I. Mozzoni – 12 CFU
Preappello maggio (scritto, 3 domande, sufficienza in tutte e tre su argomenti sbobine)
Moduli
- Introduzione – azienda: concetti generali, i servizi educativi come aziende, tipologie di aziende.
- Le forme giuridiche – focus cooperative sociali: le forme giuridiche delle imprese, il non profit, le cooperative sociali.
- I modelli di welfare: intro macroeconomia, i sistemi di welfare, servizi pubblici o privati.
- L’unione europea e il principio di sussidiarietà: sussidiarietà orizzontale e verticale con focus sui servizi educativi.
- Il comune e le sue funzioni.
- Le architetture di gestione.
Approfondimenti
- Lega coop – cosa fanno le cooperative sociali.
- Testimonianza di una cooperativa sociale che si occupa di servizi educativi.
- Profili professionali all’interno delle cooperative sociali (orientamento).
Modulo 1 – introduzione – azienda
I servizi educativi
La complessità istituzionale che sta dietro un sistema educativo è alta.
➢ Dibattito servizi educativi come aziende.
I servizi educativi posso avere doppia matrice, possono essere pubblici o privati. Il dibattito pubblico o privato dei servizi educativi è fortemente politico (es. Meloni “rinforzare le scuole paritarie”, cioè aumentare il privato). Il ruolo della pubblica amministrazione è molto importante all’interno del mondo educativo. Lo stato italiano riconosce il diritto allo studio ai cittadini in costituzione. In un paese analfabeta non c’è nessuna possibilità di far crescere un paese, non c’è nessuna mobilità sociale e la crescita economica è strettamente legata al mondo delle innovazioni, dato solo ed esclusivamente dall’istruzione. Quindi il diritto allo studio da un lato influenza il benessere della popolazione, per poter migliorare la propria condizione di vita ha la necessità di poter accedere a un sistema educativo, dall’altro lato c’è l’elemento sociale, la macroeconomia, il paese cresce se c’è innovazione e l’innovazione è generata dalla cultura.
Quindi ci sono due elementi da tenere in considerazione quando si parla di diritto all’istruzione:
- Elemento 1: ambito soggettivo benessere individuale.
- Elemento 2: dimensione collettiva la crescita economica di un paese è legata al livello di innovazione che riesce a generare e questo è legato al livello di istruzione della popolazione.
In tempi recenti ci sono dei paesi che hanno fortemente investito in questo ambito: la Cina.
Beni
Nel nostro sistema l’educazione rientra all’interno della categoria dei beni meritori, cioè servizi che lo stato ritiene essere fondamentali per la popolazione. Sono beni che potrebbero stare al mercato.
Beni pubblici: divisi in diverse categorie.
- Categoria 1: beni pubblici puri beni e servizi che nessun privato eroga. Sono di competenza esclusiva dello stato. Sono beni pubblici per natura. Hanno due caratteristiche:
- Sono non escludibili: un bene è non escludibile quando è impossibile far pagare un prezzo per il suo utilizzo senza creare grandi problemi sociali. Deve necessariamente essere erogato gratuitamente (es. le strade cittadine, l’illuminazione pubblica, tribunali).
- Sono non rivali: quando viene utilizzato non viene tolto nulla a nessuno (es. se utilizzo la strada, non la sto togliendo a qualcun altro).
- Categoria 2: beni pubblici hanno solo una delle due caratteristiche, possono essere escludibili e possono essere rivali. In questo caso sono beni che possono essere gestiti anche da privati.
- Categoria 3: beni pubblici meritori diventano beni pubblici perché lo stato fa una scelta politica, non sono pubblici per natura, come invece lo sono quelli puri, ma sono così importanti che lo stato decide di erogarli in molti casi a prescindere dalla domanda. A volte sostituendosi alla volontà individuale del cittadino. Istruzione: fino ai 16 anni c’è la scuola dell’obbligo. Lo stato si sostituisce alla famiglia con un obbligo di legge. Altri beni meritori: sanità, pensioni, cultura.
