2 parziale economia di Internet 9 CFU
Prof. Mazzocchi; 2023/2024
Indice
- Oligopolio sui prezzi……………………………………………………………………………………………………………pag. 2
- Internet, economia digitale e teoria economica …………………………………………………………pag. 6
- Economia dell’interconnessione……………………………………………………………………………………pag. 10
- Accesso a Internet e discriminazione dei prezzi…………………………………………………………..pag. 13
- Accesso a Internet e metodi complessi per la determinazione del prezzo…………………………
- Le caratteristiche di base dei mercati digitali……………………………………………………..………pag. 26
- Un’introduzione ai mercati e alle piattaforme a due versanti………………………………pag. 30
- I mercati con effetti di rete diretti…………………………………………………………………….……pag. 36
- Le caratteristiche di base delle piattaforme bilaterali e il problema del pricing…...
1) Oligopolio sui prezzi: modello di Bertrand
Bertrand propone come alternativa questo modello a quello di Cournot. Bertrand affermava che nei mercati oligopolistici se non si assume che siano le imprese a fissare i prezzi, è difficile individuare quale altro soggetto lo possa fare. Questo perché in Cournot e anche in concorrenza perfetta non è chiaro chi fissa il prezzo. Nel modello di Bertrand le imprese fissano i prezzi anziché l’output.
Per illustrare l’equilibrio di Bertrand facciamo le stesse ipotesi dell’esempio di Cournot:
- Nessun profitto: due imprese (duopolio).
- Prodotto omogeneo: Q = q1 + q2.
- Un solo periodo.
- Domanda: Q = 1,000 – 1,000p.
- Ogni impresa ha costi medi e marginali costanti pari a 28 centesimi per unità di output.
La differenza è che le imprese non decidono la quantità ma il prezzo.
Il comportamento della singola impresa
Ogni impresa sceglie il prezzo, e le due imprese eseguono simultaneamente le proprie scelte.
Per questa ragione, al fine di massimizzare il proprio profitto ogni impresa deve formulare una previsione sul prezzo che verrà fissato dalla rivale (come in Cournot).
In base a tale previsione, ogni impresa massimizza il proprio profitto data la sua curva di domanda residuale.
La curva di domanda residuale si costruisce in questo modo: se l’impresa 1 fissa un prezzo pari a p1, l’impresa 2 si trova in una condizione per cui:
- Se fissasse un prezzo superiore a p1, la domanda di mercato sarebbe pari a zero. Questo perché dato che la singola impresa può soddisfare l’intera domanda di mercato, dato che non ci sono vincoli sulla capacità produttiva, se una delle due fissa un prezzo più basso i consumatori si rivolgono all’impresa che fissa il prezzo più basso dato che i prodotti sono omogenei.
- Se fissasse un prezzo allo stesso livello di p1, quindi p2 = p1, le imprese si dividono il mercato.
- Se fissasse un prezzo inferiore a p1, si trova davanti a sé tutta la domanda di mercato.
Questa guerra dei prezzi si arresta nel momento in cui entrambe le aziende fanno pagare 0.28, nessuna impresa ottiene un incremento del profitto modificando il suo prezzo. Se un’impresa abbassa il prezzo ottiene una perdita (perché il prezzo è inferiore al costo marginale e medio). Di conseguenza l’unico possibile equilibrio di Bertrand o equilibrio di Nash nei prezzi è p = MC = 0.28.
L’equilibrio di Bertrand corrisponde all’equilibrio di concorrenza perfetta.
Anche nel caso del modello di Bertrand possiamo ragionare sulle curve di reazione.
Nel caso di Bertrand considerando che la variabile strategica è il prezzo andiamo a mettere sulle assi p1 e p2. La bisettrice del primo quadrante qui è tratteggiata perché siccome le imprese si “rincorrono”, le due funzioni di reazione si collocheranno a ridosso della bisettrice.
I primi punti da collocare per tracciare le funzioni di reazione sono:
- Punto che corrisponde al punto minimo di prezzo per il quale vale il rincorrersi del fissare i prezzi al ribasso. (0.28 costo marginale).
- Il punto 0.64 è il prezzo che verrebbe fissato dal monopolista se si trovasse ad operare in questo mercato con questa struttura dei costi e questa curva di domanda.
