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Letteratura portoghese

L’ultimatum inglese dell’11 gennaio 1890

Avviamento storico importante che ha segnato la storia politica e civile del Portogallo: l’ultimatum inglese dell’11 gennaio 1890, evento che ebbe delle ripercussioni politiche importantissime, assunse agli occhi del popolo portoghese il significato di un’umiliazione profonda che si concretizzò in una violenta reazione popolare, manifestazioni e interventi politici soprattutto su quelli che erano i giornali dell’epoca, intellettuali dell’epoca.

Prima contro l’Inghilterra e poi contro lo stesso governo portoghese perché aveva accettato l’ultimatum. Perché lo fece? La ragione è da ricercare in una questione estremamente complessa che è la questione africana, questione coloniale.

Siamo nell’Ottocento e il Portogallo era il paese europeo che aveva più possedimenti in Africa, questi possedimenti erano le colonie portoghesi, territori che il Portogallo ha scoperto nel corso del sedicesimo secolo, sono l’arcipelago di Capo Verde, un arcipelago di piccole isole, le isole di São Tomé e Príncipe, Guinea, l’Angola e il Mozambico.

Per molto tempo, soprattutto per quanto riguarda l’Angola e il Mozambico, gli insediamenti portoghesi si erano limitati alle zone costiere, sfruttava i suoi possedimenti in Africa principalmente come punto di appoggio per le rotte verso l’India e verso l’Oriente e come serbatoio di schiavi.

Milioni e milioni di angolani e di mozambicani furono presi e ridotti in schiavitù e deportati in Brasile perché c’erano le piantagioni di caffè, cotone e canna da zucchero e necessitavano di manodopera. Base di approdo per i rifornimenti e un serbatoio di schiavi, tuttavia nel corso dell’Ottocento ci fu quasi una presa di coscienza da parte di tutte le potenze europee, un interesse nei confronti di questi territori africani.

Paesi come la Germania, il Belgio si chiesero: come mai noi in Africa non abbiamo niente, anche noi abbiamo bisogno di un po’ di Africa. Portare la democrazia occidentale in questi territori era un atto di civiltà, quasi un dovere dell’Occidente: occidentalizzare queste popolazioni, tradotto in termini di usurpazioni, di sfruttamento discriminato nei confronti di questi territori.

Le persone che ci abitavano sono state denudate della loro lingua, cultura, religione, costumi e dall’alto è stato loro imposto, in nome di una superiorità inesistente, il non riconoscere la differenza e le dignità della differenza.

La questione africana e le colonie portoghesi

Intorno alla metà del diciannovesimo secolo cominciò l’interesse delle potenze europee verso l’Africa, soprattutto da parte dell’Inghilterra. La questione della schiavitù cominciò a essere portata all’attenzione del pubblico europeo.

Il Portogallo aveva grandi interessi economici nelle colonie africane, schiavitù che sarà eliminata nel 1888 con la Lei Áurea. A partire da quell’anno fu abolita, ma questo non si tradusse nella scomparsa della schiavitù, continuò ad esserci in altre forme come i contratti, persone che prima erano schiave e che continuavano ad essere schiave, contratto che non prevedeva nessuna forma di tutela, nessuna forma di libertà.

In particolare, ci fu il congresso di Bruxelles dove si trovano delle grandi potenze nel 1876, al quale partecipano l’Inghilterra, la Germania, il Portogallo, il Belgio, e dicono che a partire da quel giorno le terre africane appartengono a chi è in grado di occupare veramente quei territori.

Questa decisione mise in agitazione il Portogallo in quanto i suoi insediamenti si limitavano alle fasce costiere, per carattere economico e perché addentrarsi voleva dire scontrarsi con le popolazioni locali. I portoghesi riuscirono a mantenere buoni rapporti con le popolazioni locali perché si limitavano a stare sulle coste.

In seguito alla conferenza di Bruxelles, rispetto al diritto storico ci fu un nuovo diritto, il diritto in seguito all’occupazione effettiva dei territori. Il Portogallo si trovava in seria difficoltà, un paese piccolo e trovare portoghesi disposti a lasciare il Portogallo e andare ad occupare altri paesi non fu una cosa facile, ci fu un investimento umano, i portoghesi furono inviati ad occupare anche le parti interne di questi paesi.

