Esercitazioni storia – secondo semestre
10 marzo
L’arte del governo, l’amministrazione imperiale asburgica tra strategie federali e sfide plurinazionali
Introduzione storica
L’Impero d’Austria nasce in seguito alla caduta e allo scioglimento nel 1806 del Sacro Romano Impero, un evento che sconvolge l’intero spazio tedesco e austriaco: il “collante” dell’Europa centrale, presente da quasi mille anni, viene improvvisamente a mancare. La Francia napoleonica, grazie alla sua Grande Armée, diffonde sulle baionette il nuovo concetto di nazionalità, molto diverso da quello precedente, che era legato soprattutto all’ordine sociale o allo Stato di appartenenza.
Per l’Impero asburgico, estremamente esteso e articolato, questo cambiamento è critico: al suo interno convivono 11 gruppi nazionali, che iniziano a riconoscersi e a dividersi in base alla lingua prevalente sui rispettivi territori.
Con il Congresso di Vienna del 1814-1815 si tenta di ricomporre lo sconvolgimento provocato da Napoleone e si attua una sorta di restaurazione, volta a ristabilire l’ordine europeo. In area tedesca vengono ricostituiti circa trenta Stati sovrani.
Tra 1820 e 1830 iniziano i primi moti rivoluzionari, ma il sistema creato a Vienna riesce ancora a reggere: permane la volontà di mantenere saldo l’assetto dell’Europa restaurata.
Il 1848 segna una nuova e più potente ondata di rivoluzioni, che nell’Impero asburgico conducono a un profondo crollo del sistema politico tradizionale. I movimenti si collegano sempre più alla causa nazionale. In questo contesto interviene la Russia, che invia truppe per reprimere le rivolte. Si assiste così a un cambio di governo: l’imperatore Ferdinando I abdica a favore del giovane Francesco Giuseppe, nipote di Ferdinando e futuro marito di Sissi, che sale al trono a 18 anni. Il suo regno iniziale viene ricordato come fase di neoassolutismo, durante la quale concentra nelle proprie mani quasi tutte le decisioni.
Questo periodo termina nel 1860, dopo la Seconda guerra d’indipendenza italiana, che vede la sconfitta dell’Austria e la perdita della Lombardia, una delle regioni più ricche dell’Impero.
Nel 1867 viene siglato l’Ausgleich, il compromesso austro-ungarico che riconosce ampie concessioni all’Ungheria: nascono così due Stati, uniti però da un unico sovrano. La fase dal 1868 al 1914 è caratterizzata da relativa stabilità. Le concessioni del compromesso favoriscono un federalismo di fatto nelle regioni austriache, mentre in Ungheria si sviluppa una politica opposta, con un’azione decisa di magiarizzazione: ungherizzazione dei cognomi, uso obbligatorio della lingua ungherese negli uffici, pressione culturale verso l’omogeneità linguistica.
Tra il 1914 e il 1918, la Prima guerra mondiale porta al definitivo crollo dell’Impero. I comitati nazionali all’estero, composti da esuli politici delle diverse nazionalità, convincono le potenze dell’Intesa a sostenere lo smantellamento della monarchia asburgica.
Tra il 1919 e il 1920, con i Trattati di pace di Parigi, l’Impero si dissolve: nel 1920 nasce la Prima Repubblica austriaca, mentre in Ungheria rimane formalmente un regno sotto un reggente. Emergono così numerosi Stati successori dell’ex impero (come la Cecoslovacchia).
Austria e Ungheria seguono poi percorsi differenti. In Austria salgono al potere le forze cristiano-sociali, caratterizzate da un forte antisemitismo; in Ungheria si afferma una politica autoritaria e sempre più vicina a Hitler e Mussolini.
