lOMoARcPSD|33594034 Tecnologie dell’informazione e intelligenza artificiale
I. Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione
1. L’identità digitale e la virtualizzazione delle relazioni
La rapida accelerazione dello sviluppo e della diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) sta aprendo inedite opportunità alla società. Eppure, accanto alle opportunità, stanno emergendo anche alcune problematicità che la riflessione etica e bioetica stanno elaborando.
→ Le nuove ICT non costituiscono una sfera “neutrale” (cioè esenti da possibili implicazioni negative).
La rivoluzione digitale sta vivendo un’accelerazione in questi ultimi anni. Si tratta di una rivoluzione che ha un considerevole impatto a livello politico, economico e sociale in senso lato; che porta con sé un’inevitabile modificazione del modo di concepire l’identità personale e le relazioni interpersonali.
Con le ICT si inizia a parlare di “identità digitale”, mostrando come l’identità stia assumendo connotazioni peculiari. L’identità online può non corrispondere all’identità offline: è un’identità che si costruisce e si modifica sommando frammenti, che rischia di erodere la dimensione sostanziale.
L’identità digitale si costruisce in un processo dinamico (non è fissa e rigida, ma dinamica e fluida); può essere un’identità inautentica, un’identità che si esprime spesso, come una vetrinizzazione, con una rinuncia consapevole alla riservatezza nella ricerca della condivisione. Una identità che tende a → comunicare sempre meno con voce e parole; la non simultaneità delle conversazioni, ormai sempre più diffusa, sta modificando il modo di usare anche i cellulari.
Si parla anche di identità quantificata (quantified self) che si costruisce anche sul conteggio delle calorie ingerite, sulla statistica dei passi del movimento. Una quantificazione che, se eccessiva, diviene una nuova forma di vulnerabilità dell’era tecnologica. La quantificazione di per sé può nascere dalla volontà di autocontrollo sul proprio corpo e sulla propria psiche: ma l’ossessiva concentrazione su di sé può portare a ritenere irrilevante il mondo esterno, ridurre la salute ad una dimensione numerica. L’enfasi posta sul controllo individuale può portare inoltre ad incrementare la tendenza all’autogestione di sé, impoverendo forse annullando il rapporto con gli altri.
La quantificazione si inserisce nella ricerca di conformazione ad uno standard normale. Ma chi definisce lo standard e la normalità? Sono generalmente gli sviluppatori dell’applicazione scaricabile sui cellulari che definiscono gli standard.
La standardizzazione porta la creazione di norme di comportamento che tendono ad imporsi, diminuendo la sfera personale di libertà.
I rapporti interpersonali cambiano: è possibile in rete connettersi con più persone oltre la prossimità spazio-temporale. La virtualizzazione e la digitalizzazione della comunicazione hanno portato nel tempo alla velocizzazione e nello spazio alla globalizzazione dell’interazione umana. Un aumento lOMoARcPSD|33594034 quantitativo delle relazioni digitali rischia di essere inversamente proporzionale alla dimensione qualitativa (le relazioni faccia a faccia sono sostituite da relazioni virtuali).
→ Gli amici virtuali, che possono essere centinaia, sono i seguaci digitali: l’io cerca il riconoscimento digitale di sé sulla base dell’aumento del numero di contatti.
La spinta verso la condivisione digitale sottrae l’io solo apparentemente dall’autoreferenzialità individuale, lasciando emergere, così, un narcisismo digitale.
La dislocazione dell’io nella rete è la forma dell’alienazione contemporanea (alienare significa trasferire ad altri qualcosa che si possiede: la volontà di trasferimento digitale, come esibizione di pensieri, foto, sentimenti…).
I figli nati nell’era delle ICT si troveranno, inconsapevolmente, ad essere stati esibiti nella costruzione della loro storia virtuale anche senza averlo scelto. Il tempo da divenire nella durata diviene tempo specializzato: la rete, cioè, rende presente ciò che è passato senza filtri e selezioni.
