Filosofia del linguaggio
La filosofia del linguaggio si focalizza sulle funzioni prevalentemente conoscitive del segno. Il segno può essere inteso, non esclusivamente come uno strumento per comunicare, ma può esser preso (o presi, nel caso in cui si parla dei segni al plurale) nella loro funzione in relazione alla presa d’atto che la mente di un individuo può avere della realtà circostante. Perciò, si può dire in questo caso, che il processo conoscitivo si sviluppa mediante i segni.
Il segno
Il segno inteso come strumento è utilizzato per far giungere alla mente dell’individuo qualcosa di comprensibile. Il segno può essere anche usato per consentire agli individui di scambiarsi delle conoscenze relative alle esperienze (acquisite sempre tramite i segni). Questa biforcazione è interessante poiché utilizza il segno sia come strumento finalizzato all’incremento conoscitivo (strumento teoretico) sia come strumento finalizzato alla condivisione del mondo da parte dei soggetti in grado di comprendere e usare i medesimi strumenti.
La biforcazione è magistralmente esposta da Locke (filosofo empirista che introdusse il termine ‘semiotica’ nel suo saggio sull’intelletto umano). Egli sostiene che le idee che si formano nella mente dell’individuo sono segni delle cose esterne (quindi della realtà oggettiva) per quanto riguarda il ramo gnoseologico. L’altro ramo si concretizza in un’affermazione di Locke, secondo la quale le parole sono i segni delle idee, perciò abbiamo le idee che si formano nella mente dell’individuo in relazione alle cose extralinguistiche (oggettive) che circondano il soggetto stesso. Queste ultime non possono entrare nella mente dell’individuo come effettivamente sono, ed è quindi necessario un elemento che sia in grado di trasformare queste cose in qualcosa che può essere compresa dalla mente umana, e questo qualcosa secondo Locke è il segno (segno inteso come strumento conoscitivo).
Dall’altro lato si trova il segno come strumento comunicativo, in questo caso Locke sostiene che le parole sono i segni, non delle cose, ma delle idee.
Ergo: Le idee che si formano nella mente dell’individuo sono condivisibili con il prossimo a condizione di convertirle in qualcos’altro (poiché le idee non si scambiano telepaticamente ma necessariamente con la comunicazione, ossia con le parole [=segni linguistici]).
Le due personalità che meglio studiarono i segni furono: Ferdinand de Saussure e Charles Sanders Peirce. Essi sono considerati i padri della semiotica e della filosofia del linguaggio contemporanea. Entrambi hanno proposto delle definizioni di segno molto interessanti.
- Nel caso di Saussure, egli parla del segno linguistico, che è un segno che ha scopi prevalentemente comunicativi;
- Mentre, nel caso di Peirce, la nozione di segno è molto più ampia rispetto a quella di Saussure, poiché egli prende in considerazione il segno come strumento conoscitivo e non esclusivamente linguistico e comunicativo.
Semiologia e semiotica
Semiologia = scienza preannunciata da Saussure che prende in considerazione i segni nell’ambito della vita sociale (si parla per lo più di segni linguistici).
Semiotica = prende in considerazione i segni in termini generali.
Definizioni di Saussure e Peirce
- In Saussure il segno è un’entità biadica formata da due elementi (denominati significante e significato) legati inscindibilmente da una situazione arbitraria (ossia che non vi è nessuna ragione naturale per la quale ci sia un legame tra il significante ed il significato) che impone di intenderlo in una maniera anziché in un’altra.
Significato - Significante
Questa nozione del segno saussuriano è applicabile al segno linguistico. - In Peirce, vi è una triadicità del segno, che è formato per l’appunto da tre parti: interpretante, representamen ed oggetto immediato.
Interpretante - Representamen - Oggetto immediato
La natura triadica di questa entità consente di introdurre nella conformazione di ciascun segno un elemento che ha un collegamento con la realtà circostante, la quale non entra direttamente nella nostra capacità conoscitiva, ma può approcciarsi ad essa grazie alla mediazione del segno.
