MACCHINE
LEZIONE 1: Aerodinamica dei corpi
Un aspetto che per noi è importante concettualmente da capire è che questo
studio dei fluidi a noi interessa in quanto vogliamo studiare dei campi di moto
che sono disuniformi ovviamente. Questa disuniformità poi vi ricordate noi
individuando le tipologie di flusso che possiamo avere, avevamo diviso queste
tipologie in una prima suddivisione tra flussi esterni e flussi interni. I flussi
esterni sono quelli attorno alle ali di un corpo e i flussi interni sono quelli dentro
dei condotti, dei canali e così via. Quindi l'essenza alla fine per noi di questa
disuniformità del fluido è il fatto, e qui arriviamo alle macchine, è il fatto che
questo fluido nel caso delle turbomacchine si muove all'interno di una
macchina, nel caso delle ali, l'ala è investita da un fluido e quindi l'aspetto
importante è l'interazione che noi abbiamo tra la macchina e il fluido. Quindi
l'interazione che noi abbiamo tra la macchina e il fluido la si realizza attraverso
lo strato limite, ovvero il fluido che è in contatto con il pezzo di ferro della
nostra macchina vedrà la formazione di uno strato limite.
SLIDE 3 Abbiamo visto che questo strato limite, e avete qui una
rappresentazione schematica tipica della lastra piana, questo strato limite è
composto da una zona con un forte gradiente di velocità all'interno della quale
non è possibile trascurare gli effetti viscosi e quindi le nostre equazioni di
Navier-Stokes non si può applicare.
La parte è elevata agli sforzi di taglio, perché questi sforzi di taglio hanno
un'entità che è paragonabile con le forze di inerzia e con la pressione; quindi,
non possono essere trascurati se noi vogliamo arrivare a delle previsioni che
siano realistiche. È in genere uno strato piuttosto sottile, è funzione del numero
di Reynolds e in particolare aumentando il numero di Reynolds lo spessore del
nostro strato limite si assottiglia, il numero di Reynolds noi siamo abituati a
vederlo come un rapporto fra le forze di inerzia, parte non viscosa e euleriana,
e le forze viscose, cioè quelle legate a ciò che accade in maniera intensa in
questo strato limite, quindi aumentando il numero di Reynolds per così dire la
parte di inerzia diventa sempre più pesante rispetto alla parte viscosa, il nostro
strato limite si assottiglia e il flusso diciamo si avvicina sempre di più a un
comportamento nel quale diciamo, se non trascurabile, è limitato l'effetto dello
strato limite, viceversa se ci spostiamo verso Reynolds bassi ci sarà una forte
prevalenza o importanza anche nello spazio in termini di quantità del nostro
campo di moto che sono interessate da effetti importanti della viscosità.
Gli effetti legati alla viscosità sono quelli legati alla formazione dello strato
limite, quindi allo sforzo di taglio a parete, di conseguenza attriti e perdita di
quantità di moto.
Quando noi attraversiamo la nostra macchina, avevamo fatto anche l'esempio
estremo nel quale il numero di Reynolds è così alto che lo spessore dello strato
limite comincia ad avere una dimensione caratteristica che assomiglia a quella
dell'agitazione molecolare. Nel caso del volo ipersonico, cioè quando si rientra
in atmosfera, il gas è molto rarefatto e si va a diverse decine di migliaia di
chilometri all'ora. Allora, in quel caso si può mettere in discussione il modello
continuo, quindi prescindere dal fatto che il nostro fluido è composto di
molecole.
SLIDE 4 Li possiamo classificare principalmente in due categorie: flussi laminari
e flussi turbolenti. I flussi laminari sono quelli che, diciamo, in un flusso
laminare stazionario ha una distribuzione velocità è costante. Mentre nella
maggior parte se avessi un sensore che vi dà un valore istantaneo della mia
velocità, e si fa un grafico nel tempo di come evolve la velocità, troverei, nel
caso del flusso turbolento, un valore medio che è costante, che è la u media,
quella segnata con la barretta sopra, più una componente fluttuante, quella
appunto delle fluttuazioni attorno al valore medio. Questo è causato dal fatto
che si formano delle fluttuazioni. Queste fluttuazioni sono spesso legate alla
formazione di vorticini: per così dire, si può immaginare facilmente un vorticino
che si muove nello spazio; questo vorticino, siccome è una circolazione della
mia velocità, quando passa prima provoca un aumento della velocità e poi una
diminuzione, o viceversa a seconda della sua posizione. Allo stesso modo,
quando si caratterizza la turbolenza, essa va definita in termini di intensità, che
ha a che fare con le variazioni di velocità, e di lunghezza scala, che riguarda la
dimensione tipica che possono avere questi vorticini.
