Infermieristica in disabilità
- Handicap e menomazione 3
- Legge 104/92 4
- Modello ICIDH – ICF 4-5
- Salute- malattia mentale 7-8
- Disturbo percezione, pensiero, affettività, 9-11 intelligenza, memoria, psicomotricità, coscienza
- Nursing
- Schizofrenia 12-13
- Malattia mentale + Infermieristica 14-20
- Disturbo d’ansia + generalizzato 21
- Attacchi panico, fobie 23
- Disturbi ossessivo compulsivo, stress post-traumatico, dell’umore, depressivo maggiore, distonico, bipolare 24-26
- Disturbi personalità 26-28
- Borderline; psicotici
- Schizofrenia 29
- Aggressività, contenzione fisica, abuso di sostanze 31
- Intossicazione alcol, delirium, oppiacei 34
- Disturbi comportamento alimentare 35 Anoressia e bulimia
- Scale di valutazione 36-42
1
Può essere utile soffermarsi sul significato delle parole che usiamo comunemente per comprendere lo sfondo culturale in cui si sviluppano le nostre concezioni e i nostri comportamenti. Il linguaggio può essere un punto di partenza per riflettere sui nostri modi di vita ed eventualmente ripensarli.
Per disabilità si intende qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano. Quindi consideriamo l’handicap la conseguenza del deficit e non il deficit stesso.
Mentre noi siamo abituati a pensare alla disabilità come una incapacità nel camminare, nel vedere, nel sentire o nel mangiare (ad esempio i pz affetti da Parkinson; ingessatura del braccio dominante), anche chi non riesce a compiere una funzione fisiologica (es. camminare) a causa di un intervento chirurgico è considerato disabile: è una disabilità momentanea, ossia una limitazione o una perdita della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerata normale.
Ci sono casi propriamente detti che nell’immaginario comune sono considerati disabilità, ad esempio quando si diventa completamente ciechi. La disabilità è la perdita della vista, la menomazione è la cecità considerata come malattia. L’amputazione della gamba è considerata menomazione la disabilità è l’impossibilità di camminare.
La disabilità è caratterizzata da scostamenti, per eccesso o per difetto, nella realizzazione dei compiti e nella espressione dei comportamenti rispetto a ciò che sarebbe normalmente atteso.
Le disabilità possono avere carattere transitorio o permanente ed essere reversibili o irreversibili, progressive o regressive.
Esempi
- Un arto amputato è una disabilità irreversibile; mentre se il pz ha una gamba ingessata, è una condizione momentanea, quindi reversibile perché grazie alla rimozione del gesso (regressione) potrà ritornare alla completa autonomia.
- La perdita parziale della vista è un processo irreversibile: inizialmente si potrà camminare con gli occhiali, ma in seguito alla progressione della malattia si potrà diventare ciechi. In questo caso si parla di disabilità progressiva.
Le disabilità possono insorgere come conseguenza diretta di una menomazione o come reazione del soggetto (es. psicologicamente) a una menomazione fisica, sensoriale o di altra natura.
Esempio: paziente che esegue un intervento di protesi all’anca, si aspetta di tornare a camminare. Tuttavia poiché la riabilitazione è complicata, il soggetto inizia a rimanere sempre a letto, a non camminare più e dal punto di vista psicologico abbandona l’idea di tornare a camminare, dando origine ad una vera e propria menomazione.
La disabilità rappresenta l'oggettivazione della menomazione e come tale riflette disturbi a livello di persona. Si riferisce a capacità funzionali estrinsecate attraverso atti e comportamenti che per generale consenso costituiscono aspetti essenziali della vita di ogni giorno. La disabilità diventa più evidente quanto più quella azione è di uso quotidiano di ogni giorno. Ne costituiscono esempio i disturbi nella adozione di comportamenti appropriati; nella cura della propria persona (come il controllo della funzione escretoria e la capacità di lavarsi e di alimentarsi); nell'esecuzione delle altre attività della vita quotidiana e nella funzione locomotoria (come la capacità di camminare).
