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Economia dei disastri – Prof. Lossani

Mepintasasnomie e fatti stilizzati lezione 1

Possibili disastri

I disastri possono essere di origine umana come cyber attack o attacchi terroristici (es. Torri Gemelle – crisi finanziaria del 2008 – crisi Ucraina – pandemia) oppure possono essere dovuti a eventi naturali (es. il caso attuale dell’inondazione delle Marche).

La pandemia è una via di mezzo tra disastro umano e disastro naturale: in quanto l’origine è naturale ma poi si sviluppano disastri collegati alla sua gestione.

Disastri naturali

Un disastro naturale è un evento naturale estremo in grado di causare un ampio shock al funzionamento economico. Tale shock impatta su:

  • Fattori di produzione (capitale, lavoro)
  • Reddito, consumo ed occupazione
  • Assets

Esempi di disastri naturali sono: terremoti e maremoti, uragani e tempeste, alluvioni, siccità, eruzioni vulcaniche, pandemie. Non tutti gli eventi naturali estremi sono sempre classificabili come disastri, per esempio, un terremoto di elevata intensità è in grado di produrre effetti economici:

  • Nulli: quando colpisce una regione disabitata priva di assets di proprietà
  • Limitati: quando colpisce una regione abitata ma adeguatamente preparata ad affrontare il sisma
  • Enormi: quando colpisce una regione abitata e impreparata ad affrontare il sisma

Di conseguenza un disastro naturale è tale solo quando lo shock influenza la popolazione locale e gli assets in modo tale da sconvolgere il normale funzionamento del sistema economico. L’interazione quindi con la popolazione umana è importantissima.

Takeaway #1

I grandi eventi naturali non sono normalmente evitabili, quello che però può essere evitato è la catastrofe (es. non costruisco case sulle appendici di un vulcano). Infatti, i disastri naturali sono l’interazione di:

  • Fattori naturali
  • Fattori tecnici
  • Fattori socio-politici
  • Fattori finanziari

I disastri naturali non sono il risultato del solo caso.

Emergency Events

La principale fonte di dati sui disastri naturali è la Data Base mantenuta dal CRED (Center for Research on the Epidemiology of Disasters). Il CRED registra un disastro qualora si verifichino almeno una delle seguenti circostanze: 10 o più persone morte, 100 o più persone colpite da conseguenze negative (ferite, prive di abitazione etc.), richiesta di aiuto internazionale o dichiarazione di stato di emergenza.

Il CRED classifica un disastro naturale sulla base della seguente tassonomia:

  • Disastro geofisico: terremoto
  • Disastro meteorologico: uragano
  • Disastro idrogeologico: alluvione
  • Disastro climatico: siccità
  • Disastro biologico: epidemia

Il CRED aggiorna anche nel brevissimo termine il suo database, attraverso la pubblicazione di una CRED Crunch newsletter che riporta il numero di disaster-related events (quali heat waves, droughts, forest fires, monsoon floods) a livello mondiale su base semestrale. Nei primi 6 mesi del 2022 sono stati censiti dal CRED: 187 disastri dovuti a eventi naturali, manifestatisi in 79 paesi che hanno causato almeno 6.347 morti, provocando disagi per 50 milioni di persone e danni superiori ai 40 mld. USD.

La frequenza di disastri naturali

La frequenza di disastri naturali è andata crescendo, sia per la miglior capacità di rilevazione, sia per la tendenza crescente seguita dai disastri naturali - sempre più frequenti e più intensi. La stima delle perdite economico-finanziarie causate dai disastri naturali è andata via via aumentando, sia per:

  • La maggior concentrazione di persone
  • La maggiore diffusione di assets all’interno delle aree colpite dai disastri

Takeaway #2

La tendenza delle catastrofi è di manifestarsi più massicciamente in aree povere. I disastri naturali tendono a manifestarsi con maggiore frequenza all’interno dei paesi in via di sviluppo (LIC – Low Income Countries + Mid – Middle Income Countries). A partire dal 1960, il 99% della popolazione mondiale colpita da disastri naturale vive in paesi in via di sviluppo e il 97% delle morti dovute a disastri naturali riguardano persone che vivono in paesi in via di sviluppo.

