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Educazione outdoor. Dalle emergenze territoriali all’innovazione educativa: “Il progetto Outdoor training e cittadinanza” nel post terremoto aquilano e le sue possibili estensioni educative

L’educazione outdoor (A. Vaccarelli)

Lo sfondo del libro è l’immane tragedia del sisma del 6 aprile 2009. Uno dei temi più evidenti è il concetto di “cittadinanza” e di “status di cittadino” intorno al quale si snodano pressoché tutti i saggi.

Altro tema è ovviamente “l’outdoor”, presentato e considerato come una teoria e tecnica pedagogica capace di relazionare in maniera ottimale, sul piano formativo ed educativo, le persone con i luoghi esterni a quelli scolastici tradizionali. Al centro dell’outdoor è il “corpo totale”, altro protagonista da cui nessuno degli autori distrae il proprio sguardo; e poi lo “spazio”, a seconda dei casi geografico e umanizzato, architettonico, reale o rappresentato, ma sempre mappa/tempo dell’ordito esistenziale personale e storico.

Ora, una città in condizioni di normalità sopravvive la comunità che l’abita. Ma se, per un sovvertimento dell’ordine normale delle cose, accade il contrario, la comunità sopravviva la città?

Insomma, se una città muore che ne è dei suoi cittadini? Queste sono le inquietanti domande che si sono poste e hanno proposto gli autori del volume.

Dalle emergenze territoriali all’innovazione educativa: il progetto “Outdoor training e cittadinanza” nel post-terremoto aquilano e le sue possibili estensioni educative

1. Premessa

Si parte dal tema dell’Outdoor education —> ossia un’educazione agita al di fuori degli spazi convenzionali e delle sue molteplici applicazioni in ambito scolastico ed extrascolastico, un’esperienza molto particolare, pensata all’interno di un contesto post-emergenziale.

Il progetto di cui si dà conto in questo capitolo di apertura si è posto infatti la domanda di come riavviare in una situazione di emergenza, come quella del terremoto Aquilano del 2009, il rapporto consapevole e partecipato tra i bambini e il loro spazio di vita, la riscoperta della città e la costruzione di apprendimenti significativi letti nell’ottica della loro utilità individuale e sociocomunitaria.

Nel mettere in campo un’educazione outdoor come risorsa specifica alle situazioni di emergenza e di post emergenza, ci si è chiesti quanto le proposte educative fossero in realtà generalizzabili e applicabili in quei contesti specifici o anche più generali che rimandano a un’idea di normale ordinarietà. Educare outdoor apre tantissime possibilità che nel percorrere la strada dell’apprendimento autentico, significativo e vitale, recupera dimensioni dell’educativo troppo spesso dimenticate: corpo, emozioni, resilienza, imparare ad imparare.

2. Catastrofi e mutamenti di scena: L’Aquila 2009-2014

Gli effetti del terremoto sulla vita sociale si sono subito proiettati su una temporalità a lunga durata. Le politiche abitative vengono affrontate con un investimento, più che sulla ricostruzione, su nuovi complessi abitativi che hanno profondamente stravolto lo spazio urbano: attorno al centro storico distrutto, 19 nuovi insediamenti, disposti intorno alla città, hanno ridisegnato il volto di una città storico-artistica del centro Italia, tradizionalmente organizzata a partire dal suo centro storico.

Il trauma del terremoto, ma anche le politiche abitative e il deterioramento della qualità della vita sociale, hanno complessivamente determinato situazioni di stress e disagio sociale psicologico. Si è profondamente modificato il senso dell’abitare e della territorialità, nell’andare incontro ad un abitare e ad un vivere frammentato, incoerente.

Nel contesto del lavoro interdisciplinare condotto nell’esperienza del terremoto aquilano, si è cercato di capire quanto le risposte “in emergenza” delle scienze dell’educazione, dello sport e di quelle geografiche possono costituire uno stimolo per le riflessioni e la definizione di prassi educative di carattere più generale.