Oggetto immediato e dinamico
L’oggetto immediato viene classificato così per essere differenziato da un altro oggetto che si può riscontrare nella filosofia di Peirce, cioè l’oggetto dinamico. Quest’ultimo non entra direttamente nella struttura triadica del segno, ma è l’elemento che sta all’esterno del segno stesso e che viene considerato iniziatore di qualsiasi processo semiotico (o semiosi), laddove questo processo ha come obiettivo il tentativo di incrementare la conoscenza che l’interprete ha della realtà circostante.
L’oggetto immediato ci permette, invece, di semiotizzare l’esterno (=contesto/oggettività/realtà circostante) all’interno della quale siamo ‘immersi’ e che non riusciamo a conoscere direttamente. L’oggetto immediato può consentire all’interprete di conoscere qualcosa in più rispetto a quello che già sa. Esso può rapportarsi con le altre componenti del triangolo di Peirce, ossia il representamen e l’interpretante.
Oggetto immediato = proiezione dell’oggetto dinamico che entra nel processo triadico assumendo una confermazione diversa rispetto a quella che caratterizza l’oggetto dinamico.
Interpretante
L’interpretante è l’entità mentale che interpreta (ossia che prende atto) la combinazione triadica che costituisce il segno in Peirce. L’interpretante, dunque, è un elemento esterno al segno, che è chiamato a riconoscerlo, ad utilizzarlo, a modificarlo, ma anche in qualche modo a costruirlo. Esso è una specie di segno che si forma nella mente dell’interprete nel momento in cui l’interprete stesso riscontra il potenziale rapporto che pone in collegamento representamen e oggetto immediato.
Interpretante = conclusione a cui l’interprete giunge, rappresentata dalla presa d’atto della validità del rapporto di representamen e oggetto immediato, o al contrario, dell’invalidità di questo rapporto e di conseguenza, non necessariamente, l’elemento dell’interpretante viene a formarsi nella mente dell’interprete.
Representamen
Il representamen, infine, si può considerare come la componente espressiva che entra nella combinazione triadica del segno in Peirce sotto forma di qualcosa che viene riconosciuta dall’interprete. Questo riconoscimento non trasferisce l’attenzione dell’interprete su nient’altro, ma lo stesso riconoscimento può determinare il trasferimento dell’attenzione dell’interprete su qualcos’altro.
2 riconoscimenti:
- Riconoscimento con il rinvio a qualcos’altro.
- Riconoscimento di un’entità che si chiude con la presa d’atto di questa.
Ergo: Il representamen è tale se rinvia a qualcos’altro. L’operazione del rinvio è compiuta oggettivamente dall’interprete, ossia la mente che sta all’esterno e che origina e interpreta queste dinamiche.
Simbolo, icona ed indice
Il rapporto tra oggetto immediato ed oggetto dinamico dà origine ad una famosa classificazione che Peirce propone: simbolo, icona ed indice.
Ground
Un altro elemento importante è il cosiddetto ground, che costituisce la base di conoscenze pregresse che consentono all’interprete di reputare fattibile il rapporto tra il representamen e l’oggetto immediato.
Ergo: Ci deve essere un ‘terreno’ noto o accettabile che consenta all’interprete di spostare l’attenzione su qualcos’altro (inteso come oggetto immediato) nel momento in cui la pone originariamente su qualcosa. Il rapporto tra representamen e oggetto immediato deve poggiare su una base (ground) che consente all’interprete di ipotizzare l’esistenza di un rapporto tra representamen ed oggetto immediato.
Semiosi illimitata
Questi tre elementi, seppur analizzati singolarmente, fanno parte di un’unità triadica e sono inscindibili. Il progresso che consente all’interprete di incrementare le proprie conoscenze grazie all’interpretazione dei segni è chiamato semiosi illimitata (si chiama così perché non ha fine, lo stesso processo si ripete all’infinito. Esso è anche chiamato fuga degli interpreti). Si tratta della formazione, nella mente dell’interprete, di un secondo segno (ossia la nozione di interpretante).
Peirce dice che nel momento in cui l’interpretante si rivela alla mente dell’interprete, esso cambia la sua funzione e diviene come un nuovo representamen che proietta, attraverso la mediazione di un nuovo interpretante, un nuovo rapporto sull’oggetto immediato entrato in gioco nella precedente triangolazione.
