Estetica della comunicazione
Cos’è l’estetica?
Il termine "estetica" deriva dal greco aisthesis, che significa "percezione", "sensazione", "sentimento". Quindi, all’origine, l’estetica ha a che fare con il sentire, con ciò che percepiamo attraverso i sensi.
Oggi però usiamo questa parola in vari modi: per parlare di bellezza, come nei trattamenti estetici, di arte, come nel giudicare un film, o di ciò che sentiamo e percepiamo.
Questi diversi usi ci mostrano che l’estetica può riguardare tre aspetti:
- L’esperienza sensibile, cioè ciò che sentiamo e percepiamo.
- L’esperienza della bellezza.
- L’esperienza dell’arte.
Per questo motivo, si può dire che l’estetica è una disciplina che studia dal punto di vista filosofico il sentire, la bellezza e l’arte.
Tutte queste definizioni sono valide, anche se nel tempo i filosofi hanno dato più importanza ora all’una, ora all’altra: Kant ha parlato soprattutto di bellezza, Hegel di arte, Husserl del sentire.
Non sempre però questi tre aspetti coincidono: possiamo avere esperienze forti senza bellezza, e molte opere d’arte moderne non vogliono essere belle. L’estetica nasce proprio quando si prova a riflettere sul legame – non sempre ovvio – tra percezione, arte e bellezza.
L’estetica si occupa di molti problemi, tanto che è impossibile elencarli tutti. Ma per avere un’idea generale, possiamo dire che questi problemi cambiano a seconda del punto di vista che si adotta: se ci si concentra sul sentire, sull’arte o sulla bellezza. Ci si chiede, ad esempio, cosa significa percepire o provare un sentimento, come funziona l’immaginazione o il ricordo, e che ruolo hanno i sensi nella conoscenza.
Quando si parla di arte, allora le domande cambiano: si prova a capire cosa rende un’opera d’arte un capolavoro, che rapporto c’è tra arte e verità, tra arte e società, e cosa significa essere un artista.
Quando si parla di bellezza, le domande diventano ancora diverse: ci si chiede se sia oggettiva o soggettiva, se esista solo nell’arte o anche in natura, e che legame abbia con il piacere, il desiderio o la morale.
Queste domande sono solo esempi, sono domande complesse, e molti filosofi hanno scritto interi libri per provare a rispondere anche solo a una di esse.
Alcuni problemi particolarmente attuali
Oggi l’estetica si trova ad affrontare problemi nuovi, legati ai cambiamenti della società e della tecnologia. Le esperienze virtuali, ad esempio, ci fanno vedere e sentire cose che non esistono davvero: è percezione, immaginazione o altro? Anche l’arte è cambiata: oggetti comuni come un orinatoio possono essere considerati opere d’arte. E la bellezza è diventata un’ossessione: molte persone ricorrono alla chirurgia estetica per cambiare il proprio aspetto.
Questi cambiamenti mostrano che i temi dell’estetica – sentire, arte, bellezza – sono più attuali che mai.
L’estetica e la modernità
L’estetica, intesa come disciplina filosofica vera e propria, nasce solo in epoca moderna, nel Settecento. È in quel periodo che il filosofo Baumgarten crea per la prima volta la parola “estetica” e la usa per indicare una nuova scienza che studia il sentire, l’arte e la bellezza.
Prima, nell’antichità e nel Medioevo, questi temi erano presenti, ma non esisteva una vera estetica come scienza autonoma. Si parla quindi di una “preistoria” dell’estetica.
Oggi viviamo in un’epoca postmoderna, diversa dalla modernità in cui l’estetica è nata. Le idee moderne su arte e bellezza sembrano non bastare più, e per questo si parla di crisi dell’estetica moderna.
Platone
Atene 428 a.C. - Atene 348 a.C.
- Allievo di Socrate.
- Maestro di Aristotele.
- Fondatore di una scuola filosofica chiamata «Accademia».
- Opere principali: Apologia di Socrate, La Repubblica, Fedone, Simposio, Parmenide, Fedro, Teeteto, Sofista, Timeo.
Platone è un grande filosofo greco che ha scritto quasi sempre sotto forma di dialogo. Una delle sue opere più importanti è La Repubblica, scritta quando era già maturo. In questo dialogo, Platone si chiede come si possa costruire uno Stato giusto, quindi si occupa di politica. Per lui, politica ed etica sono legate: per avere uno Stato giusto, bisogna capire cos’è la giustizia e come educare le persone. Per questo motivo, nella Repubblica si affrontano anche temi che riguardano la conoscenza, l’educazione e la morale.