Per quanto riguarda le macchine in generale i flussi laminari sono flussi che
nascono e si evolvono solo fino a un certo numero di Reynolds. Cioè, se il
numero di Reynolds è basso, il flusso può rimanere laminare; se il numero di
Reynolds aumenta, il flusso generalmente passa da laminare a turbolento.
Prima considerazione: qual è il valore di Reynolds a partire dal quale avviene
questo passaggio? Non c'è un valore universale di Reynolds a partire dal quale
possiamo dire in generale quando il flusso è laminare e quando è turbolento.
Dipende ovviamente dalle applicazioni che consideriamo. Se uno va a guardare
la letteratura caratteristica, sul diagramma di Moody si parla di qualche
migliaio. Se uno va a guardare una macchina, come la lettura di una turbina a
gas, sappiamo che il numero di Reynolds tipico è da 100.000 in giù.
Tipicamente, l'andamento nel quale si sviluppa il passaggio da laminare a
turbolento, a range che vanno da 50, 80, 100 mila fino a 200 mila; dopodiché, il
flusso tende, sopra i 200 mila, a diventare ragionevolmente turbolento. Quindi,
se uno volesse tirare fuori un numero per le macchine, diciamo ordini di
grandezza, sotto il mezzo milione dobbiamo porci il tema di avere una certa
parte di macchina che funziona in regime laminare. Se invece siamo sopra il
mezzo milione, possiamo tener conto che la stragrande maggioranza della
parte della nostra macchina funzionerà in regime turbolento. Ripeto: dipende
dalle applicazioni che facciamo, anche perché, a seconda delle applicazioni, si
scelgono delle grandezze diverse per definire il numero di Reynolds. Non ci
sono dubbi, per esempio, sulla velocità; dubbi possono nascere sulle
dimensioni. Cosa usiamo come dimensione? Se studiamo un meato, come
dimensione in generale si prende in considerazione l'altezza del nostro meato.
Se invece si studia una turbomacchina, in genere, come numero di Reynolds si
prende a riferimento la corda della palettatura. Sono grandezze
completamente diverse, quindi anche questo va tenuto presente. Quando si
dice 1200-1300 sui tubi, si riferisce al diametro del tubo; quando si dice mezzo
milione su una turbina a gas, si riferisce alla corda della palettatura. Già una
forte differenza tra questi numeri nasce in base alla grandezza che si individua
per definire il nostro numero di Reynolds. Senz'altro tutta la parte legata alla
lubrificazione, siccome ha velocità non alte e meati molto piccoli, la potremo
ragionevolmente affrontare con il modello del flusso laminare. Il modello del
flusso laminare, che peraltro è l'unico caso nel quale possiamo effettivamente
studiare in maniera rigorosa e quindi arrivare in fondo alla soluzione delle
nostre equazioni, perché nel caso del flusso turbolento dobbiamo ricorrere a dei
modelli di turbolenza che ci consentano di modellizzare ciò che avviene dove il
campo di moto è turbolento.
Nel grafico di sotto è riportato un andamento di come si evolve lo strato limite;
in questo caso, il caso tradizionale della lastra piana, dove volutamente è stata
evidenziata una prima zona laminare che potrà essere più o meno estesa, a
seconda del numero di Reynolds. Dopo una certa distanza, il nostro flusso farà
la sua transizione dal laminare a turbolento. Questa transizione dal laminare a
turbolento non è riportata come una transizione concentrata e localizzata, ma è
lasciata, se volete, in bianco su una certa distanza. Questa distanza è appunto
la zona nella quale si evolve il nostro processo di transizione.
Abbiamo rappresentato concettualmente questo processo attraverso
l'intermittenza.
L'intermittenza, come definita, indica qual è la frazione di tempo in un secondo
di osservazione in cui si osserva un comportamento turbolento. Quindi, se
l'intermittenza è 0, vuol dire che il flusso è sempre laminare; se l'intermittenza
è 1, vuol dire che è sempre turbolento; se è 0,5, vuol dire che in quel secondo
osservo per mezzo secondo il flusso laminare e per mezzo secondo il flusso
turbolento. Questo aiuta concettualmente a spiegare tutte quelle situazioni,
molto frequenti specialmente quando i numeri di Reynolds sono abbastanza
bassi, nei quali il processo di passaggio da flusso laminare a flusso turbolento si
può svolgere su una porzione anche molto ampia della palettatura.
