Soggetto economico, soggetto giuridico, imprenditore e manager
1. Cosa si intende con l’espressione “soggetto economico”? Si definisca tale soggetto nelle aziende individuali, nelle società di persone e in quelle di capitali.
Il soggetto economico è quella persona o quel gruppo di persone che apportano all’interno dell’azienda capitale e lavoro. Detiene l’assoluto potere volitivo e in alcuni casi detiene il comando assumendo decisioni strategiche attraverso un piano d’azione, cioè il sistema di decisioni da assumere nella gestione aziendale al fine di avere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti ed ottenere performance superiori.
In una società di capitali il potere decisionale viene esercitato dai soci di maggioranza. Il gruppo con la quota di maggioranza esercita il loro potere decisionale nell'assemblea dei soci e, quindi, possono determinare le scelte economiche della società. In un'azienda individuale il soggetto giuridico e il soggetto economico coincidono. Ad esempio, il titolare di una ditta individuale è una persona fisica che decide le scelte economiche della ditta (soggetto economico) e ne risponde direttamente dal punto di vista giuridico (soggetto giuridico). Nelle società di persone il soggetto economico sono quell’insieme di persone rappresentate dai soci.
2. Cosa si intende con l’espressione “soggetto giuridico”? Si definisca tale soggetto nelle aziende individuali, nelle società di persone e in quelle di capitali.
Per soggetto giuridico si intende quel soggetto o quell’insieme di soggetti a cui fanno capo obblighi e diritti sul piano giuridico all’interno dell’azienda. In questo caso va introdotto il concetto di autonomia patrimoniale che indica il grado di separazione tra il patrimonio personale dei soci e il patrimonio aziendale. L’autonomia patrimoniale può essere di diverse tipologie: autonomia patrimoniale assente nel caso delle imprese individuali in cui il patrimonio personale coincide con il patrimonio aziendale e quindi nel caso in cui l’azienda non adempie ai propri obblighi si va ad intaccare il patrimonio personale dell’imprenditore, autonomia patrimoniale imperfetta nel caso delle società di persone come le società in accomandita semplice e società in nome collettivo in cui si risponde per le obbligazioni sociali in parte con il patrimonio personale dei soci e in parte con il patrimonio aziendale, autonomia patrimoniale perfetta in cui si ha una netta distinzione tra patrimonio aziendale e quello personale, quindi la società è il soggetto giuridico e risponde delle proprie obbligazioni con il suo patrimonio.
Nelle società in accomandita semplice si hanno 2 tipologie di soci: soci accomandanti che rispondono solo con il patrimonio apportato e non possono assumere decisioni aziendali e i soci accomandatari che rispondono in modo illimitato e solidale e sono essi ad essere amministratori della società. Se un socio accomandante vuole diventare amministratore automaticamente diventa un socio accomandatario e quindi anche il suo grado di responsabilità cambia.
3. Cosa si intende con l’espressione “imprenditore”? Da un punto di vista storico, tale espressione ha avuto sempre la stessa accezione? Che relazione c’è tra la figura dell’imprenditore e quella del soggetto economico?
L’imprenditore è il soggetto che combina i fattori produttivi per mettere in funzione all’interno della propria azienda un processo produttivo, è colui che provvede a collocare i prodotti sul mercato e distribuisce i risultati dell’attività tra i vari partecipanti. L’imprenditore è il coordinatore all’interno di un’azienda, è l’innovatore per quanto riguarda il processo produttivo ed è l’assuntore del rischio. In alcuni casi è colui che assume decisioni strategiche attraverso il piano d’azione e quindi corrisponde alla figura del soggetto economico, cioè vi è coincidenza tra proprietà e comando.
Dal punto di vista storico tale espressione ha avuto diverse accezioni: la figura dell'imprenditore è cambiata nel corso della storia. Nel medioevo l'imprenditore era prevalentemente un mercante che otteneva un profitto commerciale dall'acquisto e dalla vendita delle merci. Nel XVII secolo l'imprenditore-mercante reinveste i propri profitti commerciali nell'acquisto delle attività produttive, fino a quel momento artigianali, e in quelle finanziarie. Nasce in tal modo la figura dell'imprenditore-produttore e dell'imprenditore-bancario. La figura dell'imprenditore-capitalista si afferma alla fine del XVIII secolo con la rivoluzione industriale.
