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L'azienda

La definizione giuridica di azienda, secondo l’articolo 2555 del codice civile, è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Quindi, si tratta di un complesso di beni, definito come patrimonio. L’azienda, seguendo l’approccio economico, è un centro di produzione organizzato destinato a perdurare nel tempo: è così definito perché volto al soddisfacimento dei bisogni umani.

Caratteristiche dell'azienda

L’azienda esiste se sono soddisfatti i seguenti quattro punti:

  • L’azienda produce in senso economico: si intende soddisfare un bisogno creando utilità e valore. Quando qualcuno avverte un bisogno e questo viene soddisfatto dalla produzione di un’azienda, quest’ultima produce in senso economico.
  • L’azienda è ovvero l’attività sistematica, aziendale è continuativa, quindi costante.
  • L’azienda ha un’organizzazione ben definita delle mansioni.
  • L’azienda è quindi capace di perdurare nel tempo e sopravvive a quest’ultimo.

Tipologie di aziende

Bisogna distinguere le tipologie di aziende sulla base di un criterio scientifico fondato sul fine ultimo della nascita dell’azienda:

  • Azienda che produce per il consumo interno: Azienda creata per usufruire delle sue stesse offerte, quindi gli associati sono anche consumatori, cioè partecipano al sostegno economico-finanziario della stessa; si tratta di un ente pubblico o di un'associazione. La finalità è quella filantropica e solidaristica, e segue un ciclo che non le permette di ottenere profitto.
  • Azienda che produce per il consumo esterno o di terzi: Azienda creata per fare usufruire dei beni creati dall’azienda a una particolare collettività; un esempio è la Caritas che permette al soggetto di ricevere un servizio in modo gratuito. La finalità è quella filantropica e solidaristica, e segue un ciclo che non le permette di ottenere profitto.
  • Azienda che produce per il mercato o lo scambio: Azienda creata per cedere sul mercato un bene o un servizio; il tema principale è quello dell’attività economica sul mercato e vi è una relazione diretta tra la prestazione dell’azienda e la prestazione di colui che acquista il bene o il servizio.

Ciclo economico-finanziario

Si tratta di un flusso economico-finanziario positivo e autonomo. Effettuiamo una divisione tra movimentazioni economiche, che attengono a sacrificio e beneficio, e movimentazioni finanziarie, che attengono invece ai costi, ricavi, misurati dall’entrata finanziaria. L’aspetto economico misura l’aspetto finanziario.

  • Imposte: Sono un prelievo coattivo che un ente esattore rileva sul reddito, definito come grandezza flusso dinamica, o sul patrimonio, costituito da beni mobili e immobili e tende a crescere o decrescere per effetto del reddito. L’imposta sul patrimonio è l’IMU che viene commisurato rispetto al valore catastale del bene.
  • Tassa: Si paga su un servizio specifico, si tratta di contributi.
  • Donazione "inter vivos": Sono atti di liberalità (tra vivi), ovvero contributi volontari per servizi di cui non si usufruisce.
  • Lascito "mortis causa": Per esempio, il lascito testamentario.
  • Contributi: Possono essere volontari o obbligatori; è il caso delle casse di previdenza per i liberi professionisti per ottenere la pensione.

I proventi messi a disposizione dagli associati per anticipare i costi, che corrispondono al momento finanziario del ciclo, costituiscono il vincolo di bilancio dell’azienda che produce per il consumo. Questi generano disponibilità monetarie che vengono utilizzate per sostenere i costi, ovvero momento economico del ciclo, e approntare la produzione.

Si tratta di un ciclo aperto, e la condizione di equilibrio è data dalla corrispondenza tra proventi e costi. Non si ha garanzia della continuità del ciclo, infatti parte dei proventi vengono investiti sotto forma di investimenti fruttiferi per dare un flusso economico addizionale all’azienda. Un esempio di azienda che produce per il consumo in situazione di disequilibrio è lo Stato. A coprire il disequilibrio economico a lungo termine vi sono i BTP (Buoni Pluriennali dello Stato). Lo Stato per recuperare al disequilibrio economico può sottoscrivere un prestito oneroso da parte dei cittadini ma dovrebbe restituirli con un tasso di interesse alto rischiando di andare in default: si capisce attraverso il rating, che rappresenta la valutazione del merito di credito di un emittente di titoli obbligazionari. Il rating giustifica lo spread: si tratta di un differenziale tra un titolo di Stato di riferimento bund (Germania) e il valore di emissione di quello di un altro Stato.

