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Economia aziendale

Prof. Laura Girella - 9 cfu

Cos'è economia aziendale?

Economia aziendale è una disciplina più ampia dell’economia che studia con approccio qualitativo (tutti gli aspetti di strategia) o quantitativo (relativo al bilancio) tutte le tecniche e consumi dei processi all’interno della vita di un'azienda (gestione aziendale), come se fosse un organismo, il quale può essere soggetto ad ampliamento o cessazione dell’attività. Economia aziendale fa parte delle scienze sociali, perché studia anche le persone all’interno delle aziende, composte da uffici ed infrastrutture, insieme all’analisi dei comportamenti umani. Quello che succede all’interno dell’azienda durante l’anno viene tradotto in modo standardizzato nel bilancio di esercizio, attraverso grafici e numeri. Ad esempio, il marketing gestisce i rapporti che l’azienda intrattiene con il mondo esterno.

Storia dell'economia aziendale

Le radici dell’economia aziendale risiedono, in principio, nella contabilità, importante per l’amministrazione delle risorse (la ricchezza in possesso) sin dalla Preistoria. Col passare del tempo, la contabilità si inizia a formalizzare nel Medioevo, in modo esplicito, cercando di standardizzarla, tenendo conto della ricchezza che si ha a disposizione.

Leonardo Fibonacci (1202) inizia ad esplicitare e mettere in forma scritta e condivisibile il modo con cui tenere la contabilità. Egli scrive il “Liber Abaci”, attraverso cui descrive le principali trattative di commercio e di scambio, proponendo l’utilizzo dei numeri arabi al posto di quelli romani. Duecento anni dopo, Fra’ Luca Pacioli (1494) approfondisce tramite “Summa de Arithmetica, geometria, proportioni et proportionalità”, in maniera sistematica lo studio della partita doppia, il metodo veneziano (esisteva già nelle botteghe di Venezia) con cui tenere la contabilità, alla base della relazione del bilancio di esercizio.

Nell’800, Francesco Villa sviluppa il concetto di scienza economica, l’economia si appropria di caratteristiche simili a quelle di una disciplina vera e propria. Afferma che l’amministrazione aziendale studia la contabilità, ragioneria insieme alla gestione e organizzazione, cioè il management si occupa di amministrare in modo coordinato le risorse materiali (le infrastrutture), umane (tutte le persone che compongono l’azienda a diversi livelli), finanziarie, o intangibili (non dotate di fisicità, ma che possono impattare enormemente sulla vita di un’azienda, come la reputazione). L’amministrazione aziendale è un organo interconnesso, tripartita, che non agisce limitatamente a ciascuna funzione (comune in IT e DE, molto meno nelle nazioni anglosassoni).

Nel ‘900, Fabio Besta fa un passo indietro, affermando che non ha senso parlare di amministrazione in modo unitario, perché si tratta di discipline molto diverse tra di loro (Besta vive in un periodo in cui il sistema economico era chiuso e basato esclusivamente sull’agricoltura). Quello che conta è la contabilità (o ragioneria), in particolare sotto forma di controllo economico, che ci permette di controllare la ricchezza statica (senza notevoli variazioni), cioè lo stato del patrimonio che ho a disposizione (grandezza stock), qualcosa che rimane immutato nel tempo, e misurato con riferimento ad un periodo temporale ben specifico (ex. Saldo). Invece, le grandezze flusso hanno bisogno di un arco temporale più ampio per essere misurate, come ad esempio il reddito di un esercizio (movimento bancario).

Esistono organismi che emanano regole su come tenere la contabilità, in particolare l’I.F.R.S. (International Financial Accounting Standards), organismo internazionale di origine privata, mentre quello a livello americano è il F.A.S.B. Inoltre, si parla di strutture organizzative funzionali (sulla base di funzioni) o divisionali (strutturate intorno a determinate linee di prodotto e/o mercati).

Nel 1926, a Venezia, Gino Zappa, allievo di Besta, nel discorso di inaugurazione dell’anno accademico alla Ca’ Foscari, inizia a parlare del concetto di economia aziendale (“Tendenze Nuove negli Studi di Ragioneria”). La definisce come “la scienza che studia le condizioni di esistenza (motivi per cui le aziende esistono) e le manifestazioni di vita (fasi di vita aziendali) delle aziende, la scienza dell'amministrazione economica (disciplina unitaria degli aspetti contabili, di organizzazione e gestione) delle aziende, insomma, l’economia aziendale è la nostra scienza”.

