DIRITTO TRIBUTARIO
Raccolta di domande e risposte per l'esame orale
74 domande
Principi - IRPEF - IRES - dichiarazione - soggetti passivi - IVA - domande
trabocchetto
Raccolta di domande d'esame e quesiti di preparazione all'orale, con risposte complete e formulate per essere esposte a voce.
Nota: il diritto tributario è soggetto a frequenti modifiche normative. Il contenuto segue il programma e gli appunti di riferimento utilizzati
per la preparazione dell'esame.
Indice
1. Principi generali e fonti - 10 domande
2. Obbligazione tributaria e soggetti passivi - 9 domande
3. IRPEF e categorie di reddito - 10 domande
4. IRES e reddito d'impresa - 10 domande
5. Dichiarazione, amministrazione e tutela - 10 domande
6. IVA - 14 domande
7. Domande trasversali e “trabocchetto” - 11 domande
Totale: 74 domande con risposta.
Diritto Tributario - Domande e risposte da orale 2 / 18
1. Principi generali e fonti
1. Che cos'è un tributo e qual è la differenza tra imposta, tassa e contributo?
Risposta: Il tributo è una prestazione patrimoniale imposta per legge da un ente pubblico per finanziare la spesa pubblica. È
coattivo: non nasce da un contratto o dalla libera volontà del contribuente. Il tributo comprende tre categorie principali.
L'imposta è acausale: si paga in presenza di un fatto che manifesta capacità contributiva, come reddito, patrimonio o
consumo, senza ricevere in cambio uno specifico servizio individuale. La tassa è invece collegata a una specifica attività o
servizio della Pubblica Amministrazione richiesto o ricevuto dal cittadino. Il contributo è dovuto quando il soggetto trae un
vantaggio particolare, spesso indiretto o collettivo, da un'opera o attività pubblica; rientrano inoltre in questa categoria alcuni
contributi previdenziali.
2. Che cosa significa capacità contributiva secondo l'art. 53 Cost. e che rapporto ha con la
progressività?
Risposta: L'art. 53 Cost. stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità
contributiva. Ciò significa che il prelievo deve colpire una ricchezza reale e idonea a esprimere forza economica. Il reddito è
un indice importante, ma non è l'unico: possono rilevare anche patrimonio, incrementi patrimoniali, consumi e affari. La
capacità contributiva deve essere effettiva e attuale, e il prelievo non può intaccare il minimo vitale né superare in modo
irragionevole la ricchezza manifestata. Lo stesso art. 53 prevede poi che il sistema tributario sia informato a criteri di
progressività: complessivamente, chi dispone di maggiore capacità economica deve contribuire in misura più che
proporzionale.
3. Che cos'è la riserva di legge prevista dall'art. 23 Cost.?
Risposta: L'art. 23 Cost. afferma che nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla
legge. In materia tributaria si parla di riserva di legge relativa: la legge, o un atto avente forza di legge, deve almeno
individuare gli elementi essenziali del tributo, cioè presupposto, soggetti, base imponibile e criteri dell'aliquota. Gli aspetti
tecnici e attuativi possono invece essere rimessi a fonti secondarie, purché non invadano il nucleo riservato alla legge. La
funzione della riserva è garantire che il sacrificio economico imposto ai cittadini trovi fondamento in una scelta legislativa e
non in una decisione discrezionale dell'amministrazione.
4. Qual è la differenza tra norme tributarie sostanziali, sanzionatorie e formali?
Risposta: Le norme sostanziali o impositive disciplinano la struttura del tributo: presupposto, soggetto attivo, soggetto
passivo, base imponibile e aliquota. Le norme sanzionatorie stabiliscono le conseguenze delle violazioni fiscali e possono
prevedere sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, penali. Le norme formali regolano invece il modo in cui il tributo
viene attuato. Al loro interno si distinguono le norme procedimentali, relative ad accertamento, istruttoria e riscossione, e le
norme processuali, che disciplinano la tutela davanti al giudice tributario. In sintesi: le norme sostanziali dicono che cosa si
deve pagare; quelle formali spiegano come il rapporto tributario viene gestito e contestato.
5. Perché le circolari dell'Amministrazione finanziaria non sono fonti del diritto?
Risposta: Le circolari, le risoluzioni e le note dell'Amministrazione finanziaria esprimono l'interpretazione che
l'amministrazione dà delle norme tributarie, ma non creano nuove regole giuridiche. Per questo non sono fonti del diritto.
