Economia politica
Alfred Marshall, 1890: “L’Economia politica o Economica [economics] è uno studio del genere umano negli affari ordinari della vita; essa esamina quella parte dell’azione individuale e sociale che è più strettamente connessa col conseguimento e con l’uso dei requisiti materiali del benessere” ("Principles of Economics"; "economics" è un neologismo, inventato da Marshall stesso, che stacca la materia dell'economia dalle scienze morali e la avvicina alle scienze naturali).
Lionel Robbins, 1932: “L’economica è la scienza che studia la condotta umana come una relazione tra scopi (infiniti) e mezzi scarsi applicabili a usi alternativi” ("Saggio sulla natura e l’importanza della scienza economica"). Questa definizione integra, specifica la precedente: i requisiti materiali del benessere diventano delle risorse scarse che l'agente economico usa razionalmente nel suo interesse.
Oltretutto questa definizione è più ampia perché vede l'economia come una sorta di teoria della scelta: una scelta economica, in termini di costo, “fare una scelta significa rinunciare a qualcosa, per questa motivazione Robbins parla di mezzi scarsi, se questi non fossero tali, non si tratterebbe di un problema economico.
Economia come teoria della scelta
Studiare l’economia come teoria della scelta vuol dire provare a capire almeno due cose:
- In che modo il singolo agente economico agisce razionalmente, perseguendo il proprio interesse (massimizzazione del profitto nel caso delle imprese, massimizzazione del benessere nel caso delle famiglie) con i mezzi di cui dispone: si tratta di una sorta di predizione.
- In che modo le scelte dei singoli agenti economici (auto interessate) concorrono a determinare il funzionamento complessivo del sistema di cui fanno parte, e quindi la produzione e la distribuzione dei beni.
Il funzionamento del sistema nel suo complesso dipende essenzialmente da tre scelte fondamentali: cosa produrre, come produrre, per chi produrre.
«La scienza economica studia i modi in cui la società gestisce le proprie risorse scarse e le conseguenze di tale processo decisionale»: ma in che modo una società sceglie?
Vediamo due esempi presi a caso dai dati Istat sulle decisioni di spesa prese da un sistema (l’economia italiana) nel suo complesso:
- Spesa per generi alimentari in Italia nel 2017: 138 mld.
- Spesa per la difesa (forze armate) in Italia nel 2017: 21 mld.
In entrambi i casi la società è la stessa: l’insieme degli italiani e la risorsa scarsa è la stessa: il reddito complessivo (il Pil) degli italiani. Ma le due scelte non sono compiute nello stesso modo:
- Spesa per generi alimentari: è la somma di una miriade di scelte individuali non coordinate tra loro e non pianificate (questo vuol dire che i produttori di generi alimentari non sanno in anticipo cosa, per chi e come devono produrre)= scelta individuale. In questo caso ci si è affidati al mercato.
- Spesa per la difesa: dipende da relativamente poche decisioni prese da alcuni organi rappresentativi della società nel suo complesso (in particolare il parlamento e il governo) e in gran parte pianificate all’inizio del periodo= scelta sociale. In questo caso ci si è affidati allo stato.
Il mercato e il prezzo
Come può il meccanismo 1 (scelte non coordinate, non pianificate) funzionare senza creare una situazione di caos? Il mercato e il prezzo.
Il mercato può assumere molte forme: può essere un luogo fisico oppure no, può essere organizzato da qualcuno oppure può formarsi spontaneamente, etc. Un mercato è dato dall’insieme dei potenziali compratori e potenziali venditori di uno o più beni (prodotto tangibile) e servizi (prodotto non tangibile), cioè dall’interazione tra la domanda e l’offerta dei beni e servizi in questione. I prezzi a cui avvengono gli scambi si formano sul mercato, essi in una economia di mercato, sono i segnali che determinano le scelte.
Caratteristiche principali di una economia di mercato
- Gli individui perseguono il proprio interesse, comprando e vendendo ciò che sembra meglio per sé stessi.
- Le persone rispondono agli incentivi. A parità di altre condizioni, i venditori vogliono prezzi alti e i compratori vogliono prezzi bassi. (Astrazione da qualsiasi altra considerazione che l'agente economico può avere, ad esempio di natura morale/etica/religiosa. Si studia l'economia di mercato assumendo che l'agente persegua solo il proprio interesse, senza contaminazioni ideologiche).
