Igiene A 2023/24
Introduzione
Il termine igiene è antichissimo e deriva dal greco “Ὑγίεια” (hygìeia) che significa "salute", "rimedio", "medicina"; risulta essere la disciplina che ha come scopo finale quello di promuovere e conservare la salute.
Il suo oggetto di studio non sono i soggetti malati ma quelli sani, o coloro che si ritengono tali.
Si occupa di intere comunità e non del singolo, ed inoltre ha come scopo la prevenzione non solo della salute dell’uomo ma anche dell’ambiente fisico, chimico, biologico e sociale che lo circonda (one health ossia una salute sola).
L’igiene di norma si divide in igiene generale e quella applicata, specializzata in dati contesti.
L’igiene, inoltre, si suddivide in tre grandi branche:
- Epidemiologia: parte di ricerca e studio dell’igiene; consiste nell’acquisizione di conoscenze sui fattori positivi e negativi per la salute e sui meccanismi che ne facilitano od ostacolano le potenzialità d’azione (ricerca e studio).
- Promozione e prevenzione: parte applicativa dell’igiene; consiste nell’attuazione di misure atte a potenziare i fattori di benessere ed allontanare o correggere quelli di malattia (messa in atto).
- Programmazione sanitaria e management: parte organizzativa dell’igiene; consiste nella programmazione ed organizzazione dei servizi e delle attività preventive in funzione dei bisogni della popolazione (organizzazione).
La salute è un fondamentale diritto dell’uomo il cui rispetto deve essere assicurato dai governi di tutti i popoli mediante l’adozione di ogni misura utile.
Il concetto di salute cambia nei secoli: fino al Diciannovesimo secolo la salute era lo stato fisico in assenza di malattia. Questo concetto risulta vero in ambiti dove si lottava per esigenze primarie come mangiare, lavorare, o trovare una dimora. Negli anni, aumentando il benessere generale, la salute è sempre più stata accostata ad un concetto di benessere fisico generale.
Dal 1948, il termine salute è divenuto estremamente complesso comprendendo sotto ad esso uno stato di completo benessere fisico, mentale, e sociale.
Quello che è possibile vedere e studiare sono malattie o condizioni in mancanza di benessere, e anche le condizioni e i fattori che ci pongono a rischio.
Molti altri fattori e condizioni non sono poi così semplici da identificare e studiare.
Per l’igiene sono però in tutti i casi definiti dei fattori precisi da studiare e identificare:
Fattori individuali non modificabili possono essere i geni, il sesso in senso genetico-biologico e l’età.
Ci sono poi fattori socioeconomici, ambientali, stile di vita e accesso ai servizi.
I fattori positivi su cui si punta nell’ambito dell’igiene sono:
Personali
- Aspetti personali: buono stato nutrizionale, sufficiente protezione immunitaria e in generale uno stato che non influisca troppo su di essa, e benessere fisico soggettivo.
- Aspetti psichici: Identità affermata, stabilità emotiva, e situazione affettiva soddisfaciente.
- Aspetti culturali: adeguata educazione sanitaria.
Comportamentali
- Abitudini di vita: abitudini personali corrette, sonno e svago sufficienti.
- Aspetti psichici: lavoro appagante, stimolante e non stressante.
Ambientali
- Ambiente fisico: buona qualità delle matrici ambientali (aria, acqua e suolo). Adeguato smaltimento dei rifiuti.
- Ambiente biologico: qualità e adeguata disponibilità di alimenti, protezione microbiologica.
- Ambiente sociale: buone condizioni igieniche delle abitazioni e delle città, disponibilità di lavoro non nocivo, integrazione sociale e reazioni interpersonali stabili, servizi sanitari, scolastici e sociali adeguati.
La «condizione di completo benessere» è difficilmente raggiungibile.
Gli interventi tesi al suo raggiungimento sono di due tipi:
- Interventi promuoventi o favorenti (promozione della salute): immissione nell’organismo umano di fattori positivi o potenziamento dei poteri di difesa e/o resistenza dell’organismo.
- Interventi protettivi o difensivi (prevenzione delle malattie, delle disabilità e degli handicap): eliminazione o contenimento del rischio connesso ai diversi fattori di danno.
Rischio
Il rischio è l’esito di una condizione, uno stato o una circostanza nei quali o per i quali una situazione di danno (o comunque negativa) può manifestarsi a maggior frequenza.