Ma la non autenticità può compromettere la fiducia nei rapporti e sostituirla con una fiducia digitale non sempre attendibile. Anche nelle relazioni interpersonali può accadere che le persone reali siano inautentiche: ma, a volte, un’espressione o un comportamento possono far capire se la → persona è sincera o ci inganna; i like non sono facilmente interpretabili nella loro autenticità.
→ Quello che invece può essere facile è l’isolamento: la virtualizzazione della comunicazione, da un lato intensifica la comunicazione, dall’altro crea una distanza spaziale e temporale e/o un isolamento digitale.
Nell’ambito della salute l’uso di Internet può aumentare il monitoraggio della salute; il rischio, in modo particolare nel rapporto medico/paziente, è l’uso del digitale non come integrazione del rapporto interpersonale reale, ma come sostituzione.
Da parte del medico può emergere la tentazione ad affidarsi alle tecnologie per fretta; da parte del paziente emerge la tendenza a rivolgersi ad Internet senza consultare il medico. La medicina solo digitale tende a trasformare il rapporto medico/paziente in un contratto utente-consumatore/medico-datore di servizi.
L’uso di ICT, se sostitutivo del rapporto medico-paziente, può allontanare, creare sospetto e sfiducia: il paziente, infatti, potrebbe rivolgersi ad Internet poiché non ha avuto sufficienti informazioni dal medico.
I flussi di comunicazione online costruiscono un ambiente artificiale simile all’ambiente naturale: un ambiente artificiale che vive nella connessione. La tecnologia diventa la nostra protesi sensoriale nella quale siamo immersi e navighiamo: è il mondo che viene in noi, senza che sia più necessario uscire dal mondo.
Floridi parla di infosfera per indicare come le ICT abbiano modificato la nostra interazione con il → mondo e la stessa comprensione di noi stessi: non ci percepiamo più come individui, ma come inforg, in un contesto di agenti biologici ingegnerizzati, in un ambiente detto anche infosfera.
Nell’ambito della rete si esalta l’opportunità di potenziamento dell’autonomia dell’utente digitale. Emerge la possibilità di incrementare le conoscenze grazie all’aumento delle informazioni → raggiungibili; in ambito medico si rileva il miglioramento dell’efficienza del sistema sanitario, la riduzione dei costi e dei tempi di attesa di prestazioni sanitarie…
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Accanto alle straordinarie opportunità, emergono anche taluni aspetti di problematicità rilevati dalla riflessione etica:
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Innanzitutto, la difficoltà a discernere le informazioni corrette ed errate da parte dell’utente digitale.
→ Le fake news indicano le informazioni inventate, o distorte, rese pubbliche su Internet con l’intenzione di disinformare. L’aumento quantitativo delle informazioni non coincide con la qualità sostanziale dei contenuti: manca un filtro di selezione e mancano garanzie chiare della certificazione di qualità e veridicità dell’informazione. Spesso l’utente si rivolge ad Internet per mancanza di fiducia in altri strumenti disponibili, per eccesso di fiducia nella rete. L’informazione non veritiera può provocare nell’utente fraintendimenti che lo portano a comportarsi in modo scorretto e inadeguato. Emerge l’esigenza di correttezza e autenticazione dell’informazione, per garantire un diritto ad accedere ad informazioni veritiere in generale, soprattutto nell’ambito della salute. Mancano misure di certificazione di qualità: anche se sono state proposte, esse non sono state attivate o sono state attivate limitativamente.
Nell’ambito della navigazione online emerge la necessità di una normativa specifica che → consenta di reprimere frodi e di porre regole per l’individualizzazione della responsabilità: la delocalizzazione strutturale delle notizie con Internet, infatti, impedisce una chiara individuazione del regime giuridico. Se consideriamo la diffusione di notizie via Internet, bisogna verificare diversi livelli:
- Content providers: chi mette in rete i contenuti;
- Network providers: i proprietari delle infrastrutture di comunicazione;
- Access providers: chi offre la possibilità di accedere alla rete;
- Service providers: chi fornisce i servizi di collegamento in rete.
È difficile ricostruire la catena: seppur esista una stretta connessione di passaggi, vi è un’autonomia di ogni fase.
