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Introduzione al diritto e all'economia dei mercati energetici

Produzione di energia elettrica industriale

Il processo economico detto "filiera elettrica industriale" si è sviluppato nel tempo, sia nella componente tecnica che in quella normativa e commerciale, ma sempre con la finalità di produrre, trasferire e vendere ai clienti l’elettricità.

L’energia elettrica si ottiene dalle fonti energetiche primarie:

  • Rinnovabili: solare, idrogeno-meteorica, eolica, geotermica, del mare, da biomasse
  • Non rinnovabili: combustibili fossili, combustibili fissili

DLGS 152/2006: decreto che regola le emissioni da impianti industriali a combustione in Italia. Le centrali elettriche a combustibili fossili sono dotate di dispositivi per l’abbattimento degli inquinanti e/o di tecnologie che ne evitano la formazione.

Costi di produzione

Chi decide di produrre energia deve affrontare due tipi di costi:

  • Costi fissi dipendenti dalla produzione (approvvigionamento del capitale, spese di costruzione dell’impianto, fiscalità immobiliare)
  • Costi variabili dipendenti dal funzionamento dell’impianto (acquisto del combustibile, esercizio e manutenzione)

Noti questi dati è possibile fare una valutazione teorica del Costo Unitario di Produzione dell’Energia: costo per generare un’unità di energia. La valutazione viene fatta con formule come quella del Costo Medio Livellato (CML-LCOE), i costi ricavati sono detti:

  • Long-run se si considerano fattori stabili nel tempo
  • Short-run se si considerano fattori instabili

Il costo di produzione risulta sempre:

  • Direttamente proporzionale al tipo di impianto e al tipo di combustibile usato
  • Inversamente proporzionale al volume di energia producibile in un anno

Il Costo Marginale è la spesa addizionale per aumentare di un’unità la produzione e dipende solo dai costi variabili. Dato che i fattori di utilizzazione di progetto, i mix di fonti e i valori delle capacità possono variare attraverso le regioni, la comparazione di LCOE tra varie tecnologie è problematica. Per cui, una migliore valutazione della competitività di un nuovo progetto si ottiene attraverso considerazioni sui Costi Livellati Evitati dell’Elettricità (LACE) che forniscono una misura approssimata del valore economico sull’anno di un progetto candidato.

Grid-parity: punto in cui il costo di generazione di energia da fonti rinnovabili diventa pari al costo di generazione di energia da fonti tradizionali.

EROEI (Energy-Return-on-Energy-Investment): indicatore utilizzato per valutare l’efficienza energetica di una fonte di energia, rappresenta il rapporto tra l’energia prodotta e l’energia utilizzata per produrla.

Sviluppo della produzione e del trasporto dell'energia elettrica

Barriere allo sviluppo

PIL: indicatore economico, annuale, manovrabile che rappresenta la ricchezza (valori di beni e servizi) prodotta in un paese. Si può dire che vale la somma spesa, in un anno, per: consumi privati, investimenti industriali, investimenti pubblici e saldo estero.

CIL: consumo interno lordo di energia elettrica.

Gli ostacoli di origine Nimby si riflettono sulle prime due fasi della filiera elettrica aggravandone i costi che poi gli utilizzatori finali del servizio devono ripagare in qualche modo, secondo questi meccanismi:

  • Fase produzione: il ritardo o addirittura l’impossibilità di costruire impianti efficaci ed economicamente convenienti si riflette sul costo medio nazionale di produzione dell’energia destinata al mercato.
  • Fase trasporto: i ritardi nella realizzazione degli elementi aerei della rete nazionale di trasporto ad AT e le soluzioni richieste imposte al proprietario/gestore della rete, aumentano i costi pagati dagli utenti finali in bolletta.

Protocollo di Kyoto

La vita sulla Terra dipende dal cosiddetto "effetto serra", fenomeno naturale determinato dalla capacità di trattenere, sotto forma di calore, parte dell’energia che arriva dal Sole. Se il fenomeno serra viene modificato, potrebbe turbare l’equilibrio termodinamico ed incidere sull’evoluzione climatica nel medio-lungo periodo.

L’International Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU stima che nel mondo, all’inizio degli anni Novanta, oltre il 30% della quota di gas-serra è attribuibile all’attività umana. Il Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 da 126 paesi, mirava a limitare le emissioni artificiali di CO2 rispetto al 1990. L’Italia è stata la prima a ratificare l'accordo nel 2002.

Nel 2015, durante la COP21 di Parigi, si è raggiunto un nuovo accordo non vincolante che impegnava i 195 paesi in modo volontario a contenere il riscaldamento globale entro i 2°C e possibilmente sotto gli 1,5°C. L’accordo per entrare in vigore doveva essere ratificato da almeno il 55% dei paesi responsabili di almeno il 55% delle emissioni totali.

All’inizio indicava un obiettivo di riduzione delle emissioni globali pari al 5% dei valori del 1990 entro il 2008-2012. L'UE aveva fissato un proprio obiettivo dell'8%, gli USA del 7% e il Giappone del 6%, mentre la Russia e altri paesi in via di sviluppo potevano rimanere sui valori del 1990. L'Italia aveva un obiettivo del 6,5%.

Applicazione dell'accordo

Riguarda la gestione dei sistemi di permessi per le emissioni di gas a effetto serra all’interno dell’UE: stabilisce un sistema di scambio di quote di emissione, la Direttiva 2003/87/CE (ETS), che consente alle aziende di acquistare e vendere quote di emissione in base alle proprie necessità.

