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Mari Matilde economia aziendale 2

L’economia aziendale è una scienza sociale perché l’azione umana riveste un ruolo fondamentale, verso l’azienda, quindi famiglia, impresa e pubblica amministrazione.

Macroargomento 1) Dall’economia empirica alla nascita delle scienze economiche

La parola economia significa “leggi per il governo della casa” e in questo caso è intesa come una serie di raccomandazioni per guidare economicamente e amministrare le risorse, spesso limitate.

Questa materia nasce in seguito ad un processo lungo e articolato di opposizione e contestazione alle teorie affermate dall’economia politica; condizioni per la sua nascita furono:

  • Lo sviluppo delle tecniche.
  • La nascita delle scienze economiche.

Lo sviluppo delle tecniche

Lo sviluppo delle tecniche → supporto operativo per investigare la realtà, senza l’ausilio del metodo scientifico.

Queste tecniche indirizzavano gli operatori economici da un punto di vista pratico, tramite:

  • La ragioneria = scienza dei conti e della contabilità, consente all’imprenditore di rappresentare il costo sostenuto relativamente al ricavo futuro.
  • Tecniche di amministrazione mercantile e bancaria, che ci consentono di capire se conviene o meno questa azione, ad esempio un finanziamento.

In Italia Giuseppe Cerboni (1827-1917) fonda la ragioneria sul patrimonio, cioè un insieme di beni che esprimono staticamente una specifica dimensione di valore, ma sarà Fabio Besta (1845-1922) a fondare la vera ragioneria italiana.

Entrambi i loro studi sul patrimonio serviranno come base per la nascita dell’economia aziendale, anche se con una leggera differenza:

  • Cerboni la fonda sullo studio di tutte le imprese, concezione ampia.
  • Besta invece restringe il campo alle sole imprese, concezione ristretta.

In Germania Eugene Schalenback (1873-1955) invece fonda la sua ricerca sul reddito = flusso di beni riferibili ad un ampio spazio di tempo, generalmente un anno solare.

Questo suo approccio verrà ripreso dagli studiosi che daranno origine all’economia aziendale come scienza, come ad esempio Gino Zappa.

Le scienze economiche

Le scienze economiche sono quelle scienze che studiano le attività di produzione e di consumo dei beni atti a soddisfare i bisogni delle persone.

Questi approcci dell’economia politica moderna verranno fortemente criticati dagli aziendalisti, specialmente quelli marxisti e marginalisti; da qui lo scisma.

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I principali approcci criticati sono:

Approccio classico

Classico, quello di Adam Smith (1723-1790), che ha due concetti fondamentali:

  • La teoria della mano invisibile, ovvero un mercato che si autoregola, in situazioni standard, per effetto di un equilibrio che si autoimposta per gli interessi egoistici e personalistici di ognuno, che una volta messi a sistema formano un perfetto equilibrio, attraverso l’incontro di domanda e offerta.
  • La divisione del lavoro, specializzazione, coordinamento, controllo; questa frammentazione del processo produttivo in tante piccole mansioni da attribuire a persone diverse consente efficienza e permette di minimizzare i costi aziendali, un ribasso dei costi e aumento dei salari ai lavoratori.

Marxismo

L’altro approccio criticato è quello del marxismo di Karl Marx (1818-1883), con tre aspetti principali:

  • Forte dicotomia fra i proprietari capitalisti sfruttatori e i proletari sfruttati, anche se in realtà la società era molto più variegata.
  • Rivoluzione sociale, cioè auspicava all’uguaglianza economica di tutti gli individui, con la conseguente crisi del capitalismo, che però non è destinato a crollare, a differenza delle imprese, e dittatura del proletariato.
  • Concetto di plus-valore, ovvero la parte di salario intascata dal capitalista tolta all’operaio, concetto errato, perché l’utile che un’impresa realizza deriva dall’utilità percepita dal consumatore che acquista, che produce ricavi.

Teorie marginaliste e altre teorie criticate

Ma le critiche maggiori furono rivolte alle teorie marginaliste, o pure, perché qui l’economia è definita scienza matematica/naturale, con un valore dimostrativo assoluto.

  • Nel 1882, Jevons spiega nel “General mathematic theory of political economy” come con un’equazione di primo o secondo grado si possa spiegare qualsiasi fenomeno economico, mettendo in relazione due variabili, una dipendente (y) e una indipendente (x).