Disastri provocati dall’uomo

Si ha un disastro provocato dall’uomo quando si ha un evento riconducibile all’azione dell’uomo in grado di causare un ampio shock al funzionamento dell’economia, attraverso l’impatto esercitato su:

  • I fattori di produzione
  • Reddito-consumo-occupazione
  • Assets

I disastri effettuati per mano umana sono disastri ambientali, guerre, attacchi terroristici, attacchi informatici, genocidi, crisi economico-finanziarie.

Un disastro e il suo impatto economico

Un disastro, che sia naturale o man made, è un evento responsabile di un sostanziale impoverimento della popolazione causato da uno shock anomalo. Un collasso economico è il risultato finale di un processo di impoverimento innescato da un disastro che, in assenza di adeguati interventi, comporta un sostanziale deterioramento delle condizioni di vita della regione colpita tale da causare:

  • Contrazione della popolazione
  • Migrazione forza lavoro
  • Interruzione flussi produttivi e commerciali

Effetto ultimo del collasso economico è la cessazione del normale funzionamento dell’attività economica, con conseguenze negative per la crescita.

Takeaway #3

I disastri (naturali e non) provocano effetti negativi su:

  • Reddito, crescita e povertà

L’impatto su reddito e crescita è dovuto al fatto che il disastro comporta nel breve periodo: una riduzione immediata del reddito nazionale, determinata dalle difficoltà nello svolgimento nel ciclo produttivo domestico (shock da offerta) e dal calo della domanda interna. L’impatto sulla povertà è dovuto al fatto che il disastro comporta nel breve periodo una riduzione immediata del reddito concentrata soprattutto sulle fasce più deboli (=povere) della popolazione (anche per via della loro localizzazione). L’impatto su reddito e crescita nel medio/lungo periodo è in realtà di segno incerto e dipende da svariati fattori (vedi dopo). L’impatto sulla povertà nel medio/lungo periodo è invece spesso (se non sempre) persistente per via di possibili trappole della povertà. È stato dimostrato empiricamente (Kahn, 2005) come l’impatto dei disastri naturali sul tasso di mortalità sperimentato dalle diverse nazioni dipende dalla rilevanza di fattori quali: la qualità delle istituzioni (proxy per azioni intraprese dal governo+ presenza assetto democratico, ma non solo) o dalla posizione geografica.

  • Finanza pubblica (deficit e debito pubblico)

L’impatto sui saldi di finanza pubblica è dovuto al fatto che il disastro comporta:

  • Riduzione gettito fiscale, determinato dalla riduzione del reddito prodotto
  • Aumento spesa pubblica e trasferimenti, determinato da spese per interventi aree colpite da shock e erogazione forma di sostegno al reddito
  • Aumento deficit pubblico
  • Aumento debito pubblico, con possibili effetti di persistenza

Un aumento del deficit pubblico porta ad un aumento del debito pubblico, questo perché questo non può essere monetizzato. Debito monetizzato: quando i titoli di debito vengono comprati dalla BC, se ciò non accade diventa debito del mercato, ora la monetizzazione del debito da Banca d’Italia non è più possibile in Italia con la politica monetaria europea; questo non lo può fare neanche la BCE, infatti nel Trattato di Maastricht è stabilito che la BCE non può acquistare il debito di Stati sovrani, questo ha garantito tassi di interessi bassi e evitato la frammentazione monetaria (Si parla di frammentazione quando è possibile negoziare uno strumento finanziario in più luoghi in concorrenza tra loro, solitamente i tassi di interessi sono unici, ma può accadere che questi siano più alti in caso di un paese più debole (es. l’Italia rispetto a Germania), questo è un pericolo perché così la politica monetaria non è più unica ma si hanno tassi diversi tra loro e ciò è sostenibile in quanto gli interventi nella politica monetaria non funzionano più per tutti; in certi casi quindi è necessario un impegno a diminuire lo spread, Draghi per esempio con il whatever it takes (crea aspettative positive) e permette la riduzione dello spread e il ritorno a tassi simili.

Conti con l’estero (deficit commerciale e debito estero)

L’impatto sui conti con l’estero è dovuto al fatto che il disastro comporta:

  • Riduzione export, determinato dalle difficoltà nello svolgimento del ciclo produttivo domestico
  • Aumento import, determinato dalle difficoltà nello svolgimento del ciclo produttivo domestico
  • Deterioramento saldo commerciale e del saldo corrente
  • Aumento debito estero, con possibili effetti di persistenza (soprattutto per PVS e EMs)

L’impatto ultimo sul sistema economico dipende da fattori quali: Natura dello shock, Dimensione e struttura del sistema economico, Grado di sviluppo economico, Densità della popolazione, Profondità del mercato finanziario e tipo di governance, Azioni intraprese dal governo.