Da un punto di vista organistico, gli economisti vanno a studiare la componente di un modello economico più ampio. Mentre l’economia aziendale studia il riflesso organizzativo e contabile all'interno di ogni singola azienda, a seconda della propria specificità. Gino Zappa vive durante gli anni ‘20, un periodo in cui il contesto economico è molto più dinamico, con l’affermazione della rivoluzione industriale e lo sviluppo dei mercati.

  • Il dinamismo si riflette in termini aziendali e contabili, ponendo l’accento anche sul reddito.
  • All'interno del bilancio d'esercizio (performance aziendale), al tempo di Besta, esisteva solo lo stato patrimoniale, mentre con Zappa, viene introdotto il prospetto del conto economico, volto a determinare il reddito d’esercizio (costi che l'azienda ha sostenuto in un arco temporale).

Il fine di un’azienda e bisogni/beni

In primis, il fine di un’azienda è quello di soddisfare gli acquirenti/clienti, ma anche i bisogni umani dell’imprenditore stesso e dei dipendenti. Se non ci fosse soddisfazione nel lavoro, la produzione di utile sarebbe minore ed insoddisfacente.

Gli stakeholders (≠ shareholders) sono i portatori di interessi in un’azienda e possono influenzare o essere influenzati dall’attività. Si dividono in interni (i dipendenti, gli amministratori, consiglio di amministrazione), ed esterni, come gruppi o organizzazioni interessati all’azienda pur non essendone coinvolti direttamente nelle attività e nelle decisioni. Quest’ultimi possono essere diretti (clienti e fornitori), o implicitamente indiretti (il governo, la comunità, rispondendo anche ai bisogni naturali e sociali). Al giorno d’oggi, le decisioni che un’azienda prende hanno riflessi sul proprio utile, che possono essere legate a business diversi da quelli originari e su cui l’azienda è incentrata (ex. politica per l’ambiente e la sostenibilità affinché avvenga il prestito/mutuo dalle banche).

La piramide di Maslow (1954) espone la gerarchia di tutti i bisogni, classificabili in categorie, sempre più difficili da soddisfare man mano si sale:

  • Bisogni fisiologici dell’individuo, come il respiro, il sonno o l’alimentazione.
  • Bisogni di sicurezza fisica, mentale di salute o proprietà.
  • Bisogni di appartenenza: necessità di appartenere ad un gruppo (amici, famiglia), che diventa di appartenenza all’organizzazione dal punto di vista delle risorse.
  • Bisogni di stima: presenta aspetti di stampo sociale a livello aziendale, come l’autostima, l’autocontrollo ed il rispetto reciproco, e realizzazione.
  • Bisogni di autorealizzazione: possibilità di riconoscimento in termini stipendiali e di ruolo all’interno dell’azienda, che si combina con il bisogno di autorealizzarsi.

Facendo riferimento alla piramide di Maslow, i beni economici sono merci e servizi utili per il soddisfacimento di bisogni scarsi rispetto alle vere esigenze delle persone, definiti come tutti i beni di lusso, e paragonabili dunque alle ultime tre categorie di bisogni. Invece, i beni non economici soddisfano i bisogni basilari, come quelli fisiologici e di sicurezza.

- Al giorno d’oggi, si sta creando un circolo vizioso, perché è sempre di più accentuata la differenziazione tra le diverse categorie di bene ed il soddisfacimento effettivo che devono appagare (il cliente ha il bisogno di comprare un particolare paio di scarpe per camminare, ma perché soddisfa anche il bisogno di appartenenza ad un gruppo).

Attività dell’azienda e fattori produttivi

L’attività dell’azienda è articolata in tre macro categorie:

  • Operazione ed aspetti di trasformazione:
    • Tecnica → si basa sulla trasformazione fisica e tecnica di risorse (ex. azienda manifatturiera che produce scarpe): l’azienda acquista materie prime dal fornitore, che tramite impianti si trasformano in scarpe.
    • Di conoscenze → le aziende vendono servizi trasformando una conoscenza (nel marketing, nei big data, nei block change) in modo tale da trasferirla al cliente (società di consulenza o di revisione di bilancio).
  • Operazioni di negoziazione:
    • di beni privati e pubblici (con i fornitori)
    • di piacere nel lavoro (con i dipendenti ed il mercato del lavoro)
    • di capitali (bisogno di risorse finanziare per un periodo di tempo attraverso l’erogazione di un mutuo, un prestito da parte di una banca)
    • di gestione dei rischi → adozione di una gamma di polizze assicurative per proteggere le persone e le imprese dal rischio di perdite finanziarie (società di assicurazioni, che, tuttavia, non coprono ancora il rischio reputazionale).
  • Operazioni di configurazione e di governo degli istituti:
    • A partire dalla fondazione di un’azienda, l’imprenditore (colui che si assume la responsabilità) deve configurare l’asset di organizzazione e di ruolo delle persone all’interno dell'istituto aziendale (consiglio di amministrazione, comitato rischi). Inoltre, è importante rilevare dove iniziare l’attività, in relazione ai mercati, alla performance aziendale, al passaggio di informazione dall’esterno per costituire il bilancio di esercizio.

I fattori produttivi sono suddivisibili in tre categorie:

  • Fattori produttivi basilari:
    • Di cosa ho bisogno per iniziare un’attività economica, in base al tipo di azienda che si vuole creare, le infrastrutture, gli impianti, le materie prime ed i servizi.
  • Fattori di produzione primari (risorse finanziarie e umane/forza lavoro)
    • Il capitale risparmio a disposizione dell’azienda, a seguito dell’equilibrio economico (costi=ricavi), le aziende si possono autofinanziare, perché raggiungono un livello per cui riescono a coprire i costi che hanno sostenuto attraverso un profitto e reinvestirlo all'interno della propria attività.
    • Il capitale di rischio viene investito in una determinata attività, senza però la certezza di ricevere un ritorno da quell’investimento (può essere anche condiviso). La remunerazione degli investitori (Dividendo) avviene se l’azienda è in grado di conseguire ricavi dalle vendite superiori ai costi che ha investito, dove utile (ricavo superiore ai costi) viene destinato come pagamento agli investitori, col fine di fidelizzarli.
  • Fattori a fecondità:
    • Semplice → fattori insiti all’attività, che rilasciano la propria utilità all'interno di un processo produttivo, come le materie prime, perché si trasformano in un prodotto finito.
    • Ripetuta → fattori che rilasciano la propria utilità nel corso di più anni, come ad ex. gli impianti. Esiste un meccanismo contabile che riflette la natura di questi fattori, perché, in vista di un utilizzo prolungato, si riflette dal punto di vista della contabilità e del bilancio: il costo dell’impianto viene spalmato su più anni.

Evoluzione del concetto di azienda

» Fabio Testa
“L’azienda è la somma dei fenomeni o negozi (i contratti), rapporti da amministrare relativi ad un cumulo di capitali che formi un tutto a sé, di proprietà o di una persona singola, o di una famiglia o di una qualsiasi altra unione, o anche di una distinta classe di quei fenomeni, negozi o rapporti”. Mette l'accento sul patrimonio (foto della ricchezza di un determinato istante), tendenzialmente statico. Ritorna il concetto di accumulo di ricchezza, più che variare nel tempo, e le aziende piccole sono ancora unipersonali o familiari. L’azienda è una formalizzazione di rapporti e relazioni, che si occupa di gestire ricchezza statica, in un sistema economico chiuso.

» Vincenzo Vianello (1935)
Grazie a Vianello, si inseriscono nel concetto di azienda nuovi elementi:

  • Viene definita come organizzazione di persone e beni economici: prima l’elemento umano era quello unipersonale o familiare che gestisce la ricchezza, mentre adesso le persone diventano parte integrante della ricchezza e gestione dell’attività economica.
  • A questo insieme di persone viene associato un fine, senza però essere ancora esplicitato. Inizia ad emergere l’idea che l’azienda debba essere finalizzata a qualcosa.

» Ubaldo de Dominicis (1950)
Con De Dominicis, si afferma che l’azienda è una combinazione di risorse materiali ed umane. Svolge un’attività umana (focus sul lavoro della persona), finalizzata al soddisfacimento dei bisogni umani, in relazione alla piramide di Maslow (economia aziendale fa parte delle scienze sociali).

» Gino Zappa (1927)
Facendo un passo indietro, Zappa afferma già che l’azienda è una coordinazione economica in atto, rendendosi conto del fatto che non basta mettere assieme persone e beni, ma questi devono essere coordinati (visione sistemica dell’azienda). Per cui le risorse umane, finanziarie e materiali si devono muovere in maniera intrinseca.

