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La qualità di una decisione e l’impresa

La qualità di una decisione è misurata in generale dalla sua coerenza rispetto agli obiettivi di chi è coinvolto nella decisione. Per individuare i criteri di decisione corretti, quindi, è necessario comprendere:

  • Gli attori (chi influenza l’esito della decisione)
  • L’obiettivo/gli obiettivi (quali sono le attese degli attori)
  • Le alternative a disposizione (quale è lo spazio decisionale)
  • I vincoli che devono essere rispettati (tempo, costo, rischio)

L’impresa e il suo funzionamento

Quando misuro le performance dell’impresa faccio riferimento ad informazioni del passato (performance, risultati ottenuti nel passato). L’analisi del passato è fondamentale per prendere decisioni per il futuro.

Margine del prodotto = prezzo di vendita del prodotto − costo di produzione del prodotto.

Prendiamo decisioni rispetto a ciò che vogliamo che avvenga in futuro, che si basano su informazioni del passato. Le due parti non sono separate, ma sono collegate. Gli argomenti che tratteremo saranno tutti collegati tra loro.

Concetti base

1. Definizione d’impresa e collocazione dell’impresa in un sistema economico più ampio:

L’impresa non opera in maniera isolata, ma all’interno di un sistema economico complesso in cui interagisce con diversi soggetti.

Relazione impresa-famiglie

  • Le famiglie acquistano beni e servizi dall’impresa pagando un prezzo (sono quindi i clienti finali/consumatori). Inoltre, le famiglie forniscono lavoro alle imprese in cambio di una retribuzione, quindi possono essere anche dipendenti.

Relazione impresa-banche

  • Le imprese chiedono prestiti alle banche per finanziare la propria attività. In cambio devono restituire il capitale ricevuto soggetto a tasso d’interesse. Il tasso di interesse rappresenta il costo del denaro.

Esempio: se l’impresa prende 100€ con un interesse del 5%, dovrà restituire 100€ più 5€ all’anno come costo del finanziamento.

Relazione impresa-Stato

  • Le imprese pagano tasse e tributi allo Stato. In cambio ricevono servizi e infrastrutture (come strade per il trasporto delle merci, servizi pubblici, ecc.) utili per svolgere la propria attività.

Relazione con il resto del mondo

  • L’impresa interagisce con altri Paesi attraverso esportazioni (vende all’estero) e importazioni (acquista dall’estero).

Gli attori da considerare per valutare le decisioni di un’impresa sono distinti in due categorie:

Shareholders

Shareholders: (share = azione) gli shareholders sono gli azionisti, coloro che hanno “capitale di rischio” investito in un’impresa e che detengono la proprietà dell’impresa (azioni o quote). Acquistare un’azione significa diventare proprietari di una parte dell’azienda, acquistano un certificato di proprietà. Gli azionisti finanziano l’impresa investendo il proprio capitale con l’obiettivo di ottenere una quota dei profitti.

Il capitale investito è detto capitale di rischio, perché non c’è garanzia di guadagno: se l’impresa non genera utili, l’azionista può perdere il denaro investito.

In quanto proprietari di una parte dell’impresa, gli azionisti definiscono la governance dell’impresa, cioè le regole di funzionamento e i meccanismi decisionali. Tuttavia, non gestiscono direttamente l’azienda: nominano amministratori delegati e consigli di amministrazione, che si occupano della gestione operativa.

Stakeholders

Stakeholders: (stake = interesse) un soggetto (o gruppo di soggetti) che hanno un interesse nelle attività e nelle decisioni dell’impresa, anche senza esserne proprietari. Sono influenti nei confronti di un’impresa/possono influenzare l’impresa, quindi contribuiscono a determinarne i risultati. Fanno parte di questo insieme:

  • Clienti
  • Fornitori
  • Risorse umane (dipendenti/manager)
  • Competitors
  • Comunità locale
  • Istituzioni bancarie e finanziarie
  • Partner
  • Governi centrali e locali
  • Università

L’impresa non vive isolata: ogni decisione (prezzi, produzione, investimenti, scelte ambientali, assunzioni…) ha effetti su molti soggetti. Gli stakeholders:

  • Contribuiscono al funzionamento dell’impresa
  • Reagiscono alle sue decisioni
  • Possono favorirne o ostacolarne il successo

Per questo devono essere considerati nelle scelte strategiche. Ad esempio:

  • Clienti comprano i prodotti e determinano i ricavi
  • Risorse umane lavorano per l’impresa e ne determinano la produttività
  • Competitors influenzano il mercato e le strategie
  • Comunità locale può influenzare reputazione, consenso sociale e continuità operativa dell’impresa. I suoi interessi sono: l’occupazione che l’impresa può fornire creando posti di lavoro sul territorio; tutela ambientale con riduzione di inquinamento ambientale/acustico; responsabilità sociale con contributi ad iniziative sociali, culturali e sportive.
  • Partner collaborano nello sviluppo dell’attività
  • Governi centrali e locali regolano l’attività con leggi e tasse
  • Università contribuiscono con ricerca, innovazione e formazione

Da questa tabella possiamo intendere che gli stakeholders hanno interessi differenti: i clienti vogliono prezzi bassi, i dipendenti vogliono stipendi più alti, gli azionisti vogliono più profitti, la comunità vuole tutela ambientale. Riuscire ad accontentare tutti gli stakeholders risulta difficile. La situazione migliore per l’impresa è prendere decisioni che soddisfino il più possibile gli interessi dei diversi stakeholder e trovino un equilibrio tra profitto, sostenibilità economica, ambientale e sociale. Questo significa adottare una visione più ampia rispetto al solo profitto.

Definizione d’impresa

Secondo l’art. 2082 del Codice Civile, è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.

  • Economica = genera valore
  • Organizzata = coordina le risorse
  • Professionalmente = attività stabile e continuativa nel tempo, non occasionale
  • Fine = scopo dell’impresa

L’impresa è una azienda che genera profitto (fine), genera valore. Utilizza degli input (fattori produttivi) per generare un output con maggior valore. Gli input vengono utilizzati in maniera organizzata, ad esempio stabilisce cosa fa il dipendente e quali sono i processi per realizzare l’output. Organizza i fattori produttivi, organizza le proprie risorse = coordina tutti gli input.

L’impresa è il mattone di base del sistema economico-finanziario e può essere vista come un microsistema aperto verso l’esterno che opera in stretta interdipendenza dinamica con il macrosistema economico-finanziario e più in generale con quello sociopolitico, su scala globale e nei territori in cui è presente.

Interdipendenza dinamica: l’impresa influenza l’ambiente (in cui opera, il macrosistema economico-finanziario e sociopolitico) e allo stesso tempo ne è influenzata.

Interdipendenza con l’esterno

  • Con i fornitori: quanto l’impresa impiega input prodotti da altre imprese dipende dal suo grado di integrazione verticale (la quantità di attività svolte internamente rispetto a quelle acquistate dall’esterno dipende dal grado di integrazione verticale). Un’impresa integrata verticalmente svolge internamente molte fasi del processo produttivo, ad esempio l’estrazione della materia prima, la lavorazione/produzione del prodotto fino alla vendita. Un’impresa con bassa integrazione verticale, invece, acquista gran parte dei componenti o dei prodotti da terzi e si concentra solo su alcune fasi, come ad esempio l’assemblaggio (ad esempio il settore automotive).
  • Con i clienti: vende il suo output ai clienti finali/consumatori o alla pubblica amministrazione. Esistono diverse tipologie di mercato:
    • Business to business (B2B): impresa vende ad altre imprese, ad esempio Barilla vende all’Esselunga.
    • Business to consumer (B2C): impresa vende al consumatore finale, ad esempio il supermercato.
    • Business to government (B2G): impresa vende alla pubblica amministrazione.
  • Con i finanziatori: un’altra forma di interdipendenza riguarda il finanziamento. L’impresa utilizza sia capitale proprio, conferito dagli azionisti (shareholders) e quindi soggetto a rischio, sia capitale di terzi, come i prestiti bancari. Anche sotto il profilo finanziario, quindi, l’impresa è collegata ad altri attori del sistema economico.

Si parla di dinamicità perché il cambiamento è la condizione normale dell’impresa. Il contesto esterno evolve continuamente: cambiano le tecnologie, i bisogni dei consumatori, le regole e le condizioni di mercato. Se l’impresa non si adatta, il valore che genera tende a ridursi nel tempo. Per questo l’innovazione diventa lo strumento principale per adattarsi e cogliere le opportunità del cambiamento. Tuttavia, ogni decisione presa in un contesto di incertezza comporta un elemento di rischio, che è intrinseco alla natura stessa dell’impresa.

Logica finanziaria e logica economica

Risultato d’impresa = output − input.

Per misurare il valore generato da un’impresa in un certo periodo di tempo esistono due prospettive diverse: la logica finanziaria e la logica economica.

