Tecniche e Legislazione Farmaceutiche — Domande e
risposte d'esame
Domande ricavate dall'elenco degli appelli del prof. Matricardi, raggruppate per
argomento e deduplicate. Ogni risposta è autosufficiente e pensata per essere detta a
voce; il rimando porta alla trattazione estesa in Teoria.
Indice
• Parte I — Legislazione
– 1. Il medicinale e il quadro normativo
– 2. Farmacopea e tabelle
– 3. Regimi di dispensazione e ricetta
– 4. Stupefacenti
– 5. Galenica e Norme di Buona Preparazione
– 6. La Tariffa Nazionale
– 7. AIC, equivalenti, rimborsabilità
• Parte II — Tecnica
– 8. Polveri: proprietà tecnologiche
– 9. Miscelazione e granulazione
– 10. Compresse
– 11. Capsule
– 12. Supposte
– 13. Sistemi dispersi
– 14. Altre forme farmaceutiche
• Parte III — Controlli di Farmacopea
– 15. Saggi di Farmacopea
• Appendice B — Indice inverso delle domande
Parte I — Legislazione
1. Il medicinale e il quadro normativo
D. Che differenza c'è tra farmaco e medicinale?
Si usano come sinonimi ma sono due concetti diversi. Farmaco è unicamente il
principio attivo, la molecola attiva. Medicinale è quel principio attivo formulato, cioè
principio attivo più eccipienti più contenitore. La formulazione non è un accessorio: i
vaccini anti-Covid hanno come principio attivo un mRNA formulato in nanoparticelle, e
senza quella formulazione l'effetto terapeutico non si sarebbe ottenuto. Anche il
1
confezionamento primario conta, perché entra a contatto diretto con il medicinale e ne
condiziona la stabilità.
Teoria §1.1 — Farmaco e medicinale non sono la stessa cosa
→
D. Che cosa significa "forma e dose di medicamento"?
Una sostanza ad azione terapeutica non esplica quell'azione in astratto: per esplicarla
deve essere trasformata in una forma gestibile e introducibile nell'organismo secondo
una certa via, e in una dose prefissata, quella terapeutica. La forma è la forma
farmaceutica — compressa, capsula, supposta, sciroppo — cioè che cos'è e come è
fatta la preparazione. La dose è l'unità posologica, la quantità di sostanza terapeutica
presente in ciascuna forma farmaceutica, quella che somministrata in un'unica volta è
responsabile dell'effetto.
Teoria §1.3 — Forma e dose di medicamento
→
D. Quali sono le caratteristiche fondamentali di un medicinale, e chi
ne risponde?
Qualità, sicurezza ed efficacia. Sulla qualità la responsabilità si divide: per il
preparato industriale la garantisce il produttore, per il galenico la garantisce il
farmacista. Il testo di riferimento che definisce che cosa significhi qualità è la
Farmacopea.
Teoria §1.2 — Le tre caratteristiche fondamentali
→ (domanda 85)
D. Chi può essere titolare di una farmacia?
Oggi la titolarità può essere anche di una persona non farmacista o di una società di
capitali — SpA o Srl — senza limite al numero di farmacie possedute. Ma il punto
fermo che non è mai cambiato è che chi dispensa il medicinale deve sempre
essere un farmacista iscritto all'albo. Ci si è arrivati per tappe: nel 1913 con
Giolitti la farmacia è una concessione governativa ad personam assegnata per
concorso; nel 1991 si ammette la titolarità a una società di persone composta tutta da
farmacisti, con un massimo di 4 farmacisti e non più di 4 farmacie a testa; nel 2006 il
Decreto Bersani consente la titolarità di più farmacie e apre la vendita dei medicinali
senza prescrizione alle parafarmacie; dal 2018 si arriva alle società di capitali. Va
aggiunto che la titolarità è incompatibile con altre funzioni pubbliche — dipendente
pubblico, direttore di officina in azienda, informatore — per conflitto di interessi.