Funzioni di reazione
p 2 45°
p = R (p )1 1 2
0.64 p = R (p )2 2 1
0.28 Equilibrio di Bertrand p
0.64
0.28 1
Il paradosso di Bertrand
Se l’unico equilibrio possibile nel modello di Bertrand senza vincoli sulla capacità produttiva è l’equilibrio in corrispondenza del quale il prezzo fissato è uguale al prezzo marginale, allora vuol dire che in questo equilibrio viene scambiata la stessa quantità che viene scambiata nell’equilibrio di concorrenza perfetta.
L'equilibrio di Bertrand è controintuitivo: fintanto che ci sono almeno due aziende, il prezzo di equilibrio è uguale al costo marginale (ovvero è uguale a quello che prevarrebbe se il mercato fosse quello concorrenziale).
Il surplus della collettività è massimizzato, come in concorrenza perfetta.
Deve tuttavia valere un presupposto forte: le imprese non hanno una capacità produttiva limitata.
Il modello di Bertrand con vincoli di capacità
Qualche anno più tardi rispetto alla proposta di Bertrand, Edgeworth dimostrò che se l’impresa ha una capacità produttiva limitata non esiste equilibrio statico di Bertrand con un unico prezzo. Questa è un’ipotesi più realistica.
Supponiamo che il precedente esempio di Bertrand sia modificato in modo che la capacità produttiva massima di ciascuna impresa sia 360, pari alla metà della quantità richiesta dal mercato a un prezzo pari al costo marginale.
Andiamo a vedere se l’equilibrio di Bertrand è ancora un equilibrio.
Modello 1
1.00 MC
In questo modello, date le ipotesi, non viene raggiunto alcun equilibrio. Le imprese alternano fasi di guerra di prezzi con comportamenti monopolistici sulla domanda residua.
0.64 residua.
La guerra dei prezzi si verifica fino a quando il Domanda residuale prezzo raggiunge un valore pari a 0.37, quando
0.46 i profitti dell'azienda sono gli stessi di quando
0.37 fissa un prezzo di 0.46 e vende 180 unità di Residual Domanda MR produzione. Infatti:
0.28 di mercato 0.37 − 0.28 ( 360 = 0.46 − 0.28 ( 180 = 32.4
Q, q180 360 720540 1
Spiegazione
- Costruiamo la curva di domanda di mercato e la curva MC, particolare rispetto al solito perché ha un tratto orizzontale e interseca l’asse delle ordinate in corrispondenza del valore di 0.28 fino però ad un determinato livello, cioè la capacità produttiva massima (360). Infatti, ha un angolo proprio su questo punto in poi.
Se una delle due imprese volesse aumentare la propria produttività, assumendo che entrambe abbiano lo stesso limite, il costo marginale schizzerebbe (ecco perché è verticale), con l’obbligo di realizzare un altro impianto.
Se l’impresa 2 fissasse il prezzo più basso possibile (0.28) e arriverebbe alla massima capacità produttiva (360), riuscirebbe a colmare solo metà della domanda di mercato e si troverebbe davanti una curva di domanda residuale orizzontalmente distante da D esattamente di 360 unità di prodotto (360 * 2 = 720).
A questo punto potrebbe comportarsi, nei confronti della propria curva di domanda residuale, come monopolista dato che l’altra impresa ha esaurito la propria capacità produttiva. Se i consumatori vogliono ancora acquistare questo prodotto devono per forza dirigersi da essa.
- Quindi traccia la propria funzione di ricavo marginale (corrisponde alla propria domanda residuale), va ad individuare il punto d’intersezione con MC, ottenendo la quantità ottima da produrre (180) che proiettata sulla Dr troverà il prezzo ottimale (0.46).
Se l’impresa 2 produce 180 * 0.46 ad un MC = 0.28 realizza un profitto positivo a fronte dell’impresa 1 che avrà un profitto nullo. In questo caso, l’impresa 1 troverebbe vantaggioso fissare un prezzo leggermente inferiore a 0.46 dandogli la possibilità, se pur non potendo soddisfare l’intera domanda di mercato dato una capacità produttiva più bassa, di ottenere un profitto positivo (ovviamente sempre inferiore all’impresa 2).
