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Il sistema agroalimentare italiano

Concetto di sistema agroalimentare

Si parla di sistema poiché l’economia agricola è parte di un sistema produttivo più ampio che la mette in relazione con i settori "a monte e a valle", al centro di una catena complessa che si lega con i settori che forniscono prodotti che l’agricoltura usa come input (a monte) e l’agricoltura stessa, a sua volta, fornisce prodotti che vengono inseriti in un processo di trasformazione (a valle della produzione).

A monte, dunque, troviamo l’industria che fornisce all’agricoltura macchine, prodotti chimici, etc., e che ha l’agricoltura come settore di sbocco; a valle troviamo l’industria che trasforma i prodotti agricoli, la distribuzione che li porta sui mercati e, infine, i consumatori.

Importanza del sistema agroalimentare

La maggior parte dei prodotti consumati subisce processi di trasformazione rispetto alla fase produttiva iniziale, in alcuni casi questo è evidente (grano trasformato in pasta o biscotti), ma ciò riguarda anche prodotti freschi (come insalata o frutta), che subiscono processi di trasformazione che portano il prodotto sulle nostre tavole (lavaggio, taglio, stock).

È una catena che complessivamente è importante all’interno del sistema economico nazionale: il sistema agroalimentare italiano è uno dei cardini dell’economia nazionale.

Contributo al PIL e occupazione

Guardando al solo settore primario, l’agricoltura in termini di PIL è un settore residuale (pesa circa il 2%), ma guardando all’industria alimentare che prende il prodotto dell’agricoltura e lo rende consumabile (guardando, dunque, alla catena) il peso arriva al 4%; includendo anche i settori collegati (commercio/ingrosso/dettaglio, ristorazione e servizi legati al cibo) il sistema si colloca su un peso pari al 15%.

L’agricoltura è un settore marginale nei sistemi economici avanzati, ma guardando a tutto il sistema che ruota attorno ad essa (a monte e a valle) si mette insieme un "settore", quello agroindustriale, che raggiunge il 15% in termini di PIL e 12% in termini di occupazione.

Componenti del sistema agroalimentare

Si parla dunque di una componente del sistema economico che ha un’importanza – in termini di contributo al PIL – probabilmente maggiore di importanti settori come quello automobilistico. Ha, inoltre, forti implicazioni sull’equilibrio ambientale, sociale e territoriale.

Ci si riferisce a questo sistema con due termini: sistema agroalimentare o sistema agroindustriale. Nel concetto di agroindustriale sono inclusi anche i prodotti provenienti dall’agricoltura ma non destinati all’alimentazione (es: fibre tessili o tabacco).

Occupazione nel settore agricolo

L’agricoltura è un settore residuale anche per quanto riguarda l’occupazione (peso del 4/5%). Il settore principale è quello dei servizi.

Negli ultimi anni c’è una quota crescente degli occupati in agricoltura per un’inversione di tendenza, grazie al fatto che l’agricoltura offre servizi e l’impiego della nuova occupazione è legato alla capacità del settore agricolo nel fornire servizi imprenditoria giovanile in agricoltura legata alla fornitura di servizi.

Composizione del sistema agroalimentare

Composizione del sistema agroalimentare nelle sue diverse componenti:

  • Agricoltura
  • Trasformazione
  • Distribuzione
  • Commercio ingrosso/dettaglio
  • Servizi di ristorazione

Bioeconomia

La bioeconomia unisce settori e comparti che usano risorse biologiche, ovvero tutto ciò che viene prodotto a partire da elementi che si trovano in natura. Ci sono anche altri settori non alimentari che originano da materie biologiche, come ad esempio il settore cosmetico.

Questo concetto di "bioeconomia" si amplia sempre di più grazie alla tecnologia: tecnologie che permettono di riciclare i materiali di scarto, ad esempio ("bioplastiche" o "biofertilizzanti" a partire da scarti agricoli).

Tale concetto si lega anche alla circolarità del sistema produttivo: output di un determinato prodotto diventa input (=fattore di produzione) per un altro settore.

Catena del sistema agroalimentare

A monte ci sono i settori come industria chimica e meccanica che forniscono prodotti come fertilizzanti, diserbanti (chimica) e macchinari per la produzione (meccanica). Tali settori sono molto forti in Italia. I prodotti agricoli finiscono in industria dove subiscono i processi di trasformazione, per poi venire distribuiti su tutto il territorio, per arrivare all’ultimo tassello quali i consumatori.