Teoria §1.6 — Chi può essere titolare di una farmacia
→
D. Perché si dice che il farmacista svolge un pubblico servizio?
Perché con la riforma Giolitti del 1913 l'assistenza farmaceutica diventa attività dello
Stato, e quindi non può essere lasciata alla libera iniziativa imprenditoriale. Lo Stato
la delega ai privati in regime di concessione governativa: il farmacista esercita
quell'attività per conto dello Stato. Nel momento in cui dispensa il medicinale è come
se fosse «un pezzetto di Stato», ed è formalmente incaricato di pubblico servizio
ai sensi dell'art. 358 c.p.. Da qui derivano sia una maggiore protezione per i reati
commessi a suo danno, sia la possibilità di incorrere in reati penali. Attenzione alla
distinzione: il farmacista è incaricato di pubblico servizio solo quando eroga il
medicinale; quando vende un integratore, un cosmetico o un disinfettante è un
commerciante qualunque. 2
Teoria §1.5 — La farmacia come pubblico servizio
→
D. Se un farmacista non ha il farmaco richiesto, può mandare il cliente
(domanda 8)
in un'altra farmacia?
No. Il farmacista non si può rifiutare di dispensare un medicinale che ha in farmacia,
salvo due sole eccezioni: ricetta formalmente non corretta, o evidenti pericoli per il
paziente. E se il medicinale non ce l'ha, è tenuto a procurarselo nel più breve
tempo possibile e a far tornare il paziente — non a dirottarlo altrove — perché deve
garantire lui il servizio pubblico. Lo stesso vale per le preparazioni magistrali, dove
"nel più breve tempo possibile" significa il tempo tecnicamente necessario ad
allestirle. A monte, l'art. 123 del TULS obbliga il titolare a tenere sempre in farmacia
i medicinali dichiarati obbligatori dalla Farmacopea, che sono elencati nella Tabella 2.
Teoria §1.7 — L'obbligo di dispensare e l'obbligo di dotazione
→ (domanda
D. Che cosa sono i farmaci look-alike/sound-alike (LASA)?
96)
Sono i medicinali che possono essere scambiati l'uno con l'altro per la somiglianza
grafica o fonetica del nome, o per la somiglianza della confezione: ZIMOX e
DIAMOX, BUSCOPAN e BUSCOFEN, TANTUM ROSA e TANTUM VERDE. Sono per lo più
errori di distrazione, ma non è una questione di poco conto, perché lo scambio ricade
sotto l'art. 445 c.p., che punisce la somministrazione di medicinali in modo pericoloso
per la salute pubblica: è punito anche chi dispensa un medicinale che non è
esattamente quello previsto dal medico, con pena da 2 mesi a 2 anni. Ogni anno
vengono redatte tabelle con i farmaci più soggetti a questi scambi. Il fenomeno si è
molto ridotto con la ricetta elettronica letta a codice a barre, che rende automatica
la ricerca del medicinale corretto.
Teoria §1.8 — Errori di dispensazione e farmaci LASA
→
D. Quando una sostanza è considerata medicinale dal punto di vista
normativo?
La definizione di riferimento è quella della direttiva 2001/83/CE. Il punto su cui
insistere è che è medicinale tutto ciò che viene presentato come avente
proprietà curative: non conta solo l'effetto reale, conta anche il messaggio
veicolato. Ne segue che una sostanza farmacologicamente attiva va proposta come
medicinale, con fasi precliniche, fase clinica e richiesta di AIC; presentarla come
integratore sapendo che ha attività farmacologica è passibile di sanzione. Da ricordare
anche che il farmacista che allestisce su prescrizione medica o secondo una
farmacopea è fuori dal codice comunitario.
Teoria §1.4 — La definizione normativa di medicinale
→
2. Farmacopea e tabelle
D. Che cos'è la Farmacopea Ufficiale e a che cosa serve?
È il codice farmaceutico: formalmente un decreto ministeriale, quindi fonte di
diritto secondario, con le «norme tecniche ed amministrative» sui medicinali.
