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Lingua italiana e comunicazione - Primo semestre 2022

Informazioni sul corso

ISTRUTTORE: Marco Biffi
Email: marco.biffi@unifi.it

Dettagli del corso

  • 21 settembre: Presentazione corso - Italiano come lingua di comunicazione e come e quando è nato l’italiano come lingua nazionale
  • Chiave d’accesso Moodle: biffoso
  • Ricevimento: Mercoledì 11-13 aula 40 dipartimento lettere e filosofia
  • Libri consigliati:
    • “La lingua italiana e i mass media” di Ilaria Bonomi e Silvia Morgana, Carocci
    • “L’italiano nella società della comunicazione 2.0” di Giuseppe Antonelli
  • Esame orale basato su 3 nuclei - bisogna essere sufficienti su tutte e tre le parti (non si può fare l’appello di dicembre)

La nascita dell'italiano

La lingua serve non solo per comunicare, ma innanzitutto per pensare. Infatti, la conoscenza adeguata della lingua italiana è importante per capire e pensare, in quanto strumento che ci rende liberi dobbiamo coltivarla.

Episodio Droplet: la chiave di lettura di come avveniva il contagio (con gocciolina e non per aerosol) non veniva percepita dalle persone più a rischio, quelle anziane. Queste persone anziane, oltre a non sapere l’inglese, sanno poco anche l’italiano. Nella maggior parte dei casi, la popolazione superiore ai 70 anni ha la quinta elementare (le medie sono obbligatorie dal 1962), dopo di che venivano mandati a lavorare nei campi o con il bestiame. Questo significa che le persone che avevano maggiormente bisogno di informazione erano quelle che ne venivano tagliate fuori.

Molti giornali fecero una contro polemica alla Crusca, che afferma che ormai l’inglese “lo sanno tutti”, anche se non è così.

Un altro preconcetto: la lingua italiana, sia storicamente che oggigiorno, per molti italiani in realtà è una lingua seconda (non madre) perché parte degli italiani non apprende l’italiano come lingua materna ma il dialetto, o una variante di lingua regionale, a seconda dell’appartenenza, anche sociale, della famiglia in cui nasce. Fino agli anni ’60 la stragrande maggioranza della popolazione era dialettofona e si interfacciava con la lingua italiana solo quando cominciava la scuola.

L’altra questione su cui occorre soffermarsi è quando è nato l’italiano come approccio storico-linguistico. È importante aver presente il quando e il come, perché ci aiuta a capire le dinamiche e i problemi comunicativi che si hanno nella società.

Evoluzione storica della lingua italiana

Quando è nato l’italiano? Non c’è una risposta secca. È vero dire che Dante sia il padre della lingua italiana e che il fiorentino trecentesco sia un punto di riferimento per gli italiani (Boccaccio, Petrarca)(prima del 500). L’italiano deriva dal latino, il quale prima si è diviso nei vari dialetti (tecnicamente chiamati volgari, che corrispondono principalmente alle municipalità) e questa situazione va avanti per secoli.

Il primo testo in volgare è del 960 d.C, un atto notarile (Placito Capuano) il cui oggetto era sul possesso di terreni. L’atto è scritto in latino ma le persone che dovevano testimoniare l’hanno fatto in volgare, il latino non lo sapevano più. Questa è la prova della nascita del volgare italiano e del passaggio dal latino ai vari volgari italiani.

Però ancora non ci troviamo di fronte ad una lingua nazionale unica, i volgari hanno differenze molto marcate tra loro. Questa divisione si mantiene fino al 500 in cui, grazie ai tre autori nominati prima, il fiorentino comincia ad acquisire prestigio. Nel 1500 si ha l’esigenza di trovare una lingua scritta, cambiamento che avviene in seguito alla scoperta della stampa e quindi delle prime comunicazioni di massa. Si investirono molti soldi per far partire le macchine di stampa e per rimanere nei costi era necessario vendere a sufficienza per ricoprirli; per farlo, era necessario che la lingua con cui fosse scritto quel giornale potesse essere compresa dalla maggior parte della popolazione. La scelta che venne fatta fu quella di utilizzare come modello linguistico il fiorentino del 300, modello linguistico portato avanti grazie al vocabolario dell’Accademia della Crusca, uscito poi nel 1612.

Dal 1612 si può parlare di una lingua italiana standard per lo scritto, lingua di tipo letterario, storico, di registro alto; mentre dal punto di vista orale gli italiani continuavano a parlare i vari dialetti.