Classificazione
Nel 1980 O.M.S. propone una classificazione generale distinguendo:
- Disabilità nel comportamento
- Disabilità nella comunicazione
- Disabilità nella cura della propria persona
- Disabilità locomotorie
- Disabilità dovute all'assetto corporeo
- Disabilità nella destrezza
- Disabilità circostanziali
- Disabilità in particolari attività
- Altre restrizioni all'attività
2
Handicap
Definizione
Deriva dall’inglese “mano nel cappello” perché quando erano fatte le gare con il cavallo era sorteggiato il cavaliere che partiva con uno svantaggio (partire più dietro o con il cavallo meno favorito).
Nell'ambito delle evenienze inerenti alla salute, l'handicap è la condizione di svantaggio conseguente a una menomazione o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età, al sesso e ai fattori socioculturali. Handicap non è la menomazione o la disabilità, ma lo svantaggio che ne consegue la menomazione. Tornando all’esempio del pz che non può camminare, la menomazione è l’amputazione della gamba, la disabilità è l’incapacità di camminare, l’handicap è l’incapacità di correre o di salire le scale, ossia la situazione che si viene a creare e che porta all’inadempimento del soggetto.
Caratteristiche
L'handicap riguarda il significato assunto da una situazione o esperienza individuale quando essa si scosta dalla normalità. Esso è caratterizzato dalla discrepanza tra l'efficienza o lo stato del soggetto e le aspettative di efficienza e di stato sia dello stesso soggetto sia del particolare gruppo di cui egli fa parte. C’è discrepanza tra l’efficienza, la capacità di raggiungere uno scopo (salire le scale) con le aspettative di efficienza (uno si aspetta di salire le scale in 10 secondi e invece le sale in 1 min). L'handicap rappresenta pertanto la socializzazione di una menomazione o di una disabilità e come tale riflette le conseguenze - culturali, sociali, economiche e ambientali - che per l'individuo derivano dalla presenza della menomazione e della disabilità. Lo svantaggio proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacità di conformarsi alle aspettative o alle norme proprie all'universo che circonda l'individuo. L'handicap si manifesta pertanto allorché vi è una compromissione della capacità di sostenere quelle che possono essere definite funzioni della sopravvivenza. L’handicap è la conseguenza della menomazione e della disabilità.
Classificazione
- Handicap nell'orientamento
- Handicap nell'indipendenza fisica
- Handicap nella mobilità
- Handicap occupazionali
- Handicap nell'integrazione sociale
- Handicap nell'autosufficienza economica
- Altri handicap
Menomazione
Definizione
Nell'ambito delle evenienze inerenti alla salute è menomazione qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica (blocco mentale), fisiologica (non controlla gli sfinteri) o anatomica (frattura).
Caratteristiche
La menomazione è caratterizzata da perdite materiali o anormalità che possono essere transitorie o permanenti e comprende l'esistenza o l'evenienza di anomalie, difetti o perdite a carico di arti, tessuti o altre strutture del corpo, incluso il sistema delle funzioni mentali. La menomazione rappresenta l'esteriorizzazione di uno stato patologico e in linea di principio essa riflette i disturbi manifestati a livello d'organo.
Classificazione
- Menomazioni della capacità intellettiva
- Altre menomazioni psicologiche
- Menomazioni del linguaggio e della parola
- Menomazioni auricolari
- Menomazioni oculari
- Menomazioni viscerali
- Menomazioni scheletriche
- Menomazioni deturpanti
- Menomazioni generalizzate, sensoriali e di altro tipo
3
Cosa si intende per disabilità?
→ Legge n.104/1992 una persona handicappata è colei che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Si parla di persona handicappata che con il tempo è diventata una parola di uso quotidiano diventato un insulto. Nel passato si diceva scemo ma anche questo è un insulto. Al massimo si dice portatrice di handicap ma si dovrebbe dire portatrice di disabilità o di menomazioni.