Un altro tema importante toccato nella Repubblica è quello dell’arte. Platone è uno dei primi filosofi a riflettere in modo sistematico su di essa, anche se non ha mai scritto un libro dedicato solo all’arte o all’estetica: la critica perché può influenzare negativamente la società. Anche se usa dialoghi e miti, quindi forme artistiche, Platone teme che l’arte non dica la verità, insegni cattivi valori e sia dannosa per l’educazione dei giovani.
Quando Platone critica l’arte, lo fa da tre punti di vista principali. Prima di tutto, dal punto di vista della conoscenza, perché secondo lui l’arte non ci mostra la verità, ma solo copie della realtà, e quindi può ingannare. Poi, dal punto di vista morale, perché molte opere artistiche raccontano storie con valori negativi o diseducativi. Infine, dal punto di vista educativo, perché Platone pensa che l’arte possa avere una forte influenza sulla mente e sul carattere dei giovani, e non sempre in modo positivo.
Alla fine, Platone si pone tre grandi domande che saranno molto importanti per tutta la storia della filosofia dell’arte: che legame c’è tra arte e verità, tra arte e morale, e tra arte e politica.
Anche se può sembrare molto critico, Platone ci invita a riflettere sul potere che ha l’arte di influenzare le persone e la società.
Secondo Platone, tutte le cose che vediamo nel mondo – come tavoli, letti, alberi – non sono la vera realtà, ma solo copie imperfette di un modello ideale perfetto, chiamato idea. Per esempio, esistono tanti tipi diversi di tavoli, ma secondo Platone esiste un’unica idea di tavolo, perfetta, immutabile ed eterna, a cui tutti i tavoli reali assomigliano più o meno. L’artigiano, quando costruisce un tavolo, guarda a questo modello ideale, anche se non lo crea lui: l’idea esiste da sola, non viene inventata da nessuno.
Secondo Platone, solo le idee sono davvero reali e si possono conoscere con certezza. Le cose che vediamo cambiano sempre e ci danno solo conoscenze parziali. Le immagini, come i quadri, sono ancora meno vere, perché mostrano solo l’apparenza delle cose.
Anche la conoscenza funziona così: possiamo conoscere davvero solo ciò che è stabile, eterno, cioè le idee. Le cose sensibili, invece, ci danno conoscenze parziali e incerte, perché cambiano sempre e appaiono diverse a seconda di come le guardiamo. Un tavolo, ad esempio, lo possiamo vedere di lato, di fronte, da sopra, e ogni volta ci appare diverso, anche se è lo stesso tavolo. Questo significa che le immagini, che si basano sull’apparenza delle cose, sono ancora meno vere e meno reali degli oggetti stessi.
Da qui nasce la critica di Platone all’arte. Un pittore, ad esempio, quando dipinge un letto, non guarda all’idea perfetta del letto, ma guarda un letto reale, costruito da un artigiano. E quando lo dipinge, non rappresenta neppure quel letto nella sua completezza, ma solo come gli appare da un certo punto di vista. Quindi, per Platone, l’arte non imita la verità, ma solo le apparenze. Per questo motivo, Platone dice che le opere d’arte sono “tre volte lontane” dalla verità: non sono l’idea, non sono neppure l’oggetto reale, ma solo l’immagine dell’oggetto.
Platone usa la parola mimesis, che significa "imitazione", per descrivere l’arte. L’arte, secondo lui, si limita a rappresentare cose già fatte da altri, ma non ci aiuta a conoscere la verità. Per esempio, una scultura o un quadro possono imitare un uomo o un animale, ma non ci fanno conoscere la loro vera essenza. È per questo che Platone considera l’arte ingannevole: ci mostra solo copie delle copie, e non la realtà autentica.
La critica morale
Platone non critica l’arte solo perché imita l’apparenza e non la verità, ma anche perché può avere un effetto negativo sulla morale delle persone. Nell’antichità, a differenza del mondo moderno, arte, politica e morale erano strettamente legate, e Platone pensava che l’arte dovesse educare al bene. Per lui, la filosofia e la politica devono controllare i contenuti dell’arte, soprattutto per proteggere i giovani.
