Appunti sul Romancero a cura di Giacomo Parrinello
1) Caratteristiche metriche del romance: misura sillabica del verso, tipo di rima
Il romance è una composizione narrativa tradizionale, derivata dalla forma orale, infatti è generalmente destinata al canto; a livello metrico si compone di versi ottosillabi con rima assonante nei pari ed è astrofica, con numero di versi assai variabile.
La forma metrica è dunque semplice e ripetitiva, ed il perché ci porta al punto due.
Tuttavia è giusto, anzi importante, sottolineare che il verso ottosillabo non è una norma rigida; certo ha predominio netto, ma non mancano versi di sette sillabe o di nove. Questo perché tutto ruota attorno alla musicalità ed è dunque la voce, che su questa si basa e che è lo strumento esecutivo, ad “avere l’ultima parola”. La cadenza ritmica dunque prevale sul criterio del numero e lo sostituisce se serve: sinalefe, e paragogica, imperfetto.
La stessa assonanza è generalmente mantenuta per tutto il romance, salvo alcuni rari casi in cui cambia per mantenere una particolare assonanza del cantar di provenienza o per sottolineare un cambiamento di modalità narrativa, caso dei rr. 52-53.
2) Caratteristiche stilistiche: inizio in medias res, finale spesso tronco, abbondanza del dialogo, uso peculiare dei tempi verbali, figure della ripetizione, parallelismi, formulismi, tracce di oralità
Chiamato “romancero”.
Quello dei romances è un genere tanto lirico quanto narrativo; la sua forma chiara e le caratteristiche stilistiche come ripetizioni, parallelismi e formulismi rendono i componimenti facilmente memorizzabili e cantabili. Ne consegue che un romance si fonda sui suoni, sul ritmo, sulla musicalità.
Questo genere predilige l’ordo artificialis e quindi gli inizi in ex abrupto o medias res. Tale caratteristica deriva anche dal carattere stesso dei componimenti, i quali vanno ad analizzare specifici eventi o storie con grande libertà: se si ritiene che un qualsiasi aspetto non sia utile al romance, interessante, o magari non viene compreso da chi canta la storia, viene eliminato o modificato. Allo stesso modo si aggiungevano cose.
Spesso le informazioni non vengono date in modo diretto, descrivendo ecc., ma si lasciano intuire durante gli abbondanti dialoghi mediante similitudini, metafore, referenze velate, simboli, motivi, o tramite la semplice logica. Il dialogo viene infatti usato come centro e motore dell’opera; attorno a questo il lettore potrà ricostruire l’intera vicenda.
La non corrispondenza dei tempi verbali è una condizione che si verifica spesso all’interno di questi componimenti, per questioni prettamente metriche e di assonanza. Infatti ci troviamo spesso in incroci di passato e presente che non devono confonderci perché non hanno realmente valore grammaticale/temporale; vengono semplicemente sfruttate le desinenze per creare le assonanze più comuni: a-a; a-o; i-o; i-a. Queste non-conformità a livello di tempi verbali sono quindi piccole formazioni stereotipate che fanno parte del linguaggio formulistico, assieme a figure come ripetizione, parallelismi, giochi di parole ecc.
Le tracce di oralità più evidenti e importanti si trovano nella formula come espressione cristallizzata; questa è data appunto dal formulismo sonoro, affidato a figure come allitterazione e ripetizione di parole o fonemi.
Il finale è spesso tronco ma meglio definito come aperto; in alcuni romances si percepisce la volontà di lasciare libera interpretazione, r. 19, in altri pur non essendo un vero e proprio finale ci lascia una profezia, r. 47, in altri ancora non è il romance a chiudere formalmente ma si intuisce come si sono conclusi i fatti, anche in base ai valori dominanti, r. 58.
3) Le ipotesi sull’origine dei romances: l’ipotesi epica
Una piccola premessa è che l’unico altro gruppo del romancero viejo che può contendere il primato dell’abbozzo del genere è il novelesco, probabilmente per la sua immensità.
L’ipotesi in questione è stata formulata da Menéndez Pidal e, prima di addentrarci nella sua spiegazione, è bene mettere in evidenza che lui stesso ha affermato “cómo nace el romancero no lo podemos saber”; perché effettivamente lo si può solo ipotizzare, data la sostanziale carenza di documenti. Per noi i romances compaiono d’improvviso nel 1421, data a cui risale il più vetusto che abbiamo; dell’epoca che precede questa prima datazione non ci è dato sapere, e pur essendo sicuramente la fucina del romancero, non possiamo stabilire nemmeno se si tratti di decenni o di un secolo.
Ad ogni modo, il testo del 1421 rappresenta un genere già adulto, quindi quanto è vecchio il romancero e da dove nasce?
L’ipotesi di Pidal attribuiva al romancero di matrice epica una sorta di primato formalizzante. Secondo questa ipotesi infatti ci fu in quel periodo un mutare dei gusti da parte del pubblico dei cantares che diveniva sempre più incline all’ascolto di estratti, i più significativi e ad effetto, richiedendoli sistematicamente e memorizzandoli. Così facendo la necessità di adattarli ad essere memorizzati li levigò, cancellando le complessità formali e stilistiche.
Tuttavia, dopo un periodo di svolta nelle sue ricerche, durante le quali aveva trovato e ricostruito brani provenienti da cantares non ancora pervenuti, Pidal si accorse che c’erano romances che condividevano formule, versi o anche interi segmenti con i cantares. Tuttavia, ciò che capì scalfì appena il mistero, che persiste ancora oggi, e confutò l’ipotesi.
Lo studioso infatti, riguardo la sua scoperta disse “si tratta di due generi, epico e romancero, che si vengono incontro: il genere dei cantares al suo tramonto che vede materiali propri recuperati e trasferiti al genere poetico del romancero”.
I due generi condividono lo stesso pubblico, vennero prodotti in ambienti culturalmente assai vicini se non intrecciati, sono legati all’oralità e si fondano sulla stessa espressione narrativa, ma non possiamo definire i romances come frammenti dei cantar.
Per usare nuovamente parole di Pidal stesso “nonostante l’assai stretto rapporto, nonostante le tante affinità, le divergenze di forma sono comunque assai grandi. Possiamo bene dire che esse separano due generi diversi di composizioni poetiche”.
4) La classificazione dei romances: epici, storici, cronistici, romanzeschi, e i temi ricorrenti
Innanzi tutto va affrontata la distinzione basilare tra:
- Romancero viejo = più antico, frequente e prestigioso questo ramo, fin dal ‘400, indica quei romances che si riteneva provenire da tempi remoti e considerati parte del patrimonio più tipico del genere. Questo ramo è considerato più d’origine e trasmissione giullaresco-popolare, anonima.
- Romancero nuevo = nasce a cavallo tra ‘500 e ‘600; introduce un massiccio utilizzo delle trame pastorali e
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