Debito buono e società zombie

Un problema importante è quello dell’indebitamento pubblico distinguibile in debito buono e società zombie.

  • Debito buono: Tende a rimettere in moto l’economia attraverso degli investimenti pubblici che porteranno ulteriore lavoro, permettendo di costruire un reddito e pagare il debito pubblico. Si tratta della politica del deficit spending, ovvero attraverso il debito pubblico lo Stato finanzia una spesa pubblica in disavanzo.

Ciclo economico-finanziario dell'azienda che produce per il mercato

Si tratta di un ciclo vero e proprio e i ricavi sono una variabile dipendente dai costi e soprattutto dal mercato secondo la seguente funzione: il capitale iniziale è un momento economico, e si tratta del denaro messo a disposizione alla costituzione dell’azienda. Al contrario dell’azienda che produce per il consumo, l’equilibrio economico non sarà garantito dall’uguaglianza tra costi e ricavi, ma sarà la capacità di generare un surplus sui costi tale da garantire la congrua remunerazione dei fattori in posizione residuale. Si tratta di quei fattori la cui remunerazione non è né certa né prestabilita; questi sono opposti ai fattori in posizione contrattuale, ovvero fattori la cui remunerazione è certa e prestabilita, un esempio è il lavoro dipendente.

Tasso di congrua remunerazione

Il tasso di congrua remunerazione si calcola secondo diversi fattori:

  1. Rinuncia alla liquidità: Se messa in banca garantisce un aumento dello 0,5%.
  2. Copertura per l’inflazione: Il tasso di inflazione programmata attualmente si attesta intorno all’1,5%.
  3. Titoli di reddito fisso: Pari all’1%.
  4. Compenso per il rischio: Dipende dall’azienda e dalla propensione al rischio del soggetto e va dal 2% al 6%.

La somma di queste componenti costituisce il tasso di congrua remunerazione che va dal 5% al 9%.

ESEMPIO: Azienda con utile pari a 100 e capitale pari a 1.000, afferma che il tasso di congrua remunerazione è pari al 9%. È in equilibrio economico poiché ha generato un surplus maggiore del tasso di congrua remunerazione (100=10% di 1.000).

Soggetti aziendali

Due classi di soggetti aziendali:

  • Soggetto economico: Si tratta di colui che dà l'indirizzo alla gestione, quindi gestisce di fatto l’azienda. Il soggetto economico può essere una sola persona fisica o un gruppo di persone che hanno la capacità di agire (si ottiene con la maggiore età). Nell’azienda il soggetto economico corrisponde al soggetto giuridico; ci sono casi in cui non è così, un esempio è quando il soggetto giuridico fa uso di stupefacenti e viene richiesta l’interdizione del soggetto, al quale viene affidato un curatore che diviene soggetto economico ma non soggetto giuridico. Nella società di capitale il soggetto economico non può coincidere con il soggetto giuridico.
  • Soggetto giuridico: Si tratta di colui che risponde dei diritti e dei doveri scaturenti dall’attività aziendale. Il soggetto giuridico è un qualunque soggetto fisico o ente astratto (entità alla quale si conferisce la capacità giuridica attraverso contratto) titolare dei diritti e dei doveri (lo si diventa con la nascita attraverso la quale si ottiene la capacità giuridica). L’ente astratto è la società, che possiamo dividere in due classi:
  • Società di persone: Sono definite tali in quanto in esse prevale l'elemento soggettivo, rappresentato dai soci, rispetto al capitale. Tutti i soci rispondono dei problemi della società; queste non hanno autonomia patrimoniale. Le società di persone sono le seguenti:
    • Società semplici (s.s.): Non costituisce un tipo societario particolarmente rilevante, poiché è finalizzata ad un’attività economica non commerciale, quindi non è soggetta al fallimento.
    • Società in nome collettivo (s.n.c.): Agisce sotto una ragione sociale (nome e tipo di società), costituita dal nome di uno o più soci con l’indicazione del rapporto sociale. Può esercitare sia attività commerciali che attività non commerciali ma il reddito prodotto è comunque da considerarsi reddito d’impresa. È soggetta a fallimento.
    • Società in accomandita semplice (S.a.s.): Può esercitare sia attività commerciale che non, e al suo interno i soci sono suddivisi in accomandatari e accomandanti. L’accomandante al momento della costituzione della società mette a disposizione una quota di partecipazione direttamente dal proprio patrimonio personale. In caso di insolvenza, l’accomandante risponde solamente nei limiti della propria quota di partecipazione, così che il proprio patrimonio personale non venga messo a rischio, dunque ha una responsabilità giuridica limitata. Gli accomandatari hanno responsabilità illimitata rispetto ai creditori, ossia rispondono con il patrimonio aziendale e in casi limite con il proprio patrimonio personale. Gli accomandatari si fanno perciò carico di un rischio maggiore al momento della costituzione della S.a.s., avendo il diritto e il dovere di amministrare da soli l’impresa.
  • Società di capitale: In queste società l’elemento capitale è centrale, e queste hanno completa autonomia patrimoniale; i soci sono uguali, il soggetto giuridico è la società stessa dal momento della sua costruzione. Nello scontrino, che ha la funzione di registrare le vendite, viene stampato il motivo di nascita della società sotto al nome della società. Si suddividono in:
    • Società a responsabilità limitata (S.r.l.) il cui capitale minimo è pari a €10.000;
    • Società per azioni (S.p.a.) il cui capitale minimo è pari a €50.000;
    • Società in accomandita per azioni (S.a.p.a.) il cui capitale minimo è pari a €50.000.

Le società di capitale sono organizzate secondo le corporate governance o modelli di governo societario (relativi all’amministrazione e al controllo). Abbiamo la distinzione fra tre modelli differenti:

  • Modello tradizionale (modello italiano): In questo modello si ha la tripartizione dei poteri. Abbiamo tre organi, ovvero l’assemblea che corrisponde all’organo volitivo e ha il potere legislativo, il consiglio di amministrazione che corrisponde all’organo esecutivo, e il collegio sindacale che corrisponde all’organo di controllo. A nominare il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale è l’assemblea.
  • Modello dualistico (ordinamento tedesco): Abbiamo l’assemblea dei soci che nomina il consiglio di sorveglianza, più i rappresentanti dei lavoratori, che a sua volta nomina il consiglio di amministrazione.
  • Modello monistico (modello anglosassone): L’assemblea nomina gli amministratori a numero variabile che si suddividono in consiglio di amministrazione di gestione e consiglio di amministrazione di sorveglianza.

In Italia una sola società ha adottato il modello monistico, mentre il modello dualistico è stato adottato da sette società. In tutti i modelli l’assemblea dei soci esprime gli amministratori: l’assemblea ordinaria viene convocata ordinariamente almeno una volta l’anno per approvare il bilancio e ogni tre anni per eleggere gli amministratori; in una prima convocazione si delibera a maggioranza assoluta del capitale, cioè si può votare soltanto se è presente la maggioranza del capitale, mentre in seconda convocazione si delibera a maggioranza del capitale presente.

Composizione del capitale

La composizione del capitale è così suddivisa:

  1. Azioni ordinarie
  2. Azioni privilegiate
  3. Azioni di risparmio

Fino al 50% del capitale si possono emettere azioni non ordinarie a cui viene distribuito un rendimento più alto ed un utile più elevato (20%) per le azioni privilegiate; quelle di risparmio danno un rendimento più alto. Per la società il guadagno sta nella rinuncia al diritto di voto in assemblea ordinaria, le privilegiate votano in assemblea straordinaria, mentre quelle di risparmio nell’assemblea straordinaria eleggono un rappresentante che voti.

Nella società di capitale, alcuni soci fanno patti parasociali: i sindacati di voto decidono in maniera preliminare chi votare [esempio: io e X possediamo il 30% del capitale e decidiamo di votare Y]. Il patto parasociale è valido solo inter partes.