NB: si chiama “dialetto” nel momento in cui c’è una lingua nazionale, “volgare” quando una lingua nazionale non c’è.

In questo periodo la stragrande maggioranza è dialettofona (parla e basta perché non sa scrivere) e una minima parte è sia dialettofona che italofona (dialettofona quando parla, italiana quando scrive). Questa situazione viene chiamata “Bilinguismo con diglossia”, ovvero una situazione in cui esistono due lingue ma non sono conosciute da tutti, una parte ne conosce solo una e la parte minoritaria le conosce entrambe.

L'unità d'Italia e l'alfabetizzazione

Nel 1861 (unità d’Italia):

  • 20% di persone sono alfabetizzate
  • 2/10% di italofoni (che sanno usare l’italiano)
  • Il restante è dialettofona
Questa data cambia la riflessione sulla lingua. La lingua diventa un fatto sociale, ovvero non riguarda più solo gli scrittori, ma diventa lo strumento di comunicazione all’interno di una nazione. Lo scopo diventa quello di diffondere questa lingua in tutta Italia.

Il boom economico portò gli italiani ad avere un apparecchio elettronico in casa, e fu in quel momento che l’italiano, anche parlato, poté raggiungere tutti gli italiani. Esso permetteva la conoscenza e la comprensione della lingua anche da tutti coloro che non sapevano leggere.

Conclusione

Prima forma di standardizzazione della lingua scritta formale 1612 (anno uscita primo vocabolario Crusca) - 1980 iniziò italiano, anche parlato, diventa la lingua nazionale. Subisce piccoli aggiustamenti che lo portano ad essere l’italiano di oggi. Il 1980 è un dato INSTAT (facevano interviste andando casa per casa dei cittadini).

L’adesione al modello Fiorentino 600esco è stata spontanea, gli scrittori spontaneamente utilizzavano questa lingua (modello già di fatto operante nel ‘400). Altrettanto spontanea è stata l'acquisizione dell’italiano dalla popolazione dopo l’unità d'Italia, è stato un processo lento ma spontaneo (nonostante si fossero create comunque delle condizioni ottimali per promuoverlo).

Radio, cinema e TV sono state fondamentali come mezzi di comunicazione di massa orale per permettere la trasmissione della lingua, questo avvenuto dopo il boom, benessere generale che permette ai cittadini di permettersi TV.

Proprio negli anni 80 si fanno riflessioni su alcuni tratti grammaticali dell’italiano, talmente utilizzati che i linguisti si domandano se siano errori o segni di una trasformazione. L’italiano viene utilizzato negli scritti di tutti i tipi e anche nell’oralità, e perciò la lingua ha bisogno di regole grammaticali che possano cambiarsi, arricchendosi di vari tratti.

Risciacquatura dei panni in Arno

Si intende quando un autore, che proviene da una regione diversa dalla Toscana, scrive la sua opera in volgare (prima 1612) o dialetto (dopo 1612) e poi però si rende conto che questa lingua non va bene per il pubblico italiano e quindi la riscrive in fiorentino. Anche Ariosto (era ferrarese scrisse l’Orlando Furioso in volgare ferrarese), quando menabò propose agli autori di utilizzare il fiorentino, egli trovò talmente giusta la sua proposta che scrisse il testo in fiorentino.

Manzoni e la lingua italiana

Per Manzoni fu un problema diverso perché l’italiano scritto c’era già, quando scrisse il suo romanzo egli dovette scegliere una lingua verosimile, dato che la vicenda si svolge in Lombardia e i protagonisti sono due contadini. Lui si rese conto che non poteva farli parlare con la lingua che si stava imponendo, la stessa di dame e paladini dell’amor cortese, poiché sarebbe venuto meno il principio della verosimiglianza che perseguiva; pertanto utilizzò un registro medio che poteva meglio rispondere alle esigenze del suo romanzo (ricorda: Manzoni non è madrelingua italiana ma madrelingua francese e milanese). L'italiano quindi è stata una seconda lingua che ha imparato studiando la prima versione dei Promessi Sposi, rimasta manoscritta e intitolata “Fermo e Lucia”, in cui in precedenza aveva inserito dei francesismi e lombardismi. Allora lo riscrive, esce in stampa con titolo “Promessi Sposi”, e costruisce una lingua in laboratorio, usando parole dialettali aiutandosi con il dizionario bilingue Cherubini per tradurre in italiano. Manzoni venne a promuovere il libro a Firenze, invitato nei salotti della Firenze dell’epoca sentì parlare il fiorentino, trovando questo registro naturale scrisse nuovamente il suo romanzo.