Logica finanziaria

Logica finanziaria risultato: flusso di cassa netto.

La logica finanziaria si concentra sui flussi di cassa, cioè sulle entrate e sulle uscite monetarie effettive. In questa prospettiva il risultato è dato dalla differenza tra incassi e pagamenti: si parla di net cash flow. È una visione strettamente monetaria e immediata, perché considera solo il momento in cui il denaro entra o esce dall’impresa. La logica finanziaria è fondamentale per capire se l’impresa ha liquidità sufficiente per far fronte ai propri impegni verso fornitori, banche e altri finanziatori. Serve quindi a valutare la solvibilità e la capacità di rispettare i debiti.

Logica economica

Logica economica risultato: l’utile di esercizio.

La logica economica, invece, misura l’utile prodotto in un determinato esercizio, indipendentemente dal momento in cui avviene il pagamento. Qui conta il momento in cui la transazione genera effetto economico, al momento della transazione genera valore. Se l’impresa vende un prodotto oggi ma incassa tra sei mesi, dal punto di vista economico il valore è stato generato nel momento della vendita, non in quello dell’incasso.

Questo principio è chiamato principio di competenza: riportare correttamente i costi riferiti a una specifica transazione, nel momento in cui si verificano i ricavi ad essa associati. I ricavi e i costi associati a questi ultimi devono essere attribuiti al periodo in cui maturano, non a quello in cui vengono pagati o incassati. La logica economica è essenziale per valutare la performance gestionale, consente di misurare un risultato che riflette esattamente le scelte e decisioni prese in un certo periodo di tempo in cui sono registrate.

Utile = ricavi di competenza − costi di competenza.

I ricavi sono il valore monetario generato dalla vendita di beni o servizi.

Ricavi di competenza = prezzi × quantità di prodotto venduta nel corso dell’esercizio.

I costi di competenza sono i costi associati alle quantità che ho venduto. Per ricavare l’utile dell’esercizio guardo i ricavi dalla vendita e sottraggo il costo del venduto, non il costo sostenuto nell’intero periodo. Ad esempio, se ho venduto 100 pezzi su 120 dovrò considerare solo i costi dei 100 pezzi che ho venduto.

Lo sfasamento tra momento economico e momento finanziario può generare risultati diversi nei singoli periodi. Un primo caso è quello delle vendite con pagamento differito (dilazione di pagamento): economicamente il ricavo nasce subito, finanziariamente l’incasso avviene dopo. Un secondo caso riguarda gli investimenti pluriennali. Se l’impresa acquista un bene che utilizzerà per quattro anni, dal punto di vista finanziario sostiene un’uscita di cassa immediata per l’intero importo. Dal punto di vista economico, invece, quel costo viene distribuito negli anni di utilizzo, perché il bene contribuisce a generare ricavi per più esercizi.

Le due logiche, quindi, possono produrre risultati differenti nel breve periodo, perché i cicli economici e finanziari non coincidono perfettamente e perché si ragiona per periodi contabili. Tuttavia, nel lungo periodo tendono a convergere.

Le attività d’impresa sono strutturate su due livelli: attività primarie e secondarie. Le prime servono a realizzare il prodotto o il servizio. Le seconde sono attività di supporto non strettamente necessarie alla realizzazione del prodotto. L’obiettivo dell’impresa è creare margine, quanto valore riesce a creare con queste attività.

Scopo dell’impresa

2. Scopo dell’impresa:

Lo scopo dell’impresa oggi non è più visto soltanto come massimizzazione del profitto. I confini tra settore for profit e not for profit sono diventati più sfumati, perché anche le imprese tradizionali devono tenere conto dell’impatto che generano sulla società. Da qui nasce il concetto di responsabilità sociale d’impresa (Corporate Social Responsibility), introdotto da Bowen nel 1953: l’impresa è responsabile degli effetti che le sue attività producono sulla società e deve integrare queste preoccupazioni nella propria visione strategica.

La responsabilità sociale può assumere forme diverse:

  • In una logica responsiva, l’impresa interviene dopo aver generato un impatto negativo. Le azioni di CSR servono a compensare o neutralizzare il danno creato, ma non modificano in modo strutturale il modello di business. È una risposta a un problema già avvenuto.
  • In una logica reputazionale, l’impresa utilizza iniziative sociali o ambientali per migliorare la propria immagine. Le azioni
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Milliee12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Impianti e organizzazione d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Urbano Valeria Maria.
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