Merit goods [beni meritori]: sono così definiti quei beni o servizi cui la collettività attribuisce un particolare valore funzionale allo sviluppo morale e sociale della collettività stessa: si pensi all'istruzione, alle cure sanitarie, all'informazione indipendente, alla possibilità di leggere buoni libri o assistere a validi spettacoli musicali e teatrali ecc. Spesso l'operatore pubblico soddisfa questi bisogni prescindendo da una domanda specifica dei cittadini, ma in conseguenza della valutazione dei vantaggi che l'intera società può trarne. Altre volte l'azione pubblica, nell'ambito di questa particolare categoria di beni o servizi, si esplica attraverso il divieto di tenere un determinato comportamento, come ad esempio fumare in luoghi pubblici. Alcuni economisti (ad esempio Brosio) definiscono i beni meritori come beni pubblici misti la cui componente pubblica avvantaggia segmenti più o meno ristretti della popolazione (ad esempio i sussidi alla musica o le spese per la conservazione del patrimonio artistico). Al concetto di merit goods fa frequente e ampio riferimento buona parte della letteratura quando cerca di spiegare le ragioni dell'intervento pubblico. Il termine merit goods è stato coniato da Richard Musgave nel 1959.
Classificazione dei beni
Nella teoria economica i beni vengono classificati, in rapporto al consumo e/o all’accessibilità, secondo le caratteristiche di:
- Rivalità: un bene consumato da un individuo non può essere consumato da un altro.
- Escludibilità: il consumo/accesso di un bene ad opera di un soggetto impedisce agli altri di usufruire del bene.
- Non rivalità: il consumo di un bene da parte di un soggetto non ne impedisce il consumo contemporaneo da parte di altri.
- Non escludibilità: è impossibile, o molto difficile, escludere determinati individui dalla fruizione del bene.
Sulla base delle suddette caratteristiche i beni possono essere classificati in:
- Beni privati o economici: sono individuabili come beni che hanno utilità, prezzo e proprietà. Sono caratterizzati da rivalità (diventa proprietario del bene chi accetta il prezzo, può pagare e “arriva per primo”) e escludibilità (la proprietà di un bene da parte di un individuo esclude gli altri dalla fruizione del bene stesso).
- Beni pubblici puri o a consumo collettivo: sono individuabili come beni che hanno utilità ma non hanno né prezzo né proprietà (se non quella statale disciplinata per legge). Sono caratterizzati da non rivalità e non escludibilità. Il consumo di un bene pubblico da parte di un individuo è compatibile (perciò non rivale) con quello di altri individui e può essere effettuato contemporaneamente da consumatori diversi senza che sia possibile impedirlo (perciò è non escludibile) né che venga diminuita l’utilità ottenibile da ogni consumatore. La non escludibilità può essere tecnica (non possibile tecnicamente, ad esempio la fruizione di un paesaggio) o economica (l’esclusione comporta un costo troppo elevato, ad esempio l’accessibilità ad una piazza).
- Beni misti: sono beni misti: i beni comuni (commons).
- I beni comuni: sono individuabili come beni che, come i beni pubblici puri, hanno utilità ma non hanno né prezzo né proprietà. Si distinguono, però, dai beni pubblici perché sono relativi a risorse limitate e soggetti a congestionabilità in senso spaziale (strada congestionata) o in senso fisico (pesca). Sono caratterizzati da non escludibilità e rivalità: chiunque può usufruire del bene (non escludibilità) ma l’uso eccessivo dello stesso comporta una diminuzione di utilità, sino all’esaurimento del bene stesso, sia per l’intera collettività sia per ogni singolo successivo utilizzatore. Ad esempio: tutti possono pescare nel mare (non escludibilità) ma, poiché le risorse ittiche sono date, se i primi pescatori sottraggono ingenti quantità di pesce i pescatori che verranno dopo avranno a disposizione quantità decrescenti di pescato (rivalità). In letteratura si fa riferimento alla “tragedia dei beni comuni” (W.F. Lioyd, 1833; G. Hardin, 1968) portando ad esempio lo sfruttamento libero di un pascolo da parte di una comunità: aumentando continuamente il carico di bestiame, tutta la comunità ne verrà danneggiata perché ogni bestia potrà mangiare sempre meno (producendo sempre meno carne o latte); oltre un certo limite di carico il foraggio sarà insufficiente. La soluzione per la comunità è quindi quella di individuare il carico ottimale di bestiame e destinare le residue risorse ad altra attività. Oltre a ciò, va considerato il comportamento dei singoli pastori: in assenza di regimazione della risorsa pascolo, ogni pastore cercherà di far mangiare il più possibile le proprie bestie, scaricando il disagio della scarsità della risorsa sugli altri (free rider). La soluzione viene individuata attraverso la teoria dei giochi nelle scelte e l’analisi costi/benefici facendo ricorso al concetto di costo opportunità.