→ Convenzione delle Nazioni Unite diritti delle persone 2007 per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuale o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri.
Il concetto di disabilità ha subito nel tempo una profonda revisione, sia dal punto di vista scientifico che sociale e culturale. Circa 15 anni separano le 2 definizioni a confronto, tratte una dalla più importante Legge italiana in materia (104/1992), l’altra dalla recente convenzione dell’ONU.
Nel 1992 si parlava di “persona handicappata”, oggi di “persona con disabilità”, ma, a parte i diversi vocaboli usati, già allora era ben chiaro che i problemi non nascono tanto dal diverso stato di salute o di funzionamento dell’organismo (la minorazione), quanto dai suoi effetti nel contesto sociale.
Handicap e disabilità non sono sinonimi
- In una persona handicappata la minorazione determina un processo di svantaggio sociale o di emarginazione;
- La persona con disabilità non è necessariamente handicappata: secondo la definizione dell’ONU, le menomazioni, in interazione con le barriere, “possono ostacolare la partecipazione all’uguaglianza”. I dislessici possono giocare a calcio, correre quindi non sono handicappati, ma l’handicap sussiste quando abbiamo la barriera di leggere.
È dunque abbattendo le barriere (di tutti i tipi) che si può superare l’handicap.
Modello ICIDH (OMS-1980)
International classification of Impairments, Disabilities and Handicaps
La definizione di handicap della nostra Legge del 1992 si basa su questo modello.
La menomazione (o minorazione) causa una difficoltà (la disabilità) che a sua volta, interagendo con un determinato contesto, può determinare uno svantaggio (l'handicap). L'handicap non è quindi legato alla persona, ma all'interazione, in questo caso negativa, tra la disabilità e l'ambiente. Non esiste un portatore di handicap, come non esiste un portatore di discriminazione o di sfruttamento. L'handicap si subisce, non si porta. Il modello OMS del 1980 ha il merito di aver spostato radicalmente l'attenzione dai soli aspetti medici a quelli sociali.
- Menomazione → Qualsiasi perdita o anormalità a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche
- Disabilità → Limitazione o perdita della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano
- Handicap → Condizione di svantaggio che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio a quella persona
In molti casi gli effetti della disabilità possono essere ridotti con interventi abilitativi ed educativi nonché fornendo adeguati protesi ed ausili. La possibilità di svolgere un ruolo sociale adeguato dipende molto dalle caratteristiche dell'ambiente, non solo dalle capacità della persona.
Un esempio: Una persona ha perso la vista ed è diventata cieca (menomazione). Questo fatto ha comportato una serie di limitazioni alla sua capacità di compiere delle attività; ad esempio non può più leggere ed informarsi autonomamente (disabilità). Ha però imparato a usare un computer, dotato di una sintesi vocale, con il quale riesce a consultare i testi in formato elettronico (riabilitazione e ausilio). Purtroppo i documenti di cui avrebbe bisogno per il suo lavoro sono redatti in un formato che il suo sistema non può leggere (barriera). Per questo motivo non può più lavorare (handicap). Questa persona può oggi essere considerata handicappata, ma non solo a causa della sua cecità. Diversamente abile o diversabile è una terminologia che si è diffusa solo in Italia. È nata negli anni '90 e l'intenzione di chi l'ha promossa era 4 positiva, considerare quello che la persona sa fare anziché quello che non sa fare, ma il tentativo di trasformarla in un sinonimo politicamente corretto di disabile o handicappato è oggi molto contestato. In generale è sempre preferibile usare le espressioni accettate da tutti, anche a livello internazionale, come persona con disabilità e le forme derivate (alunno con disabilità, studente con disabilità ecc.).