- I prezzi sono determinati sui mercati aperti (in un mercato aperto vi è la possibilità di entrarci/uscirci senza un costo: il caso ideale del mercato perfettamente aperto, della perfetta concorrenza non accade mai nella realtà), in cui i potenziali venditori competono per vendere le proprie merci ai potenziali acquirenti.
- Gli individui ottengono un reddito vendendo i propri servizi a coloro che desiderano farne uso, cioè vendendo i beni e i servizi prodotti con il proprio lavoro, o i servizi delle proprietà che possiedono. In un'ipotetica economia di mercato tutti si guadagnano da vivere vendendo qualcosa: normalmente il proprio lavoro (che genera salario), altrimenti qualcosa che serve alle imprese da fattore della produzione come i beni capitali (beni che servono per produrre altri beni, mezzi di produzione prodotti dal lavoro umano il cui possesso genera profitto, diversi dai beni di consumo), oppure vendendo risorse naturali (definite "terra", servono a produrre altro materiale/altri beni, ma non sono prodotte dall'uomo, il loro possesso genera rendita). Tutto ciò che è il reddito di qualcuno è la spesa di qualcun altro: flusso circolare dell'economia di mercato.
- Tutte queste attività sono governate da un corpus di leggi emanate prevalentemente dallo Stato.
Una rappresentazione dell’economia di mercato: il diagramma del flusso circolare all’interno del quale si osservano i flussi reali (beni e servizi) e i flussi monetari.
La teoria dell’economia di puro mercato
La teoria dell’economia di puro mercato, non concretamente realizzabile, presuppone:
- Un sistema economico che funziona in base alle scelte di consumatori (famiglie) e produttori (imprese) che agiscono ciascuno in base al loro interesse privato.
- La tutela dei diritti di proprietà da parte dello Stato: l'economia di mercato si basa sullo scambio, cioè un atto volontario tra compratore e venditore, però per poter vendere qualcosa il venditore deve esserne proprietario e il compratore, una volta comprata, deve acquisire diritti sulla cosa, dunque lo Stato anche in un'economia di puro mercato dovrebbe garantire almeno i diritti di proprietà. Naturalmente, lo Stato può spingersi (e di fatto si spinge) molto oltre questa soglia minima, ma almeno all’inizio il nostro oggetto di studio sarà l’interazione di soggetti privati (famiglie e imprese) sui mercati dei beni e dei servizi.
Valore reale e valore nominale
Anticipiamo le nozioni di valore reale e valore nominale: questi due valori si creano sempre, automaticamente, in uno scambio. Il valore reale è il valore effettivo in base al quale viene acquistato o venduto un bene o un titolo (es. "ho comprato 4 kg di pane; 5 euro al kg). Il valore nominale è il valore teorico di un titolo o di un capitale in un determinato istante di tempo (es. "ho comprato 20 euro di pane", 20 euro= grandezza monetaria che esprime in valore nominale una certa quantità di pane che è la grandezza reale che è stata comprata).
Esempio: il PIL è la misura di quanto un'economia produce. È una somma di numeri data da una quantità per un prezzo e restituisce il risultato in euro, in valore nominale (prodotto di una nazione in termini monetari). Ma in termini reali? In termini reali il PIL è la quantità dei beni/servizi prodotti dalla nazione.
Scelte economiche e sistemi sociali
I sistemi sociali possono essere catalogati in tre categorie principali:
- Economia pianificata (ex URSS, Cuba, Corea del Nord).
- Economia di mercato.
- Economia mista, cioè il mondo in cui viviamo: un sistema economico in cui l’iniziativa privata coesiste con l’attività economica dello Stato.
Perché si studia l'economia di puro mercato pur essendo un modello irrealizzabile? L'economia di mercato ha, in confronto a quella pianificata, un vantaggio nella gestione della conoscenza (bene intangibile importantissimo) e il veicolo usato dal mercato per gestire la conoscenza è il prezzo.
Esempio: se entra in aula un uomo e distribuisce un sacchetto ciascuno contenente caramelle, non conoscendo i gusti dei presenti in aula, ciò che è all’interno del sacchetto non corrisponderà precisamente ai gusti di chi lo riceve e spontaneamente i soggetti in aula inizieranno a scambiarsi le caramelle per ottenere quelle dei gusti che preferiscono; il pianificatore non conosce i gusti di ciascuno e non può fare una distribuzione ottimale: il pianificatore dovrebbe intervistare tutti i soggetti e ridistribuire ciò che è stato distribuito dall’uomo di partenza e non vi riuscirebbe.