Composizione del quadro

La componente agricola del sistema è in forte evoluzione, come emerge dai censimenti e come testimoniano le "attività connesse all’agricoltura" in crescita (agriturismi, offerte di servizi turistici).

L’industria alimentare è fortemente dicotomica: al suo interno ci sono grandi multinazionali che hanno un ruolo importante nel produrre il fatturato di questa industria (es. Nutella) ma anche piccole industrie a carattere artigianale su scala locale, che convivono con le grandi multinazionali (ad esempio: marche di birra molto globalizzate – Heineken – ma anche birrifici del territorio locale; due settori che hanno raggi d’azione diversi e non in diretta competizione tra loro).

Distribuzione e consumi

Il passaggio tra "industria" a "distribuzione" avviene attraverso la cosiddetta grande distribuzione organizzata, molto importante (supermercati e ipermercati, che stanno crescendo molto in Italia).

Ci sono, poi, le modifiche dei consumi e dei gusti del consumatore: avviene una destrutturazione dei pasti e un aumento dei consumi fuori casa (HORECA: hotel – ristoranti – caffè) e maggiore attenzione alle caratteristiche del prodotto (consumo equo e solidale, attenzione alle etichette).

Trasformazioni e innovazioni nell'agricoltura

I consumatori sono più esigenti e quindi la catena dell’offerta si adegua a queste nuove esigenze. Avvengono così le grandi trasformazioni dell’agricoltura in questa fase di adattamento (processi di trasformazione), con due fasi principali.

Una prima fase è caratterizzata da tassi di crescita più alti rispetto agli altri settori, processo di industrializzazione del settore agricolo, in cui si è costruita una filiera del sistema in cui l’agricoltura si è integrata nel sistema economico. C’è stato un aumento della produttività (progresso tecnico) e una progressiva integrazione nel "sistema".

Una seconda fase c’è stata nei primi anni ’80, con una fase di rallentamento della crescita a causa di esigenze diverse. L’agricoltura era diventata un settore altamente inquinante, dunque la crescente attenzione all’ambiente ha portato alla riduzione dell’utilizzo di prodotti inquinanti e si è spostata l’attenzione sulla qualità dei prodotti consumati, rallentamento della capacità produttiva, diminuzione della produzione intensiva, diversificazione delle attività svolte nelle aziende agricole e dei prodotti e servizi forniti dal settore, multifunzionalità dell’agricoltura.

Caratteristiche dell'agricoltura italiana

Tratti caratteristici dell’agricoltura italiana: ci sono sia caratteristiche specifiche simili ai paesi industrializzati europei sia caratteristiche specifiche del territorio.

Asse portante dell’agricoltura italiana sono le aziende familiari (95% del totale). Questo modello è dominante in Europa. Molte aziende sono pluriattive: all’interno della famiglia ci sono membri che svolgono anche attività esterne all’azienda.

Molte aziende fanno affidamento al cosiddetto "contoterzismo" (in agricoltura il contoterzista è un fornitore di servizi agro-meccanici e tecnologici ad agricoltori terzi) per quanto riguarda l’apporto di macchine e per eseguire le lavorazioni in azienda. Ciò favorisce la pluriattività.

Diversificazione delle attività agricole

Ci sono aziende specializzate che forniscono macchinari all’azienda che lo richiede. Processi di diversificazione delle attività in azienda: le aziende non producono più solo prodotti agricoli in senso stretto (alimenti e materie prime per l’industria) ma anche beni e servizi differenziati (turismo, prodotti trasformati, servizi di ristorazione, servizi sportivi, terapeutici, didattici, etc.).

Comparti della produzione agricola

Branca ASP: agricoltura – silvicoltura – pesca come si compone il valore della produzione che avviene nel settore primario? Oltre alla fetta principale – la parte agricola – ci sono due settori importanti quali silvicoltura e pesca.

  • Agricoltura composita e differenziata
  • Importazioni ed esportazioni
  • Produzioni destinate al consumo finale
  • Produzioni zootecniche

Produzione agricola in Italia

Il frumento duro/frumento tenero: l’Italia ha poca superficie coltivabile, parte del grano è importato dall’Est Europa, in particolare dall’Ucraina. L’Italia, appunto, importa anche materie prime, le trasforma e le vende.

