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Economia internazionale

Globalizzazione

La globalizzazione è un fenomeno che attraversa trasversalmente tutte le economie. Questo è un fenomeno legato allo scambio di capitali, merci e movimenti di persone in modo sempre più semplice e veloce e, allo stesso tempo, dalla facilità nella comunicazione delle informazioni.

In particolare si può dire che un’economia è globalizzata nel momento in cui l’economia è aperta ovvero il mercato nazionale è aperto al commercio estero e la politica non è protezionista, questo implica che il movimento di merci e capitali con l’estero è libero e tutto questo è possibile quando vi è un’apertura della dimensione politica a livello sovrannazionale.

Operare in un’economia globalizzata vuol dire che un numero sempre maggiore di imprese opera come multinazionale andando a spezzare la propria catena del valore in due diversi modi:

  • O delocalizzando la produzione per abbattere i costi di produzione.
  • O localizzando la produzione vicino al bacino d’utenza, ovvero abbattendo i costi di trasporto da produttore a consumatore.

Nella storia sono avvenute 3 importanti ondate di globalizzazione:

  • Dal 1870 al 1914 la prima ondata è stata caratterizzata dalla colonizzazione del nuovo mondo (Americhe, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa) che è stata caratterizzata da una diminuzione della produzione delle materie prime in quanto si poteva importare da questi paesi colonizzati.
  • Dal 1945 al 1980 c’è stato l’abbandono del protezionismo da parte dell’USA a seguito della grande depressione del ’29 e parallelamente la formazione e la crescita dell’UE.
  • Dal 1980 a oggi con l’avvento delle telecomunicazioni, l’integrazione dei mercati finanziari e la libertà di movimento dei capitali.

La globalizzazione porta con sé sia aspetti positivi che negativi da valutare caso per caso.

Tra gli aspetti positivi della globalizzazione troviamo:

  • La possibilità di trovare un maggior numero di beni ad un prezzo minore.
  • Semplicità di investimento anche nei mercati esteri.
  • Aumento del GDP (PIL) mondiale quindi anche un aumento della distribuzione della ricchezza.
  • Maggiore semplicità nella migrazione di persone, beni, servizi o capitali con minori costi di transazione.

Tra gli aspetti negativi della globalizzazione invece troviamo:

  • Integrazione di capitali che comporta una velocità di contagio di eventuali crisi accelerata e le crisi sono molto più pericolose.
  • La concentrazione della ricchezza è maggiore.
  • Le migrazioni possono comportare problemi sociali e politici che minano la stabilità politica e sociale degli stati, specialmente in momenti di crisi.

Il pensiero economico dominante è altamente favorevole alla globalizzazione poiché il liberismo economico crea ricchezza e libertà politica; negli ultimi 5 anni però sono emerse opposizioni alla globalizzazione sia a livello politico come isolazionismo (Politica di disinteresse nei confronti delle vicende internazionali, favorita da ragioni storiche e geografiche oppure da reazioni psicologiche o da calcoli politici), nazionalismo (Nazionalismo economico, politica economica mirata a rendere completamente autosufficiente la nazione mediante il potenziamento delle risorse interne e l'adozione di misure protezionistiche da parte dello stato) e sovranismo (dottrina politica che sostiene la preservazione o la re-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato quindi, in questo caso, l’indipendenza sull’emissione di moneta nazionale, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali) sia a livello sociale nei movimenti no-global che evidenziano gli aspetti negativi della globalizzazione prima citati e aggiungendo problemi legati alla riduzione delle protezioni del lavoro.

I problemi alla globalizzazione sono per diversi:

  • Fluttuazioni elevate e squilibri sul mercato valutario e dei capitali.
  • Crisi finanziarie sui mercati emergenti.
  • Crescita lenta o bloccata in gran parte d’Europa e Giappone e contemporaneo fenomeno di disoccupazione elevata.
  • Costi elevati di adattamento ai modelli di liberismo globalizzato da parte di vaste aree del mondo caratterizzate da paesi in via di sviluppo o developing, quindi la permanenza di una vasta povertà.

Economia internazionale

Gli stati sono oggi collegati attraverso il commercio di beni e servizi (commercio reale), i flussi monetari, gli investimenti e il movimento di persone.