Takeaway #4

Il combinato disposto di Takeaway#2 e Takeaway#3 consente di comprendere perché paesi in via di sviluppo siano più esposti mentre paesi avanzati siano meno esposti ai disastri.

Disastri e paesi in via di sviluppo

I paesi in via di sviluppo hanno:

  • Consistente quota popolazione residente in zone a rischio. Stragrande maggioranza delle vittime di disastri naturali vive in pianure alluvionali, in aree sismiche o su colline franose, all’interno di abitazioni prive di sicurezza in aree prive di infrastrutture per organizzare pronto intervento
  • Elevata quota popolazione impiegata in agricoltura e turismo (attività dipendenti dal clima e dal meteo)
  • Scarso grado diversificazione produttiva
  • Scarso sviluppo mercati finanziari ed assicurativi
  • Basso livello di risparmi e di entrate fiscali (necessari per contrastare la caduta del reddito generata dal disastro)
  • Legislazione debole in materia di edilizia

Anche se Haiti presenta costi nettamente minori, questi rappresentano il 120% del PIL. È evidente come ad Haiti il peso economico è molto più alto, l’economia di Haiti ora è quasi morta (poco tempo fa era tra i più ricchi, stesso discorso per Venezuela).

Disastri bilanciati vs disastri sbilanciati

Disastro bilanciato: evento in cui tutti i soggetti coinvolti sono in una posizione simmetrica tale per cui sono ugualmente esposti al rischio.

Disastro sbilanciato: evento in cui i soggetti coinvolti sono in una posizione asimmetrica tale per cui sono diversamente esposti al rischio.

Tabella che confronta lo tsunami giapponese e il terremoto avvenuto ad Haiti e conferma quello appena detto. Lo tsunami in Giappone produce un costo nettamente maggiore in termini di dollari, e di conseguenza di % del PIL rispetto ad Haiti. Ma la definizione serve a capire come sta agendo il cambiamento climatico in maniera del tutto asimmetrica: ci sono paesi che sono creatori di problemi e quelli che sono esposti a questi problemi. Prendiamo il caso delle Maldive non sono responsabili del climate change semmai è qualcun altro che emette gas serra. Le Maldive sono esposte però e rischiano di andare sottacqua. Nel momento in cui ci sono dei disastri sbilanciati dovrebbe venire in mente a chi organizza tavoli di negoziati per prevenire questi disastri.

Disastro localizzato vs disastro esteso

Disastro localizzato: evento riconducibile a uno shock – generalmente improvvisi nella loro manifestazione e rapidi nel causare effetti – che producono conseguenze localizzate quali bombardamenti e attacchi terroristici, eruzione vulcanica e terremoti.

Disastro esteso: evento riconducibile a shock – generalmente (ma non sempre) lenti nella loro manifestazione e nel causare effetti – che producono conseguenze che insistono sull’intero territorio nazionale quali: guerre e rivoluzioni e carestie.

Tuttavia, nel caso più estremo i disastri estesi possono assumere una scala globale sfruttando la presenza di diffusi meccanismi di interconnessione, esistenti all’interno di un mondo globalizzato. È questo il caso di disastri dovuti a fenomeni quali:

  • Crisi finanziarie
  • Pandemie
  • Crisi climatiche («climate change»)
  • Guerre

Caratterizzati dalla materializzazione di rischi «low-frequency, high-impact» rispetto ai quali l’attività di prevenzione risulta essere (quasi) inesistente, anche per via della difficoltà a svolgere un’adeguata misurazione del rischio.

Le conseguenze economiche della guerra

Le guerre anche se inizialmente localizzate possono avere conseguenze globali, questo è ovvio con il caso attuale della Russia, e ben visibile dal grafico. Ciò accade perché il mondo odierno è molto interconnesso e interdipendente. Inoltre, con la guerra aumenta l’incertezza sia nei paesi direttamente coinvolti che non: ciò mette in discussione molte cose anche nel lungo periodo (es. la non fiducia ricade molto sull’attività di investimento, ma anche la possibilità di fare accordi come, per esempio, la gestione del climate change).