Spazio linguistico

Il concetto di “spazio linguistico” è fondamentale. La lingua italiana, come tutte le lingue, non è monolitica, ovvero non ha una sola dimensione; non ha inoltre una serie di regole e una struttura grammaticale fissa, ma ha più dimensioni e caratteristiche diverse a seconda del punto specifico in cui ci troviamo nel momento in cui formuliamo un enunciato. Questa variabilità nello spazio viene indicata in linguistica dal concetto di “spazio linguistico” = uno spazio caratterizzato da 5 dimensioni, con relative coordinate:

Dimensione diacronica

Dimensione che valuta la variabilità linguistica in funzione del tempo. L'italiano di oggi è diverso dall’italiano del 300. Cambia il lessico e variano le strutture grammaticali a livello sintattico/morfologico/fonologico. Lo strumento di riferimento per sapere come cambia il lessico nel tempo sono i dizionari storici in cui è presente la voce “attestazione”, ovvero la prima volta che viene usata una parola in una determinata lingua. Questa dimensione ci dà informazioni sulla variabilità della lingua nel tempo, le sue coordinate sono dal primo documento scritto italiano (Placito Capuano del 960 d.C) ad oggi. È la dimensione meno impattante nella lingua della comunicazione di massa poiché questa si muove in senso sincronico, anche se ci sono possibilità di uso diacronico anche per alcuni mezzi di questo tipo di comunicazione.

Noi siamo una delle uniche lingue che riescono a comprendere un vecchio modo di parlare/scrivere (leggo Divina Commedia, la capisco) e collocare un determinato tipo di italiano in un contesto specifico (utilizzarlo in canzoni o spot pubblicitari):

  • Vedi spot Moodle: “Luna Rossa Telecom” per promuovere l’entrata di Luna Rossa alla Coppa America. Musica di Mozart e una voce narrante che sta leggendo dei versi tratti dalla traduzione dell’Odissea (fine 700 inizio 800) di lingua epica, che fanno riferimento alla narrazione di una tempesta in cui i marinai cercano di tenere la nave. Il punto è che non è importante decifrare quello che il parlante dice, ma l’atmosfera che esso crea. È stata usata una lingua usata in senso diacronico al posto di una contemporanea che non andrebbe a creare la stessa atmosfera epica ed eroica, e questo viene fatto per mandare una serie di info subliminali.
  • Canzone Moodle “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” di De André 1963. Canzone che in certe sue parti è Petrarchesca, creando un effetto di situazione cavalleresca trasformata e snaturata nella parte del cavaliere e della damigella. Per ottenere questo contrasto De André si serve di strumenti di tipo linguistico, parole funzionali nel creare una contrapposizione tra una situazione epoca e quella cruda raccontata nella canzone. Da un punto di vista morfologico “codesto”, che in quegli anni stava scomparendo, De André lo usa come marcatore temporale ma non con il suo reale significato.
  • Vedi Moodle Guerre Stellari 1977. Esempio analogo alla canzone di De André. Il giovane protagonista descrive quelle che sono le caratteristiche del cavaliere Jedi, una di queste è la “possanza”, parola entrata nell’italiano nel 200 con la scuola siciliana (è un provenzalismo) ed era una delle caratteristiche del cavaliere medievale. Nella traduzione italiana usare questa parola era un modo di richiamare alla mente dell’ascoltatore una serie di rimandi all’eroico mondo cavalleresco, al fine di consolidare il messaggio da voler far passare.

Dimensione diatopica

Dimensione che rende conto alla variabilità della lingua in funzione della provenienza geografica del parlante o del ricevente. Variabilità della lingua nello spazio. Ha una sua importanza. In passato il dialetto era un marcatore sociale che dava l’impressione di appartenere ad una classe sociale bassa. L’assediatopico ha 4 coordinate che vanno dal dialetto all’italiano standard, muovendosi è possibile occupare varie postazioni intermedie. Io parlante posso scegliere quale tipo utilizzare in base a quale contesto mi trovo.