Per rispettare gli obblighi del Protocollo di Kyoto, in base ai criteri della Direttiva 2003/87/CE, ogni paese membro deve valutare il proprio monte emissioni in Mtep di CO2 nel 1990 e applicarvi la percentuale indicata dal Protocollo, in modo da ottenere la misura della riduzione delle emissioni nazionale da raggiungere nel periodo 2008-2012.

Successivamente, noti i comparti industriali emettitori, suddivide la riduzione fra essi e assegna quote annuali alle singole unità produttive redigendo il Piano Nazionale di Assegnazione (PNA).

Le azioni teoriche che gli operatori, a tutti i livelli della filiera, possono utilizzare per rispettare gli obblighi assegnati dal PNA sono:

  • Leva a: tecnica
    Si può ottenere la riduzione delle emissioni nella fase di produzione attraverso:
    • Azioni di tipo classico utilizzando grandi unità produttive con minori emissioni
    • Riducendo le perdite in rete
    • Sostituendo energia termica nazionale con energia importata
    • Azioni in campo evolutivo enfatizzando la diffusione di FER
    • Migliorando ed estendendo al comparto civile l’ottima efficienza energetica
  • Leva b: economica
    Si utilizzano meccanismi economici detti flessibili in continua evoluzione che forniscono una certa flessibilità per i paesi nella scelta delle modalità per raggiungere i loro obiettivi:
    • Operatori elettrici industriali che emettono meno del consentito dal PNA possono cedere questo merito ad altri attraverso il mercato internazionale delle "autorizzazioni ad emettere" (ETS-Emissioni Trading System) in cui vengono nominati "titoli di emissione" a prezzo variabile
    • I paesi possono investire in progetti di riduzione delle emissioni (CDM) in paesi in via di sviluppo per contribuire ai loro obiettivi
    • I paesi possono finanziare progetti che promuovono la riduzione delle emissioni (GEF) e l’adozione di tecnologie più pulite

In Italia, il GSE contribuisce all’attività della Segreteria Tecnica del Comitato ETS, l’organo interministeriale che assolve alla funzione di Autorità nazionale competente per la gestione della Direttiva ETS. Il comitato è presieduto dal Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare, mentre la vice-presidenza è del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Per cui, la Direttiva-ETS 2003/87 attua un meccanismo di Mercato cap and trade: fissa un tetto massimo (cap) delle emissioni consentite ai soggetti vincolati dal sistema, ma consente ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato (trade) i propri diritti di emissione di quote di CO2.

Il mercato elettrico italiano

Enel

Con la Legge 1643 del 1962, nasce l’ENEL (Ente Nazionale per l’Energia Elettrica) a cui viene attribuito:

  • Il monopolio delle attività di produzione dell’energia elettrica
  • Importazione-esportazione dell’energia elettrica
  • Trasporto e distribuzione dell’energia elettrica su territorio nazionale

ENEL nasce come "ente pubblico economico": particolare categoria di impresa che prevedeva l’obiettivo della economicità al fine di ottimizzare gli introiti da tariffa e le risorse pubbliche assegnate tramite un “fondo di dotazione”. L’obiettivo tecnico era quello di garantire il migliore, più sicuro e diffuso servizio elettrico nazionale.

Con la Legge 359 del 1992, l’Ente viene trasformato in Società per azioni (ENEL SpA) controllata, all’inizio, totalmente dallo Stato.

Potere di mercato

Si definisce Potere di Mercato, la capacità di mantenere prezzi superiori a quelli di concorrenza per periodi sufficientemente lunghi. Nel caso del Mercato Elettrico, l’esercizio del Potere di Mercato può influire sul prezzo di equilibrio, soprattutto nelle ore di punta.

Le principali modalità secondo cui il Potere di Mercato si manifesta nella generazione sono:

  • Bidding (offerta) strategico
  • Fermo generazione

Una classica misura dell’esistenza di un Potere di Mercato è data dall’Indice di Mercato HHI che misura il grado di concentrazione assumendo valori compresi tra:

  • 0 perfetta concorrenza
  • 10000 monopolio

Direttiva 92/1996/CE

Concerne norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica, secondo i seguenti principi:

  • Abolizione di ogni esclusiva per la produzione, import-export e vendita di energia elettrica
  • Creazione della categoria dei clienti, detti idonei (con consumi maggiori) che potevano accedere per primi al mercato libero
  • Diritto di accesso non discriminatorio e regolato alla Rete per tutti i produttori e clienti idonei
  • Separazione, almeno contabile, fra le funzioni di produzione, trasmissione, distribuzione e vendita per le aziende verticalmente integrate
  • Indipendenza fra la gestione della Rete di trasmissione e il dispacciamento
  • Monopolio naturale per la distribuzione su un determinato territorio per fornire i clienti vincolati
  • Assenza di prescrizioni sulla proprietà delle infrastrutture

Dlgs 79/1999 (Bersani)

Le Direttive devono essere integrate con provvedimenti di recepimento nella legislazione dei Paesi membri. Il dlgs 79/1999 è la legge di recepimento della Direttiva 92/1996/CE dell’Italia, che definisce lo spartiacque tra la cultura del Servizio e quella del Profitto. Liberalizza le attività di produzione, import-export, acquisto e vendita di energia elettrica, con tariffa unica nazionale per i piccoli consumatori. Riserva allo Stato le attività di trasmissione...

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Scienze giuridiche IUS/05 Diritto dell'economia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.moro23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione al diritto ed all’economia dei mercati energetici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Putti Pietro Maria.
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