In tempi recenti s’è visto che il tasso di crescita delle esportazioni è cresciuto ad una velocità molto più significativa rispetto il tasso di crescita della produzione che è cresciuto ad un tasso quasi lineare nel tempo.

L’economia internazionale è diventata un tema sempre più importante dal momento in cui l’integrazione sovrannazionale dei mercati sta diventando sempre più importante e diffusa; essa merita una trattazione autonoma in quanto la caratteristica più rilevante che differenzia il commercio locale dal commercio internazionale è che quest’ultimo presuppone che i soggetti attuanti uno scambio sono paesi indipendenti e che le scelte politiche economiche di economia aperta influenzano reciprocamente tutte le economie partecipanti allo scambio, compresa quella attuante la scelta.

Ponendosi in un’ottica di economia aperta, sorgono tuttavia dei problemi specifici che nell’economia studiando lo scambio interno ad un paese non sorgono come ad esempio:

  • Vantaggi e svantaggi di un ipotetico accordo commerciale.
  • Effetti che provoca un paese che non rispetta le regole del gioco e se/quali ritorsioni adottare.

Una ritorsione ha lo scopo di rendere credibile un accordo ma solleva diverse questioni sul chi debba pagarla, chi ne trarrebbe guadagno, quanto potrebbe costare una ritorsione...

Una diversa risposta alla deviazione potrebbe essere una guerra commerciale portata avanti attraverso dazi, blocchi all’entrata, etc.; allo stesso modo però anche in tal caso sorgono interrogativi riguardanti gli effetti, la loro estensione e intensità e la loro efficacia a livello micro (singole imprese e cittadini).

Alcuni studi affermano che maggiore è la frammentazione della catena del valore tra diversi stati (maggiore è la struttura multinazionale), maggiore è l’esposizione a danni derivanti da guerre doganali in quanto il rischio che uno stato dove si produce una parte di bene venga colpito è molto alta, il costo complessivo ogni volta che un bene si sposta aumenta quindi i danni sarebbero molto maggiori.

Paesi di piccole dimensioni beneficiano estremamente dal commercio internazionale in quanto tanto più un paese è piccolo, tanto più dipende dall’estero poiché non avrà sufficienti materie prime. Un paese piccolo avrà una grande importazione di materie prime e parallelamente una grande esportazione di beni finiti.

Questi paesi però, essendo molto dipendenti dal commercio estero, soffrono estremamente le guerre commerciali in quanto vedono minato il loro elevato commercio estero.

Lo scambio internazionale comporta però anche diversi benefici:

  • Varietà di beni consumabili in quanto potrebbe risultare impossibile la produzione di un bene in quanto vi sono avverse condizioni.
  • Maggiore quantità ad un minor prezzo derivante da vantaggi di economia di scala, economie di specializzazione e di concorrenza tra produttori, anche a livello internazionale; il commercio può aumentare anche la possibilità di esportare i beni la cui produzione utilizza le risorse abbondanti e importare quei beni che hanno produzione che utilizza risorse scarse.
  • Commercio di capitali sotto forma di traslazione del potere d’acquisto nel tempo.
  • Guadagni derivanti dai flussi migratori in termini di forza lavoro.

Libero scambio: pro o contro

La teoria economia è chiamata a rispondere se convenga o meno aprirsi allo scambio, per quali beni e fino a che punto. Vi sono diverse tesi sull’argomento del commercio internazionale:

  • Ipotesi mercantilistica prevede di massimizzare l’esportazione andando a rendere nulla l’importazione in modo da aumentare il potere commerciale del paese e il benessere per i cittadini.
  • Ipotesi liberista prevede invece una forma di economia aperta focalizzata sulla produzione e l’esportazione delle produzioni efficienti (basate su economie di scala, specializzazione, scopo...) e parallelamente l’importazione di tutte quelle produzioni che, per condizioni non favorevoli, risultano inefficienti.

A livello aggregato il libero scambio rimane comunque un fenomeno che porta notevoli benefici al paese, tuttavia andando ad analizzare a livello micro, questo potrebbe danneggiare particolari categorie di produzione.

Chi esporta e perché?