Da questo punto in poi si alternerebbero delle fasi di “guerra dei prezzi”.
NB: 0.37 = livello di prezzo al quale una delle due imprese ottiene un profitto dalla vendita della quantità massima producibile che esattamente uguale al profitto che otterrebbe la sua rivale fissando il prezzo a 0.46.
Quando ci sono dei vincoli sulla capacità produttiva ma essa è molto elevata, non esiste un equilibrio di Bertrand perché la guerra dei prezzi non finisce mai. Viene meno anche all’equilibrio di NASH, condizione per la quale a nessuna delle imprese converrebbe modificare la propria strategia avendo già raggiunto il massimo profitto possibile.
La situazione cambia quando i vincoli sono particolarmente stringenti, questo vuol dire che la quantità massima che due imprese possono produrre insieme corrisponde al massimo punto della funzione di domanda che ha elasticità – 1.
Modello 2
Su questo grafico troviamo la funzione di domanda di mercato; tre rette parallele che indicano le capacità
P A volte il vincolo di capacità produttiva è
particolarmente stringente (con curve di
k + k1 2 domanda e costo lineari, capacità
produttiva massima inferiore alla metà
della dimensione del mercato
concorrenziale).
!P (k + k ) - In questo caso un equilibrio esiste, e
1 2 d corrisponde alla combinazione di quantità e
2 prezzo che consentono il pieno
sfruttamento della capacità produttiva dei
D duopolisti
q1,q2k2k1
Massime dell’impresa 1 (k1) e dell’impresa 2 (k2) e l’ultima come somma delle due (k1 + k2).
Partono dall’asse delle x perché fino a quando Imp. 1 e Imp. 2 devono produrre una quantità inferiore rispetto capacità produttiva massima, il Costo Marginale di produzione è 0 fino a k1 per l’Imp. 1 e k2 per l’Imp. 2. Oltre questi livelli si alza. K1 + k2 è quindi la capacità massima di produzione del settore.
In questo caso l’equilibrio corrisponde all’intersezione tra k1 + k2 e la curva di domanda, perché se una delle due imprese fissasse il prezzo pari a P(k1 + k2), l’altra se lo fissasse più basso esaurirebbe la propria capacità produttiva pur avendo maggior domanda sul mercato da parte dei consumatori (meno profitti).
Se fissasse un prezzo superiore non sarebbe ottimale perché si troverebbe a fronteggiare la funzione di domanda residuale d2 (distante da D come k1 dall’origine). Sostanzialmente converrebbe aumentare la propria capacità produttiva fino a quando RM (ricavo marginale) = MC (costo marginale) ma tutto ciò aumenterebbe l’ammontare dei costi totali, andando quindi ad impostare un prezzo pari a l’Imp. 1.
Agire da monopolista potrebbe essere anch’essa una scelta sostenibile.
2) Internet, economia digitale e teoria economica
Quando parliamo di economia digitale parliamo di un sistema economico che si sviluppa su Internet, esso usa Internet come mezzo di infrastruttura necessario per lo sviluppo di determinate attività.
Nell’ambito dell’economia digitale, convivono e si influenzano reciprocamente due dimensioni della concorrenza fra le imprese, entrambi importanti per comprendere e analizzare questi tipi di economie:
- Dimensione statica (o concorrenza nel mercato): la concorrenza fra le imprese si svolge a tecnologia data, ovvero le imprese conoscono i vincoli tecnologici e la frontiera tecnologica è nota (essa corrisponde al livello più avanzato di sviluppo tecnologico raggiunto). Tuttavia, quando la velocità del cambiamento tecnologico è molto alta, questa dimensione può addirittura essere trascurabile.
- Dimensione dinamica (o concorrenza per il mercato): la concorrenza fra le imprese si basata sulla loro capacità di introdurre innovazioni in ambito tecnologico, che aprono nuovi mercati o aumentano quote di mercato grazie alla capacità di cambiare le condizioni concorrenziali nel mercato esistente.