Nel XVIII secolo il modo di produzione subisce una profonda trasformazione. Il vecchio modo di produzione artigianale in cui l'imprenditore-artigiano è proprietario dei mezzi di produzione viene sostituito con l'imprenditore-capitalista. Il principale luogo di produzione non è più la bottega dell'artigiano bensì l'opificio dell'imprenditore. Con la diffusione dell'opificio subiscono una profonda trasformazione anche i fattori produttivi. Mentre nella bottega l'artigiano incarna in sé sia il lavoro che il capitale, nell'opificio l'imprenditore svolge il compito di combinare nel miglior modo possibile i fattori di produzione.
Il lavoro e il capitale si separano dando luogo a due contrapposte classi socio-economiche, quella dei lavoratori che offrono la propria forza lavoro in cambio di un reddito salariale e quella dei capitalisti che, invece, offrono i propri mezzi di produzione. Nella rivoluzione industriale la figura del capitalista coincide con quella dell'imprenditore. Chi mette a disposizione i capitali è anche colui che organizza i fattori produttivi nel processo produttivo, si assume il rischio di impresa e percepisce eventualmente il reddito residuale (profitto) dell'attività economica. Successivamente la figura dell'imprenditore comincia a distinguersi da quella del capitalista. In questa seconda fase il capitalista è colui che offre il proprio capitale all'imprenditore in cambio di un reddito fisso (interesse).
4. Si analizzi la figura del manager, evidenziando la relazione che esiste tra la stessa e quella del soggetto economico.
Il manager è un professionista stipendiato che nell'azienda o in un ente (sia pubblico o privato) ha la responsabilità del processo di definizione e del perseguimento di determinati obiettivi. La sua remunerazione è legata al success fee o quota variabile (risultato dell’azienda) e prevede il coinvolgimento nel capitale di proprietà (stock options) attraverso quote del patrimonio come forma di remunerazione. Nelle aziende di più elevate dimensioni sono soggetti non proprietari ad assumere decisioni fondamentali: si tratta di top management e spesso fa parte del gruppo che compone il soggetto economico.
Attività economica e azienda
1. Che cosa si intende per attività economica?
L’attività economica è l’oggetto di studio dell’economia e si intende l’attività umana costituita dall’insieme delle decisioni, operazioni, compiuti con risorse limitate, volte alla soddisfazione dei bisogni umani. Tale attività si realizza attraverso operazioni di produzione, scambio e consumo.
2. Quali sono i caratteri dell’azienda?
L’azienda è un’istituzione che opera come un sistema autonomo e durevole ed è parte di una realtà economico-sociale più ampia. Svolge attività di produzione e consumo. L’azienda è un sistema durevole, cioè deve perdurare nel tempo per poter raggiungere i propri fini, è autonoma in quanto deve essere in grado di prendere decisioni in modo autonomo rispetto a soggetti terzi, è un sistema in quanto è costituita dall’insieme di elementi coordinati tra di loro per poter raggiungere gli obiettivi prefissati e deve operare secondo il principio dell’economicità, cioè secondo principi di efficacia, quindi conseguire gli obiettivi, ed efficienza, cioè mantenere un equilibrio tra costi e ricavi.
3. Che significa studiare l’azienda con la teoria sistemica? Perché l’azienda opera come un sistema? Quali sono i caratteri del “sistema azienda”?
Studiare l’azienda con la teoria sistemica significa vederla come un insieme di elementi coordinati e interrelati tra di loro per il raggiungimento di un fine comune. L’azienda opera secondo la proprietà olistica in quanto il suo valore non dipende solo dalla somma delle singole parti, ma anche dal valore superiore rispetto alle singole parti detto avviamento. L’azienda può essere studiata anche con altre teorie come per esempio quella meccanicistica che vede l’azienda come un sistema chiuso di cui è necessario scoprire gli algoritmi di regolamento, quella organicistica che vede il sistema in modo organico, cioè un sistema aperto all’esterno a crescita programmata e quella contrattualistica che vede l’azienda come un insieme di contratti.