L’economia internazionale riflette sulle ragioni che guidano la struttura dei flussi commerciali:

  • A volte la ragione risiede proprio nella dotazione naturale di uno stato rispetto ad un altro stato riguardo le materie prime che possiede.
  • Differenze tra le produttività del lavoro anche a livello di competenze e Know how.
  • Del modo in cui le dotazioni relative di capitale, lavoro e terra sono combinate e utilizzate nella produzione di beni diversi.

I temi dell’economia internazionale sono parallelamente soggetti alle scelte dei policy maker ovvero delle scelte politiche dei governi attraverso alcune specifiche decisioni:

  • Dazi ovvero tasse sull’import/export.
  • Quote ovvero restrizioni quantitative.
  • Sussidi all’esportazione sotto forma di pagamenti.
  • Altri interventi.

E dalla costruzione di relazioni internazionali che vadano a rafforzare il commercio internazionale che intercorre tra quei paesi.

Modello gravitazionale (gallo)

Il commercio internazionale

L’andamento di esportazioni e produzioni mondiali dal 1950 ad oggi è cresciuto molto, in particolare le esportazioni hanno avuto una crescita molto forte (rispetto la crescita del PIL) che ha portato dall’inizio degli anni 90 ad una crescita esponenziale delle esportazioni.

Esiste una forte relazione empirica tra le dimensioni dell’economia di un paese e il volume delle sue importazioni ed esportazioni poiché:

  • Paesi più grandi producono più beni e servizi quindi hanno un’offerta maggiormente differenziata e diversificata per il mercato estero.
  • Paesi più grandi generano più reddito dalla vendita di beni e servizi quindi i loro residenti sono in grado di importare di più.

Andando ad analizzare la quota di commercio di ciascun paese europeo sul commercio totale degli Stati Uniti con l’UE vediamo che questa è approssimativamente uguale alla quota del paese sul PIL europeo.

La dimensione di un’economia è direttamente correlata al volume di importazioni ed esportazioni: paesi più grandi producono più beni e servizi quindi hanno più prodotti da vendere sul mercato estero, allo stesso tempo questi generano più reddito dalla vendita di beni e servizi quindi i loro residenti hanno maggiori possibilità di importare.

La distanza tra due mercati però influenza i costi di trasporto e di conseguenza anche il costo di importazioni ed esportazioni.

Altri fattori che influenzano il commercio sono anche le affinità culturali che spesso saldano i legami economici, le imprese multinazionali che collegano due paesi tra loro e i confini nazionali sia a livello geografico di accessibilità, sia a livello politico e burocratico sotto l’aspetto di tariffe, problemi di cambio e formalità burocratiche.

Modello gravitazionale

Modello gravitazionale ( ) = Dove: è il valore del commercio tra il paese i e il paese j è una costante è il Pil del paese i è il PIL del paese j è la distanza che intercorre tra il paese i e il paese j.

A; b; c sono delle costanti che assumono valore compreso tra 0 e 1 e indicano quanto tali valori spiegano la dimensione e la dipendenza del commercio estero. Quanto più tali valori passano da 1 a 0, tanto più il coefficiente è inefficace a spiegare il commercio.

Il modello gravitazionale funziona perché economie molto grandi hanno redditi molto elevati e tendono ad attrarre quote elevate di spesa da altri paesi in quanto producono una vasta gamma di beni.

Tutte le stime dei modelli gravitazionali mostrano un forte effetto negativo della distanza sul commercio internazionale: un aumento dell’1% della distanza tra due paesi è associato ad un calo compreso tra lo 0,7% e l’1% del commercio tra 1 quei paesi.

Diversamente fungono invece da propulsore per il commercio internazionale gli accordi commerciali (es. Schengen Area) che assicurano diverse tipologie di beni l’esenzione da dazi o altre tipologie di barriere commerciali. Se un accordo è efficace, deve portare a volumi di commercio fra i paesi significativamente maggiore di quanto si possa prevedere dal PIL dei due paesi e la distanza che li separa.

Cambiamenti della struttura del commercio

Gli effetti della distanza sono diventati nel tempo sempre più deboli nel tempo grazie al continuo progresso tecnologico che ha contraddistinto il periodo recente, tuttavia la storia mostra anche che fattori politici possono compensare gli effetti del progresso tecnologico: il commercio internazionale è cresciuto molto tra il 1870 e il 1913, tuttavia due guerre mondiali, la Grande Depressione degli anni ’30 e il diffuso protezionismo hanno contribuito in modo determinante a scoraggiare il commercio internazionale. Fino i primi anni ’70 la globalizzazione non è mai riuscita a tornare ai livelli precedenti la prima guerra mondiale.