Altre teorie criticate:

  • Teoria dell’utilità marginale decrescente, cioè che se un soggetto consumatore acquista un bene, il suo soddisfacimento cala man mano che aumenta il consumo → ma questa teoria fu giudicata infondata perché non si può misurare in termini matematici e sistematici il mio soddisfacimento rispetto all’acquisto e al consumo di un bene.
  • Vuoto giuridico, come i soggetti vengano analizzati in assenza di uno stato e di norme da rispettare → non realistico.
  • Come secondo loro le imprese conoscessero tutte le informazioni per prendere decisioni ottimali.
  • Pensavano che le variabili diverse da x e y fossero costanti, ma non è così.
  • Per loro non esisteva alcuna concorrenza fra le imprese.

Le teorie di Shumpeter

Le teorie di Shumpeter (1883-1950) non verranno criticate ma apprezzate: secondo lui la vita economica può essere rappresentata come un flusso dinamico circolare, che si autoalimenta tramite l’impresa, basato su equilibri in continuo rinnovamento → si passa da situazioni di equilibrio iniziali per arrivare al disequilibrio temporale, per poi tornare normale: perché ciò avvenga devo saper osare per poter passare ad un “equilibrio rafforzato”.

Altri concetti importanti:

  • Concetto dell’imprenditore-innovatore, l’imprenditore è infatti il promotore dello sviluppo economico, anche attraverso le scelte di “distruzione-creazione”, che mi portano verso scelte di rinnovamento.
  • Aggregazione/fusione di piccole imprese per il conseguimento delle economie di scala, per risparmiare i costi conseguibili per i grandi volumi di quantità prodotte.
  • Capitalismo facilmente sostituibile dal similsocialismo.

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Macroargomento 2) La nascita dell’economia aziendale

Le tecniche spesso si concentrano su un lato specifico dell’azienda, ma ciò non è sufficiente a considerare l’impresa a tutto tondo, da qui lo scisma che consentirà la nascita dell’economia aziendale nell’Ottocento.

I due fondatori possono essere definiti Gino Zappa, in Italia, e Heinrick Niklish, in Germania.

Heinrick Niklish

Heinrick Niklish (1876-1945) → trattato “Dottrina economica dell’azienda”, 1929-32.

  • Differenziazione fra micro, delle singole aziende, e macro, globale, economia.
  • Teoria organica/approccio ampio dell’economia aziendale, le aziende erano intese come sistemi organici orientati alle intenzioni individuali nell’ambito collettivo.
  • Combinazione fra capitale e lavoro.
  • Sistemi dinamici il cui equilibrio giuridico-economico deve essere misurato nel tempo dalla ragioneria.
  • Persone intese come fattore organizzativo, con coordinazione e organizzazione.
  • Processi concorrenziali fra le imprese, che devono cercare delle situazioni di successo per distinguersi.
  • Le sue teorie aziendali sono riconducibili a tutte le categorie di imprese.
  • Una delle sue teorie più importanti è lo schema di circolazione dei valori, ovvero fra le aziende famigliari, dette aziende originarie perché storicamente al suo interno si svolge attività economica, e i membri sono soggetti promotori di essa tramite la manifestazione dei bisogni, e le aziende di produzione, dette aziende derivate perché agiscono come risposta alle richieste delle famiglie → relazione bidirezionale.

Gino Zappa

Come abbiamo già detto, in Italia c’era Gino Zappa (1879-1960) → opera “Il reddito d’impresa”, 1920-29, in cui teorizza cosa intende chiaramente per economia aziendale, passando dal capitale al reddito, rivoluzione zappiana, anche se non esiste reddito che non sia stato prima capitale.

Definizione dell’azienda come una coordinazione economica in atto, cioè negozia dei costi per ottenere dei conseguenti ricavi, insieme al riordino e completamento delle discipline fino ad allora diffuse:

  • Organizzazione = assegnazione dei ruoli ai lavoratori.
  • Ragioneria = viene trasformata e definita come nuova scienza dedicata allo studio sistematico delle aziende.
  • Gestione = serie di operazioni che vanno dall’acquisto dei materiali alla vendita del prodotto finito.

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Quindi, le attività economiche possono essere descritte come:

  • Attività produttive → focus sul processo produttivo.
  • Attività lucrative → realizzazione dell’utile.

Gino Zappa ha una concezione organica nella sua trattazione, cioè include tutti i tipi di azienda, ma è giusto inserire nel proprio campo di indagine anche la famiglia e la pubblica amministrazione?