In questa direzione pertanto illustreremo a grandi linee il progetto di ricerca-azione “outdoor training e cittadinanza” svolto all’Aquila cinque anni dopo il sisma del 2009, i cui risultati hanno fatto riflettere non soltanto sull’educazione outdoor, sul ruolo dello spazio urbano e dell’attività motoria in un contesto di post catastrofe, ma anche sulle sue possibili generalizzazioni e sulle idee di innovazione educativa che se ne possono trarre.

3. Catastrofi e mutamenti di scena dello spazio urbano: la geografia del post-sisma aquilano e il contesto della ricerca

La condizione di frammentazione che vive attualmente il territorio aquilano è causata, da una parte, dalla ri-articolazione degli assetti urbani ma anche di alcune scelte emergenziali, come quella di istituire le zone rosse in tutti i centri storici, a partire da quello della città dell’Aquila; dall’altra parte, dalla ri-articolazione dell’abitato che, soprattutto con la realizzazione dei 19 siti e con la rilocalizzazione di uffici e servizi, è praticamente esploso producendo un allungamento della città su un asse di circa 30 km di lunghezza.

Alla fratturazione del tessuto abitativo ha fatto seguito una repentina accelerazione delle dinamiche di dispersione della popolazione che determina disorientamento nei singoli individui privati del loro abituale rapporto identitario con i luoghi. La forma che il territorio aquilano assume dopo il terremoto finisce così per condizionare il comportamento degli abitanti che perdono la speranza di una nuova idea di territorio e di volontà politica.

A seguito del sisma, la quotidianità degli aquilani si è trovata nell’immediato a fare i conti con bisogni del tutto inediti. Per migliaia di persone diventa un problema fare la spesa, ritirare la pensione, ricevere la posta, accompagnare i figli a scuola.

A meno di due anni dal sisma, si registra un cambiamento significativo delle abitudini riguardanti per esempio gli acquisti e nello specifico, il luogo in cui si va a fare la spesa: se prima del sisma la spesa si faceva nel supermercato vicino casa e nel mercato giornaliero di Piazza Duomo, dopo il terremoto colpisce il fatto che circa un quarto d’aquilani vada a fare la spesa dove capita.

Allo stesso modo anche rispetto al tempo libero si manifestano cambiamenti di abitudini importanti: diminuisce la percentuale di coloro che va in centro storico ma anche di coloro che si reca al cinema o al teatro. Aumentano le persone che trascorrono il proprio tempo a casa, mettendo in evidenza una tendenza in atto al ripiegamento del singolo su se stesso e sul proprio ambito familiare.

Così a circa cinque anni dal sisma, il rapporto con il territorio, per gli adulti, risulta problematico nella sua proiezione presente e futura: complessivamente, del presente si dà una valutazione di scarsa qualità mentre del futuro non si riesce neppure ad immaginare una visione.

La maggior parte degli adulti dichiara di non aver pensato di trasferirsi in un’altra città ma questo è visto come un senso di costruzione: più che un sentirsi appartenenti al territorio, se ne sentono prigionieri. Per i giovani, invece, se da una parte la proiezione presente appare più obiettiva e ponderata, dall’altra la proiezione al futuro appare più pessimistica rispetto a quella degli adulti e infatti prevale il senso nei giovani di voler andar via.

Ora, il punto è che il cambiamento delle abitudini non è il frutto di libere scelte ma il risultato del condizionamento che il territorio opera su chi lo vive. La scarsa qualità dei luoghi della quotidianità si manifesta in quanto essi non sono più capaci di “farci sentire bene dove siamo”.

Quello che l’uomo vive, è un doloroso senso di perdita e quello che si sviluppa è una sorta di rigetto per il luogo che altera la percezione temporale: quando ci si limita a stare in un posto, la dimensione temporale che il soggetto vive è quella di un eterno presente perché quel posto non ricorda nessuna storia passata e perché in quel posto non si pensa di vincolare per il futuro la propria esistenza.

La mancanza di passato comporta assenza di memoria e la mancanza di futuro l’assenza di speranza. Quindi quello che si vuol fare nel caso aquilano, è quello di ricostruire le basi per garantire le condizioni di sicurezza e di benessere della popolazione nel futuro, di assumere il territorio come prerequisito sociale e sviluppare una consapevolezza su quei comportamenti istituzionali, collettivi e individuali.