Oltre alle difficoltà derivanti dal commercio fisico dei beni è cambiata con il tempo anche la tipologia di beni e servizi che sono scambiati a livello internazionale: in anni recenti i moderni mezzi di comunicazione hanno reso possibile il commercio di nuove tipologie di beni o servizi. L’esempio più semplice è la diffusione dei centri d’assistenza all’estero, questo fenomeno è noto come offshoring di servizi.

L’offshoring riguarda tutti quei servizi che possono essere forniti elettronicamente a grandi distanze con una riduzione minima o nulla della qualità.

Una trasformazione più recente è invece avvenuta con l’aumento delle esportazioni di beni manufatti dai Paesi del terzo mondo e dai paesi in via di sviluppo. Fino agli anni ’70 questi paesi esportavano prevalentemente beni primari, da quel momento in poi è avvenuta una rapida crescita del commercio di manufatti a discapito dei beni primari.

Il modello gravitazionale fornisce un primo modello teorico, efficiente, per spiegare il commercio internazionale: un secolo fa le esportazioni dipendevano dal clima, dalle distanze e dalle dotazioni di risorse naturali di un paese, oggi invece si sono ridotte alle risorse create dall’uomo; rimane però centrale il tema politico sovrannazionale che influenza pesantemente il commercio internazionale (libero commercio vs protezionismo).

Estensione del modello gravitazionale e accordi commerciali

Il modello di gravità racconta che PIL e distanza tra due paesi sono le determinanti della quantità di scambi che avviene tra due paesi, tuttavia nella realtà questi non sono gli unici due fattori. Esistono numerosi altri fattori che collaborano a determinare la mole di scambi tra due paesi e ci sono indicatori da integrare al modello gravitazionale di base per rendere quanto più sartoriale a dare una rappresentazione veritiera della realtà.

Dalla definizione di stima del PIL in economia aperta sappiamo che Y= C + I + G + (E – I).

Da questa equazione sappiamo che le esportazioni, in un’economia affetta da una sempre maggiore integrazione sovrannazionale, rappresentano oltre il 30% del PIL e crescono in proporzione più velocemente del PIL quindi sono una componente sempre più importante nella composizione del PIL nazionale andando ad influenzare direttamente la crescita dei paesi.

Rispetto il modello base del modello di gravità è necessario integrare, in quanto influenzano il commercio internazionale, dei fattori che sono stati introdotti nelle recenti ondate di globalizzazione come: tecnologia sotto forma di tecnologia di produzione in serie lunga (disintegrazione in verticale della catena produttiva), trasporti sempre più efficienti, comunicazioni e tecnologie di conservazione e movimentazione dei prodotti.

Economia sotto vari aspetti:

  • Diffusione della disintegrazione del processo produttivo (multinazionale).
  • Facilità dei mezzi di pagamento.
  • Crescita economica del reddito, dei consumi e degli investimenti.
  • Differenziazione dei gusti e stili di consumo differenti in relazione al livello di reddito.

Cultura quindi l’aumento dei viaggi dovuto ad una maggiore conoscenza della lingua (che aumenta le possibilità di scambi linguistici quindi anche commerciali con altri paesi) e flussi migratori.

Politica attraverso lo sviluppo di istituzioni di sostegno, spesso a livello sovrannazionale, distensione politica tra le nazioni, assenze di conflitti e il conseguente avvicinamento geopolitico dei paesi e della volontà di accrescere il confronto e l’integrazione politico-commerciale (anche attraverso accordi, organizzazioni sovrannazionali politiche e umanitarie).

È stata inizialmente ricercata e rafforzata la dimensione regionale dell’UE e degli USA e che viene ora ampliata dalla ricerca della dimensione regionale da parte dell’Asia e dell’America Latina.

Beggar thy neighbour policy

Beggar thy neighbour policy

A livello politico è interessante considerare però, come fattore negativo, le beggar thy neighbour policies ovvero delle politiche aggressive che sono state attuate

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LP30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Luppi Barbara.
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