Estetica Theodore Adorno Parva Aesthetica
“Parva Aesthetica” di Theodore Adorno, con particolare riguardo ai saggi: Ricapitolazione sull’industria culturale, Funzionalismo oggi, Sulla Tradizione, Cinema intrasparenza, L’arte e le arti.
Il presente lavoro non è un riassunto dai saggi citati, ma include un commento e una spiegazione degli stessi, con particolare attenzione ai passi più significativi e più ostici dei saggi citati, per cui si consiglia comunque di leggere questi ultimi e di leggere gli appunti con testo a fronte. Il corso comprende anche il commento all’opera di Walter Benjamin, disponibile in file a parte.
Introduzione
Ne “La Dialettica dell’Illuminismo” (Adorno-Horkheimer), l'Illuminismo è visto come capacità razionale di sconfiggere i miti, razionalizzare rispetto alla paura, fare i conti con l'elemento oscuro. Ci avviciniamo ad Auschwitz: Adorno è un ebreo che nel 1933 scappa dalla Germania. La parte illuminista elimina l'oscuro. La troppa ragione ha fatto sì che dimenticassimo la presenza oscura. L'Illuminismo vede se stesso come un potere assoluto: l'assolutismo della ragione ha prodotto dunque una cecità. Dunque si parla di razionalità tecnica o tecnicizzata. La civiltà industriale influisce sul pensiero. La seconda guerra mondiale rappresenta una razionalizzazione della morte: è pianificata e ci si investe economicamente.
“La poesia dopo Auschwitz è una barbarie”, scrive l’autore. Il genocidio di Hitler è meccanizzato e industrializzato rispetto ad altri genocidi del passato. È una macchina infernale. C'è un dopo Auschwitz che deve pesare. Bisogna capire cosa l'arte, letteratura compresa, non può fare. L'arte deve rinunciare alla sua capacità trasfiguratrice.
Per esempio Aristotele nel IV secolo a.C. dice che fa piacere guardare un cadavere proprio perché la morte viene trasfigurata, abbellita, cogliendone gli aspetti estetici, la bella apparenza. Secondo Adorno l'arte deve rinunciare a smontare il dolore.
Altri saggi da citare sono: il saggio sull'architettura, in particolare sul funzionalismo che evita ornamenti, vedi Adolf Loos, dove Adorno difenderà in parte l'ornamento; L'arte e le arti, sul rapporto tra teoria e particolare: le arti si sono sfrangiate, sono ibride, i confini tra le arti non sono più netti.
Commento all’introduzione della raccolta di saggi
L'arte del Novecento è priva di ogni modello e questo porta a diverse conseguenze: innanzitutto, la funzione dell’arte nella società che la rendeva scontata è andata perduta, di morte nell'arte ne parla già Hegel un secolo prima rispetto a Duchamp.
L’Arte Cristiana ha perso la fusione tra forma materiale e contenuto. Hegel dice che il contenuto deve essere l'idea, lo spirito, della materia. Nel caso della Grecia antica, abbiamo l'unico esempio di questa fusione: la statua della dea è la dea stessa. Dopo si è rotto questo equilibrio, così come non esisteva prima. Nell'arte Cristiana c'è troppa idea che nega il sensibile.
Vi è una perdita dell'ovvietà e si crea irrequietezza. Non c'è un concetto di arte che prescinde dalle singole arti. I modelli non hanno più senso, sono gli universali, gli stili, ad esempio romantico, barocco, antico eccetera, concetti e regole che sono venuti a mancare, che non esistono a priori senza le opere stesse. Si tratta di proporre attraverso l'opera stessa modelli che sono però superabili.
Ricapitolazione sull’industria culturale
Particolare riferimento a p. 58
La cultura di massa è un argomento già affrontato nella dialettica dell'illuminismo, ma il termine per Adorno non sembra adeguato. Il prodotto culturale è totalmente merce. La cultura non è più fedele a se stessa, si parla di attività libera e superiore. Si è portata ad obbedire a certe leggi di mercato, di leggerezza, rispondere a un gusto del pubblico, raccogliere consensi e rinunciare a delle difficoltà. La massa viene educata ad essere consumatrice. Ritorna quindi sull'argomento perché la sua espressione aveva creato degli equivoci, la società diventa passiva. All'inizio degli anni sessanta i fenomeni mass-mediatici si intensificano.
