Estratto del documento

Il tempo della rivoluzione

Il crollo dell’antico regime

Alla fine del 18 secolo, la rivoluzione americana (1776) e quella francese (1789) avviano in Occidente un processo storico che porterà al crollo delle strutture della società di Antico regime e alla formazione di un nuovo mondo borghese liberale. Le conseguenze di queste rivoluzioni furono l’affermarsi del pensiero illuministico. Con l’affermarsi di questa corrente si rifiutò il principio di autorità dell’antico regime e si tentò di costruire una società razionale fondata sulla libertà, sulla fratellanza e sull’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte allo Stato.

La rivoluzione americana fece nascere una nuova società che nel 19 secolo fu capace di svilupparsi in modo eccezionale. Invece, la rivoluzione francese ha impresso una svolta determinante alla storia europea: ha dimostrato che nessun potere può reggersi su legittimità astratte o presunti diritti divini; ha fatto intravedere la possibilità di un capovolgimento reale della società; ha laicizzato le forme del potere. La caduta della monarchia francese, la distruzione dei privilegi nobiliari e dei poteri della Chiesa, la creazione di una repubblica, gettarono il panico in tutta l’Europa ma il tentativo delle diverse potenze nemiche di accerchiare la Francia e di ripristinare l’ordine antico ebbe come conseguenze un’espansione militare della Francia.

Un’ulteriore conseguenza fu un’espansione imperialistica della Francia per opera del generale Napoleone Bonaparte. Lui fu la guida di una serie di vittoriose campagne degli eserciti francesi. Diversi territori furono annessi alla Francia. L’impero napoleonico creò in tutta Europa una situazione di mobilità, contribuendo alla liberazione di molti Paesi da antiche strutture e privilegi. Fu il blocco economico imposto dall’Inghilterra, avversaria di Napoleone, e l’illimitata ambizione militare di Napoleone a far cadere il suo impero dopo la campagna di Russia nel 1812 e la sconfitta a Lipsia del 1813. Dopo l’abdicazione e il suo confinamento nell’isola d’Elba, l’imperatore-generale riuscì a tornare al potere cercando di rovesciare la situazione durante il breve periodo dei “100 giorni” (1 marzo-18 giugno 1815). Questo periodo si concluse con la definitiva sconfitta a Waterloo e con il forzato esilio nell’isola di Sant’Elena.

La rivoluzione francese e la borghesia

La rivoluzione francese è sempre stata considerata come la “rivoluzione della borghesia”. È stata una frattura storica grazie alla quale la classe borghese assume il controllo del potere politico, oltre a quello economico che già possedeva. La rivoluzione francese ha creato le condizioni per una libera economia di mercato e per lo sviluppo del moderno capitalismo. Dalla rivoluzione emerge un mutamento profondo della vita politica e statale:

  • La partecipazione delle masse agli eventi fu manovrata e diretta da nuove figure di politici
  • La politica diventa il centro della vita pubblica
  • Lo Stato, quindi, non era più un aggregato di poteri e privilegi, ma un organismo civile e razionale che accentrava in sé tutte le funzioni e le responsabilità civili

In questo periodo si realizzò anche una delle conquiste essenziali della storia: l’affermazione di valori universali basati non più sul privilegio e sul diritto divino ma sulla libertà, sull’uguaglianza e sulla fraternità. Tutto ciò era racchiuso nella famosa “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 1789. Si tratta del primo documento storico ufficiale in cui si afferma:

  • La libertà della persona individuale
  • La necessità di garantire ad ogni uomo, indipendentemente dal suo stato sociale, una serie di diritti civili inalienabili

Gli ultimi libertini

Nel corso del 18 secolo, in Francia, il libertinismo, il quale aveva avuto una funzione essenziale nel primo sviluppo del pensiero illuministico, sta perdendo la propria caratterizzazione di tipo ideologico per trasformarsi in un comportamento sociale. In altre parole, nel linguaggio settecentesco, il libertino francese è chi:

  • Vive una condizione mondana
  • Accetta il mondo aristocratico
  • Rifiuta ogni fede
  • Indirizza la propria vita verso la ricerca di ogni possibile piacere materiale

I libertini non sono più filosofi che rompono i legami con l’autorità e la tradizione, ma individui che cercano di cogliere con audacia ogni possibile esperienza proposta dalla società contemporanea, sovvertendo tutte le regole della morale. La loro principale sfera d’azione è quella erotica, la quale offre le più svariate occasioni di avventura. I libertini sono per la maggior parte nobili. Questi personaggi rappresentano la disgregazione e il crollo dei fondamenti ideologici dell’antico regime. Non è casuale che l’esperienza di questi libertini produca forme estreme di letteratura, le quali culminano nell’opera “maledetta” del marchese de Sade, in cui si ricerca il piacere erotico in tutte le sue sfaccettature.

