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Montesquieu

Montesquieu, vissuto tra il 1689 e il 1755, è considerato il primo vero Philosophe, cioè un pensatore dell'Illuminismo. Nella sua vita ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio di Bordeaux e si occupava di amministrare la giustizia. Proprio per questo motivo era un grande appassionato di legge e politica.

Due cose fondamentali da sapere su di lui sono che:

  • Era contro l’assolutismo e non amava la monarchia assoluta, dove tutto il potere era in mano al re.
  • Morì nel 1755, facendo in tempo a vedere solo l’inizio dell’Encyclopédie, la famosissima opera dell'Illuminismo nata nel 1751.

Due opere di Montesquieu sono fondamentali: Lettres Persanes e l’Esprit des Lois.

L’Esprit des Lois

Del 1748, è la sua opera più famosa ed è un punto di riferimento fondamentale per la politica e il diritto moderno. In questo libro introduce due concetti importantissimi.

  • La separazione dei poteri: Montesquieu teorizza per la prima volta che i poteri dello stato, legislativo, esecutivo e giudiziario, non devono essere concentrati nelle mani di una sola persona o di un unico organo, altrimenti si rischia la tirannia.
  • I tre tipi di governo: per Montesquieu ogni forma di governo si basa su un “sentimento” o principio fondamentale che la fa funzionare. Se viene meno quel principio, il governo crolla.

Repubblica: si fonda sulla virtù, il senso civico, l’onestà e l’amore per il bene comune.

Monarchia: si fonda sull’onore, un codice di condotta e reputazione che, all’epoca, apparteneva alla nobiltà.

Dispotismo (dittatura): si fonda sulla paura e sul timore dei cittadini. Se una monarchia diventa troppo assoluta, si trasforma in dispotismo.

Lettres Persanes

È un romanzo epistolare, cioè una storia raccontata interamente attraverso uno scambio di lettere, in totale sono 161. Pubblicato nel 1721, è considerato il primo capolavoro letterario del 1700 francese. Due ricchi persiani, Usbek e Rica, lasciano la Persia per fare un viaggio in Europa e arrivano in Francia, a Parigi. Da lì, inviano e ricevono lettere dai loro amici rimasti in patria, a Venezia o Smirne.

All'epoca in Francia c’era una forte censura. Per non rischiare la prigione, Montesquieu pubblicò il libro in modo anonimo e fece finta che fosse stato stampato a Colonia, in Germania, anche se in realtà fu stampato ad Amsterdam.

I temi chiave sono: esotismo, viaggio e amore.

Esotismo e il calendario

L'esotismo, ovvero il fascino per l’Oriente, era di grandissima moda all’inizio del 1700. Lo si capisce già dal titolo: “Lettere” indica la forma del libro, “Persiane” richiama l'Oriente. Per rendere la storia temporale del libro credibile e realistica, Montesquieu non ha inventato le date a caso. Ha studiato e utilizzato la calendarizzazione, la cronologia e l’organizzazione del tempo, trovata nei vari diari di viaggio dello scrittore Jean Chardin, che era stato in Persia alla fine del 1600.

Lo sguardo straniero

Il concetto più importante del libro è lo sguardo straniero. Usando due personaggi stranieri, Montesquieu introduce quello che viene chiamato “regard étranger”. Due persone che non sanno nulla della cultura occidentale vedono la Francia per la prima volta: guardano tutto con stupore, ingenuità e curiosità.

Questo permette all’autore di fare una satira tagliente, di prendere in giro e criticare i costumi, la morale, la religione e le istituzioni francesi dell'epoca. I critici parlano di una vera e propria “rivoluzione sociologica”: per la prima volta i francesi vengono visti e giudicati attraverso gli occhi di uno straniero. Questo stratagemma permetteva inoltre a Montesquieu di criticare duramente il re e il potere assoluto, proteggendosi dalla censura.

L’amore, l’harem e il “femminismo antico”

Mentre Usbek è a Parigi a criticare la mancanza di libertà dei francesi, a casa sua in Persia le cose non vanno bene. Usbek è il padrone di un serraglio dove vivono segregate le sue mogli, tra cui la sua favorita, Roxane. L'harem rappresenta la metafora del potere politico assoluto e tirannico: il padrone ha il controllo totale sulla vita delle donne.

Nelle ultime lettere del romanzo avviene un colpo di scena: Roxane si ribella, rivendica la sua libertà, rifiuta di essere sottomessa a Usbek e, non potendo fuggire fisicamente, decide di suicidarsi come ultimo atto di protesta. Prima di morire, scrive una lettera a Usbek accusandolo di essere un tiranno e rivendicando la propria identità e indipendenza.

Le parole di Roxane anticipano di secoli le lotte delle donne contro la società patriarcale e per i diritti individuali, per questo l’opera viene definita un romanzo “femminista” ante litteram, ovvero prima che il termine “femminismo” esistesse davvero.

Lettera XXIV (23)

La lettera è scritta da Rica, un giovane persiano che è appena arrivato a Parigi insieme al suo amico Usbek. Essendo uno “straniero”, Rica osserva il mondo occidentale con occhi ingenui e sorpresi. Questo espediente, lo sguardo straniero, serve a Montesquieu per criticare in modo satirico e ironico la società francese del 1700. La critica si divide in due grandi temi: il modo di vivere dei parigini e il potere politico e religioso.

Parigi e i parigini

Rica descrive Parigi come una città caotica, super popolata e sempre in movimento. Non avendo mai visto i condomini, li descrive metaforicamente come “case costruite su altre case”, sottolineando quanto la città sia densa. Paragona Parigi a Ispahan, una grande città persiana, ma nota che Parigi è molto più frenetica.

Rica dice che i parigini non camminano, ma corrono e volano, la città sembra una corsa continua e senza sosta. I parigini usano il loro corpo in modo quasi meccanico, come marionette che corrono sempre e non si fermano mai a riflettere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

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