Un esempio importante è la critica che Platone fa ai grandi poeti come Omero ed Esiodo, perché nei loro miti gli dei sono spesso violenti, ingiusti, crudeli, e a volte responsabili diretti del male nel mondo. Si raccontano storie di dei che si combattono, ingannano, o compiono azioni terribili, come Crono che divora i figli o Atena che spinge un uomo a violare una tregua. Secondo Platone, non si possono raccontare ai giovani queste storie, perché insegnano che tutto è lecito, anche fare il male, se lo fanno persino gli dei.
Per Platone, il bene è la cosa più importante e sta al centro del mondo e l’arte deve aiutare le persone a diventare giuste, non a giustificare il male.
Platone non è contro l’arte in sé, ma contro un certo tipo di arte: quella che trasmette messaggi sbagliati. Un’arte che invece aiuta le persone a migliorarsi può essere utile e persino necessaria nello Stato ideale. Secondo Platone, l’arte non deve mostrare gli dei come ingiusti o malvagi, come fanno a volte i poeti greci. Se l’arte mostra gli dei come causa delle sofferenze umane, rischia di far credere che anche l’uomo possa comportarsi male senza colpa. Invece per Platone, il divino è solo buono, e il male dipende dagli uomini.
Platone vede un contrasto tra la tragedia, che mostra il dolore personale e l’ingiustizia della vita, e la filosofia, che cerca un ordine razionale e giusto nell’universo. La tragedia mette al centro l’individuo e la sua sofferenza, Platone invece guarda a un bene universale, che supera le emozioni e il caso.
Per questo motivo, alla fine della Repubblica, Platone racconta il mito di Er: una storia in cui le anime scelgono il proprio destino dopo la morte. Qui Platone dice chiaramente che gli uomini sono responsabili delle loro azioni, e che gli dei non causano il male. Questo mito è un esempio di arte che educa, che dà un messaggio morale positivo — l’unica che Platone considera davvero utile per la società.
Platone: arte ed educazione
Platone critica le arti anche dal punto di vista pedagogico, cioè educativo. Secondo lui, la poesia tragica e in generale tutte le arti si rivolgono soprattutto alla parte emotiva e irrazionale dell’anima. I personaggi rappresentati sono spesso pieni di passioni forti, e questo porta il pubblico a identificarsi con loro, lasciandosi coinvolgere dai sentimenti invece che dalla ragione.
Per Platone questo è pericoloso, perché l’anima dell’uomo è composta da più parti, e solo quella razionale dovrebbe guidare le altre. Se si dà troppo spazio all’emotività, si rischia di indebolire la ragione e diventare schiavi delle passioni. Per questo Platone pensa che l’arte che stimola troppo le emozioni sia diseducativa e pericolosa, e non dovrebbe avere spazio nella città ideale.
Platone pensa che l’uomo saggio sia chi riesce a controllare le proprie emozioni, anche nei momenti di grande dolore. Al contrario, i personaggi delle poesie tragiche spesso mostrano solo tristezza e lamentele, e questo non è un buon esempio perché spinge chi li ascolta a diventare troppo emotivo e a piangere troppo.
Per Platone, l’arte che fa crescere le emozioni indebolisce la ragione, che invece deve guidarci. Platone critica Omero perché, anche se era molto importante, secondo lui ha insegnato alle persone a seguire piacere e dolore invece della giustizia.
Infine, Platone mette a confronto Omero e Pitagora: mentre Pitagora ha fondato una vera scuola con un metodo di vita chiaro, Omero non ha lasciato nessun metodo educativo. Questo mostra ancora di più quanto Platone preferisca un’educazione basata sulla ragione e sulla filosofia, piuttosto che su miti e sentimenti.
Platone critica le arti perché hanno un grande potere sulle persone e possono influenzarle in modo negativo. Anche se le arti raccontano storie false, queste «menzogne» a volte insegnano qualcosa di vero. Per esempio, ai bambini si raccontano favole, che non sono vere, ma aiutano a insegnare qualcosa. Quindi, per Platone, l’arte può essere medicina o veleno, a seconda del messaggio che dà.
L’arte deve essere giudicata in base a ciò che insegna, non solo per come appare. Platone pensa che l’arte imiti solo le apparenze, mostri cattivi esempi e risvegli emozioni che rendono le persone meno ragionevoli. Per questo vede un conflitto tra poesia e filosofia: la filosofia cerca la verità con la ragione, la poesia spesso si basa sulle emozioni.