L’educazione non è un bene pubblico puro, perché può essere escludibile (es. pagamento di una retta) e può essere rivale (es. i posti in classe sono tot.).
Il mondo educazione e formazione è controllato, gestito e erogato dalla pubblica amministrazione e quel mondo è in mano al pubblico a seguito di una scelta politica, perché l’educazione e l’istruzione non sono beni pubblici puri. C’è una scelta politica di un paese, che nel nostro caso è formativa, in quanto è all’interno della costituzione. Quando accade questo si definiscono i beni pubblici meritori.
Beni meritori: sono beni che non sono puri per natura, ma sono così importanti che lo stato decide di erogarli in molti casi a prescindere dalla domanda, a volte sostituendosi alla volontà individuale del cittadino.
Nell’istruzione i ragazzi dai 6 ai 16 anni vanno a scuola, la famiglia o il ragazzo non può opporsi, andare a scuola è obbligo di legge. Il venire meno dell’obbligo scolastico è uno dei casi di intervento dei servizi sociali e di allontanamento dalla famiglia. La scuola è quindi obbligatoria fino ai 16 anni e gratuita fino ai 18 anni. Infatti, al di sotto dei 16 anni non è possibile assumere un ragazzo a 40 ore tempo indeterminato.
Anche la sanità o le pensioni sono beni meritori.
L’approccio aziendale
Le persone per soddisfare i propri bisogni materiali e immateriali hanno da sempre avuto la tendenza a riunirsi in gruppi organizzati.
La consapevolezza della difficoltà oggettiva a raggiungere i molteplici fini personali di varia specie e grado in maniera individuale, ha incentivato la creazione di gruppi e società per la realizzazione dei “fini massimi delle persone” → approccio sociologico.
I gruppi sociali
La partecipazione a gruppi e società risponde generalmente a due obiettivi fondamentali:
- Il soddisfacimento dei bisogni definiti di “socialità”, ossia di intese e positive relazioni interpersonali;
- La realizzazione di fini non attuabili con le risorse individuali, o più convenientemente realizzabili attraverso i contributi speciali e comuni di un insieme di persone.
Gli istituti
Attraverso la creazione degli istituti le persone mirano ad ottenere un soddisfacimento pieno dei molteplici bisogni che ne guidano l’operato.
Istituto: un istituto è definito in dottrina come un “complesso di elementi e di fattori, di energie e di risorse personali e materiali (…) duraturo (…) e ordinato (sorge, continua, si estingue) secondo proprie leggi (…). È una unità per i rapporti che lo costituiscono, ma che proprio si manifestano in un modo e non in un altro e con vincolo degli elementi e fattori a carattere di complementarietà per essere rivolto ad un insieme di fine comune” (Masini, 1979).
L’istituto viene inteso come insieme di persone, energie e beni coordinati per raggiungere un fine comune.
Gli istituti sono gruppi sociali che hanno contemporaneamente tre caratteristiche/obbiettivi:
- Un fine.
- Una durata: stanno insieme per un certo periodo di tempo, abbastanza lungo.
- Regole autonome di convivenza (leggi non scritte all’interno del gruppo): si stabiliscono dei codici di comportamento, che sono diversi per tutti i gruppi, relativamente stabili e accettate.
I gruppi di persone che assumono regole di comportamento e struttura relativamente stabili sono denominate istituti.
La complessa varietà dei bisogni porta alla costituzione di istituti differenti funzionali a bisogni diversi. La dottrina classica ha proposto l’individuazione di quattro differenti classi di istituti volti a riassumere il novero multiforme di istituti presenti:
- Famiglia.
- Impresa.
- Stato/pubblica amministrazione.
- Il terzo settore (aggiunto di recente): gruppi di persone che hanno degli obiettivi non economico, ma etico e sociale che si riuniscono per fare del bene.
