FILOSOFIA DEL DIRITTO
1. IL MITO DI ANTIGONE. LE RADICI DEL DIRITTO NATURALE
L’espressione “filosofia del diritto” risale ai tempi di Hegel. Essa si occupa:
di studiare le regole di condotta che seguiamo o dovremmo seguire,
• come usi e costumi o regole imposte da un’autorità;
di farci obbedire ad esse
• di farci capire perché è importante osservarle. La regola è una misura
• comune nella quale noi dovremmo incontrarci, riconoscere l’altro.
Come inizia la filosofia del diritto? La riflessione si è evoluta nel tempo. Si inizia
ragionando sul diritto, sulle regole.
L'uomo ha iniziato a darsi regole già nel 2100 a. C., quando il re di Ur formulò il
primo codice di leggi scritto noto. Tuttavia, noi analizzeremo il pensiero
occidentale a partire dalle Leggi di Platone del 348 a. C.
L'ANTIGONE DI SOFOCLE --> tragedia greca
Tragedia dura all’incirca dal VI al IV secolo a. C., l’apice si aggira intorno al V
sec. Conosce il suo declino a causa dell’affermarsi della filosofia, cioè quando si
indaga la realtà su un piano più razionale, con lo scopo di cercare dei principi
validi per tutti.
Perché parliamo di tragedia in filosofia del diritto? Lo studioso Vernant si rende
conto chele tragedie interrogavano gli Elleni sulla condizione umana e i suoi
dilemmi. Inoltre, dentro la tragedia ci sono molte strutture che ci rimandano al
linguaggio del diritto del tempo.
Il diritto nella tragedia non è una costruzione logica. I greci non hanno l’idea di
un diritto assoluto, per loro c’erano vari diritti in contrasto: quelli che nascono
dal potere (A) e quelli che mettono in gioco potenze sacre (B). Nell’Antigone
accade questo (B). C’è una dike che lotta con un’altra dike, c’è un esito, ma il
finale è aperto in modo tale che lo spettatore provi pathos, sia coinvolto al 100
% e inizi a ragionare.
USI E COSTUMI DEI GRECI
I greci andavano a teatro non per distrarsi, ma per interrogarsi sulla condizione
umana, assistere a un dramma era una cerimonia vera a propria, con funzione
religiosa e politica, perché Pisistrato crea le Dionysia, festività pubbliche
primaverili in onore di Dioniso. Durante queste, i greci andavano a teatro per
circa una settimana, dove ci rimanevano per ore ed ore ad assistere alle
opere. Le tragedie occupavano gli ultimi tre-cinque giorni della settimana e alla
fine si decretava anche un vincitore. I tragediografi candidati presentavano 3-4
tragedie che formavano un ciclo. I tre tragediografi principali sono Eschilo, 1
Sofocle e Euripide, molte opere andarono, però, perse a seguito dell’incendio
della biblioteca d’Alessandria.
STORIA ATENIESE
Proprio nel periodo in cui le tragedie vengono messe in scena, ad Atene ci si
confronta col passaggio dalle leggi divine e dagli usi tradizionali alle nuove
leggi stabilite dai legislatori (Solone).
Atene è una delle poleis = città-stato piccole in cui comanda un gruppo
ristretto, gli oligarchi, che si radunano nell’Areopago, dove si prende decisioni
per processi giudiziari o politici.
Essa ha il proprio esercito, costituito da opliti e ceto medio, che non vogliono
solo rischiare e morire, ma vogliono anche partecipare all’amministrazione
dello Stato. Quindi, alla luce di ciò, chi governa Atene ne tiene conto e vengono
messe in atto delle riforme:
1. Solone cerca un compromesso e con una riforma concede il voto a tutti i
cittadini, anche se le questioni più importanti vengono lasciate sempre ai
nobili.
2. Successivamente Pisistrato (tiranno*) cerca di imprimere un inizio di
svolta democratica: tenta di far sì che tutti si riconoscono in un’unica
entità. Cerca di far sì che di fronte alle tragedie, guardando la propria
storia, si inizi a creare una coscienza comune.
3. Ma, solo con Clistene, che cerca di ricomporre la popolazione ateniese, si
istituisce un governo più egualitario, la democrazia (non nei termini in cui
ne parliamo noi oggi).