I libertini italiani del tardo 700

Il libertinismo italiano del 700 non raggiunse le posizioni estreme di quello francese. Il libertino italiano:

  • È un avventuriero che si getta nella vorticosa vita del tempo, grazie alle proprie capacità personali
  • Frequentava le corti e i salotti di tutta Europa
  • Era al servizio delle forme più diverse di potere ma mantiene sempre un’autonomia psicologica

Tra i libertini italiani abbiamo:

  • Giambattista Casti
  • Giacomo Casanova
  • Lorenzo Da Ponte

Giambattista Casti

È stato un abate esaltato per le sue doti. Viaggiò per tutta Europa. Ebbe contatti con diversi sovrani illuminati. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella Parigi napoleonica, dove acquisì grande prestigio. Il suo è un libertinismo erotico.

Giacomo Casanova

Un altro libertino italiano è Casanova, il quale scrive la sua autobiografia durante gli anni della rivoluzione francese. Aveva soggiornato in numerosi Paesi europei, dove svolse molte attività: era un diplomatico, un agente segreto, un giocatore ed era anche in mezzo a traffici loschi. Anche il suo era un libertinismo erotico.

Lorenzo Da Ponte

Un’altra figura che ha rappresentato il libertinismo italiano era Da Ponte. Anche egli ebbe una vita avventurosa, al punto che fugge a NY per sfuggire a dei creditori. Tra le sue attività ha particolarmente rilievo quella di librettista melodrammatico, con il quale diede un contributo essenziale alla diffusione degli ultimi perfetti modelli della tradizione italiana settecentesca. Durante il suo soggiorno a Vienna collabora con Mozart. Per lui compone 3 libretti:

  • Le nozze di Figaro
  • Il Don Giovanni
  • Così fan tutte ossia La scuola degli amanti

I capolavori musicali da lui creati sembrano voler bruciare una tradizione secolare, dando voce per l’ultima volta a quel mondo di cui la rivoluzione francese segnava la fine. Le nozze di Figaro fu rappresentata la prima volta a Vienna nel 1786. È un’opera comica tratta dalla commedia omonima del francese Beaumarchais. Quest’opera si presentava come un gioco di distruzione dei valori, degli equilibri, delle ipocrisie e delle prepotenze su cui si reggeva la vita quotidiana del mondo nobiliare. Questo gioco è affidato soprattutto al barbiere di Siviglia Figaro, che conferiva una nuova figura teatrale del servo.

Il Don Giovanni è stato rappresentato a Praga, ed è una delle opere capitali dell’arte mondiale. Il testo dell’opera mozartiana mette in luce la figura del Don Giovanni, ambigua immagine del libertino, totalmente dedito ai piaceri materiali. Era un conquistatore e ingannatore di donne.

Così fan tutte ossia La scuola degli amanti è un dramma rappresentato a Vienna. L’opera porta all’estremo splendore, dando espressione ad una nuova “scienza” del sentimento e del messaggio amoroso, la tradizione della commedia e della novella sentimentale con sottili giochi di travestimento e beffa. Le 3 grandi opere italiane di Mozart sembrano preannunciare un crollo di un mondo e di un’organizzazione sociale. Ma esse annunciano questa fine come qualcosa di gioioso, da cui ricavare una luce perfetta ed accecante. Dal presagio della catastrofe emerge infatti un’armonia che sembra promettere a tutta l’umanità qualcosa di perfetto.

L'Italia dalla rivoluzione a Napoleone

La situazione italiana si modificò soltanto con l’intervento delle armate francesi che, sotto la guida di Napoleone Bonaparte, invasero l’Italia settentrionale nel 1796, favorendo il sorgere di una serie di repubbliche quali la Repubblica Cisalpina nella Lombardia sottratta all’Austria. Nel triennio 1796 e 1799, denominato triennio giacobino, quasi tutti gli antichi sovrani furono allontanati dalla penisola, dove furono instaurate varie repubbliche che combatterono il mondo feudale e i privilegi della Chiesa. Durante i primi anni della Rivoluzione francese, l’Italia fu considerata dai francesi come un mondo difficile e confuso, in cui era necessario provocare cambiamenti. L’Italia rappresentava l’esempio più evidente della disgregazione dell’Antico Regime. Napoleone vide nell’Italia il museo di un’antica cultura classica ed imperiale, la memoria degradata di quella Roma antica che il nuovo Impero francese voleva avventurosamente far rivivere.

