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Geografia del turismo

Corso istituzionale: dal grand tour al covid

La geografia si dirama in diverse specialità: troviamo la geografia economica, quella politica, quella umana, ambientale, della percezione, che sono anche le principali branche di questa disciplina che si sono occupate del turismo e all’interno delle quali possiamo far confluire la maggior parte degli studi condotti finora.

Quella del turismo è una geografia non solo descrittiva; prima della WW2 era prevalentemente a indirizzo idiografico, più specifico. A seguire invece si è trasformata in una geografia più a indirizzo nomotetico, ovvero applicabile a qualunque località.

Definizione di turismo

Ma che cosa è il turismo? Secondo la definizione tradizionale è "laddove un consumatore (che spende soldi) si reca per tornare sui suoi passi dopo un certo periodo, breve abbastanza per non costringerlo a provvedersi di una casa ma lungo (più di 24h; se è meno è un escursionista) da imporgli i servizi fondamentali".

Il fenomeno turistico è quindi uno spostamento dal carattere non permanente, ma la sua ricorrenza o periodicità gli danno un’importanza pari ai flussi di popolazione permanenti sicché richiede strutture fisiche e non in ognuno degli spazi che gli sono propri: non solo nelle località di arrivo, ma anche in quelle di partenza e, in misura minore, in quelle di transito.

Occorre richiamare l’attenzione sul fatto che il turismo non può e non deve essere confuso con il tempo libero, in quanto non sono affatto sinonimi, nonostante oggi si tenda a considerarli tali. Tempo libero = tempo di non lavoro che può ANCHE essere impiegato nel turismo.

Definizione di località turistica

E quindi cosa è la località turistica? "Luogo che assume determinate caratteristiche a seconda del fatto che ci siano turisti".

Il turismo infatti trasforma i territori, li evolve e il geografo, occupandosi di territorio, riconosce nel turismo un elemento di modifica del territorio molto importante.

Definizione di geografia

La geografia studiata da Ruocco (1968) "studia la diversa distribuzione e combinazione sulla superficie terrestre dei fenomeni che ne modificano i caratteri fisionomici e influiscono nel contempo sulla vita operosa dell’uomo". La geografia non spiega tutti i fenomeni del mondo, ma spiega la loro distribuzione e combinazione, la loro influenza sul territorio e sull’essere umano, dunque la geografia del turismo si occupa della distribuzione di questi ultimi e degli attori di questo, ovvero i turisti. Non è né una scienza fisica, né una scienza umana, ma è sia fisica che umana, in quanto si occupa di ambiente e di uomo (società e ambiente sono collegati tra di loro da un processo di azione reciproca, cioè di interazione).

Essa "esamina le associazioni di oggetti e fenomeni che ne costituiscono i paesaggi, ne descrive le unità organiche in cui appare ripartita, in conseguenza di un incessante processo di differenziazione spaziale (regioni) e analizza gli insiemi territoriali, risultato di azioni congiunte delle forze naturali e degli interventi umani".

Paesaggi, regioni, territori

Tali fenomeni non interessano in sé e per sé, ma per le loro distribuzioni e combinazioni che si manifestano ai nostri sensi è importante attuare la distinzione tra paesaggi, regioni e territori, oltre che all’ambiente naturale (non organizzato).

Attenzione! Non vanno confuse le definizioni di paesaggio e territorio (spesso utilizzati come sinonimi l’uno dell’altro e distinti molto poco dalla stessa geografia tradizionale).

Paesaggio = "un’associazione funzionale di oggetti e fenomeni in condizione di equilibrio dinamico, cioè un insieme reale con particolari caratteristiche formali e strutturali connesse con la sua vita interiore". Esso si mantiene attivo, evolve e cambia e al suo interno vi si trova un’interazione tra essere umano e ambiente.

Regioni (geografiche) = "qualsiasi tratto della superficie terrestre che si differenzia rispetto ai territori circostanti in base ad una molteplicità di elementi di ordine fisico, umano, storico, politico ed economico, presenta una propria individualità e una organicità interna e si rapporta alle regioni circostanti con una pluralità di relazioni diverse, integrandola in unità spaziali di ordine superiore".