Le tipologie di rischio si suddividono in rischi:
- Singoli soggetti: probabilità di subire un evento in un determinato periodo di tempo in rapporto a particolari condizioni di vita o di lavoro.
- Eventi: Incidenza cumulativa di eventi (numero di nuovi «casi» che si verificano) in un determinato intervallo di tempo.
Il rischio generalmente viene considerato come una combinazione di due fattori:
- Probabilità che un incidente o un evento avverso possano avvenire (P).
- Conseguenza dell’incidente (danno, D).
Più le persone sono formate e informate più il rischio legato ad una situazione o un fattore si riduce (rappresentato in formula da K).
Non sempre la percezione del rischio che ognuno di noi ha, risulta essere effettivamente l’entità del rischio reale.
Un rischio non è soltanto la probabilità che un evento si verifichi, ma anche la grandezza delle sue conseguenze, e tutto dipende dal valore che si attribuisce alle conseguenze, valore che spesso si fonda non solo su basi scientifiche ma anche su questioni politiche, estetiche e morali. Per tutti questi contesti esiste un approccio di tipo igienistico.
Per poter prevenire ed individuare i fattori di rischio sulla salute è quello di conoscere ed individuare lo stato di salute della popolazione considerata.
Fase conoscitiva
- Descrizione dello stato di salute della popolazione o dei gruppi di individui all’interno di una data popolazione, attraverso l’analisi di specifici indicatori.
- Studio dei possibili fattori ambientali, comportamentali, socioeconomici, culturali che possono intervenire a favore o viceversa, contrastare lo stato di salute in rapporto alle conoscenze e dalle evidenze già disponibili in letteratura.
- Analisi degli andamenti temporali di fenomeni sanitari, al fine di valutare le caratteristiche di diffusione nella popolazione e l’emergere o riemergere di patologie.
Dall’analisi della situazione possono emergere una serie di elementi a cui devono far capo determinate opzioni, che vanno programmate e attuate.
Durante la prima fase è importante e soprattutto necessaria la raccolta di dati:
Le indagini effettuate possono essere fatte a diversi scopi, e considerando differenti aspetti: tra questi, ad esempio, quelli demografici attraverso ad esempio censimenti, o sulle condizioni di salute o malattia dove la fonte più studiata sono i decessi (da fonte ospedaliera o sanitaria), ma anche le schede di dimissione, e indagini ISTAT.
Per il monitoraggio dell’esito delle cure, usciti ad esempio dall’ospedale non esistono fonti routinarie e dunque bisogna seguire singolarmente i vari soggetti/popolazione.
Fonti di dati utilizzabili
- Dati di mortalità.
- Schede di dimissione ospedaliera.
- Prescrizioni farmaceutiche.
- Registri di patologia.
- Dati di laboratorio.
- Esenzioni ticket.
- Dati di mortalità.
- Schede di notifica di malattia infettiva.
- Registro tumori.
- Anagrafe vaccinale.
- Dati demografici.
- Dati amministrativi.
- Dati ambientali.
Registro tumori è molto importante: ad esempio è stato utile per poter collegare l’esposizione all’amianto con il rischio di insorgenza di tumore; infatti, chi ha lavorato anche per poco su lavorazioni di amianto ha un rischio di sviluppo del mesotelioma, tumore polmonare, dopo circa 30 anni, maggiore rispetto a chi non è mai stato esposto.
I dati raccolti molto spesso fanno parte di dati da sorveglianza epidemiologica: la sorveglianza epidemiologica è una attività continuativa e sistematica di raccolta, analisi ed interpretazione di dati epidemiologici necessari per la pianificazione e messa in atto di interventi preventivi.
La notifica delle malattie infettive rappresenta in Italia il sistema di sorveglianza più antico e solido.
Esiste un sistema (sistema Informatizzato per le Malattie Infettive (SIMI)) in cui deve essere per forza segnalata la presenza di una malattia infettiva con OBBLIGO di notifica.
- Definisce l’obbligo di notifica per 47 malattie infettive classificate in 4 classi.
- Il sistema prevede anche una quinta classe che raccoglie tutte le altre segnalazioni non includibili nelle classi precedenti. Sono suddivise soprattutto in funzione della contagiosità (elevata, moderata).