Ergo: Nel momento in cui inizia il processo della semiosi illimitata, l’interpretante, dopo aver svolto il suo ruolo, si trasforma in un nuovo representamen che si proietta sull’oggetto immediato della precedente triangolazione, grazie alla mediazione di un nuovo interpretante che viene a formarsi.
Interpretante > Representamen - Interpretante - Representamen - Oggetto immediato
Secondo Peirce, grazie a questo processo si ha un ampliamento della conoscenza (soprattutto per quanto riguarda l’oggetto immediato). Il triangolo semiotico non fu usato solo da Peirce per rappresentare il segno, ma anche Ogden e Richards lo usarono per rappresentare gli elementi che costituiscono la semiotica.
Idea - Segno - Referente (oggetto)
Processo semiotico
Qualsiasi processo semiotico deve tener conto della mediazione di un elemento mentale indispensabile per poter consentire all’interprete di interpretare il legame che esiste tra l’elemento indicato come segno e quello indicato come referente. In questo triangolo il segno è una componente che consente alla mente dell’individuo di raggiungere il cosiddetto oggetto. Il segno può raggiungere l’oggetto utilizzando la triangolazione che pone al vertice l’idea. Si può mettere in correlazione questi elementi prendendo in causa il rapporto tra realismo e nominalismo:
- La visione realista sostiene che esistono i concetti (o idee), intendendo essi come delle entità astratte che entrano in rapporto (convenzionale o non) sia con i segni che con le cose;
- La linea nominalista adotta, invece, un approccio opposto, cioè: ciò che esiste non sono i concetti, ma sono i nomi (nomi usati per raffigurare mentalmente le cose) e le cose (cose oggettive). Locke si rispecchia di più in questa seconda teoria.
Le tricotomie di Peirce
Per capire meglio il rapporto che vi è tra l’idea e il segno, possiamo prendere in considerazione ciò che Peirce ha classificato come le tre triconomie. Esse sono tre gruppi costituiti da tre elementi, ogni elemento può entrare in gioco con qualsiasi segno e, a seconda del modo, dominare un elemento anziché un altro.
Prima tricotomia
La prima triconometria prende in considerazione il rapporto tra il segno e sé stesso. Peirce sostiene che il segno in sé (analizzato ‘ricurvandolo’ su sé stesso) può essere una pura qualità, un’esistenza effettiva oppure una legge. Nella prima triconometria, quindi, Peirce individua tre elementi che sono:
- Qualisegno = è la forma espressiva più vaga, essa può trovare la sua applicazione anche sotto forma di una sensazione o un’impressione;
- Sinsegno = è il representamen [è più corretto parlare di representamen per far capire che stiamo parlando di una parte del segno e non del segno nella sua triadicità] che comincia ad acquisire una propria esistenza. Esso non può fare a meno di un qualisegno, però quest’ultimo, in questo caso, acquista una consistenza che tiene conto della sensazione che era stata avvertita sotto forma di qualisegno.
- Legisegno = è la trasformazione del representamen in qualcosa di ripetibile, che viene considerato come una legge (o una regola).
Seconda tricotomia
Nella seconda tricotomia, Peirce prende in considerazione il rapporto tra il segno e l’oggetto. In questo caso, il segno ha delle caratteristiche proprie che determinano il legame con l’oggetto. Questa tricotomia è formata da:
- Icona = è un elemento dotato di una serie di qualità che consentono all’interprete di riconoscere l’oggetto preso in considerazione;
- Indice = è un elemento che ha un rapporto con l’oggetto che è dovuto al fatto che esso (l’elemento) è determinato da questo (l’indice);
- Simbolo = è un elemento che ha un rapporto con l’oggetto in virtù di una legge (o convenzione).
Terza tricotomia
La terza tricotomia pone in evidenza il rapporto che il segno ha con l’interpretante. Questa tricotomia è formata da:
- Rema = è un elemento che prende in considerazione la rappresentazione che l’interpretante ha di un determinato segno, in termini di pura qualità;
- Dicisegno = è un elemento che considera il rapporto segno-interpretante in termini di esistenza effettiva;
- Argomento = è un elemento che prende in considerazione lo stesso rapporto, ma in termini di legge (o regola).