Possono vincolare internamente i funzionari dell'amministrazione che le ha emanate, ma non vincolano né il contribuente né
il giudice. Il contribuente può quindi sostenere un'interpretazione diversa da quella contenuta in una circolare e contestare
l'eventuale atto impositivo. La loro utilità è soprattutto pratica e interpretativa: aiutano a comprendere l'orientamento
dell'Agenzia delle Entrate, ma restano subordinate alla legge e alle altre fonti normative.
6. Quali sono le principali fonti del diritto tributario?
Risposta: Al vertice troviamo la Costituzione, soprattutto gli artt. 23 e 53, e il diritto dell'Unione Europea, che incide in
modo rilevante in settori come IVA, dazi e libertà economiche. Tra le fonti primarie interne rientrano le leggi ordinarie, i
decreti-legge, i decreti legislativi, i Testi Unici e, nei rispettivi ambiti, le leggi regionali. Lo Statuto dei diritti del
contribuente è una legge ordinaria che esprime principi generali del sistema tributario e disciplina i rapporti tra fisco e
contribuente. Le fonti secondarie sono i regolamenti, ammessi per gli aspetti non coperti dalla riserva di legge. Le
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convenzioni internazionali, una volta ratificate, regolano soprattutto doppia imposizione e rapporti transnazionali.
7. Che cos'è l'analogia e quando è ammessa nel diritto tributario?
Risposta: L'analogia è una tecnica usata per colmare una lacuna normativa applicando una regola prevista per un caso simile
(analogia legis) oppure ricavando la soluzione dai principi generali dell'ordinamento (analogia iuris). Nel diritto tributario il
suo utilizzo è limitato. Non può essere usata per estendere norme impositive sostanziali, norme sanzionatorie o norme
agevolative a casi non previsti: questi ambiti richiedono una disciplina espressa e non possono essere ampliati per
somiglianza. Può invece essere ammessa, con cautela, per norme formali o procedimentali, ad esempio quando occorre
colmare una lacuna sulle modalità di adempimento di un nuovo tributo.
8. Come funzionano l'efficacia nel tempo e il principio di irretroattività delle norme
tributarie?
Risposta: In via generale, una legge entra in vigore dopo la pubblicazione e il decorso della vacatio legis, normalmente di
quindici giorni, salvo diversa previsione. L'entrata in vigore va distinta dall'efficacia, cioè dal momento in cui la norma
produce effetti. L'art. 11 delle Preleggi esprime il principio generale di irretroattività, mentre lo Statuto del contribuente
rafforza la tutela prevedendo, tra l'altro, un periodo minimo per i nuovi adempimenti. Le modifiche dei tributi periodici
tendono a operare dal periodo d'imposta successivo, mentre le norme procedimentali e processuali sono normalmente di
applicazione immediata anche ai procedimenti in corso. Una norma può cessare di operare per abrogazione, incostituzionalità
o scadenza del termine.
9. Che differenza c'è tra abrogazione e dichiarazione di incostituzionalità di una norma
tributaria?
Risposta: Con l'abrogazione, la norma cessa di produrre effetti per il futuro: si parla di efficacia ex nunc. Continua però a
disciplinare i fatti verificatisi mentre era in vigore. Con la dichiarazione di incostituzionalità, invece, la norma viene
eliminata con efficacia retroattiva, cioè ex tunc, nei limiti previsti dall'ordinamento: viene meno il suo fondamento giuridico
fin dall'origine. Negli appunti questa distinzione è collegata anche alla possibilità di ottenere il rimborso di tributi riscossi
sulla base di una norma successivamente dichiarata incostituzionale. È quindi una differenza essenziale sia sul piano
temporale sia sugli effetti prodotti sui rapporti tributari.
10. Che cos'è il credito d'imposta e quali funzioni può avere?
Risposta: Il credito d'imposta è una posizione creditoria del contribuente nei confronti del Fisco. Può avere funzione
tecnico-tributaria, ad esempio per evitare una doppia imposizione sullo stesso reddito; funzione extrafiscale, quando viene
utilizzato come incentivo di politica economica; oppure funzione compensativa, quando consente di ridurre altri debiti fiscali.
A seconda della disciplina, il credito può essere utilizzato in compensazione, riportato a periodi successivi o, in alcuni casi,
chiesto a rimborso. È importante non confonderlo con una deduzione o una detrazione: il credito opera come una vera somma
a favore del contribuente da utilizzare secondo le regole previste dalla legge.