Il prodotto culturale è di due tipi: uno che contribuisce alla nostra comprensione della realtà e del mondo, l'altro è un prodotto culturale improntato sulla destinazione commerciale con uno standard più basso. Non c'è il lato produttivo, ma il problema è la standardizzazione del prodotto e l'abbassamento del livello. Adorno distingue l'arte in arte modernista e arte contemporanea che ci aiuta a cogliere degli aspetti della realtà che non comprendiamo da soli. L'opera d'arte, oltre che a mostrare caratteristiche tecniche di come è stata prodotta, ci dice qualcosa, ci comunica una verità. L'industria culturale invece crea un tipo di arte, di intrattenimento, creata appositamente per essere merce ed essere comprata.
Le parole chiave sono:
- Cultura.
- Industria.
- Massa.
- Standardizzazione.
- Omologazione.
- Consumatore.
Adorno vede ciò che manca a questo tipo di cultura. La cultura riguarda la vita umana e i bisogni della vita. Per Platone, Eros è il figlio della povertà e dello stratagemma. Il desiderio è un desiderio di completamento dell'anima ed esso passa dal Bello fisico all'amore per la scienza, il sapere, ed infine alla filosofia, che è la maggiore di tutte le scienze. La condizione perché un desiderio si produca è la mancanza, la povertà. C'è bisogno di organizzare uno stratagemma. Il desiderio si porta a creare le attività di cui la vita ha bisogno.
Il romanzo per Adorno è un ibrido poiché l'industria culturale è diseducativa e snatura la vita culturale perché produce cose inutili per la vita e non qualcosa che può essere utile per accrescere la conoscenza e la vita. Il romanzo è da una parte opera sperimentale perché utilizza le tecniche dell'arte cinematografica, con penetrazione dei generi letterari. Ma è anche un romanzo fatto apposta per essere venduto, per cui è un ibrido.
La cultura per Adorno dovrebbe preservare un qualcosa di non già atteso. Ciò ci permette di vedere un qualcosa tramite una prospettiva che non abbiamo mai vissuto. Essa non deve quindi essere fatta per essere venduta e capita subito, deve creare anche sgomento, essa non deve obbedire all'uomo. La cultura deve inserire degli elementi dissonanti che stonano ma che colpiscono e fanno riflettere. Essa non deve rinunciare al suo compito di risveglio.
Adorno definisce l'industria come la standardizzazione degli argomenti e delle modalità di produzione e diffusione del prodotto ma non al processo di costruzione meccanica del prodotto. La parola tecnica in greco significa arte, quindi l'arte è la tecnica stessa. La tecnica dell'Arte è per Adorno l'organizzazione interna dell'opera stessa; nell'industria culturale invece è qualcosa di esterno al proprio oggetto ed è legato al metodo di distribuzione.
Per Adorno l'opera deve essere unica e non deve essere individuata come opera facente parte di un gruppo di opere tutte uguali. L'opera d'arte è una realtà sui generis, in senso positivo si aggiunge le altre realtà e non segue la stessa logica. È la prospettiva di una realtà sicuramente materiale ma uno scopo differente. L'iconoclastia è il desiderio di distruzione delle immagini. L'iconofilia è l'amore per le immagini. Sui generis significa portatrice di un significato altro, non immediatamente utile.
Nel 1790 Kant introduce il concetto di finalità senza scopo: non è un giudizio oggettivo attraverso il concetto di bellezza preesistente, cioè un canone. Piuttosto è pulcretudo, cioè bellezza, non adherens, cioè non aderente a un concetto, ma vaga, indefinita. Il giudizio di bellezza riguarda un oggetto che viene giudicato in maniera soggettiva. Ogni opera d'arte crea una propria logica interna, vi è un'attenzione al particolare inaugurata dunque da Kant.