Ergo: In Peirce il representamen può essere chiamato anche segno. Quindi nelle tricotomie possiamo parlare di representamen:
- 1°> representamen – sé stesso,
- 2°> representamen – oggetto,
- 3°> representamen – interpretante.
Verità e riferimento, mondo reale e mondo proiettato
Le nozioni di verità e riferimento (sempre collocate nell’ambito della filosofia del linguaggio e, soprattutto della semantica) sono molto importanti.
- La nozione di verità è presa in considerazione dagli studi semantici (in particolare dalla semantica cognitiva), che hanno come obiettivo quello di cercare di capire che rapporto c’è tra le parole che comprendiamo e i riferimenti extra-linguistici (o oggetti extra-linguistici). In questo caso la nozione di verità è intesa come una sorta di corrispondenza quasi ineliminabile fra il significato delle frasi, delle proposizioni e delle parole e la realtà circostante oggettiva ed extra-linguistica.
Ergo: La nozione di verità ha come obiettivo quello di considerare la verità in termini di corrispondenza, ossia l’esistenza di una sostanziale corrispondenza tra i significati delle parole che pronunciamo e le cose che questi significati richiamano, anche sotto forma di immagine nella nostra mente. - La nozione di riferimento, invece, prende in considerazione l’elemento extra-linguistico a cui si riferisce il significato di un’espressione linguistica (ovviamente dopo che questa viene compresa). Essa parte dalla considerazione che la comprensione delle parole (ossia della verità) non necessita la corrispondenza con un’entità extra-linguistica oggettiva, ma esse sono delle rappresentazioni sia di qualcosa che non esiste sia di qualcosa che esiste.
Es. chimera > non esiste il riferimento oggettivo, ma sappiamo che significa.
Tra i filosofi che si sono occupati di ciò, spicca la personalità di Ray Jackendoff, che ha risolto questo ‘problema’ mettendo in campo due definizioni di realtà (o mondi): il mondo reale ed il mondo proiettato. Nella creazione di questa bipartizione, Jackendoff prese spunto dalla coppia kantiana noumeno-fenomeno, rendendo ciò pertinente alla semantica cognitiva.
- Il mondo reale è un mondo esterno al quale la mente umana non riesce ad accedere;
- Il mondo proiettato è maneggiabile ed alla portata dell’essere umano.
Il fondamento del mondo proiettato dice che sono le rappresentazioni che ci permettono di comprendere il significato dei termini e anche di ‘costruirci’ un’immagine della realtà extra-linguistica. La prova che le rappresentazioni per costruirsi non richiedono la realtà oggettiva extra-linguistica deriva dal fatto che queste rappresentazioni possono venir fuori, anche in maniera efficace, in assenza di elementi extra-linguistici.
Jackendoff sostiene che noi abbiamo accesso esclusivamente al mondo proiettato, che è il mondo inconsciamente costruito dalla nostra mente, che non ha un accesso possibile al mondo reale; perciò non c’è rapporto tra il significato delle parole e i riferimenti oggettivi extra-linguistici (che appartengono al mondo reale). Acclarata l’impossibilità della mente umana di approcciarsi alla realtà extra-linguistica, questa corrispondenza (significato dell’enunciato vs. realtà extralinguistica) si concretizza nel mondo proiettato e questa si articola tra:
- Modelli discorsivi > utilizzati da noi, che riconosciamo essi come significativi, poiché ci consentono di raggiungere delle rappresentazioni e quindi di trovare soddisfazione nella comprensione di questi modelli (consuetudini discorsive che vengono solitamente utilizzate tramite la lingua in uso in una determinata circostanza);
- Modelli del mondo > sono la conseguenza, o comunque derivano dai modelli discorsivi che noi recepiamo nel momento in cui, per esempio, ascoltiamo qualcun altro.
Ergo: Non sono una proiezioni dell’oggettività extra-linguistica del mondo, ma sono la costruzione di nuovi modelli mentali o...
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