Però la situazione non è così semplice, perché anche la filosofia di Platone usa storie e racconti, proprio come fa la poesia. Quindi Platone stesso usa la mimesi, cioè l’imitazione, per spiegare le sue idee, anche se critica quella dei poeti. Questo fa capire che il rapporto tra arte, verità e filosofia è molto complesso e non può essere ridotto a un semplice «bianco o nero».
Platone critica l’arte che copia solo l’apparenza delle cose, senza mostrare la loro vera essenza. Però non dice che l’arte non possa cercare di rappresentare l’idea, cioè la realtà profonda. Quindi la sua critica non riguarda tutta l’arte, ma solo quella che vuole solo sembrare vera senza mostrare la realtà profonda.
Se guardiamo all’arte greca classica, vediamo proprio un’arte che cerca di mostrare l’essenza, non solo l’apparenza. Per esempio, la famosa scultura del Doriforo non vuole rappresentare un uomo vero, ma l’idea dell’uomo perfetto, senza difetti o particolarità. Il suo volto non ha un’identità precisa, è il volto “dell’uomo” in generale.
Al contrario, nell’arte ellenistica, come nel ritratto di Eutidemo, si cerca di riprodurre una persona reale, con i suoi difetti e la sua storia personale. Questa arte si concentra sulla realtà particolare, non sull’essenza.
Platone vive alla fine dell’età classica, proprio quando questo nuovo modo di fare arte, più realistico e individuale, stava iniziando a diffondersi. La sua critica potrebbe essere legata a questo cambiamento di stile artistico, che lui forse non approva perché si allontana dall’idea pura.
Platone pensa che l’arte che imita solo l’apparenza delle cose non è vera e può ingannare. Però crede anche che l’arte possa mostrare l’ideale, cioè la verità perfetta. Per questo paragona il filosofo al pittore: come il pittore disegna un uomo perfetto che non esiste davvero, il filosofo pensa a una città ideale. Il pittore corregge il suo lavoro per avvicinarsi sempre di più a questo ideale, e così fa il filosofo con la politica. Quindi, Platone non rifiuta tutta l’arte, ma solo quella che copia male la realtà senza cercare la verità.
Arte e tecnica nello Ione
Platone, nel dialogo Ione, mette in discussione il valore della poesia e il modo in cui viene interpretata. Per farlo, immagina un dialogo tra Socrate e Ione, un rapsodo, cioè un cantore che recita i poemi di Omero. Ione ammette che riesce a eseguire bene solo i testi di Omero, mentre è poco interessato agli altri poeti.
Per Platone questo è un problema: se Ione avesse una vera arte, dovrebbe saper recitare tutti i poeti, non solo uno. Una vera arte, infatti, si basa su regole e conoscenze precise, come la medicina o la caccia.
Ma la poesia, secondo Platone, non segue regole: nasce dall’ispirazione, come una specie di follia. Per questo Platone conclude che la poesia non è una vera arte: non può essere insegnata o spiegata razionalmente.
Questa idea è molto diversa da quella moderna. Noi oggi pensiamo che l’arte sia qualcosa di speciale proprio perché non segue regole fisse ed è legata alla creatività e al talento. Per Platone, invece, proprio perché la poesia non è razionale, è qualcosa di inferiore rispetto a un mestiere tecnico o a una vera scienza.
Arte e tecnica nel Protagora
Nello Ione criticava la poesia, nel Protagora Platone prende di mira la retorica e la sofistica, cioè l’arte di parlare bene e convincere gli altri. Secondo Platone, la retorica è simile alla poesia: entrambe cercano di affascinare e colpire il pubblico, ma non si basano su un vero sapere. Per Platone, una vera arte deve avere delle regole chiare e un sapere preciso dietro, come la medicina o l’architettura. La retorica e la poesia non hanno queste caratteristiche, quindi non sono vere arti, ma solo imitazioni.
Nel dialogo, Socrate discute con Protagora, uno dei sofisti più famosi, che racconta un mito per spiegare l’origine delle arti e delle tecniche. È il mito di Prometeo ed Epimeteo. I due fratelli devono distribuire agli esseri viventi le capacità per sopravvivere. Epimeteo dà a ogni animale qualcosa: ali, cor
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