  • Dialetto: i dialetti sono i precursori di quelli che erano gli antichi volgari, le varietà a cui si era arrivati dal latino all’italiano. I volgari appartenevano a due grandi famiglie: settentrionali e centro meridionali, divisi da una linea che parte da La Spezia fino a Rimini. I dialetti settentrionali assomigliano alle lingue romanze (francese, spagnolo, portoghese, provenzale e catalano) mentre quelli centro meridionali sono accomunati al rumeno. La toscana è un po’ a sé stante. Sicilia, Salento e Calabria hanno caratteristiche leggermente diverse. Solitamente il dialetto è la lingua madre che si apprende.
  • Dialetto italianizzato: sono inseriti i tratti linguistici nazionali, in sezione di tipo lessicale. Spesso alcune parole vengono dall’italiano.
  • Italiano regionale: l’italiano regionale è la versione più concreta dell’italiano standard (raro da trovare). È un italiano che ha delle coloriture regionali, presenti soprattutto a livello lessicale e fonetico. In realtà il sistema fonologico italiano è un sistema fatto a tavolino, in grado di stabilire il luogo di provenienza del parlante. Nel lessico invece i parlanti introducono delle parole che credono italiane ma che in realtà sono dialettali. Gli italiani regionali corrispondono più o meno alle regioni amministrative italiane, ma non c’è una corrispondenza 1:1 e i confini sono molto sfumati.
  • Italiano standard: italiano ufficiale, che si usa nelle aule universitarie, in contesti formali, in parlamento. Il parlato standard, che segue le regole fonetiche dell'alfabeto IUPAC, non lo impara nessuno; come lingua madre, nessuno la conosce. Il sistema fonologico italiano è astratto, costruito a tavolino per rispondere alle esigenze della lingua radiofonica, in cui ci si è posta una lingua che potesse venir compresa da tutti (è da qui che nacque la dizione).

Alfabeto IUPAC

L’alfabeto IUPAC è stato costruito a tavolino per rispondere alle esigenze della lingua radiofonica (legate a mittenti di stato) nel 1924, per trovare una lingua standard. La radio era un luogo che rappresentava lo stato e si doveva trovare una lingua ufficiale standard che a prescindere dalla differenziazione diatopica fosse comprensibile a tutti. Solo i fiorentini riescono a distinguere bene le semiaperte e semichiuse (unico problema che tuttora contraddistingue è l'aspirazione della c e la perdita dell’elemento occlusivo in posizione intervocalica), i lombardi invece, pesca frutto e pesca attività lo pronunciano uguale.

Detto ciò, come un conduttore radiofonico dovrebbe pronunciare? Si decise il fiorentino tranne che per i casi citati prima durante i quali si usa il romano. Si arrivò ad un sistema chiamato fiorentino-emendato (o asse Roma-Firenze) poiché vennero corrette (emendato=corretto) le affricate palatali in posizione intervocalica e l’occlusiva velare che va incontro alla goggia. Questo è l’italiano che appartiene ai professionisti della radio e della televisione e degli attori che devono fare corsi di dizione per eliminare le cadenze regionali.

Ora si parla di “diasistema dell’italiano”: sistema che consente più opzioni. Ad oggi è tollerato anche in contesto frontale che il professionista utilizzi una propria cadenza.

Accademia della Crusca e diatopia

Accademia della Crusca: consulente linguistico, gli si pone delle domande sulla lingua e trova risposte. Si può usare il verbo uscire in modo transitivo? Utilizzato nel dialetto meridionale. Scendi il cane: eccezioni di cambiamento morfologico indotta dal dialetto regionale. La fonologia e il lessico caratterizzano il dialetto regionale (il fatto che sia un aspetto morfologico ha caratterizzato è raro).

Come usare la dimensione diatopica nelle comunicazioni di massa? In pubblicità è molto presente il ricorso alla diatopia. Ad ora il dialetto non è un marcatore sociale, ma è una delle possibili chiavi di comunicazione a disposizione di un parlante italiano (non è più un marcatore sociale perché il parlante sa quando e come utilizzarlo). Le pubblicità usano il dialetto per rievocare sentimenti, ricordi, senso di appartenenza (spesso usata anche e soprattutto con il cibo):

  • Esempio pubblicitario del centro commerciale i Gigli con protagonista la Gigliola “lo shopping ganzo e te lo dice la Gigliola” (costrutto tipico del fiorentino parlato) – “si gioca a nascondino”
  • Video film Pieraccioni.

Nel cinema dopo gli anni ’80 (data di fine del processo di italofonia) l’usare anche le forme dialettali è un’esigenza o una scelta comunicativa? Nel film “Fuochi d’artificio”, dove sono nel salotto di casa, pieno di ragazzi che fanno un gioco adolescenziale, un italiano standard sarebbe stato fuori ruolo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marvt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biffi Marco.
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