Nel 1932 nasce in Austria un movimento di tipo fascista, guidato da Engelbert Dollfuss, che instaura un governo autoritario. Nonostante la forte amicizia politica tra Austria e Italia, nel 1934 la Germania nazista tenta un colpo di Stato per annettere l’Austria e Dollfuss viene ucciso. L’Italia, in segno di sostegno a Vienna, mobilita le proprie truppe al confine: i rapporti tra Italia e Germania toccano così il minimo storico, avvicinandosi pericolosamente a uno scontro.
La situazione cambia pochi anni dopo: durante il progetto italiano di conquista dell’Etiopia, la Germania è l’unica potenza a non isolare l’Italia. Mussolini ricambia avvicinandosi a Hitler e finisce per concedere l’annessione dell’Austria, successivamente confermata da un referendum.
Nel 1945, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nasce la Seconda Repubblica austriaca.
Problema della nazionalità
All’interno dell’Impero asburgico convivono 11 gruppi nazionali differenti, definiti principalmente sulla base della lingua di uso comune sui rispettivi territori. La coscienza nazionale non nasce immediatamente tra tutti i ceti sociali: inizialmente si risveglia solo nelle classi più agiate, alfabetizzate e più a contatto con le idee liberali ed europee. Progressivamente, anche grazie alle concessioni politiche, alla diffusione dell’istruzione e alla maggiore scolarizzazione, questa coscienza nazionale comincia a svilupparsi anche negli strati più bassi della società, preparando il terreno agli eventi del 1848.
Nel 1848, infatti, scoppiano i moti rivoluzionari. La situazione è particolarmente complessa in Ungheria, dove il gruppo magiaro decide di fondare un proprio Stato nazionale. Tuttavia, le altre popolazioni non ungheresi (slovacchi, rumeni, croati, serbi, ruteni) non condividono il progetto magiaro, poiché temono di essere soggiogate: per questo motivo si alleano con gli austriaci e combattono contro gli ungheresi. Si tratta di un caso emblematico di come la questione nazionale non opponga semplicemente i popoli all’Impero, ma anche le nazionalità tra loro.
In Italia, nello stesso periodo, la situazione è diversa. Il Regno di Sardegna (Piemonte) tenta di liberare i territori italiani dal dominio austriaco, ma non ovunque incontra consenso. Si registra una forte differenza tra:
- Le città, generalmente filo-piemontesi e favorevoli a essere liberate;
- Le campagne, spesso filo-austriache, più conservatrici e legate alla stabilità garantita dagli Asburgo.
Questa dicotomia rivela come il Risorgimento non sia stato un movimento uniformemente condiviso, ma piuttosto un processo complesso, segnato da diverse percezioni sociali e territoriali.
Nazionalità presenti nel territorio austriaco
- Austro-tedeschi: considerati il “popolo di Stato”, occupavano le principali posizioni di potere nelle istituzioni civili e militari. La lingua tedesca era quella dell’alta amministrazione e dell’élite imperiale.
- Cechi: seconda popolazione dell’Impero per numero. Entrano negli Asburgo nel 1526 (unione dinastica con gli Asburgo dopo la morte di Luigi II). Non accettano che gli ungheresi ottengano un proprio Stato nel 1867 e chiedono la trasformazione della monarchia da duplice a triplice, con un vero Stato ceco autonomo entro l’Impero.
- Polacchi (galiziani): si sottomettono alla politica di Vienna dopo la spartizione della Polonia del 1772. Rimangono fedeli e sostengono tutti i governi imperiali. In cambio ottengono ampie autonomie, controllo locale e una forte presenza nell’amministrazione della Galizia (capitale: Leopoli/Lviv).
- Ruteni (ucraini galiziani): popolazione di lingua e cultura ucraina, stanziata soprattutto nella Galizia orientale. Erano spesso politicamente sottomessi ai polacchi e vedevano nei tedeschi/austriaci un baluardo contro lo strapotere polacco. Nel 1911, per impedire ai ruteni di votare (il suffragio universale maschile era stato concesso nel 1907), politici polacchi fanno intervenire le forze di sicurezza: la folla rutena che attendeva di votare viene dispersa con colpi d’arma da fuoco.