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Le ICT possono creare differenti forme di dipendenza: la cd. Cyberaddiction. Tale condizione ha implicazioni sull’identità personale e sulla dimensione relazionale.
Gli effetti negativi dell’uso compulsivo di Internet sono stati valutati in riferimento ad attività specifiche online (es. pornografia, gioco d’azzardo); successivamente si è formulata l’ipotesi che tali effetti interessino anche l’uso incontrollato della navigazione in generale.
I progettisti delle ICT parlano di persuasive technologies riconoscendo esplicitamente la loro capacità ed intenzione di coniugare l’esperienza digitale online con la persuasività e pervasività che porta alla web-dipendenza, analogamente al rilascio di un potente neurotrasmettitore come la dopamina.
Sicuramente diventa sempre più urgente, anche in questo ambito, una normazione che garantisca il rispetto dei diritti fondamentali in territori nuovi come la rete.
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La diffusione delle ICT ha anche trasformato per certi versi l’approccio dei cittadini alla scienza, aprendo ad una democraticizzazione del sapere scientifico.
L’espressione scienza dei cittadini si sta sempre più diffondendo con diversi livelli di significato: in senso lato indica il fenomeno della propensione e disponibilità da parte dei cittadini di partecipare alla elaborazione della scienza intesa in senso generale come sapere scientifico, secondo due direzioni: dal basso (→ i cittadini costruiscono come scienziati) e dall’alto (→ i cittadini sono attivamente coinvolti in modalità diverse dagli scienziati nel → progresso scientifico). È un fenomeno che si inscrive nell’ampio movimento verso una scienza aperta a tutti e alla condivisione dei dati per l’implementazione della scienza.
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La versione più estrema di scienza dei cittadini indica la propensione dei cittadini a divenire ricercatori sostituendosi agli scienziati e imitandoli nel disegnare, coordinare e condurre una ricerca. La versione più moderata, invece, indica la partecipazione come consultazione: i cittadini, qui, pongono domande → su importanti questioni scientifiche; si parla di svolta partecipativa, con ulteriori implicazioni in campo medico.
Nell’ambito della salute i cittadini possono partecipare come sperimentatori, come protagonisti o co-protagonisti. Questo orientamento sta delineando nuove forme di collaborazione cittadini-scienziati, con un coinvolgimento anche mediante le ICT.
Si possono distinguere in tale contesto diversi livelli di partecipazione:
- I progetti per contratto: i cittadini chiedono ai ricercatori di condurre una specifica ricerca utile per la comunità;
- I contributi a progetto: i cittadini offrono contributi;
- La collaborazione a progetti: i cittadini mettono a disposizione dati;
- La co-creazione di progetti: i cittadini partecipano attivamente a diversi livelli della ricerca;
- I contributi collegiali: i cittadini non scienziati conducono una ricerca in proprio aspettandosi un successivo riconoscimento da istituzioni scientifiche.
I cittadini possono essere anche coinvolti nell’ambito politico nella definizione dell’agenda di ricerca. Bisogna distinguere i cittadini come: a) produttori di scienza; b) contributori della scienza; c) utilizzatori della scienza (in questo senso il termine cittadino viene utilizzato nel significato di partecipazione attiva alla società).
Nell’ambito della salute ci sono molti esempi di “scienza dei cittadini”: “PatientsLikeMe” è una piattaforma dedicata alla condivisione di informazioni e all’uso aggregato di dati per condurre ricerche con una collaborazione tra paziente e ricercatori.
La svolta partecipativa apre a scenari di nuove opportunità, ma anche di problematicità:
- Opportunità: si identificano nel cosiddetto empowerment, ossia il rafforzamento dell’autonomia del soggetto o cittadino. Ciò permette di sviluppare una cittadinanza più rispettosa della salute e dell’ambiente.
- Problematicità: l’espressione “scienza dei cittadini” nasconde alcune ambiguità e, forse anche, retoricità. La retorica della salute per tutti e di tutti può nascondere forme di strumentalizzazione. Da un lato, introduce una maggiore responsabilizzazione del cittadino/paziente; dall’altro lato introduce una possibile strumentalizzazione e sfruttamento dei cittadini.