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2. Obbligazione tributaria e soggetti passivi
11. Che cos'è l'obbligazione tributaria?
Risposta: L'obbligazione tributaria è il vincolo giuridico, previsto direttamente dalla legge, che collega il soggetto passivo
all'ente impositore e impone al primo di eseguire una prestazione, normalmente pecuniaria, a titolo di tributo. È
un'obbligazione ex lege: non nasce da un contratto, ma dal verificarsi del presupposto previsto dalla norma. Ha inoltre un
contenuto complesso, perché accanto al pagamento comprende obblighi strumentali come dichiarazione, fatturazione e
conservazione dei documenti. Normalmente il rapporto è bilaterale, tra contribuente e Fisco, ma in alcune fattispecie possono
intervenire più soggetti, come sostituti, responsabili d'imposta o coobbligati solidali.
12. Che differenza c'è tra soggetto passivo di fatto e soggetto passivo di diritto?
Risposta: Il soggetto passivo di fatto è colui che manifesta la capacità contributiva e sopporta economicamente il tributo. Il
soggetto passivo di diritto è invece il soggetto che, pur non essendo necessariamente il portatore della capacità contributiva
relativa a quel tributo, è obbligato dalla legge ad applicarlo, trattenerlo o versarlo. Nell'IVA, per esempio, il consumatore
finale sopporta economicamente l'imposta, mentre il venditore è il soggetto che la addebita in fattura e la versa all'Erario. La
distinzione serve a separare il soggetto che realizza il fatto economicamente rilevante da quello che partecipa giuridicamente
all'attuazione del prelievo.
13. Qual è la differenza tra sostituto d'imposta e responsabile d'imposta?
Risposta: Il sostituto d'imposta è il soggetto che, per legge, deve trattenere l'imposta dovuta da un altro soggetto e versarla
al Fisco. Il caso tipico è il datore di lavoro che opera le ritenute IRPEF sullo stipendio del dipendente. Il responsabile
d'imposta, invece, si aggiunge al debitore principale e risponde del pagamento pur non avendo realizzato il presupposto: un
esempio è il notaio rispetto all'imposta di registro dovuta per determinati atti. La differenza è quindi strutturale: il sostituto si
interpone nel pagamento e opera la ritenuta; il responsabile è un coobbligato che garantisce l'adempimento insieme al
contribuente.
14. Perché il sostituto d'imposta non manifesta la capacità contributiva relativa al tributo
che versa?
Risposta: Perché la ricchezza tassata appartiene al sostituito, non al sostituto. Nel lavoro dipendente, ad esempio, il reddito
che esprime capacità contributiva è quello del lavoratore. Il datore di lavoro interviene per una scelta legislativa di efficienza:
trattiene parte della somma dovuta al dipendente e la versa allo Stato. Il suo obbligo nasce quindi dal ruolo di intermediario
fiscale, non dal fatto di aver prodotto quel reddito. Proprio per questo la ritenuta viene effettuata sulle somme spettanti al
contribuente e il sostituto, in linea di principio, non deve sopportare economicamente l'imposta con risorse proprie.
15. Che cos'è la solidarietà tributaria?
Risposta: La solidarietà tributaria ricorre quando l'Amministrazione può pretendere l'intero tributo da uno qualsiasi di più
soggetti obbligati. Negli appunti si distinguono solidarietà paritaria e solidarietà dipendente. Nella prima, più soggetti
sono collegati alla realizzazione del presupposto e chi paga per tutti può rivalersi sugli altri. Nella solidarietà dipendente,
invece, un soggetto risponde accanto all'obbligato principale pur non avendo realizzato il presupposto: è la logica del
responsabile d'imposta. Il meccanismo rafforza la garanzia del credito erariale, perché consente al Fisco di rivolgersi a più
soggetti per ottenere il pagamento.
16. Che differenza c'è tra rivalsa e regresso?
Risposta: La rivalsa consente a un soggetto che è tenuto a versare un tributo di trasferirne giuridicamente l'onere economico
su un altro soggetto. Nell'IVA la rivalsa è tipicamente obbligatoria: il venditore addebita l'imposta al cliente. Il regresso,
invece, opera tra coobbligati quando uno di essi ha pagato anche la parte riferibile agli altri e chiede di recuperarla. Negli
appunti la distinzione emerge anche nel confronto tra sostituto e responsabile d'imposta: il responsabile che paga al posto
dell'obbligato principale può esercitare regresso. In entrambi i casi si evita che il soggetto che anticipa o versa il tributo ne
sopporti definitivamente un costo non proprio.
17. Che cosa sono presupposto, base imponibile e aliquota?
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Risposta: Il presupposto è il fatto o evento economico che fa nascere l'obbligazione tributaria: per esempio, il p
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