Attenzione! Non vanno confuse con le Regioni politiche. Quest’ultime hanno infatti, oltre a caratteri diversi di ordine fisico e umano al loro interno, a politiche diverse rispetto alle altre regioni, all’individualità, all’organicità interna, anche confini netti e precisi. Le regioni, invece, possono avere confini precisi o graduali (es. passaggio dalla regione alpina a quella pianeggiante).

Territorio = "è l’area di intervento dell’uomo per organizzarlo affinché risponda meglio ai suoi bisogni". È l’area su cui l’uomo interviene per organizzarlo in base ai "spazio essenzialmente insediativo e vissuto, sede di infrastrutture varie, di uomini in movimento e di flussi di traffico di strutture produttive e ricreative". Il territorio è qualcosa di organizzato.

La regione turistica invece (sempre in senso tradizionale) è un "lembo di territorio capace o suscettibile, per le sue caratteristiche umane o naturali, di attrarre flussi costanti (a seconda della stagionalità) o periodici e tendenzialmente cosmopoliti di persone che vi trascorrono parte del loro tempo libero dal lavoro e spendono in luogo redditi percepiti altrove; sicché l’entità e la tipologia dei consumi, nonché l’organizzazione dei servizi, risultano qualitativamente diversi e quantitativamente superiori a quanto richiederebbe la popolazione locale (più servizi e diversificati tra loro anche in previsione del numero di turisti)". È una regione che può essere passiva (dove arrivano i turisti: incoming) o attiva (dove partono i turisti: outgoing).

Geografia del turismo

Cosa è dunque la geografia del turismo? "La geografia considera il turismo come espressione e misura della capacità degli uomini di organizzare lo spazio, per metterlo meglio al suo servizio (territorializzando lo spazio) rispettando la natura negli elementi essenziali (non sempre), lo considera come fattore di sviluppo regionale (aiuta lo sviluppo in determinate località che senza il turismo sarebbero spopolate, come la montagna) e, pertanto, esamina i nodi e le regioni turistiche per valutarne il grado di maturità e loro prospettive (frequentata o dove non ci va nessuno?)".

Riflessioni post-moderne

Fino a qui tutte le definizioni date sono state elaborate in senso tradizionale. Riflessioni post-moderne (ancora discutibili in quanto ne siamo ancora immersi e migliori definizioni si danno solamente alla fine, quando si ha una visione complessiva del periodo).

Ciò che differenzia la geografia più attuale è il fatto di soffermarsi criticamente su come la realtà viene percepita soggettivamente dai diversi individui e dalle diverse società, interni o esterni che siano rispetto alla zona considerata, invece di intendere la realtà come unicamente intesa.

Anche dal punto di vista terminologico si è quindi passati dal concetto più usuale di regione a quello più recente di luogo. "Il luogo (piuttosto che la regione) = una categoria interpretativa (sta dentro di noi, nel nostro cervello. Il luogo è un concetto astratto; siamo noi a dare un significato allo spazio in cui agiamo ed è diverso per ogni persona) fondamentale, costruita e ricostruita per dare significato allo spazio in cui ci si muove e in cui si agisce (al fine di renderla un luogo turistico, ovvero una località meritevole di essere visitata attraverso attività di marketing che convincano le persone di ciò); è, in un certo senso, il contesto simbolico che noi elaboriamo per agire nel mondo".

Il luogo è pertanto un concetto non più oggettivamente univoco come poteva essere la regione, ma soggettivamente complesso e definibile soltanto quale costruzione mentale di chi entra in contatto con un territorio e interagisce con esso. La stessa porzione di superficie terrestre può essere percepita in tante maniere diverse da individui diversi o società diverse anche contemporaneamente o anche essere percepita in modi diversi in tempi diversi.

Proprio dal significato (concetto assolutamente soggettivo e culturale) attribuito a una località deriveranno le scelte umane, anche turistiche, che incideranno sul territorio stesso.

Luogo turistico = quando si conosce la sua esistenza ed è nota e la si può pensare come una destinazione di viaggio, una località turistica meritevole di visita. Essa si impone sul mercato a discapito di altre.

Luogo = località di cui semplicemente si conosce l’esistenza, lo si pensa indipendentemente dal turismo.