L’educazione outdoor in questo si rivela un approccio e una tecnica utile a rimettere le persone, bambini e ragazzi, in relazione con i propri luoghi.

4. I bambini e lo spazio urbano: la “ri-costruzione” pedagogica

Una ricerca ha evidenziato come nei bambini che hanno subito l’evento catastrofico, tanto l’esperienza traumatica quanto le condizioni di vita urbana, agiscono come fattori di indebolimento del loro rapporto con la città e di astrazione del concetto più generale di città.

Si è verificato, che a tre anni dal sisma, l’idea e la rappresentazione della città risultasse ancora segnata dall’evento e che le emozioni e i desideri dei bambini aquilani divergessero da quelli dei loro coetanei di altre realtà non terremotate.

Le condizioni strutturali di base, oltre che il vissuto traumatico e postraumatico, sono fattori determinanti nell’orientare le forme e i contenuti della rappresentazione della città attraverso disegni dei bambini: tanto i vissuti emotivi quanto la configurazione urbana del post sisma sono fattori che spiegano il motivo per cui i bambini aquilani tendono a fornire rappresentazioni della città meno articolate di quelle fornite da soggetti appartenenti al gruppo di controllo e a caricare, attraverso sentimenti legati al senso di paura, nostalgia o rischio, la definizione complessiva del contesto di città.

Tali risultati sono coerenti con quelli di altre ricerche. Per le peculiarità del terremoto e del post terremoto aquilano, si è reso evidente, il bisogno di ricostruire nei soggetti e nel loro immaginario, l’idea stessa di città, affinché possano, non soltanto costruire un concetto che funzioni da parametro utile a un senso della cittadinanza progresso verso il futuro, ma anche continuare a tessere un rapporto con quei luoghi non più frequentati poiché non ancora ricostruiti, che storicamente hanno costituito l’insieme dei punti di riferimento simbolici, materiali e culturali per la costruzione dell’intensità dei cittadini aquilani.

In questo senso si sono mossi progetti, tra cui quello riportato in questo capitolo, che hanno tentato di trovare risposte a tali bisogni, secondo un lavoro che partendo dal corpo dello spazio permette ai bambini di scoprire dimensioni della città, le sue regole per la vita civile, i suoi diritti da reclamare.

5. L’outdoor training nelle finalità del progetto e il ruolo del gruppo de Innovacion Educativa (GIE) “Arete”

*vedi nota fine capitolo

Nel seno della ricerca-azione “outdoor training e cittadinanza”, il GIE dell’università di Madrid ha curato in particolare modo la progettazione dei giochi outdoor e delle attività di pedagogia del corpo sulla base di una lunga esperienza di lavoro in contesti diversi.

I membri del gruppo quindi si sono incontrati proprio per indagare sulle nuove forme di insegnamento e di apprendimento. L’analisi di tali esperienze ci ha permesso di individuare un modello che presentava una serie di caratteristiche e di obiettivi che coincidevano con quelli che si andavano individuando nel nuovo spazio europeo dell’istruzione superiore.

In questo nuovo spazio la docenza viene considerata in stretto rapporto con l’apprendimento dello studente ma a sua volta essa viene considerata per le sue potenzialità nel formare un cittadino capace di esercitare la sua professione superando quelli che possiamo considerare come limiti propri della sua comunità o del suo paese.

Nella nostra idea, la metodologia esperienziale deve contemplare una serie di punti basilari:

  • Gli studenti abbandonano il loro contesto abituale;
  • Le lezioni si svolgono al di fuori dell’aula tradizionale;
  • Le attività previste coprono un periodo di tempo che non è quello tradizionale dell’aula;
  • Lo stare insieme con i docenti è stimolante e arricchente;
  • Lo stare insieme tra gli studenti è intenso ed emotivamente coinvolgente;
  • Si visitano luoghi significativi rispetto a ciò che si vuole insegnare.

Nel contesto della formazione, l’espressione outdoor training viene riferita ad attività, soprattutto di tipo ludico-sportive, che promuovono l’apprendimento dall’esperienza e si realizzano in spazi aperti, in luoghi diversi e possibilmente distanti dalla realtà normalmente vissuta come spazio di lavoro di formazione.