Il sistema azienda è un sistema aperto all’esterno, quindi ha delle relazioni con soggetti terzi, è dinamico perché muta nel tempo e nello spazio, è complesso in quanto può essere diviso in sub-sistemi al suo interno, è finalizzato al raggiungimento di un obiettivo ed è probabilistico in quanto l’esito della sua attività è incerto.
4. Come possono essere classificate le aziende?
Le aziende possono essere classificate nel seguente modo:
- Aziende di produzione che soddisfano indirettamente i bisogni degli individui attraverso la produzione di beni.
- Aziende di consumo che soddisfano direttamente i bisogni degli individui.
- Aziende di erogazione.
- Imprese che operano nel mercato e possono essere industriali, commerciali, bancarie, assicurative ecc.
- Aziende manifatturiere che hanno un output tangibile e possono effettuare la trasformazione dei beni acquistati oppure effettuare una trasformazione fisico-tecnica delle materie prime.
- Aziende non manifatturiere che effettuano una trasformazione nel tempo e nello spazio di beni e servizi.
Inoltre le aziende possono essere piccole aziende, medie aziende e grandi aziende.
5. In che termini si può parlare di fine dell’azienda? Qual è?
Il fine dell’azienda può essere visto come la mission dell’azienda ed è il motivo per il quale l’azienda esiste. Dipende dagli individui che la compongono ed è differente da azienda ad azienda. Quello che accomuna le mission delle varie aziende è la sopravvivenza, quindi la possibilità di esistere ed operare. In altre parole il fine dell’azienda è essa stessa e la sua continuità e raggiunge questa mission se soddisfa le attese di tutti i soggetti che con essa si rapportano.
Aggregazioni aziendali, gruppi e leva azionaria
1. Cosa si può intendere con l’espressione “aggregazione di aziende”? Come possono essere classificate? Perché si formano?
Per aggregazione aziendale si intende qualsiasi forma di unione tra unità distinte sia sotto il profilo giuridico che economico. Alla base di qualsiasi aggregato ci sono accordi tra aziende che possono essere formali o informali e implicano una serie di obblighi e comportamenti con il fine di raggiungere obiettivi comuni a tutte le aziende coinvolte. Le parti definiscono ex ante, ovvero prima di qualsiasi scambio, gli obblighi e gli impieghi che assumono reciprocamente.
Le aggregazioni aziendali possono essere classificate secondo:
- Contenuti dell’accordo, quindi vi possono essere legami tecnologici con il trasferimento di tecnologia, legami commerciali o legami produttivi in cui si assegna una fase produttiva a un’altra azienda.
- Sulla base della forma dell’accordo vi possono essere accordi formali o informali.
- Sulla base della durata dell’accordo che specifica l’arco di tempo in cui le parti decidono di vincolarsi e non la durata effettiva della relazione.
- In base alle ragioni degli aggregati.
Gli aggregati possono formarsi per diversi motivi come per esempio la possibilità di raggiungere economie di scala, cioè si ricercano i vantaggi delle grandi aziende senza sopportare però tutti i costi in quanto all’aumentare della produzione il costo unitario diminuisce perché si ripartisce su una base più ampia, la possibilità di raggiungere la quasi integrazione verticale e quindi inglobare all’interno della propria attività il maggior numero possibile di passaggi intermedi necessari per l’ottenimento del prodotto finito, il conseguimento di economie di raggio d’azione ovvero distribuire i propri prodotti a più mercati possibili e tali aggregazioni sono caratterizzate dal possesso di un know-how particolare.
2. Cosa si può intendere con l’espressione “gruppo di aziende”? Come può essere classificato? Come può essere strutturato? Perché si forma?