Nella cultura post-moderna, il concetto di paesaggio si evolve e indica sia la cosa (e in ciò si avvicina alla nozione di territorio, con la differenza che si tiene più in conto dell’interazione tra il luogo e l’uomo, mentre il territorio guarda di più all’organizzazione), sia la rappresentazione della cosa, ma si preferisce attribuirgli il secondo dei due significati. Si tiene infatti in conto la concezione che ognuno ha di uno stesso paesaggio ed è in questo che la concezione post-moderna si evolve.

"Il termine paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni".

Come appare evidente, tale breve definizione coniuga la concezione più tradizionale di paesaggio come risultato dell’interazione fra ambiente e società (azione di fattori naturali e/o umani) con quella più postmoderna di paesaggio come parte di territorio percepito (così come percepita dalle popolazioni).

Accanto all’affermarsi di una nuova accezione di paesaggio, gli ultimi decenni hanno visto svolgersi anche un’evoluzione del concetto di territorio, che non è più possibile considerare aprioristicamente come una porzione di spazio misurabile e organizzato a cui è possibile attribuire qualità, ma che si concepisce come risultato di una continua composizione, scomposizione e ricomposizione di relazioni di rete.

Territorio (in senso post-moderno) = "attore collettivo locale: rete di soggetti pubblici e privati, capace di auto-organizzarsi al fine di auto progettare e autogestire il proprio sviluppo".

Delle regioni invece si parla sempre meno: sappiamo dell’esistenza delle regioni turistiche attive (outgoing) e passive (incoming), ma ad oggi è sempre più difficile fare questa distinzione. Tutto il mondo è diventato una regione turistica attiva (oggi siamo tutti turisti) e una regione turistica passiva (non c’è oggi alcun lembo di superficie terrestre dove non è arrivato il turista).

La conseguenza di tale situazione è quindi una concorrenza fra le destinazioni turistiche che si combatte sul campo della pubblicità, del marketing e quindi dell’immagine. Miossec scrive nel 1977: "lo spazio turistico è soprattutto immagine. Immagine che si fanno i turisti e che danno gli organizzatori di vacanze". Molte scelte che vengono fatte al giorno d’oggi si fanno infatti sulla base delle immagini che si sviluppano nel nostro cervello (es. Riccione) e che fanno nascere in noi una concezione di un determinato luogo come meritevole di essere visitato, desiderabile di fare turismo lì; queste sono tutte operazioni di marketing turistico. L’importante è che l’immagine rispecchi la realtà e ciò che il turista si aspetta.

L’idea e l’immagine si reifica: l’immagine da fantasia diventa realtà, si realizza e talvolta è talmente forte che modifica il territorio a seconda di ciò che vuole il turista per non deluderlo. Il territorio si modella sull’immagine.

Geografia del turismo in senso post-moderno

Cosa è la geografia del turismo in senso post-moderno quindi? È l’immagine di un luogo, creata dalla cultura turistica dominante in un determinato momento storico, che si pone come intermediario necessario fra turisti ed operatori turistici e, reificata, diventa, nella riflessione post-moderna, oggetto principale di indagine della geografia turistica, apportatrice qual è anch’essa di notevoli modifiche territoriali (es. West americano o Maldive).

Brevi cenni di storia del turismo

Antico Egitto: nel bacino del Mediterraneo le prime forme di turismo risalgono all’antico Egitto, dove grandi folle di pellegrini si recavano, in certi periodi dell’anno e per vie d’acqua, in alcune località sacre dove venivano altresì ammirati alcuni siti monumentali di particolare magnificenza.

Grecia antica: Oltre alle palestre, costruite in occasione delle olimpiadi, santuari e oracoli mete di pellegrinaggi, località termali, si sono trovate strutture ricettive come alberghi per i visitatori che avevano necessità di un luogo di pernottamento per coloro che attuavano spostamenti periodici con fini non commerciali o militari.

Roma antica: è soprattutto in questo periodo che si sviluppano le prime forme di turismo termale e di turismo per i giochi dei gladiatori e feste di questo genere, una sorta di turismo per lo spettacolo e che alimentavano i flussi turistici, oltre a quello marittimo e culturale verso grandi monumenti. In aiuto correva sicuramente il grande sviluppo della viabilità che consentì anche di incrementare in maniera straordinaria i traffici e i commerci nella quasi totalità del mondo conosciuto di allora.