*Tiranno nell’antica Grecia = persone, capi-popolo che prendevano il potere per
ricompensare chi li aveva appoggiati
Tuttavia, seppur la tragedia favorisca il processo di creazione di una coscienza
comune, essa inizia a vacillare quando i sofisti, maestri dell’arte di pensare e
del parlare dietro compenso (Catone: vir bonus, dicendi peritus), entrano nella
polis. La loro attività trae un forte impulso dal dinamismo dei dibattiti politici e
giudiziari ateniesi, dove i valori tradizionali, espressi nella tragedia, sono messi
in discussione. Inoltre, anche gli eroi e i vecchi miti non sono più trattati come
modelli.
TRAMA DEL CICLO TEBANO (costituito da Edipo re, Edipo a Colono e Antigone).
Edipo re e Edipo a Colono
Scoppia una pestilenza e l’indovino Tiresia dice che è la punizione inflitta a
seguito di un grave misfatto. Edipo inizia un’indagine e alla fine scopre di 2
essere il responsabile: ha ucciso il padre Laio, ha sposato la propria madre,
Giocasta e ha fatto 4 figli con questa (Antigone, Eteocle, Polinice e Ismene).
Antefatto: Edipo da giovane è fuggito da Corinto perché gli avevano predetto
che avrebbe ucciso padre e sposato madre. Non sa però che è un figlio adottivo
e che i suoi veri genitori sono Laio e Giocasta, che l’hanno affidato ad un
pastore a causa della profezia. Questo lo porta a Corinto dove viene adottato.
Mentre fugge, ha una lite con un vecchio e lo uccide. L’anziano signore è,
però, Laio. Una volta a Tebe risolve l’enigma della sfinge, diventa re e
sposa Giocasta. Edipo non ha potuto sottrarsi al suo destino e secondo la
concezione greca anche la sua discendenza pagherà per questo. Quando tutto
questo viene a galla, Giocasta si uccide e Edipo si acceca.
Antigone
Edipo va in esilio accompagnato da Antigone e lascia così la guida della
città. Eteocle e Polinice, figli di Edipo e fratelli di Antigone, iniziano a litigare per
il comando di Tebe.
Nei 7 contro Tebe di Eschilo viene narrato che Polinice ha sposato la figlia del re
di Argo e che successivamente decide di attaccare Tebe. Lotta quindi contro
il fratello, Eteocle, che era tra le fila dei Tebani, ma, alla
fine, muoiono entrambi. A prendere in mano il potere e diventare re
è Creonte, zio dei due. Questo emana il proprio decreto: Polinice va trattato
come un nemico e vieta di seppellirlo. Antigone si occupa di questo
dramma perché contraria alla volontà dello zio e disobbedisce a
questa. Così, Creonte la condanna a morte. Il fidanzato della giovane, nonché
figlio del re, cerca in tutti i modi di piegare il cuore del padre, che però inizia a
intravedere i suoi errori troppo tardi: Antigone si e già impiccata prima di
essere graziata.
Sia Creonte che Antigone appaiono come caratteri duri: il primo rappresenta la
città-stato, declina una fondamentale razionalità politica, lei la famiglia, incarna
un rapporto di sangue quasi tribale. Antigone è diventata il simbolo della
resistenza alla legge ingiusta, della disobbedienza civile e dell’obiezione di
coscienza.
CREONTE dice che chi mette l'amico sopra alla patria non è degno di esistere.
ANTIGONE dice che lei non rispetta le leggi dello stato perché non imposte
da Zeus. Solo le leggi degli dèi, infatti, ci sono da sempre e sono immutabili,
eterne. Lei ha scelto queste e si è battuta fino alla fine per farle prevalere sulle
leggi dello Stato. Il diritto della famiglia prevale su quello dello Stato.
È importante parlare dell’Antigone in filosofia del diritto perché in questa
tragedia il diritto c’è: 1. norme umane, volute dall’autorità civile→ diritto
positivo (perché posto da un’autorità), ordinario, quello stabilito e scritto 3
dall'uomo. Caratterizzato da una specifica mutabilità dal versante storico e
geografico: il decreto di Creonte è specifico
2.norme di altro tipo “non scritte e assolute”→ queste ultime appartengono alla
sfera del diritto naturale, insieme di leggi volute dalle divinità, che reggono il
mondo e la vita umana. La norma è universale: caratteristica del diritto
naturale è la sua relativa impervietà ai mutamenti storici e geografici. Il diritto
naturale non si traduce necessariamente in una serie di leggi scolpite nella
pietra, ma può anche presentarsi come categoria critica: c’è la possibilità di
mettere in discussione gli assetti normativi. 4
2. L’UTILE E IL GIUSTO: PLATONE (428/427 – 348/347 a. C.)
Contesto storico: Atene, dopo Clistene e il periodo di prosperità, entra in crisi e
perde la guerra del Peloponneso vs sparta 430-405 a.C.