I contributi più importanti vennero da intellettuali francesi. Abbiamo infatti Madame De Stael. Ella compì un viaggio in Italia. Durante il soggiorno a Milano strinse rapporti con Vincenzo Monti. Da questo viaggio nasce il romanzo Corinne ou l’Italie in cui la storia d’amore tra la romana Corinne e lo scozzese Nelvin si intreccia con l’arte e la cultura italiana.

Il classicismo dell’età napoleonica

In tutta l’Europa napoleonica il Neoclassicismo andava sempre più trasformandosi in un’arte ufficiale. Il Neoclassicismo dominava incontrastato in altri ambiti artistici, nei quali riusciva ancora a mantenere un’apertura e un respiro internazionale come stile ufficiale dell’Impero napoleonico. Tra tutti gli artisti neoclassici si distingueva il grande scultore Antonio Canova. Centro del Neoclassicismo italiano era la capitale del Regno d’Italia, Milano. A Milano sorsero nuove iniziative editoriali, come “la Collezione dei classici italiani” che, raccogliendo il meglio della nostra tradizione letteraria, fissò una specie di canone molto ampio di “classici” nazionali.

Il Neoclassicismo è una tendenza culturale che si è sviluppata in Europa tra il 18 e il 19 secolo. È il momento in cui in Francia si sviluppa l’Illuminismo il cui principio fondamentale è la fiducia nella ragione dell’uomo. In ambito artistico si punta a negare gli artifici, il decorativismo e il gusto tipico del Rococò. In modo specifico, nella pittura l’immagine non è più spettacolare o scenografica ma semplice e chiara con un unico punto di fuga che rende realistico lo spazio. Per quanto riguarda l’architettura, viene ripreso l’uso dei tipici elementi classici come timpani, statue e colonne. In Italia, la continuità della tradizione classica non è stata messa in discussione. La continuità della tradizione, in quel periodo di cambiamenti significò un modo per affermare la persistenza di un’identità nazionale e distinguere il carattere italiano da quello delle altre nazioni europee.

In campo artistico ed estetico, il Classicismo è quella propensione culturale che considera come esemplari tutti i modelli di arte dell’antichità classica. Nell’ambiente umanistico nasce nel 15 secolo in Italia per poi svilupparsi in tutta Europa nell’arco del Seicento. Lo stile classicista segue i canoni estetici dell’arte greca e romana quindi la ricerca della perfezione, della logica e della razionalità. La tematica si rivolge prevalentemente ad argomenti storici o mitologici. Le più alte espressioni del classicismo di questa età sono Vincenzo Monti ed Ugo Foscolo.

Classicismo e neoclassicismo: le differenze tra le due correnti

Sia il classicismo che il neoclassicismo sono correnti artistiche e culturali che pongono le proprie radici nell’antichità classica greca e romana. Nonostante le basi comuni, i due movimenti differiscono dal punto di vista concettuale. Mentre i canoni del classicismo tendono ad imitare l’arte classica in toto ricercando la bellezza e la perfezione assoluta, il neoclassicismo risente degli elementi romantici e meno razionali del Rococò. Il fine dell’estetica neoclassica, quindi, non è l’imitazione ma la ricerca del bello inteso come ideale di perfezione che trae spunto dai canoni estetici classici.

Vincenzo Monti

Alfonsine, 19 febbraio 1754 – Milano, 13 ottobre 1828. Vincenzo Monti è stato definito da Madame de Stael “le premier poete d’Italie” (primo poeta d’Italia). È stato definito tale non tanto per il valore delle sue opere ma per la sua adattabilità alle tendenze e al gusto dominanti e per le sue qualità di mediatore fra la tradizione classicistica e le trasformazioni politiche. Per quanto riguarda la polemica tra classici e romantici, si schierò in difesa della tradizione classica e dell’uso poetico della mitologia, ma mantenendo buoni rapporti con molti esponenti delle nuove tendenze romantiche.