Nella seconda classe si trovano malattie più comuni tra cui le malattie esantematiche del bambino; per molte di queste sono stati individuati vaccini.
Le patologie della classe cinque sono tenute sotto stretta sorveglianza in quanto zoonosi in grado di fare salto di specie ed infettare l’uomo (in funzione della one health).
Il flusso informativo è molto rapido: chi accerta la patologia ha l’obbligo di accertare subito il servizio di igiene o sanità pubblica; questa a sua volta avvisa assessorato regionale alla sanità, che a sua volta aggiorna istituto superiore della sanità, ministero della salute ed infine OMS.
ISTAT: L'Istituto nazionale di statistica è un ente di ricerca pubblico. È presente nel Paese dal 1926 ed è il principale produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici.
L’aspettativa di vita identifica fortemente lo stato di benessere di una popolazione.
La pensione viene ad esempio calcolata sull’aspettativa di vita media della popolazione considerata.
Le donne di norma hanno un’aspettativa di vita più lunga degli uomini: la vita media in Italia è 80 anni per gli uomini e 85 per le donne.
Il numero medio di figli per donna è circa 1, e l’età media a cui si diventa madre e padre sono rispettivamente 32 e 35 anni.
Sono svolte delle indagini per capire il progresso o meno delle attività che si stanno svolgendo.
Progetto BES ha portato il Paese a disporre di un sistema di misure del progresso reale in continua evoluzione, articolate per fasce di età, per genere, per territori sempre più dettagliati, per titolo di studio. Questo permette di dare risposte puntuali e di insieme alla domanda, semplice e al tempo stesso difficilissima, “Come va la vita, in Italia?”. Inoltre, permette di mettere in luce le aree dove si manifestano diseguaglianze e consente di individuare i gruppi più svantaggiati, indirizzando su solide evidenze la domanda di politiche mirate.
È possibile osservare per avere un quadro migliore anche casistiche particolari come, ad esempio, i tassi di mortalità per suicidio.
La differenza di genere che si nota è marcata (uomini 11 su 100mila mentre donne 2,5 su 100mila).
Nonostante questo, si tende a morire di più al Nordi rispetto che al Sud.
Il PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia: la sorveglianza Passi): il sistema con cui le ASL coordinate dalle Regioni e dall’Istituto Superiore di Sanità sorvegliano gli stili di vita. Si tratta di un vero e proprio filo diretto con i cittadini che consente di registrare la loro percezione del Sistema Sanitario Nazionale. Emerge il profondo divario fra Nord e Sud sia per quanto riguarda l’offerta sanitaria che nell’adesione ai programmi di screening.
Gli obbiettivi dello studio sono:
- Monitorare alcuni aspetti della salute della popolazione italiana di età compresa fra i 18 e i 69 anni relativi ai principali fattori di rischio comportamentali e all’adozione di misure preventive previste in rapporto ad interventi di programmi specifici, in atto o in via di realizzazione.
- Sperimentare la realizzazione e individuare le Modalità migliori per ASL e Regioni, valutare l’utilità, la fattibilità e i costi di un sistema di sorveglianza di popolazione.
Strategie di campionamento
Lista di campionamento: le persone incluse nello studio sono state selezionate dalle liste di anagrafe sanitaria presenti a livello delle ASL (età 18-69 anni).
Metodo di campionamento: casuale semplice.
Epidemiologia
Epidemiologia è la disciplina che studia la frequenza con cui si manifestano le malattie e le condizioni che favoriscono od ostacolano il loro sviluppo. L'epidemiologia costituisce la base per una razionale profilassi delle malattie.
Questa disciplina ha per oggetto lo studio dello stato di salute e malattia di popolazioni umane in rapporto con i fattori genetici, l’ambiente e le abitudini di vita. Ha il fine di individuare i fattori positivi di benessere e quelli causali delle malattie, le loro modalità di intervento, le condizioni che ne favoriscono ed ostacolano l’azione.
Si uniscono una serie di variabili che ci permettono di identificare dei fattori non modificabili e quelli modificabili. Ci permette di identificare sottogruppi maggiormente sensibili o maggiormente resistenti ad una particolare patologia sia per pattern genetico sia per ambiente in cui vive il soggetto.