Questi due tipi di dimensione sono presenti in tutti i mercati, non solo i digitali, inoltre nei digitali si aggiunge un’altra dimensione che non è collegata alla concorrenza fra gli operatori e al funzionamento dei mercati, ma la influenza profondamente:
- Dimensione sistematica: essa evidenzia come le relazioni di rete tra le imprese, influenzano il funzionamento e l'evoluzione dei mercati digitali. Questa forte componente subentra fino a diventare una terza dimensione da tenere in considerazione.
Ciò che davvero differenzia i mercati digitali dai mercati tradizionali è che la competizione avviene in un ambiente di riferimento che ha una dinamica evolutiva interna autonoma, in grado di procedere molto velocemente proprio grazie alle caratteristiche socioeconomico-tecniche del sistema nonché.
Questa circostanza trasforma continuamente i confini dei mercati, gli ambiti e le regole nelle quali la concorrenza si svolge, richiede agli operatori una grande capacità di adattamento, ed è alla base di un continuo processo di selezione naturale che opera su imprese, tecnologie e sistemi di relazioni.
La teoria microeconomica standard
La teoria microeconomica standard (microeconomia neoclassica) ad esempio, ci aiuta a comprendere alcuni processi competitivi che hanno luogo nei mercati digitali. Alcuni esempi possono essere:
- Le strategie di differenziazione dei prodotti/servizi offerti, e le implicazioni di queste strategie dal punto di vista della domanda, dell’equilibrio di mercato ecc.
- Le strategie di discriminazione del prezzo, pratica comune dove le imprese cercano di massimizzare i profitti vendendo lo stesso prodotto o servizio a prezzi differenti per consumatori differenti.
- I legami fra configurazioni di costo (costi sostenuti da un'azienda per produrre beni o servizi), forme di concorrenza e struttura dei mercati.
- Lo svolgimento delle attività che riguardano:
- Relazioni verticali tra aziende.
- Operatori conglomerati, ovvero grandi imprese che operano in più settori.
Risulta più agevole nei mercati digitali grazie alla presenza di piattaforme tecnologiche (ad esempio Google mette a disposizione diverse app con diverse funzionalità).
Tuttavia, la teoria macroeconomica classica fallisce quando si tratta di descrivere i processi che riguardano lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche, gli esiti che queste innovazioni producono e gli effetti sistemici che vengono generati.
I limiti della teoria economica standard: la centralità dell’equilibrio
Le idee fondamentali che troviamo alla base della teoria economica standard sono difficili da applicare per lo sviluppo dei mercati digitali, ora vedremo il perché:
- L'economia è un sistema in equilibrio statico, diversamente dalle economie digitali, che hanno una forte componente dinamica della concorrenza (poiché le imprese sono in continua innovazione e ogni innovazione importante crea squilibrio).
- L'economia è un sistema chiuso, diversamente dall’economia digitale che vira più verso un sistema aperto poiché con l'avvento di Internet, le barriere geografiche e fisiche si sono ridotte, le risorse sono facilmente accessibili e condivisibili, c'è una maggiore collaborazione e interconnessione tra le diverse imprese ecc.
- Il ciclo economico dei mercati non digitali ha fasi di rapida crescita e fasi di rallentamento, determinate da fattori esogeni (provenienti al di fuori del sistema), diversamente dall’economia digitale che è caratterizzata da cambiamenti endogeni (che provengono dall’interno del sistema).
NB: oltre ai tre punti evidenziati prima, possiamo mettere in evidenza come nei mercati classici, le condizioni di mercato sono statiche e tutti gli attori (le imprese) operano secondo lo stesso insieme di conoscenze e regole (quindi si considera che tutti si comportino nello stesso modo), nei mercati dell’economia digitale invece gli agenti elaborano i loro piani in maniera individuale, essi danno forma al mercato dall’interno attraverso le innovazioni apportate e le connessioni tra le parti.
I tentativi di trattare i mercati digitali con la teoria standard, per quanto complicando i modelli matematici, non sempre riescono a cogliere gli elementi fondamentali.
Nella teoria neoclassica tradizionale gli individui perseguono razionalmente il proprio interesse egoistico sulla base dell’utilità soggettiva. Gli economisti hanno assunto che il sistema economico è composto da “agenti rappresentativi” perfettamente razionali e coerenti nelle proprie scelte.
Sviluppi della teoria economica
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