Medioevo: Nel medioevo si trova il pellegrinaggio, una prassi di fede in cui ci si reca in determinate località religiose. I pellegrini si appoggiano alle abbazie e ai monasteri per i loro pernottamenti.

  • Vie maiores: Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela (tomba di San Giacomo) per i cristiani, al tempo ritenute centro ed estremi del mondo (se si tiene in considerazione solo il territorio dell’Europa mediterranea) ed esperienze molto forti dal profondo significato psicologico (per le persone era come arrivare alla fine del mondo, dove oltre non si può andare) e pericolose + la Mecca per i musulmani.
  • Vie minores: qualsiasi santuario o luogo di culto più vicino.

Un'altra prassi turistica era quella dei clerici vagantes, ovvero gli studenti universitari del medioevo, esclusivamente maschi che avevano la fortuna di studiare e che si recavano negli atenei più prestigiosi. In questo periodo erano diffuse le biblioteche delle abbazie, luoghi dove si recavano gli studenti accompagnati da un pedagogo per leggere manoscritti. Si passava di biblioteca in biblioteca fino a completamento della formazione.

Età moderna: Si scopre l’America, viene circumnavigata l’Africa; sono viaggi di esplorazione che richiamano anche molti scienziati. Dal ‘500 infatti si inizia ad utilizzare il metodo sperimentale: si inizia a conoscere osservando. I mezzi di trasporto migliorano e progrediscono, così da facilitare i viaggi (pochi di piacere, ma si vanno affermando i viaggi di turismo)

I Grand Tour

Sono stati gli inglesi a lanciare la moda, nata per i figli di ricchi aristocratici e alti borghesi che studiavano a casa loro con dei pedagoghi. I giovani (poche ragazze) al tempo imparavano soprattutto la cultura classica, programma della formazione di quei secoli. A 18/20 anni, concluso il programma avevano bisogno di iniziare a lavorare sui propri capitali e possedimenti; vita attiva di alto livello. Veniva però prima intrapreso un viaggio, andando a vedere ciò che avevano studiato, come Roma, Parigi, le Alpi (barriera difficilmente attraversabile) giungendo a due strade, ovvero la via francigena o verso Genova, dove prendevano la nave per sbarcare a Civitavecchia e poi verso Roma. Pochi si spingevano più in basso, tipo Napoli o in Sicilia. Di norma fatto solo se accompagnati da un precettore che doveva curarne la formazione umanistica, il viaggio come Grand Tour era diventato uno status symbol che aveva come obiettivi quelli di maturare un uomo in grado di assumersi le responsabilità di governo o accademiche che il suo rango elevato richiedeva e di svago, divertimento e piacere. Il viaggio del Grand Tour resta in vigore fino all’età napoleonica, poi diventa "viaggio in Italia".

Il 1800: Nell’800 troviamo un movimento culturale; romanticismo, opposto all’illuminismo settecentesco, con l’apoteosi del sentimento (orrido e sublime) ricercato dal turista romantico. L’ambiente naturale è ideale per far provare questi sentimenti, soprattutto le Alpi, che prima venivano semplicemente attraversate e in questo periodo diventa una destinazione turistica, soprattutto d’estate, periodo in cui le strutture alberghiere rimangono aperte anche in questo periodo. E così anche in inverno al mare.

Caso Hotel Royale: uno a Courmayeur e uno a Sanremo, sotto lo stesso proprietario Bartolini, che alternava l’apertura d’estate nelle Alpi e d’inverno al mare, per rispondere alle esigenze dei visitatori che cercavano per la maggior parte un clima mite.

Il passaggio dal turismo di élite al turismo di massa avviene nel periodo interbellico a causa di diversi effetti concomitanti: passaggio da una moda all’altra (es. mare d’estate e montagna d’inverno), riconoscimento di ferie retribuite ai lavoratori, lo sviluppo dei trasporti. Iniziamo ad assistere in questo periodo all’inversione della stagionalità, che avviene soprattutto per la moda degli sport invernali in montagna e dell’a...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisasuppa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bagnoli Lorenzo.
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