Per presentare i dati ai fini epidemiologici occorre sempre mettere in relazione il numero di eventi (numero di incidenti, di malati, di bambini nati vivi ecc. e va sempre a NUMERATORE) con la popolazione alla quale i casi appartengono (e va sempre a DENOMINATORE).
L’epidemiologia vive di dati molto semplici ai quali si collega una statistica estremamente complessa.
- Rapporto (ratio): Esprime la relazione tra due quantità indipendenti tra loro; è rappresentato da una frazione in cui il numeratore non è incluso nel denominatore (ad es. rapporto uomini/donne, numero di morti da traffico per 100.000 veicoli circolanti).
- Proporzione: È un tipo di rapporto particolare in cui il numeratore è sempre incluso nel denominatore e quindi indica una relazione quantitativa tra una parte ed il tutto. Il risultato può assumere valori da 0 ad 1, ovvero, se espresso in percentuale da 0% a 100%. Non si ha mai una relazione con il tempo.
Esempio:
La proporzione di bimbi con morbillo in una popolazione scolastica:
pr = 25/200 = 0.125 ovvero 12.5%
Bimbi con morbillo = 25
Bimbi nella scuola = 200
- Tasso: Il tasso è un tipo particolare di proporzione che introduce la variabile tempo quale caratteristica essenziale. Con il tasso si intende indicare il numero di eventi che si sviluppano in una popolazione specifica durante un determinato periodo di tempo (t). Un tasso è costituito da:
- Numero di eventi.
- Popolazione.
- Tempo.
- Un fattore, potenza di 10.
Esempio:
Tasso annuale = 10 eventi in un anno /Pop. di 400 soggetti x 1000 = 25 per 1000.
La prevalenza è la proporzione della popolazione affetta dalla malattia in esame in uno specifico momento del tempo.
Indica un'immagine fotografica della popolazione al momento del rilievo. Come tutte le proporzioni è rappresentata da un numero che può assumere valori da 0 ad 1.
I casi di malattia in un momento fissato vengono messi in relazione con le persone a rischio di ammalarsi in quel momento (es: le persone vaccinate, escono dalla popolazione da prendere in considerazione perché non sono ammalate e non hanno elevato rischio di ammalarsi, così come escono le persone già state ammalate, e che hanno avuto profilassi contro la malattia).
Si divide in:
- Prevalenza puntuale: Considera ed analizza l'evento in uno specifico istante. Calcola la probabilità di un individuo di essere un caso in un certo momento (t0).
- Prevalenza di periodo o periodale: Considera ed analizza l'evento in uno specifico periodo. Essa stima la probabilità che un individuo sia un caso in qualsiasi momento in un arco di tempo (Δt) intercorrente tra due specifici momenti (t0 e t1). Questa misura può sostituire altre misure di frequenza quando è impossibile definire l’epoca esatta di inizio della malattia (es. alcune patologie psichiatriche). Nel numeratore vengono inclusi i casi di malattia già iniziati prima del tempo t0 ma ancora in corso al tempo t0, e i casi che insorgono nello stesso intervallo.
L'incidenza considera il numero di nuovi eventi in una popolazione in un determinato periodo di tempo. In pratica mentre la prevalenza descrive la proporzione di individui di una popolazione affetti da una malattia in uno specifico momento, l'incidenza descrive la velocità di spostamento dallo stato di salute allo stato di malattia.
Pertanto, l’incidenza misura la frequenza con cui le persone si ammalano indipendentemente da quanto a lungo rimangono malate.
Rischio o incidenza cumulativa: Indica la probabilità di contrarre la malattia in un definito intervallo di tempo. Si calcola come la proporzione di individui, inizialmente sani, che si ammalano nel periodo di osservazione.
La popolazione candidata all’inizio dello studio è la popolazione priva di malattia ed a rischio all’inizio del periodo.
Sia il numeratore che il denominatore includono esclusivamente individui che all’inizio del periodo erano sani (liberi dalla malattia) e che pertanto sono a rischio di contrarre la malattia.
Il numeratore è generato (proviene) dal denominatore. Essendo una proporzione, la IC è una misura priva di dimensioni e può assumere solo valori da 0 ad 1.
Esempio: Osservazione di 100 individui in un periodo di 10 giorni. In questo periodo, si sono verificati casi di malattia, vedi tabella.
I 100 individui rappresentano una popolazione “chiusa" (ossia: nel periodo considerato non sono avvenuti ingressi o usci
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