Anche però, lasciando la distribuzione all’autonomia dei soggetti probabilmente non si arriva alla distribuzione ottimale delle risorse: il risultato dello scambio dipende da come l'informazione - dei prodotti sul mercato - risulta disponibile; nell’esempio appena descritto, si osserva come gli scambi delle caramelle avvengano soprattutto tra soggetti vicini (ha una conoscenza solo delle informazioni della sua zona dell’aula), magari ignorando i soggetti più lontani che invece potrebbero proporre uno scambio migliore.
La conoscenza (cose comunicabili e cose non comunicabili) contiene l'informazione (chi vuole quel prodotto, come, fino a che prezzo è disposto a comprarlo ecc), quest'ultima, tranne che nel caso della concorrenza perfetta, potrà sempre avere un costo.
È importante conoscere il prezzo: se il prezzo di un bene è aumentato significa che il bene è diventato più scarso, a quel punto, prendendo il punto di vista del produttore, questi o diminuisce la produzione o aumenta il prezzo sua nostra volta: sulla base di quale criterio decide? Sulla base del potere di mercato che ha: in concorrenza perfetta non ne ha nessuno, in tutte le altre forme di mercato sì. Avere potere di mercato significa avere la capacità di vendere a un prezzo superiore rispetto al prezzo competitivo del mercato.
L’economia neoclassica
Il protagonista dell’economia neoclassica è il mercato. Si chiama neoclassica perché ha sostituito come paradigma dominante l’economia politica classica propriamente detta (la teoria sviluppata da Adam Smith, Thomas Malthus, David Ricardo, J.S. Mill e tanti altri tra la fine del XVIII e la prima parte del XIX secolo).
Anche se ha sostituito la teoria nata con Smith, l’economia neoclassica è uno sviluppo scientifico di un’intuizione del filosofo scozzese, ovvero l’idea di un ordine spontaneo creato dal mercato, che Smith rappresenta attraverso la metafora della mano invisibile: «Ogni individuo (...) né intende promuovere l’interesse pubblico né sa quanto lo promuova. (...) Egli mira soltanto al proprio guadagno e in questo, come in molti altri casi, egli è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni»; «né per la società è sempre un male che questo fine non entrasse nelle sue intenzioni. Perseguendo il proprio interesse, egli spesso promuove quello della società in modo più efficace di quanto intenda realmente promuoverlo». (Adam Smith, Ricchezza delle Nazioni, 1776); «il motivo per cui la mano è invisibile potrebbe essere, semplicemente, che non esiste nessuna mano – o almeno, che se la mano c’è, questa è paralizzata» (Joseph E. Stiglitz, Nobel Laureate Lecture, 2001).
L’ordine spontaneo generato dal mercato può essere più o meno efficiente a seconda delle caratteristiche dei mercati su cui avvengono gli scambi. Per osservare tale ordine, ci dotiamo di una rappresentazione del mercato (il modello di domanda e offerta), che usiamo per studiare la situazione ideale in cui la previsione di Smith si realizza. Questa situazione ideale si chiama concorrenza perfetta, o mercato perfettamente concorrenziale.
Questo caso ideale però non si realizza mai: il mercato "fallisce"; esistono forme di intervento pubblico che possono migliorarne l’efficienza. I casi di fallimento del mercato possono essere visti come altrettante deviazioni dalla concorrenza perfetta, che possono essere dovute alla struttura stessa del mercato, alla presenza di esternalità, oppure di asimmetrie informative. La comprensione delle scelte individuali e del funzionamento dei singoli mercati è una condizione necessaria ma non sufficiente per capire come funziona un sistema economico nel suo complesso.
La microeconomia
La microeconomia studia il comportamento degli agenti economici fondamentali, imprese e famiglie, relativamente alla produzione e al consumo di un singolo bene o servizio. La microeconomia studia quindi il funzionamento del singolo mercato di un singolo bene (o categoria di beni).
Lo scopo principale della microeconomia è di offrire gli strumenti per capire quali saranno le scelte di produzione delle imprese dati i costi di produzione delle imprese stesse, la struttura del mercato in cui operano, i gusti dei consumatori, il loro reddito. La microeconomia cerca anche di determinare fino a che punto queste scelte determinano una situazione efficiente (e di come possano verificarsi altri fallimenti del mercato diversi dalla struttura del mercato stesso).