Attività connesse all'agricoltura

Le attività connesse sono attività di supporto es. all’attività primaria (es. attività di supporto all’allevamento, attività extra come il contoterzismo, prima lavorazione dei prodotti agricoli nelle aziende, manutenzione del terreno) e le attività secondarie, associate alle attività agricole ma ne sono meno dipendenti (es. trasformazione dei prodotti vegetali, trasformazione del latte, attività ricreative e sociali, attività di scarto come nella raccolta dell’uva).

Pesca e uso del suolo

Anche la produzione forestale ha prodotti che rientrano nel sistema economico-produttivo: pesca settore che riguarda l’intera penisola ad eccezione delle regioni che non hanno sbocco sul mare. Nonostante l’Italia abbia una tradizione forte di produzione e consumo, siamo molto dipendenti dall’importazione, in particolare dal Sud-Est Asiatico.

Uso del suolo: coltivazioni legnose agrarie (tra cui: olio e vite), seminativi, prati permanenti (zone di pascolo, tipiche delle zone alpine). Nelle regioni di pianura (come Emilia Romagna) prevalgono le colture seminative.

La realtà produttiva agricola italiana

La realtà produttiva agricola italiana è molto composita: ci sono tante tipologie produttive, dietro cui ci sono aziende diversificate (specializzate nella produzione di pochi prodotti, che hanno mantenuto una forte diversificazione, che diversificano verso produzioni non strettamente agricole ma mantenendo lo stato di azienda agricola – come gli agriturismi – o quelle a scopo residenziale, dove l’agricoltore vive, produce per sé ma non a scopo commerciale).

Dall’ultimo censimento dell’agricoltura (2012) si è contato in Italia 1,6 milioni di aziende in Italia su circa 12 milioni di ettari.

Politica Agricola Comune (PAC)

Nell’agricoltura italiana si trovano tutti gli elementi del Modello di agricoltura europeo a cui si ispira la Politica Agricola Comune (PAC). L’agricoltura è stata modellata da una politica comune, quindi si parla di tale modello al cui interno coesistono le seguenti caratteristiche:

  • Agricoltura integrata all’interno di un sistema di filiera
  • Agricoltura fatta di piccole unità familiari (spesso con pluriattività)
  • Agricoltura di residenza o hobby (autoconsumo e non impresa commerciale)
  • Agricoltura multifunzionale (binomio stretto tra attività agricola e ambiente)
  • Agricoltura diversificata (con funzioni nuove, quali ricreative, sociali, economiche)

Collocazione delle aziende agricole

In Italia le aziende sono collocate soprattutto al sud e al nord-est; sono relativamente piccole, più del 10% delle aziende sono inferiori all’ettaro. Al 2018 in Italia ci sono circa 1 mln di aziende agricole e la superficie media rispetto al censimento è cresciuta (12 ettari), quindi le aziende si sono mediamente allargate.

Dimensione delle aziende agricole

Facendo riferimento al censimento del 2012, il dato medio era circa 8 ettari con una grande differenza tra sud (in cui prevale la piccola azienda) e nord-ovest. C’è produzione in serra – caratterizzata da dimensioni molto piccole ma molto intensive (tale tipo di produzione, intensiva su superfici piccole, genera molto inquinamento).

Gli addetti nelle aziende sono così distribuiti: la grande maggioranza delle aziende ha un solo addetto; le aziende che superano i 50 addetti sono praticamente inesistenti (a causa della prevalenza di aziende familiari).

Evoluzione delle aziende agricole

Nel tempo, le aziende molto piccole si sono ridotte per fare spazio alle aziende sopra i 50 ettari. È un fenomeno positivo perché le aziende molto piccole non sono adatte a produrre per il mercato.

Produzione agricola e dimensione economica

Produzione lorda: corrisponde al fatturato dell’impresa e rappresenta il valore della produzione agricola (con tutte le attività annesse comprese), tutto ciò che viene prodotto ed eventuali contributi pubblici al settore. A volte si indica anche come produzione "vendibile" poiché rappresenta la produzione venduta attraverso canali commerciali (nel caso di aziende che producono per autoconsumo e di attività informali non si parla di PL).