Progetto del Mapa Cor-de-Rosa che consisteva nell’occupare anche i territori che si trovavano tra l’Angola e il Mozambico. Cosa che fece arrabbiare tantissimo gli inglesi che erano contrari al progetto e al fatto che i portoghesi continuassero a mantenere questi territori che erano considerati colonie dal 1400.

Portò all’ultimatum degli inglesi in base al quale l’Inghilterra chiedeva al Portogallo prima il ritiro da tutti i territori africani, in un secondo momento diventarono un po’ più ragionevoli e permisero di tenere l’Angola e il Mozambico ma di riprendersi i territori tra Angola e Mozambico.

Confini decisi a tavolino, se il Portogallo non avesse rinunciato al Mapa Cor-de-Rosa avrebbe scatenato una guerra. Il Portogallo non trovò particolari sostegni in Europa e decise di accettare l’ultimatum inglese.

Il re Don Carlos decise di accettare questa intimidazione da parte degli inglesi, confini decisi nel 1892, confini che sono rimasti sostanzialmente gli stessi.

Colonialismo, crisi politica e Estado Novo

A partire dalla fine dell’Ottocento il colonialismo portoghese si inasprì molto, con lo scontro delle popolazioni indigene diventa un vero e proprio colonialismo europeo anche quello portoghese al punto che ci fu una guerra coloniale, sotto António de Oliveira Salazar, inizio anni Sessanta fino al 1974, morte di tantissimi africani, di tantissimi portoghesi che erano stati mandati.

Nel 1890 questa accettazione di questa intimidazione provocò tra i portoghesi sentimenti profondi che andavano dall’indignazione alla rabbia prima contro gli inglesi, l’Inghilterra veniva definita la perfida Albione. Manifestazioni patriottiche quindi contro l’Inghilterra divennero in breve rivolte antigovernative e antimonarchiche.

Questa situazione ebbe due principali conseguenze: una sul piano politico-sociale e l’altra su quello culturale-letterario.

Dal punto di vista sociale-politico, si iniziò a creare una situazione di instabilità che durò circa un ventennio che portò a succedersi moltissimi governi che duravano massimo un anno e poi cadevano, il 5 ottobre 1910 la monarchia cadde e si installò la repubblica.

Anche l’instaurazione della Repubblica non portò tranquillità politica, cercò di portare delle riforme progressiste come l’obbligatorietà delle scuole medie, riduzione drastica del numero di analfabeti, inserì una forma di pensione, le otto ore lavorative, ma una profonda crisi economica portò malcontento e il malcontento trovò una risposta in una figura forte: Salazar. Estado Novo.

Le conseguenze culturali e letterarie

Sul piano culturale-letterario, ebbe tanti riflessi, tutti gli intellettuali si scagliarono contro l’Inghilterra, aprirono gli occhi sul proprio paese e la realtà che videro del proprio paese fu una realtà deludente, frustrante, demoralizzante dando l’immagine di un Portogallo che aveva un ruolo marginale per il panorama europeo, che si era dimostrato privo di forza, un Portogallo irriconoscibile rispetto al Portogallo del 1400, piccolo paese che diventa la prima potenza più importante d’Europa.

Tolse il velo davanti agli occhi di questi intellettuali che di fronte a quella realtà insoddisfacente, di fronte a quella realtà sofferente, decisero di fuggire da questa realtà che si concretizzò in tre principali correnti letterarie: da una parte ci furono quegli intellettuali che si rifugiarono nella poesia simbolista decadentista, ossia scelsero una fuga dalla realtà che andava verso una realtà altra diversa da quella reale, una realtà simbolica, una realtà che indaga anche nel proprio mondo interiore, una realtà che si affida non alla vista, all’oggettività ma ai sensi, ai simboli, a quelle che Flaubert definiva le Corrispondenze.

Tre nomi della poesia simbolista decadentista portoghese: Camilo Pessanha, António Nobre, Eugénio de Castro cercano di rifugiarsi in una realtà altra, ciò che si vede con i

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/08 Letteratura portoghese e brasiliana

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