"International Classification of Functioning”
Modello ICF (OMS-1999)
Anche l'ICF è sviluppato all'interno dell’ONU. Obiettivo dei curatori era la definizione di uno schema di classificazione utilizzabile in tutto il mondo, in ogni contesto culturale, per descrive in modo coerente il funzionamento della persona. I tre blocchi centrali dello schema (Funzioni e strutture corporee - Attività personali (ciò che viene considerato come disabilità) - Partecipazione sociale (la contestualizzazione, menomazione del rene, disabilità nella minzione e l’handicap sta nel fare la dialisi)) derivano dalla precedente sequenza ICIDH (menomazione → disabilità → handicap) ma assumono una connotazione più neutrale, atta a descrivere qualsiasi situazione, non solo quella negativa di disabilità/handicap. Quindi alterno le definizioni. A fianco di questi tre fattori si considerano però attentamente anche le condizioni fisiche e i fattori contestuali. L'approccio è chiamato biopsicosociale perché la salute viene valutata complessivamente secondo tre dimensioni: biologica, individuale e sociale.
La disabilità è intesa quindi come l'esito di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali e i fattori ambientali, ossia il contesto in cui egli vive. Per ogni individuo, considerate le proprie condizioni di salute, l'ambiente può avere caratteristiche che limitano o restringono le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale (barriere: scale), ma anche che le favoriscono (facilitatori: scivolo). La classificazione ICF è stata in seguito adattata per meglio rispondere alle esigenze di classificazione di soggetti in età evolutiva. La prima versione di ICF CY (Children and Youth, Bambini e Adolescenti) è del 2005, presentata in italiano nel 2007. La definizione di persona con disabilità della Convenzione ONU (2007) si richiama al modello ICF: la disabilità nasce dall'interazione tra le menomazioni di una persona e le barriere che possono ostacolare la sua partecipazione nella società. Il messaggio è chiaramente politico, e viene ampiamente sviluppato nel testo della convenzione: anche se la menomazione non si può eliminare, è possibile intervenire ampiamente per rimuovere le barriere e ridurre quindi gli svantaggi derivanti dalla disabilità.
Dati Istat/INPS/ONU
Dati Istat/INPS/ONU non gli chiederà a lezione ma è bene conoscere e leggere tutto questo articolo.
Quante sono, oggi, in Italia le persone con disabilità? Quante si trovano in una condizione di gravità tale da richiedere un maggiore sostegno?
Ancora oggi, nonostante gli sforzi e i passi avanti compiuti nella raccolta dei dati, il sistema non è in grado di rispondere in modo esaustivo a tali domande. Permangono significative lacune informative, legate sia alla mancata costruzione di indicatori capaci di cogliere adeguatamente il fenomeno, sia all’indisponibilità o alla scarsa diffusione di dati di natura amministrativa. Si fatica ad approntare strumenti statistici capaci di andare oltre l’aspetto sanitario e valutare il reale livello di partecipazione e di inclusione delle persone con disabilità. Ciò richiede indicatori in grado di misurare l’“interazione tra persona e ambiente” cui si riferisce la Convenzione ONU, secondo cui la disabilità non è una caratteristica dell’individuo insita in una patologia o menomazione, ma è l’interazione con un’organizzazione sociale che restringe le attività, ponendo sul loro percorso barriere ambientali e atteggiamenti ostili.
D’altra parte i dati esistenti ASL e INPS non permettono nemmeno di conoscere una cifra univoca delle persone cui finora è stata riconosciuta la condizione di gravità. Lo stesso ISTAT nel 2014 ammetteva che, attualmente i dati disponibili non consentono di conoscere l’entità delle persone che hanno ricevuto una certificazione di handicap grave. Per ovviare a tale lacuna è quindi inevitabile, secondo anche il parere dell’ISTAT, usare, per approssimazione, le informazioni provenienti da altre rilevazioni.
Da una parte i percettori di indennità di accompagnamento desunti dal casellar
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Infermieristica
-
Infermieristica in riabilitazione
-
Appunti Infermieristica clinica delle disabilità
-
Infermieristica nella cronicità e disabilità