Quali sono delle macchine che possono sentire questo passaggio laminare-
turbolento come importante? Un esempio molto semplice ce l'abbiamo in
macchine che conosciamo bene: sono le turbine di bassa pressione dei motori
aeronautici. Tutte le volte che voi andate a giro con gli aerei di linea, avete un
turbofan, che è un motore a gas. In genere, il fan, che è la parte che spinge
prevalentemente e dà la spinta del nostro motore, è guidato da una turbina di
bassa pressione. Queste turbine di bassa pressione, in condizioni di volo, sono
caratterizzate da numeri di Reynolds piuttosto bassi, che possono variare dai
60-70 mila fino ai 200-300 mila; quindi condizioni nelle quali siamo motivati a
approfondire se si tratta di uno strato limite laminare o di uno strato limite
turbolento.
Lo strato limite laminare ha una resistenza alla separazione, quindi alla
diffusione, che è più bassa rispetto a uno strato limite turbolento. Quindi, se io
ho una turbina di bassa pressione, sarò interessato a far sì che da questa
turbina io possa ottenere la maggiore potenza. Quindi sarò interessato a
caricare le palettature della nostra turbina, però per sapere quanto, e quindi
quanto salto di pressione posso smaltire attraverso la mia turbina, devo sapere
se ho a che fare con uno strato limite laminare piuttosto che con uno strato
limite turbolento. Di fatto, sul lato in pressione della palettatura, potremmo
avere anche la maggior parte della palettatura interessata a questa transizione
dal laminare al turbolento. Quindi tutta intermittenza e su una porzione anche
ampia, che al 20-30 per cento dell'altro lato si potrebbe anche lì essere in
questa situazione. Quindi, diciamo, potrebbe essere anche preponderante la
porzione di palettatura che si trova a funzionare in condizione di transizione, e
questa è la motivazione per cui, quando andiamo a studiare le macchine.
SLIDE 5 Ai corpi siamo partiti da una rivisitazione, posso dire molto rapida, del
paradosso di D'Alembert, che è legato al fatto che, se D'Alembert fosse il caso
della sfera, in questo caso è la sfera o il cilindro, un flusso non viscoso, se io lo
studio come flusso non viscoso, viene tutto perfettamente simmetrico, prima e
dopo il cilindro. Quindi, per un moto euleriano, non esiste in sostanza la
resistenza all'avanzamento. Se vado a guardare la realtà, abbiamo visto anche
delle immagini: in realtà dietro avrò una separazione. Come la formazione della
scia comporta una distribuzione di pressione che non è affatto simmetrica, in
questa zona della scia si ha una perdita di quantità di moto. Quindi, , si
F=ma
ha una resistenza all'avanzamento. Le forze viscose, anche se confinate in una
zona molto piccola del nostro campo di moto, decidono di fatto se si hanno o
meno perdite e resistenze. Anche se interessano una porzione piccola, non
sono affatto trascurabili per l'impatto che hanno nel campo di moto.
Sotto c'è un esempio di corpo aerodinamico. Il cilindro rappresenta un corpo
con elevata resistenza all'avanzamento, con un lift trascurabile, oscillante
attorno a un valore nullo. Nel caso del corpo aerodinamico, si cerca di
sagomare il corpo in maniera tale da minimizzare la resistenza all'avanzamento
e quindi migliorare le performance. Quando si studia il cilindro, si può fare
l'esempio del caschetto del ciclista: se il caschetto è circolare, dietro si formano
vortici e ricircolazione con una scia spessa. Per migliorare l'aerodinamica, è
necessario rendere la scia più sottile, eliminando la ricircolazione, quindi
togliendo il punto di separazione.