Polemica tra classici e romantici

La polemica esplode in Italia a seguito della pubblicazione di un articolo di giornale da parte di Madame De Stael. L’obiettivo della scrittrice era quello di invitare i letterati ad aggiornare il loro patrimonio culturale per aprirsi alla letteratura romantica. L’intervento di De Stael suscita un vivace dibattito in Italia e si formano due opposti schieramenti:

  • Classici
  • Romantici

Fra i difensori del classicismo abbiamo:

  • Giacomo Leopardi
  • Vincenzo Monti
  • Pietro Giordani

Negli anni trascorsi a Ferrara, Monti si esercitò in esperimenti poetici di varia natura, impadronendosi di ogni tendenza del linguaggio settecentesco, da quello arcadico più frivolo, a quello classicistico che è più misurato e razionale. Monti con questa sua abilità di sapersi adattare ad ogni contesto diventa subito il poeta ufficiale del classicismo papale. Monti pubblicò vari volumi e volumetti che è impossibili enumerare, ma li raggrupperemo in base ai temi:

  • Abbiamo una poesia ufficiale e celebrativa, la quale prende spunto da occasione di attualità per esaltare la civiltà presente e i suoi legami con quella antica. Di questa poesia ricordiamo “Prosopea di Pericle” e “Al signor di Montgolfier”.
  • Abbiamo una poesia legata a temi e forme barocche. Queste poesie danno un’immagine spettacolare della religione e della natura. Di questa poesia ricordiamo “La bellezza dell’universo”. Quest’ultimo sembra un inno di lode alla natura. Ricordiamo anche i sonetti “Sulla morte di Giuda”.
  • Abbiamo una poesia d’amore con elementi malinconici e con accenti pessimistici. Ricordiamo “Adon Sigismondo Chigi” e “i pensieri d’amore”.
  • Abbiamo una poesia drammatica. Ricordiamo di questo particolare tipo di poesia “L’Aristodemo”.
  • Infine, abbiamo una poesia dai caratteri neoclassici. Ricordiamo il poemetto “Musogonia”.

Ma il capolavoro del Monti è la traduzione dell’Iliade in endecasillabi sciolti. La traduzione è stata costruita tenendo conto di precedenti traduzioni. Essa infatti non offre un’immagine fedele del testo omerico, ma un suo arrangiamento in forme neoclassiche. Su tutta l’opera domina il piacere di una parola lucida e precisa. Il mondo omerico è rappresentato con continui effetti trionfali. I sentimenti dei personaggi si arricchiscono di sfumature e suggestioni malinconiche. Questo Omero in versione Monti appare costruito proprio sulla misura dell’Italia napoleonica. Leopardi giudicò Monti come “poeta veramente dell’orecchio e dell’immaginazione, del cuore in nessun modo”. Con questa espressione Leopardi afferma che la poesia del Monti resta formale e priva di segni di autenticità. La sua poesia mira soprattutto a combinare diverse forme letterarie, a tradurre in un linguaggio moderno l’eredità di una lunghissima tradizione.

Sotto molti punti di vista Monti sembra costituire l’ultimo anello di una tradizione letteraria classicistica e cortigiana abituata ad identificarsi con i sistemi politici e con le forze al potere. Ma nello stesso tempo egli inaugura un nuovo modello. Egli “laicizza” la tradizione classicistica, senza modificarne la struttura. Egli la semplifica e nello stesso tempo l’arricchisce, rendendola fruibile per un mondo ormai mutato, colorandola della sensibilità contemporanea. Da questo punto di vista, Monti appare il creatore di un classicismo borghese dai caratteri nazionali. In questo nuovo modello, egli mostra una fiducia nel progresso, pur continuando ad esprimersi in un linguaggio aulico e sublime. Con il Monti le forme e i miti classici riescono a sopravvivere come maschere borghesi. Su questa linea la nostra letteratura si avviava a restare, per gran parte dell’800, con le sole eccezioni di Manzoni e di Leopardi.

Il purismo

Nel periodo napoleonico l’esigenza di affermare un’identità nazionale italiana si esprime anche attraverso un nuovo tentativo di definire una forma linguistica che si adegui al presente. Vi è quindi una ripresa della questione della lingua. Ecco che c’è il purismo.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 125
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 1 Intero esame di Letteratura italiana Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 125.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Intero esame di Letteratura italiana Pag. 91
1 su 125
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiacarcuro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Mastronardi Maria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community