Fisiologia 13 – Fotorecettori
Tra i diversi fattori ambientali quello di predominante importanza per le piante è la luce, che
costituisce la principale risorsa energetica, ma che svolge anche una fondamentale funzione
di segnalazione, che regola processi di crescita e sviluppo.
Le risposte ai segnali luminosi richiedono la mediazione di pigmenti (recettori) che
assorbendo la luce a lunghezze d’onda mettono le piante in grado di monitorare qualità,
quantità, direzione e durata di luce incidente. Riconosciamo diverse classi di fotorecettori:
• recettori del rosso, fitocromi
• recettori dell’UV-A/blu, critocromi, fototropine, zeitlupe
Fitocromi
I fitocromi sono fotorecettori che assorbono nella fascia di 600-750 nm. Il fitocromo è un
dimero di una proteina solubile che ha come cromoforo un tetrapirrolo lineare (bilina) legato a
una catena polipeptidica, l’apoproteina. La sintesi del tetrapirrolo avviene nei plastidi, da cui
il cromoforo viene esportato nel citosol, dove per autocatalisi si lega spontaneamente alla
componente proteica.
L’identificazione del fitocromo come recettore di
questa banda di luce derivò dall’osservazione, verso
metà secolo scorso, che molti effetti indotti dalla
luce rossa venivano invertiti dalla luce rosso
lontana.
Infatti il fitocromo esiste in due forme
fotoconvertibili, indicate come Pr e Pfr che hanno
distinti spettri di assorbimento.
La forma Pr assorbe nella banda del rosso con un
picco massimo attorno a 666 nm, mentre la forma
Pfr assorbe nella banda del rosso lontano con un
massimo a 730 nm.
L’assorbimento di luce R converte il Pr nella forma
Pfr e viceversa.
Gli spettri di assorbimento delle due forme del fitocromo, però, risultano essere in parte
sovrapposti: le due bande di luce R e FR non convertono tutto il fitocromo da una forma
all’altra.
La luce R converte in Pfr l’85% di Pr, mentre la luce FR converte in Pr il 97% del Pfr. Ciò
significa che a qualsiasi lunghezza d’onda ci sarà presenza di un po’ di entrambe le forme.
Quindi l’illuminazione con luce R o FR stabilisce un fotoequilibrio, esprimibile come il
rapporto tra Pfr e fitocromo totale (Pfr / Pfr + Pr). Il fitocromo è sintetizzato come Pr e viene
interconvertito a Pfr solo quando viene colpito dalla luce R. Il Pr quindi appare anche nelle
piante eziolate. ATTENZIONE: Il Pfr può convertirsi
lentamente a Pr anche attraverso processo non foto-
dipendente, detto inversione buia!! La forma
biologicamente attiva è il Pfr.
Nella molecola proteica ci sono vari domini:
• regione N-terminale (frazione fotosensoria): domini PAS (proteine che mediano
segnali), GAF e PHY e una Ser7 fosforilabile.
• regione C-terminale (frazione regolatoria): 2 domini PAS e HKRD (con attività ser/thr
chinasi sito di autofosforilazione e di fosforilaz. di prot. coinvolte nella trasduzione del
segnale)
• una cerniera che le collega
La fotoconversione del fitocromo da Pr alla forma attiva Pfr coinvolge una
fotoisomerizzazione da cis a trans del cromoforo a livello del doppio legame C15=C16.
Questa è seguita da cambiamenti strutturali che portano all’apertura della molecola e
all’esposizione dei domini N-terminale e C-terminale (che nella forma interattiva
interagiscono tra loro e si “nascondono”).
In base alla quantità di luce richiesta, intesa come fluenza (numero di fotoni per unità di
superficie) o come irradianza (numero di fotoni per unità di tempo, quindi velocità) le
molteplici resposte alla luce rossa mediate dal fitocromo si dividono in:
• risp
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