Il ruolo delle interconnessioni

All’interno di un mondo globale le sempre più estese e profonde interconnessioni, tra individui imprese e governi nazionali, consentono il raggiungimento di notevoli benefici ma espongono il sistema a notevoli rischi e costi riconducibili a:

  • Esternalità negativi/effetti spillover che evidenziano come scelte individuali (nazionali) razionali possano comportare notevoli costi sociali (globali)
  • Complessità crescente, ostacola una adeguata comprensione del funzionamento del sistema globale

Interconnessioni e complessità sono tali da generare effetti rilevanti anche a migliaia di km di distanza rispetto al punto in cui lo shock è originariamente manifestato. ES:

  • Usando il trasporto aereo: manager impegnato nella supervisione di un’unità produttiva parte di una GVC può diffondere in Italia un virus contratto a Wuhan
  • Usando la rete internet: un computer virus che viene immesso in un nodo della rete può provocare una infezione all’intera rete di computer
  • Usando il mercato finanziario globale: defaults su una serie di crediti immobiliari in una piccola contea americana possono causare la crisi dei mercati finanziari su scala globale

Interconnessioni e complessità sono tali da generare effetti rilevanti anche a migliaia di Km. di distanza, rispetto al punto in cui lo shock si è originariamente manifestato all’interno di sub-sistemi diversi da quello in cui lo shock si è originariamente manifestato. Esempio chiaro è fornito dalla maxi-recessione dell’economia mondiale a inizio 2020 inizialmente scatenata dal collasso di molte GVCs, susseguente alle misure di distanziamento imposte dalla lotta alla pandemia, e successivamente amplificata dalle complesse interazioni esistenti tra sistema finanziario, commerciale, di trasporti.

Interconnessioni e complessità

Interconnessioni e complessità sono all’origine di alcuni dei più recenti super-disastri, la cui manifestazione viene magnificata dalla presenza di spreaders (cioè punti nevralgici/punti di agglomerazione/concentrazione che una volta colpiti da uno shock tendono a diffonderlo velocemente) quali:

  • Hub aeroportuali
  • Nodi internet
  • Financial hotspots
  • Distretti produttivi iperspecializzati

Che una volta colpiti da uno shock tendono a diffonderlo velocemente e intensamente producendo ciò che Ian Goldin ha definito defect. La crescente complessità (cum maggiore interconnessione) ha anche modificato l’uso dello spazio geografico, sempre più caratterizzato dalla ricerca di vantaggi di costo legati anche allo sfruttamento di economie di agglomerazione. Il rischio geografico è riconducibile a due rischi diversi:

  • Rischio di mobilità dovuto alla mobilità delle popolazioni verso determinate località
  • Rischio di densità dovuto alla concentrazione di alcune attività in poche località

Ruolo delle infrastrutture

In un sistema così interconnesso le infrastrutture giocano un ruolo cruciale e quindi possono essere concepite come le arterie della globalizzazione, non solo quelle di trasporto, ma anche quelle che servono a collegare le energie, e quindi se lo shock colpisce una di queste infrastrutture abbiamo delle conseguenze sismiche che saranno notevoli.

Quando uno shock colpisce una delle reti infrastrutturali, l’intero sistema soffre la materializzazione del rischio sistemico nelle infrastrutture. L’intensità della crisi dipende da quanto la rete di infrastrutture è:

  • Efficiente: se lo shock colpisce un nodo (hub) del network così efficiente da non consentire ulteriori margini di utilizzo del nodo stesso, il sistema soffre intensamente.
  • Vulnerabile: se lo shock colpisce un nodo (hub) del network così vulnerabile (per non aver eseguito interventi di riparazione/adeguamento), il sistema soffre intensamente.

Esempi

Canale di Suez, aprile ’21: supertanker Evergreen incagliata. L’intenso sfruttamento del canale impedisce l’utilizzo di qualche ulteriore margine di flessibilità (massimo sfruttamento della capacità produttiva). L’intenso traffico per anni lungo il Canale Suez ha impedito le operazioni di manutenzione/adeguamento del canale rendendolo più esposto al rischio di incidenti. Quando Evergreen si è incagliato si sono materializzate conseguenze sistemiche dovute a:

  • Code di navi che rimangono bloccate all’entrata del canale per giorni
  • Deviazioni di altre navi verso rotte più lunghe, che ricadono su più imprese/settori/paesi

Cyberattack (2017): i danni sistemici di NotPetya.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carloalberto.abruzzo01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lossani Marco.
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