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Domande esame Annalisa Schino

Il ruolo del diritto naturale all'interno della società politica

Qual è il ruolo del diritto naturale all'interno della società politica? Dobbiamo pensare al diritto naturale come il modello su cui vanno a costruirsi le leggi positive (cioè emanate/create dallo Stato). Infatti, è grazie al diritto naturale che si fonda il contenuto delle leggi positive. Immaginate questo schema: legge/diritto naturale (ha in sé il contenuto di giustizia, poiché è frutto della volontà di Dio ed è dunque razionale) -> legge positiva (ha i contenuti di giustizia della legge naturale + l’obbligazione).

Ciò che distingue la legge naturale dalla legge positiva è infatti l’elemento dell’obbligatorietà, cioè la capacità di far rispettare (anche attraverso l’uso della forza o di sanzioni) le leggi dello Stato. Lo Stato dovrà comunque, almeno nel caso di Locke, tenere sempre presente il rispetto dei diritti naturali degli individui; in particolare del diritto alla proprietà (del proprio corpo, della vita, della libertà e della proprietà privata).

La conoscibilità della legge di natura

La legge di natura si conosce, per Locke, attraverso la ragione e partendo dai sensi (visione empiristica). Le principali tesi contrarie al pensiero lockiano sono:

  • Tesi innatista
  • Tesi del consenso delle genti
  • Tesi della tradizione

Tesi innatista: cosa afferma e cosa risponde Locke

La tesi innatista afferma che la legge di natura sia inscritta nell’animo dell’uomo dalla nascita; la mente non è quindi vista come una “tabula rasa”, ma viene considerata come già pregna di questi concetti universali. Locke critica questa tesi adducendo le seguenti argomentazioni:

  • Innanzitutto, gli esseri umani non sono concordi per quanto riguarda questi principi universali. In ogni cultura cambia ciò che è ritenuto giusto o sbagliato, perciò la tesi innatista è inesatta. Questo fatto, comunque, non avviene perché la legge di natura cambia, ma perché spesso gli uomini non si affidano alla propria personale ragione per arrivare a conoscerla, andando dunque ad affidarsi al sentito dire.
  • I bambini e i popoli “selvaggi” non sembrano conoscere la legge di natura. Se la tesi innatista fosse esatta, queste due categorie dovrebbero conoscere i principi universali di ciò che è giusto o sbagliato, eppure così non è.

Tesi del consenso delle genti

Secondo questa tesi, le leggi di natura sarebbero conoscibili andando a vedere ciò che le persone ritengono giusto o sbagliato. Sostanzialmente, si analizza la storia e si scelgono le massime sulle quali gli uomini sembrano essere sempre stati concordi (in ogni tempo e luogo).

Tesi della tradizione

Sostanzialmente, chi sostiene questa tesi, ritiene che per conoscere le leggi naturali sia necessario affidarsi alla tradizione (cioè a quelle massime che le persone si tramandano di generazione in generazione). Anche qui, Locke ritiene che questa sia un’operazione sbagliata: una legge va accettata in quanto ne riconosciamo la razionalità e il contenuto di giustizia. Accettare una legge in quanto facente parte della tradizione, o perché ci viene imposta da un sovrano, presuppone un’accettazione passiva (senza ragionare sulla sua effettiva validità) e questo non va bene.

Quali sono i limiti del potere politico nello stato lockiano?

  • Il primo limite è sicuramente rappresentato dai diritti naturali, in particolare dal diritto alla proprietà del cittadino. Ricordiamo che per diritto alla proprietà si intende: diritto alla vita, al corpo, alla libertà e alla proprietà privata. Per Locke, questo è il diritto naturale più importante e non può essere assolutamente leso dallo Stato. Se questa condizione (cioè quella di non tutelare i diritti naturali dei cittadini) non viene rispettata, il popolo può usufruire del diritto di resistenza.
  • Il secondo limite è il fatto che il potere legislativo non può essere esercitato da chi detiene quello esecutivo. Questo limite è interessante poiché, per la costituzione inglese, il re è depositario di entrambi i poteri. Andando a dividere l’ambito legislativo da quello esecutivo, Locke sta indirettamente limitando l’autorità regia, andando così a promuovere l’importanza del parlamento.
  • Il terzo limite è quello della tolleranza: lo Stato teorizzato da Locke non dovrebbe imporre (in coscienza) un credo religioso ai cittadini. Secondo lui è inutile costringere qualcuno a credere in una determinata fede religiosa poiché l’individuo accetterebbe solo apparentemente il credo, ma in coscienza continuerebbe a professare la religione che crede a lui consona. Locke sostiene che una persona debba poter avere la possibilità di sbagliare quando si tratta di materia religiosa; inoltre, ritiene che la fede non sia una cosa che si sceglie, quanto piuttosto una cosa involontaria. È un po’ come i gusti personali: non scegliamo di amare l’arte barocca (ad esempio), la amiamo e basta. Lo Stato deve intervenire solo nel momento in cui una “setta” o un credo religioso minacciano il benessere della collettività.

Di cosa parla il secondo trattato?

Il fine di Locke, nel secondo trattato sul governo, era quello di esporre la sua teoria sullo Stato, ricercando le basi dell’associazione politica e delimitandone la sfera di azione. Ha un’impostazione più razionalistica rispetto ai saggi: la ragione diventa fondam

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RealOkamy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Schino Annalisa.
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