Il filosofo Husserl ci fornisce tutti gli strumenti tecnici per capirlo, per lui infatti l’ambito di studio è un’unità oggettiva omogenea che non deve essere troppo grande, altrimenti non si riuscirebbe ad investigarla adeguatamente, e nemmeno troppo piccola, in questo caso non sarebbe abbastanza rappresentativo per la teorizzazione.

Anche qui troviamo due filoni di indagine:

  • Quello di Zappa, con una concezione organica, dove inserisce sia le imprese di produzione che quelle di erogazione, perché entrambe soddisfano, direttamente o indirettamente, i bisogni ed entrambe ottengono delle entrate per poter provvedere alle uscite.
  • Quello di Egidio Giannessi che invece aveva un accesso ristretto, inseriva solo le aziende di produzione, tutte, senza eccezioni.

Per poter capire le loro posizioni è necessario sapere che per aziende di produzione si intendono quelle che producono beni economici destinati al soddisfacimento dei bisogni, e li vende per produrre ricchezza sotto forma di reddito o capitale, mentre per azienda di erogazione si intende quella che mette a disposizione specifiche risorse, come ad esempio il lavoro o i servizi.

Se un capitale viene investito e produce redditi, la ricchezza aumenta e:

  • Ai finanziatori vengono corrisposti gli interessi.
  • I lavoratori vengono remunerati per il loro lavoro.
  • Allo Stato vengono pagati i tributi.
  • Gli utili prodotti possono essere distribuiti ai soci.

Le caratteristiche tipo ci aiutano a distinguere i vari tipi di azienda, le funzioni sono i profili tipici che derivano da queste caratteristiche e le strutture sono gli insiemi delle operazioni che ne derivano.

Abbiamo quindi delle forme di:

  • Equilibrio → ne deriva l’economicità, equilibrio economico, che è necessaria per la sopravvivenza dell’azienda nel medio-lungo periodo.
  • Sviluppo → adeguamento continuo alla mutevole realtà del mercato/domanda o della tecnologia/concorrenza.
  • Crescita → aumento delle dimensioni e della capacità produttiva.

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L’economia aziendale studia le aziende come coordinazioni economiche volte a combinare risorse per soddisfare bisogni, che sono dinamici, in relazione a specifiche variabili, e gerarchizzati, secondo la piramide di Maslow, 1954.

Quando un bisogno di livello inferiore viene soddisfatto, ne nascerà automaticamente uno di livello superiore.

Per soddisfare questi bisogni, sono stati formulati due paradigmi:

Razionalità assoluta

Il primo è modello della razionalità assoluta, in cui:

  • Il decisore è unico e isolato, senza condizionamenti esterni.
  • Si ha l’assoluta chiarezza del problema da risolvere.
  • Le alternative sono tutte perfettamente confrontabili e quella scelta è sempre la migliore.

Razionalità limitata

Questo modello però è troppo poco realistico, per cui è stato creato il modello della razionalità limitata, in cui:

  • Il decisore non è in grado di controllare tutte le variabili.
  • Impossibilità di prevedere tutte le conseguenze alle scelte e di conseguenza la scelta maturata non sarà ottima ma soddisfacente.
  • Influenza dell’ambiente e delle altre persone.

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Macroargomento 3) Le caratteristiche fondanti dell’economia aziendale e l’attività economica

L’attività economica studiata dall’economia aziendale non è un fenomeno recente:

  • Civiltà etrusca (1000-294) → cultura dei cereali e allevamento.
  • Civiltà romana (IX-VI) → all’inizio agricoltura e pastorizia, successivamente attività commerciali.
  • Secolo d’oro (II) → sviluppo delle opere pubbliche e conseguente aumento della spesa.
  • Periodo di decadenza, dal III secolo → assenza di denaro circolante, insicurezza, inflazione dei prezzi, ridimensionamento dell’offerta e oziosità.

Successivamente ci sarà il passaggio al sistema monetario, passando prima per il baratto, che aveva molti difetti:

  • Difficoltà di incontro fra soggetti caratterizzati da pochi interessi.
  • Soggettività nella determinazione del valore del bene.
  • Numero infinito di scambi.
  • Procedure complesse per trovare un accordo.

Si passa dal baratto standard, basato sulla selezione di prodotti specifici usati come moneta-merce, il cui valore stabile favoriva gli scambi e lo svolgimento dell’attività economica, all’utilizzo di moneta metallica, e a quella cartacea = documento cartaceo emesso dal banchiere che ne garantiva il valore di scambio.