Il gruppo di aziende rappresenta un insieme di imprese distinte dal punto di vista giuridico, ma condotte secondo un unitario disegno strategico, ovvero da un unico soggetto economico. La fonte del potere può avere natura contrattualistica, ovvero deriva da accordi di subordinazione tra imprese che decidono di rinunciare alla propria autonomia per unirsi in gruppo, però tali contratti di dominio non sono consentiti nel nostro paese, può avere natura vincolistica come per esempio gli impegni di fornitura o i mutui, ma ciò comporta un rischio per l’azienda che gestisce e quindi per autotutelarsi può controllare direttamente attraverso la nomina dei componenti del consiglio di amministrazione o indirettamente attraverso il concorso alla definizione delle decisioni l’azienda controllata e per ultimo può avere natura partecipativa con il diritto di voto e quindi la possibilità di scegliere i membri del consiglio di amministrazione della partecipata e di decidere circa la gestione e la strategia di quest’ultima.
Il gruppo può avere struttura gerarchica o paritetica. Per quanto riguarda la struttura gerarchica può essere a struttura semplice quindi con una capogruppo che controlla le filiali o anche dette controllate oppure può essere a struttura complessa nel momento in cui un’azienda controlla direttamente delle aziende per esempio B e C e indirettamente altre per esempio B1, B2, C1 e C2 che sono controllate direttamente da B e C. Nei gruppi paritetici le società sono sullo stesso piano quindi non si hanno livelli di subordinazione e questa tipologia di struttura si verifica soprattutto nei piccoli gruppi a proprietà familiare.
I motivi per cui si costituiscono i gruppi sono diversi: possibilità di sfruttare la leva azionaria, possibilità di ottenere vantaggi sul piano finanziario, l’integrazione orizzontale o verticale, miglior gestione del rischio.
3. Cosa si può intendere con l’espressione “effetto leva azionaria”? Si proponga un esempio.
La leva azionaria esprime la capacità della capogruppo di poter usufruire a suo vantaggio del capitale delle controllate. Tanto più numerosi sono i livelli di articolazione del gruppo, tanto superiore sarà la capacità della capogruppo di controllare un elevato capitale possedendone soltanto una minima quota.
Un esempio:
- La società A ha un capitale sociale di 1000 ed è partecipata dal socio L per il 60% e dal socio N per il 40%.
- La società A detiene il 55% della società B (capitale sociale 1000) mentre il restante capitale sociale è del socio O.
- La società B detiene il 60% della società C (capitale sociale 1000) mentre il restante capitale sociale è del socio G.
L con 600 (60% di 1000) di conferimento controlla 3.000 di capitale sociale diviso tra le diverse controllate. Vi sono elementi che però non rendono conveniente un grado di leva:
- Gestione della complessità presenza di varie minoranze, varie società.
- Economicità (possibilità di coprire i costi di struttura).
- Incremento del costo del capitale.
Funzioni, processi e fattori della produzione
1. Cosa si può intendere con le espressioni “funzioni aziendali” e “processi aziendali”?
Con il termine funzione aziendale si intende l’insieme di operazioni, compiti di lavoro e attività svolte dai fattori produttivi per raggiungere un unico obiettivo (produzione o vendita o approvvigionamento o altro). Le funzioni possono essere operative caratteristiche che sono direttamente rivolte al conseguimento degli obiettivi della gestione aziendale e tra queste troviamo la funzione di approvvigionamento, la funzione di ricerca e sviluppo, di produzione e acquisto, la funzione commerciale e di marketing, e possono essere ausiliarie come la pianificazione e controllo, finanza e amministrazione e organizzazione e gestione del personale. Per processo aziendale si intende l’insieme di attività svolte utilizzando input diversi che vengono trattati per ottenere un determinato output.
2. Cosa si può intendere con l’espressione “fattori della produzione”? Come possono essere classificati? Quali sono le caratteristiche delle diverse classi di fattori della produzione?
Con l’espressione fattori della produzione si può intendere l’insieme degli input necessari all’azienda per mettere in atto un processo di produzione. Possono essere specifici o generici: quelli specifici si riferiscono ai fattori a fecondità semplice o anche detti fattori correnti che cedono la loro utilità in un solo ciclo produttivo, ai fattori a fecondità ripetuta o anche detti fattori pluriennali che cedono invece la loro utilità in più cicli produttivi attraverso il piano d’ammortamento come per esempio un impianto, un macchinario, fattori materiali con consistenza fisica, fattori immateriali che non hanno consistenza fisica come per esempio i brevetti e infine il fattore lavoro che consiste nell’attività fisica e intellettuale prestata dall’uomo i
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