- Sloveni: popolazione arretrata sul piano culturale rispetto ad altre nazionalità. Non possedevano una vera lingua nazionale fino al 1860: esistevano solo dialetti scritti non codificati. La lingua slovena standard nasce solo attorno agli anni Sessanta dell’Ottocento.
- Italiani: godevano di una posizione relativamente privilegiata. Nelle regioni italiane dell’Impero (soprattutto Trentino, Veneto fino al 1866, Litorale) controllavano gran parte dell’amministrazione locale ai livelli medio-bassi. Il Trentino, però, dipendeva amministrativamente da Innsbruck, capitale del Tirolo, e quindi gli italiani erano più distanti dal potere centrale rispetto a Trieste o Gorizia.
Nazionalità presenti in Ungheria
- Magiari / Ungheresi: prima del 1867 erano la nazionalità dominante ma oppressa dagli Asburgo; dopo il compromesso diventano essi stessi oppressori. Con le leggi sulla nazionalità del 1868 e le successive politiche di magiarizzazione, impongono l’uso della lingua ungherese nelle scuole, negli uffici e nei cognomi. Influenzano fortemente la politica estera: puntavano a espandersi a sud, nei Balcani, fino all’area greca.
- Romeni (Transilvania): i più colpiti dalle leggi di magiarizzazione. Quando tentano di ribellarsi vengono spesso arrestati. Già nel 1848-1849, e poi per tutto l’Ottocento, cercano di ottenere riconoscimento linguistico e territoriale, incontrando repressione.
- Slovacchi: cercano di sottrarsi al controllo ungherese e avvicinarsi politicamente e culturalmente all’Austria e ai cechi, con i quali avevano molte affinità linguistiche e culturali.
- Croati: molto favoriti da Vienna, soprattutto nelle file dell’esercito imperiale. Ottengono diverse concessioni grazie alla lealtà verso l’imperatore. Dal 1868 hanno una limitata autonomia amministrativa (regolata dal “Compromesso croato-ungherese”).
- Serbi: popolazione spesso oppressa da croati e ungheresi, con scarso legame sia con Vienna che con Budapest. Dopo il 1878, quando la Serbia ottiene l’indipendenza piena, si diffondono tra i serbi asburgici idee irredentiste e panslaviste. Da queste tensioni nasce più tardi il progetto del Regno degli Slavi del Sud (serbi, croati e sloveni).
Nuovo assetto istituzionale nell’Impero
Nel 1848 viene concessa una costituzione ottriata, attentamente redatta, ma mai applicata. Su suggerimento del ministro-presidente, il principe di Schwarzenberg, l’imperatore decide di non metterla in vigore: secondo la concezione monarchica tradizionale, la figura del sovrano doveva essere forte, garante della stabilità contro moti rivoluzionari e minacce straniere, e non doveva essere subordinata a una costituzione, poiché il suo potere proveniva direttamente da Dio e non dal popolo.
Nel 1851 la costituzione viene ritirata. Francesco Giuseppe si era ormai consolidato come autorità piena e riteneva che una carta costituzionale non fosse più necessaria. Tra 1851 e 1860 l’imperatore governa quasi assolutamente, assistito solo dai ministri: è il periodo del neoassolutismo.
Nel 1859, con la Seconda guerra d’indipendenza italiana, l’Austria subisce una grave sconfitta: il Piemonte, con l’aiuto della Francia grazie agli accordi di Plombières del 1858, sottrae all’Impero la Lombardia, uno dei suoi territori più ricchi. Poiché l’imperatore è il capo supremo dell’esercito, la sua autorità appare profondamente scossa. Riprendono le richieste di costituzione e di autonomia da parte delle nazionalità.