La legge di Gresham

La legge di Gresham → “la moneta cattiva scaccia quella buona”.

È una legge fondamentale, valida dall'antichità fino ai giorni nostri, e fino a quando esisterà la moneta; questa legge sostiene che a partire dall'antichità, quando i governanti difettavano l'oro, il pubblico iniziò ad accorgersi di ciò e, per questo motivo, tesaurizzava, teneva da conto, le monete più preziose → le monete meno preziose venivano utilizzate, fino a ritornare talvolta al baratto.

Da quando la moneta è cartacea, infatti, la legge vige in modo inverso → il valore della moneta, oggi, è dato dalla prosperità dello stato da cui è emessa, dunque dalla fiducia che riscuote, per questo motivo, quando l'economia di uno stato peggiora, anche la sua moneta perde valore, essendo meno accettata.

Le tre rivoluzioni industriali

Altri importanti elementi che hanno influenzato sono state le 3 rivoluzioni industriali:

Dal 1750 il carbone diventa fonte di energia e la macchina a vapore come innovazione.

  • Disponibilità di manodopera e di capitali.
  • Progresso tecnico, invenzione, capacità intuitiva, innovazione, industrializzazione, etc.
  • Economia di mercato che favorisce l’attività industriale.
  • Domanda di mercato dei beni, interna vs esterna, dell’industrializzazione.

La legge di Gerschenkron

La legge di Gerschenkron (1904-1978) è quella dell’industrializzazione tardiva, cioè che posso avviare il processo partendo dalla fase che voglio, non devo per forza seguire gli altri paesi.

Quattro sono le leggi principali:

  • Lo sviluppo è tanto intenso quanto più un paese è arretrato.
  • Tendenza all’aggregazione monopolistica.
  • Take off direttamente nel settore industriale, settore agricolo ancora arretrato.
  • Le nazioni “successive” sviluppano l’industria pesante e la chimica più rapidamente di quelle sviluppate, e devono affrontare due problemi: il fabbisogno di capitali e di manodopera.

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Macroargomento 4) Il capitalismo

Il capitalismo → inteso «come sistema economico ove la borghesia opprimeva la classe operaia per sottrarle una parte dei redditi cui avrebbe dovuto avere diritto», approccio critico del Socialismo tedesco di fine Ottocento; in quel periodo:

  • Nascita di grandi imprese, oligopoli, monopoli.
  • Notevole estensione della giornata lavorativa, 16 ore al giorno per 6 giorni.
  • Assenza di tutela del lavoratore in malattia.
  • Non considerazione dei benefici, a favore di tutte le classi sociali, derivanti dagli sviluppi economici del periodo.
  • Assenza di consapevolezza che la nuova ricchezza generata derivava dall’efficienza, dall’innovazione e non dallo sfruttamento del proletariato.

Secondo Lujo Brentano (1844-1931), nell’ambito dello svolgimento dell’attività economica:

  • Tutto è travestito da «capitalismo».
  • L’agire degli esseri umani è spinto dall’avidità.

Conseguentemente, vale la seguente relazione: capitalismo → saccheggio → guerra.

Capitalismo inteso come economia di mercato ossia libertà di produrre, innovare, commerciare, scambiare al fine della creazione di nuova ricchezza.

  • Maggior valore del bene finito rispetto a quello delle sue componenti.
  • Distribuzione del maggior valore creato in termini di salari, stipendi, interessi, dividendi, imposte.
  • Distribuzione diretta a favore dei portatori di interessi istituzionali, stakeholders: conferenti di capitale di rischio, prestatori di lavoro.
  • Distribuzione indiretta tramite le spese e i consumi effettuati dai portatori di interessi istituzionale.

Il capitalismo secondo Max Weber

Il capitalismo secondo Max Weber (1864-1920) → “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1904).

  • Inefficacia delle spiegazioni mono causali, concorso di fattori economici e non → critica al Marxismo.
  • Lente di carattere religiosa, protestante, che si diffuse in tutto il nord Europa.
  • “Predestinazione” → introduzione del termine destino non governabile dagli individui, irrilevanza delle opere umane al fine della salvezza. L’incertezza viene superata in base alla situazione di successo (→ paradiso) o insuccesso (→ inferno), cercando i segnali nella vita terrena di come sarà.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matilde_mariii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Almici Alex.
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