In realtà esistono anche fallimenti del mercato che non dipendono dalla struttura del mercato ma da:
- L’informazione non perfetta, non simmetrica.
- Diritti di proprietà non ben definiti: incompletezza dei mercati.
Ma dopo averli presi singolarmente, esiste un modo di studiarli nel loro insieme e nelle loro interrelazioni?
La macroeconomia
La macroeconomia studia il funzionamento del sistema economico nel suo complesso attraverso l’analisi di alcune variabili economiche aggregate che rispecchiano l’andamento della produzione complessiva, dei prezzi, del livello di occupazione etc.
Le tre grandezze fondamentali della macroeconomia sono:
- Il prodotto interno lordo (Pil) e il suo tasso di crescita.
- L’inflazione.
- La disoccupazione.
Il sistema macroeconomico nel piccolo periodo non funziona bene: fallisce sicuramente e chiama in causa gli attori di politica economica (governo e banca centrale) invece nel lungo periodo tende di meno a fallire.
Scarsità e scelta: i beni economici
È una risorsa scarsa tutto ciò che è disponibile in quantità inferiore a quella richiesta per coprire tutti gli impieghi possibili e desiderati.
- I beni che sono scarsi relativamente ai bisogni sono i beni economici. Gli altri si chiamano beni liberi e per l'analisi economica non ci interessano (almeno fino a quando non diventano scarsi, ciò dipende dal contesto, dagli impieghi desiderati oltre che possibili).
- Un altro modo per definire tale concetto è che i beni economici sono quelli che implicano una scelta tra impieghi alternativi (come nella definizione di Robbins).
- In un modo più tecnico: un bene economico è un bene la cui domanda (quantità voluta) eccede l’offerta (quantità disponibile) quando il prezzo è pari a zero.
Il costo opportunità
Il costo opportunità di una scelta è la migliore alternativa possibile, ovvero la migliore tra tutte le scelte alternative cui l’agente economico ha rinunciato (sembra un aspetto quasi filosofico della questione ed è oltretutto soggettivo, soprattutto per quanto riguarda le scelte dei consumatori, riguarda le loro preferenze).
Esempio: se la scelta è tra A, B e C e l’agente sceglie (per es.) B, allora il suo costo opportunità è il suo preferito tra A e C. Più precisamente, se il preferito tra A e C fosse stato A, il costo opportunità di B è dato da quanto A si perde per ottenere una unità di B.
Le imprese sono aziende che producono per il profitto, ma sono anche aziende specializzate: decidono di produrre qualcosa nello specifico. L’azienda si chiede quale profitto avrebbe se producesse qualcos’altro. Quanto profitto, dunque, si perde? Il più alto tra i profitti che l'impresa perde per produrre quel determinato bene è il suo costo opportunità.
Una prima applicazione del concetto di costo opportunità è la dimostrazione dei vantaggi della specializzazione e dello scambio. Osserviamo questa rappresentazione attraverso due modelli semplificati e irrealistici:
- Modello numerico e rappresenta una economia con 2 agenti e 2 beni: i nostri due agenti sono Paolo e Claudia. L’unico fattore scarso di produzione è il lavoro. Paolo impiega 2 ore per produrre 1 Kg di pane e 4 ore per produrre 1 Kg di formaggio. Claudia impiega ½ ora per produrre 1 Kg di pane e 2 ore per produrre 1 Kg di formaggio.
Chi è che potrebbe trarre beneficio da una collaborazione basata su specializzazione e scambio? Cioè a chi, tra Claudia e Paolo, potrebbe convenire un bene (solo pane o solo formaggio) per scambiarne almeno una parte con il prodotto dell’altro?
Queste domande hanno due risposte, una intuitiva e una controintuitiva:
- Risposta intuitiva (sbagliata): è solo Paolo che potrebbe trarre beneficio dallo scambio, perché questo gli permetterebbe di ‘sfruttare’ la maggiore efficienza di Claudia, mentre Claudia non ha niente da guadagnare dallo scambio con un produttore meno efficiente di lei.
- Risposta controintuitiva (vera): in realtà specializzazione e scambio potrebbero essere la scelta conveniente per entrambi.
Cioè anche Claudia potrebbe
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.