Platone è un aristocratico di nobili origini e allievo di Socrate (condannato a
morte nel 399 a. C.) e, a differenza del suo maestro, scrive Dialoghi filosofici.
Quest’ultimo critica la corruzione morale e politica della città. Platone, invece,
guarda con diffidenza alla massa popolare e alle sue capacità di decidere;
critica e denuncia l'attività corruttrice dei sofisti che negano ogni stabilità ai
concetti di bene e di vero, dimostrando tutto e il contrario di tutto. Critica il
teatro perché mira al consenso del pubblico e non fa appello alla sua parte più
razionale.
LA TEORIA DELLE IDEE
Raffaello nella "La scuola di Atene" coglie lo spirito di 2 pensatori --> Platone e
Aristotele. Aristotele ha il palmo rivolto verso la terra, in basso e regge l'Etica
Nicomachea. Platone a sx indica con l’indice verso l'alto, verso l'iperuranio
delle idee e in mano ha una sua opera, il Timeo.
Questo perché Platone sostiene che tutto ciò che è sulla terra di materiale è
solo una brutta copia di ciò che c'è nell'iperuranio, sopra al cielo. Nel Menone,
uno dei suoi dialoghi, Platone fa sostenere a Socrate che la verità è una e si
basa su ciò che è nell’iperuranio. Solo attraverso il dialogo ci ricordiamo delle
idee perfette che abbiamo visto nell’iperuranio--> mondo delle cose è
imperfetto, mondo delle idee è perfetto. Tra le idee c’è anche quella della
giustizia. Nella repubblica traccia l'immagine di uno stato ideale, come una
città debba essere fatta.
La Repubblica è uno dei dialoghi che ha per argomento la giustizia: Trasimaco è
un sofista e per lui la giustizia è ciò che giova al più forte, il suo interesse.
Socrate cerca di indagare il concetto di giusto rappresentato in grande e e
arriva a parlare di stato giusto. Lui, infatti, che enuncia il seguente principio: la
polis è come un uomo scritto a lettere maiuscole; quindi se si cerca la giustizia
nella polis la si trova anche nell’uomo, ma, essendo la polis più grande, si fa
meno fatica a cercarla in essa.
Quella di Platone è una premessa antiegalitaria: la polis è come un organismo
dove le parte sono differenziate: il cuore è più importante dei piedi… Alla
stesso modo, la polis si compone di varie parti, ma alcune saranno più vitali di
altre. La polis ideale è organizzata in base a una ripartizione di compiti per
soddisfare i bisogni:
- PRODUTTORI → dotati della virtù della temperanza, come contadini e
artigiani, devono lavorare per provvedere alle esigenze materiali 5
- GUARDIANI GUERRIERI → dotati di coraggio, combattono e proteggono
per provvedere alla sicurezza
- FILOSOFI → dotati per natura della virtù della sapienza che
devono governare . Per Platone il filosofo è colui che dotato di sapienza ha una
natura superiore che lo rende adatto al comando: figura del filosofo-re. Quindi x
lui, il governo deve essere dell'uomo, non della legge.
Metafora del filosofo-nocchiere che serve per spiegare perché proprio i filosofi
dovessero governare. Il nocchiere sa seguire la giusta rotta e nel momento
giusto sa la cosa da fare.
La giustizia non caratterizza alcuna classe in particolare, essa riguarda la
giustizia in quanto tale. La giustizia nella polis è adempiere al proprio compito,
stare al proprio posto.
Nella polis, quindi, ciascuno ha un posto fisso, non c’è mobilità sociale, anzi il
cambiamento sarebbe solo danno e ingiustizia.
Anche nell’uomo la giustizia è il corretto funzionamento dei vari “strati” da cui
è formato.
Parte concupiscente: sede dei desideri produttori tenuta sotto controllo dalla
temperanza
Parte irascibile: sede delle passioni guerrieri guidata dalla fortezza
Parte razionale: permette di ragionare correttamente. La sapienza conosce e
valuta cosa sia il bene
La giustizia si realizza quando parte razionale e irascibile tengono sotto
controllo quella concupiscente.
MITO DELLA CAVERNA
Il mito della caverna riesce a spiegare meglio come devono essere i filosofi-re:
devono poter vedere “le cose come sono”, la verità, la vera natura
delle cose. Solo chi riesce a liberarsi vede per la prima volta gli
oggetti reali e, uscendo dalla caverna, vede il sole per la prima volta.
