattuali, ovvero cosa accompagna una conquista pacifica o no di un territorio, accompagna una sorta di scrittura delle scoperte, una rappresentazione della scoperta.

Un testo costruisce un'immagine di ciò che viene vissuto, ciò che ricade nell’esperienza di chi compie un gesto. Possiamo pensare alle scoperte (es: Australia) come l’esperienza costruita anche attraverso i testi che vengono prodotti da questa esperienza. Si vuole mappare il territorio, registrare elementi che ci permettono di comprenderlo (fauna, paesaggio, flora, elementi di carattere antropologico, case, navi). È come se fossero un processo di registrazione dell’esperienza: vado, guardo, capisco, cerco di fissare e comprendere un mondo nuovo mettendolo in relazione a quello da cui provengo; cerco di registrare tutti gli elementi per riportarli poi in patria: sono pochissimi quelli che hanno la possibilità di vedere il nuovo continente, il resto ha esperienza di conoscenze del mondo tramite notizie (per i pochi che sapevano leggere), racconti, testi esterni ed esperienze indirette. Dunque attraverso una serie di mediazioni. C’è curiosità verso il nuovo mondo.

Sapere e gerarchie

Le rappresentazioni hanno uno sfondo pedagogico, si cerca di dare un senso ad esse; il disegno è fatto esattamente come una sezione che si vuole mostrare non come una fotografia, ma come una sorta di rappresentazione, fatto per divulgare un sapere. Tema all’interno del colonialismo fondamentale: conoscenza, sapere. Non c’è colonialismo senza l’accompagnamento di una riflessione sul sapere, degli inglesi e degli indigeni; sapere che viene gerarchizzato. Nei disegni non si fa capire chi è lo straniero e chi il conquistatore. Il sapere più sviluppato non per forza è quello occidentale, ma bisogna valutare attraverso diversi criteri (es: sapere scientifico certamente più avanzato e sviluppato, ma per altro no). Possiamo misurare questo sapere tramite l’indice di aspettativa di vita: vivi più a lungo perché vivi più comodamente, hai più aiuti e risorse utili (medicine cibo ecc.); tutto ciò è un sapere estremamente efficace. Se dovessimo pensare all’efficacia del nostro sapere in termini di sostenibilità, invece, non siamo così avanzati: l’aborigeno australiano sapeva benissimo vivere in equilibrio nel proprio ecosistema senza avere alcun sistema avanzato e organizzato complicato. Quando pensiamo a un progresso di civiltà possiamo certamente proporre delle gerarchie e avere consapevolezza dei vari limiti con cui possiamo guardare queste gerarchie.

  • Qualcuno ha un sapere più efficace nel controllo del territorio.
  • Osservatore/oggetto di osservazione: chi osserva pensa di avere tutti gli strumenti per capire, perché non si guarda solo ma si misura, si giudica, si valuta, si usa la propria conoscenza per esercitare un controllo.

Tema sempre centrale nell’idea di espansione coloniale, si accompagna a quello sviluppo filosofico che dal ‘600 in avanti si sviluppa; un pensiero scientifico che divide la scienza di qualcuno che guarda e ha gli strumenti per capire e qualcuno che viene osservato e definito come padrone di meno strumenti.

Nei disegni e rappresentazioni lo straniero, il diverso è generico, non si riconosce (il commerciante è generico), l’occidentale può essere identificato perfettamente (Regina Vittoria). In una fantasia c’è spazio per proiettarci le proprie paure (lo straniero si teme, ma anche affascinante).

Orientalismo e pregiudizi

Orientalismo: barba lunga, sguardo mellifluo (sdolcinato, artificioso??), piaggeria nell’offrire dei doni; rappresenta il pregiudizio orientalista, un posto dove si va per cercare risorse e ricchezze e poi si lascia dopo aver colto le opportunità, si rientra in Europa, terra del vero sviluppo, sapere. Il tema della scienza ed esplorazione è connaturato con l’idea di andare in nuovi paesi, ma il tema del sapere non è oggettivo, non c’è una conoscenza che non abbia il problema di essere filtrata da pregiudizi e opinioni che vengono prima. Serve a mantenere un consenso interno, costruire consenso esterno; questo tema della conoscenza porta anche una sorta di compensazione che ricade a livello più generalizzato in Europa anche su chi non ha benefici diretti dal colonialismo. C’è un modello di sviluppo economico che avvantaggia qualcuno in maniera più macroscopica, altri possono beneficiare di una sorta di generale crescita del paese (molto meno di proprietari, direttori ecc.; non distribuito); ricade in maniera distribuita un senso identitario di appartenenza, una definizione di cosa significa essere i

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mar_tin4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura postcoloniale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Nicora Flaminia.
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