Francesco Giuseppe è costretto a concedere una nuova costituzione: nel 1860 la Patente di ottobre, seguita nel 1861 dalla Patente di febbraio. La seconda viene emanata perché la prima, pur essendo tecnicamente superiore, concedeva troppe libertà alle nazionalità, provocando proteste da parte delle élite tedesche e ungheresi. Per non alienare nessun gruppo, viene quindi offerta una nuova carta.
Per la prima volta si crea un parlamento permanente, il Consiglio dell’Impero (Reichsrat), con funzione consultiva: l’imperatore non è obbligato a seguirne le decisioni. Il sistema è bicamerale, con la Camera dei Signori (nobili) e la Camera dei Deputati (elettiva).
Vengono introdotte concessioni nazionali: negli uffici amministrativi devono lavorare persone in grado di parlare non solo il tedesco, lingua ufficiale, ma anche la lingua prevalente nel territorio. I funzionari già in servizio devono imparare una seconda lingua entro 3 anni, pena il licenziamento: in realtà nessuno viene licenziato, quasi tutti vengono trasferiti e si assumono nuovi impiegati bilingui.
La costituzione non piace agli ungheresi, in particolare ai liberali, perché riconosce diritti e spazi politici anche alle altre nazionalità. Dopo lunghe trattative, durante le quali minacciano di tornare alla lotta armata e di separarsi dall’Impero, la costituzione viene ritirata nel 1865. Francesco Giuseppe può permetterselo perché la sua posizione politica si è rafforzata dopo la guerra dei Ducati del 1864 (contro la Danimarca, insieme alla Prussia).
Nel 1866 i prussiani decidono di estromettere definitivamente l’Austria dallo spazio tedesco. La Prussia si allea con l’Italia e sconfigge l’Austria nella decisiva battaglia di Sadowa/Königgrätz.
Gli austriaci cedono il Veneto all’Italia e si ritirano dalla Confederazione germanica. Questo è un colpo durissimo: Italia e Germania erano le due aree di tradizionale influenza della politica estera austriaca; la nobiltà viennese è profondamente colpita dalla perdita di queste zone di espansione.
In Ungheria, invece, la nobiltà è più organizzata e forte: riesce a strappare all’imperatore una promessa di una nuova costituzione. Nel 1866 si pensa a creare un impero federale tripartito (austriaci + ungheresi + cechi), con tre grandi aree di influenza e ulteriori autonomie minori per le altre nazionalità. L’idea però non passa, soprattutto perché a Vienna temono un’alleanza tra cechi e ungheresi contro la componente tedesca.
Tra 1866 e 1867 si arriva al compromesso: nasce un’unione solo tra Austria e Ungheria, senza i cechi. La nuova struttura si basa su un federalismo “a due”, con tre pilastri fondamentali:
- Istituzioni comuni dell’Impero (governo comune): ministero degli Esteri, Guerra e Finanze comuni; l’imperatore rimane a capo di tutto.
- Governo austriaco, con tutti gli altri ministeri, sede a Vienna.
- Governo ungherese, con ministeri speculari, sede a Budapest, che prende forma proprio in questi anni.
Sono i due governi, e non più l’imperatore da solo, a gestire la politica interna dei rispettivi Stati, mentre politica estera, esercito e finanze principali restano comuni.
24 marzo
Governo comune
Il governo comune si articola in tre organi fondamentali:
- Ministero degli Esteri, il cui ministro svolge un ruolo simile a quello di un primo ministro, poiché gestisce la linea politica del sistema e i rapporti internazionali.
- Ministero della Guerra, il cui ministro è responsabile di tutte le questioni riguardanti l’esercito, le strategie militari e la politica di espansione. Spesso questa attività è coordinata con il Ministero degli Esteri.
- Ministero delle Finanze, che ha il compito di reperire le risorse necessarie per armare l’esercito e sostenere la politica di espansione.
A capo del sistema vi è l’imperatore, in questo caso Francesco Giuseppe, che al momento dell’istituzione del sistema ha 37 anni. Il suo controllo sui m
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