Valore aggiunto netto (VAN): PL – costi correnti, al netto dei costi correnti (fattori di consumo non aziendali, servizi di terzi, ammortamenti, etc.)

Reddito netto: è la remunerazione dell’imprenditore e della sua famiglia, rappresenta il reddito che l’azienda produce e fornisce all’agricoltore e alla sua famiglia per il lavoro apportato e il rischio imprenditoriale, e per il loro sostentamento.

Piccole e medie aziende agricole

Parlando di piccole e medie aziende si fa riferimento alla dimensione fisica, ma è opportuno guardare anche alla dimensione economica (spesso le due vanno di pari passo, ma non sempre: nel caso delle serre, nonostante siano piccole generano molto fatturato). Tendono ad aumentare le aziende che producono alto fatturato mentre si riducono quelle con un fatturato ridotto. Ci sono aziende che hanno una produzione standard sopra i 100.000€ che gestiscono metà della SAU (Superficie Agricola Utilizzabile).

Dimensione economica (DE) delle aziende

Con la Dimensione Economica (DE) si fa riferimento ad una produzione standard in agricoltura si ragiona in termini standard, ovvero si presuppone che date determinate caratteristiche dell’azienda – dimensione, specializzazione e territorio – ci si attende che il fatturato corrisponda a un tot (valutazione presunta che prende il nome di produzione standard).

Bisogna accostare alla dimensione fisica la dimensione economica: come decidere se un’azienda, dal punto di vista economico, è da considerarsi piccola o grande?

Soglie di dimensione economica

Il Censimento suddivide le aziende censite in base alla loro DE, individuando diverse classi. Hanno come riferimento due soglie:

  • Soglia inferiore a 8000€ l’anno come fatturato medio annuo: corrisponde a un valore di riferimento inferiore ad una pensione media, attività che non produce reddito. Aziende non imprese.
  • Soglia “comparabile”: 15000€, così ci si può sostentare con l’attività agricola. Aziende imprese.

Dati del censimento

Dai dati del censimento (1.6 mln di aziende) risulta che il 62% delle aziende ha una soglia di dimensione economica inferiore alla soglia di 8000€, quindi sono aziende che non possono stare sul mercato (la persona in questione avrà un reddito secondario, non vive della sola attività agricola). Rimangono 602mila aziende di cui 177mila oscillano tra 8mila e 15mila (aziende pluriattive, condotte in maniera part-time).

452mila aziende (26% del totale) hanno una DE superiore ai 15mila€ e possono essere considerate imprese che producono un fatturato tale da remunerare completamente il/i dipendente/i.

Dimensione media delle aziende

Guardando al censimento, la dimensione media delle aziende è di circa 8 ettari ma guardando alle 452 mila aziende-imprese si nota che queste hanno una dimensione ben superiore (23 ettari circa).

Canali di vendita

La maggior parte delle aziende che vendono lo fanno attraverso canali tradizionali, ma anche in altri modi: di 1.620.884 aziende, 839 mila vendono il proprio prodotto (52%); di queste, il 14% direttamente al consumatore, lo 0.8% con commercio elettronico (vendita online), il 17% tramite altre aziende, l’11% in industria, il 43% in imprese commerciali e il 38% tramite cooperative.

Età degli imprenditori agricoli

Dato interessante è che l’età dell’imprenditore si abbassa notevolmente passando dalle aziende “non imprese” alle imprese, e soprattutto alle imprese più grandi (dimensione economica) le grandi imprese sono condotte con approccio imprenditoriale da imprenditori giovani, mentre quelle piccole sono spesso condotte da agricoltori in età pensionata. Man mano che ci si sposta da aziende non imprese ad aziende-imprese l’età del conduttore agricolo si abbassa.

Settore seminativo e zootecnico

Aziende con fatturato minore di 8 mila si concentrano nei settori seminativi, mentre aziende del settore zootecnico sono prevalentemente grandi imprese. Per quanto riguarda la dimensione economica, si concentra nelle aziende più grandi. In alcuni casi, ci sono condizioni di sofferenza economica per le aziende molto piccole.

Profili imprenditoriali

Profili imprenditoriali: da uno studio (Osservatorio imprese agricole – Agri2020) vengono evidenziati due profili imprenditoriali in agricoltura.

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulimazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politica agroalimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof De Filippis Fabrizio.
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