Questo mito mostra uomini legati al fondo di una caverna che vedono solo le
ombre proiettate sulla roccia da oggetti trasportati dietro a un muro illuminato
dal fuoco e credono che le ombre sia la sola realtà. Noi siamo come gli uomini,
che, concentrati sul mondo sensibile, ci facciamo sfuggire la verità delle idee di
cui conosciamo solo le apparenze materiali.
FORME DI GOVERNO nella Repubblica → degenerazioni
La polis viene plasmata su un modello ideale e ne è una copia. È inevitabile,
tuttavia, che prima o poi venga compiuto un errore anche minimo.
La forma migliore di governo è l’aristocrazia, governo dei migliori basato sulla
sapienza. Commesso il minimo errore, la generazione successiva non sarà più
di filosofi, ma di figure nobili che gradiscono il riconoscimento del loro status e
si passa alla timocrazia, governo dei guerrieri basato sugli onori. Poi si passa al
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governo di pochi, oligarchia, e se i governati chiedono sempre più libertà ai
governanti si passa alla democrazia, un’anarchia in cui cessa il rispetto delle
regole. Al vertice delle degenerazioni e del disordine, c’è la tirannide: un capo
si impadronisce del potere (governo opposto dell’aristocrazia dei filosofi).
FORME DI GOVERNO nel Politico
Platone dà una lettura più realistica delle costituzioni della polis e delle
degenerazioni.
Monarchia → sfocia in tirannide
Aristocrazia → sfocia in oligarchia
Democrazia → sfocia in democrazia degenerata
Lui giudica migliore la monarchia perché meglio si adatta all’arte regia del buon
governante, la peggiore è la tirannide.
Come si diventa un filosofo:
Lo Stato perfetto della Repubblica esige un sistema educativo che formi e
recluti i migliori. Mentre ai produttori è consentito vivere 'normalmente',
facendo i loro affari o avendo una famiglia, guerrieri e governanti seguono un
percorso differente:
- Uomini e donne sono alla pari e ricevono una stessa educazione fisica o
intellettuale (musica, scienze matematiche, dialettica).
- I beni sono in comune.
- La famiglia viene abolita: i figli nascono dagli accoppiamenti a sorteggio (che
è solo un’apparenza)
- Solo chi avrà doti eccellenti di forza, coraggio e saggezza potrà diventare un
governante
ORIGINE DELLA POLIS
Platone narra una racconto delle origini della polis dal principio. Dove si vive
una vita semplice e spartana, questa città viene chiamata “città di porci”, buon
polis, perché il maiale è un animale che si accontenta con poco. Socrate che è
uno dei personaggi chiavi del Dialogo fa crescere la città abbellendola e
rendere la vita più raffinata. Questa città è per natura instabile, quindi serve
un’operazione di purificazione da parte di chi ha la saggezza necessaria per
farlo, per giungere alla bellezza città. Ciò è necessario in 3 stadi:
1. I contadini devono avere una vita modesta
2. È necessario il coraggio guerriero che non viene controllato dalla saggezza
3. Chi è sapiente cerca di applicare la filosofia per migliorare la città fino alla
perfezione. 7
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3. ARISTOTELE E IL GOVERNO DELLA LEGGE (384-322 a. C.)
Discepolo di Platone e nato nella Penisola Calcidica, non era ateniese e quindi
non godeva dei diritti politici e di quelli che gli garantissero la proprietà. Infatti,
la sua scuola, il Liceo, si trova in un giardino pubblico. Vive il tramonto delle
poleis greche come realtà politiche indipendenti in quanto Alessandro Magno,
suo discepolo, forma un impero che si sviluppa dal Mediterraneo all’India.
Nell’affresco di Raffaello “La scuola di Atene”, Aristotele tiene sottobraccio la
sua Etica Nicomachea e indica verso il basso, all’opposto di Platone, perché
preferisce la terra al mondo iperuranio delle idee. Ha un grande interessamento
della natura, che può averlo spinto a distaccarsi da maestro.
Questo influenza la sua filosofia perché, a differenza di Platone, preferisce la
concretezza delle cose, la terra al mondo iperuranio delle idee. Per Aristotele
pensare a un mondo delle idee come fondamento separato dal mondo
materiale pone più problemi rispetto a risolverli.
Il principio della realtà non è esterno ad essa, ma è una sostanza in cui forma e
materia si uniscono in un “sinolo”.
L’uomo virtuoso
Aristotele riprende quello che ha detto Platone e lo capovolge. La Repubblica di
Platone è lo Stato come dovrebbe essere idealmente, mentre Aristotele vuole
capire come si arrivi allo Stato del suo tempo, come è nata la polis. Aristotele
descrive questo nell
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