  • Nel 1957, Gino Zappa affina il concetto di azienda, definita come Istituto che deve mantenersi e perdurare nel tempo ma che può anche cessare la propria attività. Esistono norme condivise a livello sociale che devono essere rispettate, all'interno di un ambiente più formalizzato.
  • Il fine è quello di soddisfare i bisogni umani e perseguire la crescita ed il ricavo (procacciamento) di ricchezza, in continuo conflitto con la concorrenza. L’azienda si potrebbe trovare nella situazione di disequilibrio economico-finanziario, quando i costi effettuati sono più alti dei ricavi, ponendosi il problema del consumo di ricchezza, che può essere investita sia internamente che esternamente all'azienda.
  • Prende avvio un periodo in cui i bisogni dei clienti iniziano a differenziarsi, staccandosi dall’univoca esigenza a cui è finalizzato un certo prodotto. L’azienda deve essere resiliente, andando a soddisfare e anticipare le tendenze di mercato (scegliere quale strategia è più utile da seguire affinché l'azienda continui ad esistere).

» Pietro Onida (1960)
Tramite Onida, emerge il problema di complessità, perché l’azienda è un “animale complesso”, composta da tante persone, suddivise in dipartimenti aziendali diversi, in concomitanza con l’evoluzione dell'attività economica.

  • L’azienda viene paragonata ad un sistema complesso, ma che deve essere coordinato e dinamico, affrontando molteplici cambiamenti e anticipando i bisogni e i trend di mercato.

» Aldo Amaduzzi (1953)
Qualche anno prima, Amaduzzi afferma che l’azienda è un sistema di elementi economici (beni e persone), che si muove all'interno di un ambiente complementare, e che di fatto costituisce un insieme economico insieme agli stakeholders e allo stato.

  • Il fine dell’azienda è rivolto al soddisfacimento del soggetto economico, ovvero i dipendenti che operano all'interno dell’azienda, insieme all’imprenditore, colui che ha creato l’azienda e che ne segue tutti gli aspetti di strategia. In contrario, il soggetto giuridico detiene i diritti e gli obblighi di un’azienda, che può corrispondere col soggetto economico oppure no (ex. creazione di una filiale, che condividono uno stesso modello di business, con l'unitarietà del soggetto economico ma una moltitudine soggetti giuridici).

» Giovanni Ferrero (1968)
Ferrero afferma che l’azienda è centralizzata sull’attività umana, e che deve essere in grado di sopravvivere al dinamismo del contesto economico di riferimento, in modo coordinato.

» Egidio Giannessi (1960)
Giannessi afferma che l’azienda è parte di un tutto, rappresenta l’unità elementare del sistema economico generale. Essa è dotata di vita propria e riflessa, dunque soggetta anche all’influenza dello Stato (ex. aumento bollette), insieme alla sua capacità di soddisfare i bisogni.

  • L'azienda è costituita dall'insieme di più operazioni, legate al fatto che deriva la propria attività dal soddisfacimento di bisogni sempre più esterni. L’azienda mira verso l’equilibrio economico (costi=ricavi), facendo fronte a tutte le sfide che si presentano davanti.
  • Sorge il problema della remunerazione adeguata, riconoscendo il giusto prezzo delle materie prime che devono essere acquistate, dello stipendio ai dipendenti, e della retribuzione all'imprenditore (soggetto economico), proporzionale ai risultati raggiunti (executive compensations).

» Carlo Masini (1970)
L’azienda rappresenta l’ordine economico di un istituto, ovvero un’organizzazione che tende a soddisfare un bene comune (condiviso dalla collettività). Perciò, l’istituto si deve dotare di un carattere istituzionale, ovvero di norme di comportamento condivise.

  • Masini si focalizza sul concetto di azienda come l’insieme delle attività economiche all'interno di un istituto.

Tipi di istituti e caratteristiche

Gli istituti sono le società umane che assumono caratteri di istituzioni (le famiglie, le imprese, i partiti, lo Stato, ecc.). Sono duraturi, dinamici, unitari e autonomi; perseguono il bene comune. In economia aziendale si fa riferimento a quattro macro categorie istituzionali che possono essere traslate in diversi tipi di aziende.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fillospin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Girella Laura.
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