Il punto di separazione coincide con il punto di ristagno, dove la pressione è
pari alla pressione di ristagno del flusso. Poi la pressione scende velocemente
fino al punto di pressione minima e successivamente risale. In questa zona, la
velocità varia: qui la velocità è nulla, qui la velocità è massima e la pressione
minima, poi risale. Il problema nella separazione del flusso si verifica quando
c'è diffusione, ovvero quando bisogna recuperare pressione, che avviene nella
zona posteriore. Dall'analisi delle equazioni integrali dello strato limite, si nota
che ciò che conta per la tendenza alla separazione è la diffusione, cioè il salto
/dx /dx
di pressione che deve essere recuperato, . Il è legato a diversi
dp dp
aspetti dello strato limite, in particolare allo spessore di momento, allo
spessore di spostamento e al numero di Reynolds, cioè alle caratteristiche dello
strato limite. Lo strato limite tenderà a separare seguendo una certa legge, che
dipende dallo “stato di salute” dello strato limite quando deve diffondere. Non
/dx
esiste una regola fissa o una costante di che determini in assoluto se la
dp
macchina funziona bene: dipende caso per caso. Non c'è dubbio che bisogna
/dx
ridurre il . Sul non si può intervenire, perché dipende dal corpo e
dp dp /dx
dalle velocità; dove si può lavorare è su , ovvero su quel che
dx dp
possiamo approssimare come tra questa zona e quella successiva. Il
Δ p
diventa quindi . Per togliere la separazione e avere una scia più
dx Δ x
sottile, è necessario allungare la forma del corpo. Se l'allunghiamo abbastanza,
la derivata dp/dx scende sotto il valore che avrebbe causato la separazione e la
separazione sparisce. Da un punto di vista estetico o intuitivo, per rendere
qualcosa aerodinamico bisogna dare una forma affusolata, soprattutto sulla
parte posteriore. Istintivamente si potrebbe pensare alla parte anteriore, ma la
parte anteriore del corpo è quella dove si accelera il flusso. La parte cruciale
per rendere la scia più sottile è sempre quella posteriore. Si può capire meglio
pensando alla scia: una scia sottile significa avere poca perdita di quantità di
moto. La scia è la zona dove si verifica la perdita di quantità di moto, che
determina la resistenza all'avanzamento. La differenza di quantità di moto
prima e dopo il profilo deve equilibrare la forza di resistenza. Scia grossa
comporta perdite elevate; scia sottile comporta perdite ridotte.
SLIDE 6 Esiste uno schema classico di forma del profilo con l’evoluzione dello
strato limite, sia per il flusso esterno sia per il flusso interno. Entrambi gli
aspetti sono rilevanti, perché le macchine sono composte da palettature che
concettualmente si studiano come profili alari, ma sono montate all’interno di
una cassa.
Per il flusso interno, dopo una certa distanza lo strato limite sarà
completamente sviluppato. In questa prima parte può essere inclusa la
transizione da flusso laminare a turbolento. A seconda del numero di Reynolds
e delle dimensioni, il flusso può essere tutto laminare o tutto turbolento.
Nel caso tutto laminare, la distribuzione di velocità del profilo ha forma
parabolica. Per i flussi turbolenti, si considerano due aspetti principali: ottenere
correlazioni per lo sforzo di taglio a parete, che non può essere calcolato
teoricamente ma stimato tramite correlazioni, e caratterizzare lo spessore di
spostamento e lo spessore di momento dello strato limite, su una lastra piana
con zero gradiente di pressione. Nel flusso laminare, nello strato limite si
osserva un sottostrato viscoso nella parte più interna, molto vicino alla parete,
+¿ ≈ 10
fino a . Al di fuori di questa zona, il comportamento della velocità varia
¿
y
secondo una legge differente. Questi due comportamenti descrivono bene
l’andamento della velocità, ma il sottostrato viscoso è molto piccolo. L’impatto
di questa porzione sullo spessore di spostamento e sullo spessore di momento
è limitato.
La derivata della velocità non può essere calcolata se non si conosce il profilo
completo, ma può essere approssimata con altre metodologie.
Si pensa a come caratterizzare la distribuzione di velocità con un esponente:
nel caso laminare è quadrato, mentre nel caso turbolento è un valore legato al
numero di Reynolds e ragionevolmente spazia fra 7 e 10, quindi 7 per numeri di
Reynolds di qualche milione e 10 per numeri di Reynolds elevati, qualche
centinaio di milioni. Così facendo si riesce a rappresentare abbastanza bene la
distribuzione di velocità e, con questa distribuzione utilizzata nelle equazioni
integrali dello strato limite, si possono fare delle stime, passando dal bilancio
delle forze, per capire quali possano essere gli andamenti delle nostre
caratteristiche a parete, come
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