Diventare soggetto economico non è semplice soprattutto se il capitale cresce o se la società è quotata in borsa. Il 51% del capitale si dice capitale di controllo, ovvero corrisponde alla maggioranza del capitale. Alcuni elementi per individuare il soggetto economico:

  1. Composizione del capitale;
  2. Quanto è polverizzato il capitale;
  3. Se vi sono particolari patti parasociali.

Più si hanno quote piccole più la posizione di soggetto economico entra in crisi; se si comprano azioni sul mercato per far crescere la quota di proprietà si può effettuare la scalata ostile. Attualmente c’è una legge che afferma che per acquistare più del 2% delle azioni di una società si deve fare un’offerta pubblica (OPA). La prima società managerializzata è la Ford: lasciarono i figli come soggetto economico, questi elessero degli amministratori delegati che potessero dirigere l’azienda.

Esempio di società pubblica

Eni è una società pubblica? Effettuando l’analisi economica-aziendale notiamo che questa è quotata in borsa, il soggetto giuridico è Eni, si tratta di una società per azioni, quindi il soggetto giuridico è privato poiché è quotata in borsa, ma il soggetto economico è il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta infatti di una società a controllo pubblico; tutte le società a controllo pubblico nascono da società pubbliche trasformatesi nel tempo. Esistono poi società completamente pubbliche, come ASL, università ed ospedali.

  • Società private: Soggetto economico e giuridico sono privati.
  • Società pubbliche: Soggetto economico e giuridico sono pubblici (norme del diritto pubblico).
  • Società a controllo pubblico: Soggetto economico pubblico e soggetto giuridico privato (norme del diritto privato).

L'economicità

L’equilibrio economico non è la condizione necessaria e sufficiente affinché l’azienda continui a vivere; quello che permette all’azienda di sopravvivere è il raggiungimento dell’economicità. L’economicità è la capacità dell’azienda di raggiungere gli obiettivi posti dal soggetto economico alla costruzione dell’azienda stessa ai minimi costi, senza sprechi e con attenzione alle prospettive future. L’economicità prescinde dal ciclo economico-finanziario al contrario dell’equilibrio economico che non può prescindervi.

Negli anni ‘50 e ‘60 lo Stato ha incrementato l’assunzione pubblica per arrivare ad una ripresa economica del post-guerra, anche a salvaguardia dell’occupazione ma sempre ai minimi costi e senza sprechi. Se l’azienda lavora in economicità allora è efficiente.

ESEMPIO AZIENDA A AZIENDA B: Fattori produttivi 100 100, out-ut 300 400, stessi fattori produttivi, diverso numero di prodotto, l’azienda B è più efficiente. I servizi sono labour intensive, cioè il lavoro è il fattore produttivo applicato in maniera più intensiva. Se ho 10 dipendenti e produco un utile di 500 e un’azienda X ha 10 dipendenti e utile di 1.000, allora l’azienda X possiede dipendenti più efficienti.

Per misurare l’efficienza di un’azienda in un determinato campo si utilizzano degli strumenti particolari, detti indicatori sintetici.

Sanità: DRG (diagnosis related groups) è l'indicatore sintetico della prognosi di ogni malattia.

ESEMPIO: Ad oggi il travaglio dura 48 ore; il medico dice che la donna deve aspettare 72 ore prima di tornare a casa poiché potrebbe avere delle complicanze, non tenendo quindi conto del DRG che il medico dovrà giustificare ottenendo una penalizzazione dei fondi per l’anno successivo. In tal caso il medico ha fatto il suo lavoro comportandosi da soggetto economico pur non essendolo di fatto. Quando abbiamo a che fare con un’azienda per il consumo pubblica, la valutazione dell'efficienza va fatta nel medio-lungo termine.

Immaginiamo di avere un amministratore pubblico che deve decidere a quale tra le tre aziende possono effettuare un determinato lavoro:

  • Azienda α: Produce per il consumo esterno, ha proventi pari a 1.500 e costi pari a 1.500 essendo quindi in equilibrio economico.
  • Azienda β: Produce per il mercato, ha ricavi pari a 1...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleevaccaroo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bianchi Maria Teresa.
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