Tale approccio è finalizzato all’acquisizione di competenze relazionali, comportamenti, atteggiamenti da spendere in situazioni problematiche che richiedono competenze riflessive, pratiche innovative e soluzioni creative.

In tale direzione la formazione outdoor ha consentito agli studenti aquilani delle scuole primarie e secondarie di primo grado di scoprire energie e potenzialità prima impensate. L’esperienza sul campo del GIE si è attestata nell’utilizzo dell’outdoor training all’interno di contesti sociali svantaggiati e segnati da criticità di vario tipo.

Il GIE, all’interno di questo ambizioso lavoro, ha particolarmente curato le attività di carattere ludico e motorio definendo obiettivi specifici e giochi da svolgere all’aperto.

6. La ricerca-azione: metodologia, obiettivi, ipotesi e risultati

Metodologia: L’apprendimento outdoor rimanda ad un insieme di attività e tecniche che consentono di influire sul cambiamento comportamentale, sullo sviluppo delle competenze relazionali e sulle capacità di apprendere dall’esperienza, riunificando il processo di apprendimento corpo e psiche nonché cognizioni ed emozioni.

Obiettivo: Tali attività hanno l’obiettivo di porre i partecipanti dinnanzi a strutturazioni problematiche che, per poter essere risolte, implicano una riflessione sulla strategia da mettere in atto, contribuendo inoltre a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, del proprio livello di fiducia negli altri, nonché una maggiore coesione di gruppo.

Ipotesi: Si è ipotizzato pertanto che l’apprendimento outdoor possa costituire, in una situazione di post-catastrofe, una scelta efficace per rispondere contemporaneamente ai bisogni individuali e di gruppo legati alla scoperta del proprio potenziale di resilienza e di problem solving, alla socialità, al rapporto con lo spazio sociale e socializzato.

Risultati: Con la ricerca si è dimostrato come a cinque anni dal sisma i bambini aquilani siano esposti ad un maggior rischio relativo al potenziale di resilienza da utilizzare nelle situazioni di stress e di trauma.

* I membri del GIE che hanno operato nel contesto aquilano sono gli autori del libro.

Prima parte: Educazione, territorio, cittadinanza: una prospettiva interdisciplinare per l’unità psicofisica

Capitolo 2. Outdoor education: la scuola fuori

(scritto da Vaccarelli)

1. Deistituzionalizzare l’insegnamento e l’apprendimento: una provocazione pedagogica

La scuola per fortuna ha perso il suo carattere di autoritarismo. Il potere “forte” dell’insegnante, figura chiave della trasmissione del sapere e della morale, si diluisce all’interno di una relazione educativa che si rinnova e si democratizza soprattutto a partire dagli anni 60 e 70 del 900, anno in cui la scuola ha molto lavorato per restituire a sé un ruolo formativo, democratico, inclusivo e attento alle diversità.

Quindi, se nella prima cultura l’autorità assumeva forme dirette, personali, inquadrate dentro regole certe e chiare, oggi il concetto di autorità viene a sfumare dentro logiche impersonali e da una iperregolamentazione che soffoca ogni principio di spontaneità.

Ci sembra che la scuola, così attiva su tante questioni che hanno di fatto prodotto importanti innovazioni educative, didattiche, organizzative, abbia iniziato a conoscere una stazione di blocco.

Gli insegnanti, dirigenti scolastici, oggi, vivono una cultura organizzativa ed educativa profondamente modificata rispetto al passato, contrassegnato da una maggiore formalizzazione della cultura pedagogica e didattica sui temi della progettazione, della valutazione, dell’inclusione, dell’orientamento, e da una maggiore formalizzazione delle procedure.

Resta dunque della seconda cultura (quella della democratizzazione) la volontà da parte della scuola di essere plurale ma essa è una volontà che spesso resta imprigionata nelle logiche della formalizzazione, della confusione tra linguaggi normativi e burocratici con quelli dell’

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rachecar99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e didattiche delle attività motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Vaccarelli Alessandro.

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