Nei casi di scienza dei cittadini bottom up c’è anche un problema epistemologico: il paziente-esperto non è uno scienziato, dunque, non ha un metodo rigoroso; inoltre, la sua ricerca non è sottoposta a revisione e valutazione, sul piano scientifico ed etico. Si tratta spesso di amateurs, che hanno solo esperienza e mancano di una valida preparazione scientifica. Nei casi top down, invece, c’è il rischio di sfruttamento di dati, anche a scopi commerciali.
A tutto ciò, si affianca il problema dell’etica della proprietà: i membri del gruppo diventano co-proprietari dei dati, ponendosi così la questione del diritto di autore.
→ Infine, un’altra difficoltà è il reclutamento: se a livello nazionale è più facile avere volontari, localmente lo è meno.
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Un ulteriore problema riguarda il divario digitale o la disuguaglianza di accesso alle nuove → tecnologie: bisognerebbe consentire a tutti di acquisire strumenti per partecipare pienamente alla società e non essere emarginati dalla rete. Va colmata, per quanto possibile, l’ineguaglianza digitale a causa dell’età, della condizione socioeconomica, dell’area lOMoARcPSD|33594034 geografica di appartenenza, e al tempo stesso, va garantito un accesso alternativo ai servizi per chi preferisce non entrare nella cosiddetta sfera digitale.
La promozione dell’accesso per tutti deve essere accompagnata da un’adeguata educazione alle “abilità digitali” e alle “competenze digitali”, le cosiddette digital skills.
Emerge l’esigenza etica che l’utente sia in grado di riconoscere le informazioni affidabili, → avere gli strumenti per giudicare/valutare le qualità del sito: l’informazione dovrebbe essere proporzionata alla capacità di comprensione di un consumatore medio; è eticamente importante prevedere diversi livelli di complessità a seconda dell’utente a cui ci si rivolge con l’obiettivo di sollecitare ad una presa di coscienza dei possibili pericoli e delle responsabilità. Perciò, il divario digitale è considerabile un vero e proprio divario culturale.
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All’equità di accesso deve anche corrispondere un’informazione e educazione all’accesso alle ICT: un’educazione che include utenti individuali e providers, che assicuri una presa di coscienza dei possibili pericoli e delle responsabilità della rete.
Andrebbero diffusi gli strumenti che sollecitano alla partecipazione degli utenti ad iniziative digitali che offrono nuove opportunità di confronto, condivisione e conoscenza.
→ Un’educazione rivolta soprattutto ai minori e ai genitori dei minori: i minori sono soggetti particolarmente vulnerabili in quanto maggiori utenti della rete, ma spesso non consapevoli dei rischi a cui potrebbero andare incontro.
Sulla base di tali considerazioni si delinea l’esigenza di una nuova governance nella gestione del web in generale, ed in particolare in ambito sanitario, che disciplini l’informazione trasparente all’utente sulle opportunità e sui limiti delle tecnologie, affinché acquisisca consapevolezza critica, con particolare attenzione all’area della salute.
Dai legislatori è sempre più avvertita la necessità dell’istituzione di specifiche autorità dotate di capacità di analisi e di controllo; ma resta il fatto che il cittadino deve essere ben consapevole che la tutela di una persona, quando i dati finiscono sul web, è molto difficile.
La difficoltà a regolare la materia non deve portare il legislatore a rinunciare ai suoi compiti: occorrono, in specie, strumenti normativi che puniscano l’abuso nell’uso dei dati personali e delle informazioni sulla vita privata degli utenti; che puniscano l’intenzionale uso di algoritmi che su un piano meramente predittivo producono come conseguenza una marginalizzazione di categorie minoritarie con stigmatizzazione sociale.
In questo senso una governance delle tecnologie dovrà:
- Promuovere la ricerca di strumenti di autenticazione dell’identità per evitare fake identities;
- Individuare e definire la responsabilità dei provider;
- Verificare modalità che consentono di allertare l’utente dopo aver superato la soglia di connessione;
- Identificare strumenti efficienti per richiedere il consenso o dissenso al trattamento dei dati.
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