La disputa è una contesa su base di argomenti. Ma ognuno ha il proprio gusto? No, per Kant deve poter essere comunicabile. Esistono due tipi di giudizio: di sensi/sensazioni e morale. I giudizi di gusto non hanno riferimenti a un concetto. Il giudizio è sempre particolare, non posso generalizzare. Il giudizio cognitivo è un giudizio generale, ci permette di riconoscere un oggetto. Il giudizio estetico avviene quando esprimo un sentimento di piacere/dispiacere. Ma i giudizi di gusto non servono per conoscere.
L'attività conoscitiva: i concetti introducono delle categorie. Nel caso del giudizio di piacere abbiamo una riflessione estetica, il disinteresse estetico è una finalità senza scopo. Il disinteresse estetico riguarda non l'occhio dell'esperto ma come giudico la forma dell'oggetto che suscita un interesse, un piacere, sensazioni che vengono attirate disinteressatamente dall'oggetto, il giudizio di piacere o dispiacere è un giudizio di gusto. Nel caso di giudizio morale, giudico in base a preconcetti intrisi e cerca di arrivare a una generalizzazione.
La dimensione del piacere disinteressato è importante anche nel campo del giudizio di conoscenza perché è il giudizio del senso comune ed è naturalmente comunicabile universalmente, e condivisibile. È una serie di giudizi inutili che però fanno sì che la comunicazione sia possibile, inutile perché non è finalizzato a scopi precisi. Anzi sono quasi naturali nella vita reale. Finalità senza scopo significa che non c'è uno scopo preciso da definire. Il non so che, un giudizio di apprezzamento che è qualcosa che non so definire. Dico una cosa vaga che non so definire.
Dunque bellezza intesa come priva di un concetto, altrimenti sarebbe un giudizio di conoscenza. La finalità è il bisogno di relazioni tra le cose, che può seguire delle logiche precise ma anche essere senza scopo. Significa costruire un nesso all'interno di una dimensione. L'opera d'arte è un oggetto costruito non pensando alla finalità. Un automa, ad esempio, è costruito pensando ai movimenti che farà. L'opera sperimentale, un lavoro di ricerca.
Dall’altro lato, l’opera d’arte invece è una ricerca intesa come destino cosale, realtà materiale. Ma è soprattutto un fatto sociale. Significa considerare il meno possibile la posizione dell’artista, ma è un invito all’attenzione sull’oggettività dell’opera, ad esempio un brano musicale. L’autonomia dell’opera non è una chiusura, ma significa trovare una logica partendo da se stessa. Ma non è lo specchio di una società indifferente a ciò che vede, ma è un fatto culturale, un percorso di ricerca e di comprensione di quella stessa realtà.
La denuncia dell’industria culturale si muove su due piani: un carattere organico e sistematico, nessun margine di creatività rispetto al sistema, dell’industria culturale. Fa sì che l’autonomia possibile dell’opera venga fortemente pregiudicata. La mercificazione tende a totalizzarsi. Per Duchamp, l’autonomia dell’arte non è vista come chiusura ma è un avvicinamento dell'arte alla vita. L'artista diventa sempre di più un attore, l'arte consiste nel gesto procedurale non nell'oggetto costruito. L'arte si trova tra la performance e l'installazione.
Si tratta di creare delle situazioni, riproporre un oggetto sotto una nuova veste, l'orinatoio ad esempio diventa “fontana”. Con le prime avanguardie, l'arte entra nella vita; con le avanguardie della seconda metà del secolo vi è l'inserimento di elementi nuovi come ad esempio il video.
Funzionalismo oggi, 1966
Si tratta di un tema poco consueto per Adorno. In architettura, Adorno si interroga sul rapporto tra funzione e ornamento. Adolf Loos, architetto austriaco che muore nel 1930, sostiene l'importanza di una funzione. Charles Batteux scrive “Le arti ricondotte ad un unico principio”.