Il concetto di istituto, come già esposto, rappresenta un elemento fondamentale nella dottrina economico aziendale. L’istituto viene inteso come insieme di persone, energie e beni coordinati per raggiungere un fine comune.
Tali insiemi di persone possano essere le “famiglie e le altre società di persone” organizzate in “comunità politiche nazionali” il cui fine ultimo è individuato nella realizzazione del progresso sociale e spirituale dei loro membri.
Lo Stato, in quanto ordinamento politico, sociale, giuridico ed economico, deve soprintendere al perseguimento del bene comune.
L’istituto si presta all’indagine di molteplici discipline e ad essere analizzato sotto numerosi punti di vista, soffermandosi su una dimensione della realtà identificata a seconda della materia di studio.
Ogni istituto per realizzare i propri scopi deve porre in essere un’attività di tipo economico (produzione e/o consumo di beni economici, ossia di beni per i quali devo pagare un prezzo – scarsi).
L’istituto si presta all’indagine di molteplici discipline e ad essere analizzato sotto numerosi punti di vista, soffermandosi su una dimensione della realtà identificata a seconda della materia di studio.
Attività economica: produzione e/o consumo di beni economici.
Beni economici: tutti i beni che hanno la caratteristica di essere scarsi, cioè per i quali bisogna pagare un prezzo.
Gli istituti:
La famiglia
Scopo: sostegno reciproco, un fine che ha un retroscena etico, sociale e religioso. A volte non religioso, ma economico (es. coinquiline).
Durata: non c’è sostegno reciproco senza un rapporto stabile.
Regole condivise autonome: ogni famiglia individua dei suoi codici di comportamento unici. Sono leggi non scritte.
Attività economica: la famiglia consuma beni economici, ottenuti attraverso il lavoro e la gestione patrimoniale. La gestione patrimoniale è la gestione di tutti i beni che arrivano da attività diverse dal lavoro (es. casa ereditata). La famiglia non produce, consuma.
L’impresa
Scopo: più persone che si riuniscono per generare un business, guadagnare del denaro, fare un investimento e avere una remunerazione del denaro investito; quindi, l’obiettivo è economico, la remunerazione monetaria.
Durata: definita nello statuto, cioè il documento che dà vita all’impresa assieme all’atto costitutivo e contiene le regole di funzionamento degli organi sociali.
Regole condivise autonome: sono di due tipologie:
- Dipende dalla forma giuridica (srl, spa, società di persone, ecc.). Ogni categoria giuridica ha dei paletti dati dal Codice civile dal legislatore, all’interno di questi paletti ci si può muovere in autonomia. Vengono definite regole semiautonome (es. nelle società c’è l’obbligo di avere il consiglio di amministrazione. Il legislatore non dice come deve essere eletto, chi ci deve stare eccetera, dice sono che ci deve essere, il resto è libera scelta degli imprenditori).
- Organizzazione interna. Non c’è una legge che dice come si deve organizzare un’azienda. L’organizzazione di un’azienda può essere informale, cioè ognuno assume il ruolo a cui è più portato, senza che ci sia un documento che lo stabilisce, questo accade principalmente per le piccole aziende (es. marito, moglie e figlia hanno una macelleria. Il marito sta dietro a fare le carni, la moglie sta al banco a vendere e la figlia si occupa della parte contabile); oppure formale, cioè quando c’è un modello organizzativo a cui l’azienda si ispira.
L’organizzazione formale viene di fatto rivista e corretta in base alle necessità e in base alle persone che lavorano all’interno dell’azienda.
L’organigramma è un documento che contiene il modello (organizzativo o multidivisionale), le funzioni e i ruoli.
Le funzioni sono delle unità organizzative (gruppo di persone) in cui si svolgono attività omogenee e/o complementari.
I ruoli identificano chi fa che cosa e ogni ruolo ha un suo mansionario, che identifica le attività che quella posizione deve svolgere. Tutti questi documenti sono liberi, non sempre vengono fatti. È decisione libera, in quanto istituto.
Attività economica: produzione di beni economici. Tutto entra all’interno del processo produttivo, non c’è attività di consumo. Dal guadagno devi essere in grado di remunerare i fattori produttivi, cioè pagare i fornitori, remunerare il lavoro, quindi i dipendenti e alla fine per remunerare il capitale, quindi la rendita del
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