Giovambattista Basile e "Il cunto de li cunti"
Giovambattista Basile nacque nel 1566 e morì nel 1632. Originario della Campania, i primi anni della sua vita rimangono oscuri. Lasciò il territorio probabilmente per motivi economici, peregrinando in Italia. Si arruolò presso la Serenissima a Venezia e nel 1607 partecipò a una campagna navale al servizio di una delle navi comandate da Giovanni Bembo. Al termine del servizio, rientrò nella terra natale nel 1608.
"Lo cunto de li cunti": un modello narrativo
A Basile si deve l'ideazione di un modello narrativo e del genere fiaba nell'opera "Lo cunto de li cunti, overo lo trattenimento de' peccerille", ovvero la fiaba delle fiabe o l'intrattenimento per i più piccoli. Pubblicato a Napoli tra il 1634-1636 postumo dalla sorella, l'opera è redatta in lingua napoletana. Il racconto è costituito da una serie di intrecci narrativi e fiabeschi che ebbero larga diffusione nella letteratura successiva, diventando un esempio per la letteratura e cultura mondiale.
Caratteristiche dell'opera
L'opera è pubblicata con lo scopo di intrattenere le corti e presenta un linguaggio complesso e di carattere teatrale. Basile si ispira alle tradizioni del racconto dei vari generi letterari, ponendo le basi per la letteratura a cavallo tra la commedia dell'arte, il racconto rituale e il formulario alchemico. "Parole d'ordine" sono alcune delle tematiche come la fuga simbolica di quei giovani che si allontanano dai vincoli patriarcali; il viaggio e tutti i pericoli che porta con sé (fino ai limiti della morte); il cambiamento di status, non solo intellettuale e morale, ma anche fisico. Presenta il caso e la fortuna, la corte e il principe, fate, orchi, e molte metafore di carattere fisico, retorico e metafisico.
Scritta in un periodo del Barocco italiano e dell'invenzione della letteratura come conoscenza, piacere ed evoluzione intellettuale, l'opera descrive la chiave di lettura dell'intellettualità e della cultura di quel periodo. Le critiche sono varie: il testo ha modificato il proprio status negli anni '70 e '80 del '900. Gli intellettuali di questo momento costruiscono una tradizione in lingua napoletana attraverso le opere di Basile.
Le tre fate: III racconto, libro I
- Cannetella
- La bella dalle mani mozzate
- Il bianco viso
- Sapia Liccarda
- Lo scarafaggio, il topo e il grillo
- Belluccia
- Corvetto
- L'ignorante
- Rosella
- Le tre fate
Considerazioni
L'opera di Basile è molto simile in struttura e trama all'opera popolare "La bella Caterina" di Vittorio Imbriani (1840-1886). Le due protagoniste, Cicella e Caterina, si comportano quasi ugualmente. Manca la figura del gatto che in "Caterina" è centrale e parlante, dando indicazioni alle fate nel racconto di Caterina. Piuttosto, si intravede un "demone": un nano deforme che accompagna la bella.
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