Introdotta nel 1888, per l'art. 124 del TULS andrebbe rivista ogni cinque anni, ma
è ancora in vigore la XII edizione del 2008: per questo, parlando di una tabella,
3
bisogna sempre riferirsi all'ultimo aggiornamento. Il perimetro è solo la qualità del
medicinale, dalle materie prime al prodotto finito: non entra nel merito di
sicurezza ed efficacia. A che cosa serve, in concreto? È la Farmacopea a
legittimare il galenico: le preparazioni officinali si allestiscono seguendo le sue
monografie — italiane o di un paese dell'Unione — senza obbligo di ricetta e fino a
3 kg preallestibili; è sempre lei a dire che cosa deve contenere il laboratorio
galenico; e sono sue le otto tabelle su dotazione, custodia e regime di
dispensazione.
Teoria §2.1 — Che cos'è la Farmacopea e a che serve
→
D. Quante sono le tabelle della Farmacopea e che cosa contengono?
Sono otto, in fondo alla Farmacopea, allegate ai sensi dell'art. 124 del TULS. La 1
sono le masse atomiche relative, basta sapere che esiste. La 2 elenca le sostanze
medicinali di dotazione obbligatoria della farmacia, la 6 gli apparecchi e gli utensili:
insieme dicono che cosa serve per poter tenere aperta una farmacia. La 3 sono le
sostanze velenose, la 4 le sostanze che richiedono ricetta ripetibile, la 5 quelle che
richiedono ricetta da rinnovare volta per volta: sono le tre che governano il regime di
dispensazione. La 7 raccoglie stupefacenti e sostanze psicotrope. La 8 sono le dosi
massime per l'adulto, cioè gli iperdosaggi. Una regola pratica: nell'intestazione di
ogni tabella c'è sempre scritto a che cosa serve.
Teoria §2.2 — Le 8 tabelle in sintesi
→
D. Che cosa contiene la tabella 2 e che obbligo comporta per la
farmacia?
Contiene l'elenco delle sostanze medicinali di cui la farmacia deve essere
obbligatoriamente provvista, in attuazione dell'art. 123 del TULS: molti antidoti e
i principi attivi ritenuti indispensabili. La farmacia non può esserne carente, ma non
è indicato alcun quantitativo minimo, che resta a discrezione del farmacista in
base alle movimentazioni. Va saputa la distinzione tipografica: le voci in carattere
retto devono esserci come sostanza — carbone attivato, etanolo 96%, iodio —
quelle in corsivo anche solo come medicinale che le contiene, per esempio l'acido
acetilsalicilico. Se la sostanza è carente nel circuito distributivo, l'obbligo è
soddisfatto solo se il farmacista ha un documento giustificativo dell'indisponibilità,
altrimenti è sanzionabile.
Teoria §2.3 — Tabelle 2 e 6, la dotazione obbligatoria della farmacia
→
D. Che cosa deve avere una farmacia per poter essere aperta?
Le due tabelle da citare sono la 2 e la 6: la 2 le sostanze medicinali obbligatorie, la
6 gli apparecchi e gli utensili. Nella tabella 6 alcune apparecchiature sono
obbligatorie in tutte le farmacie: una bilancia sensibile al mg con portata di
almeno 500 g, oppure in alternativa due bilance — una analitica sensibile al mg con
portata di almeno 50 g e una tecnica sensibile a 0,50 g con portata di almeno 2 kg —,
poi bagnomaria, frigorifero, apparecchio per il punto di fusione e un corredo di
vetreria graduata. Altre sono obbligatorie solo se si allestisce quel tipo di
preparazione: percolatore, incapsulatrice, comprimitrice, aspirazione delle polveri —
il percolatore, per esempio, solo se la farmacia prepara estratti.
Teoria §2.3 — Tabelle 2 e 6, la dotazione obbligatoria della farmacia
→ 4 (domanda 70)
D. Che cosa contiene la tabella 3 della Farmacopea?
È la cosiddetta tabella dei Veleni, anche se il termine «veleno» in realtà non esiste
ed è ormai desueto: correttamente è l'elenco delle sostanze che la Farmacopea
definisce relativamente tossiche. Comporta due conseguenze. Custodia: se sono
presenti in farmacia devono stare in un armadio chiuso a chiave, separato da quello
degli stupefacenti — e l'obbligo vale per le sostanze, non per i medicinali che le
contengono, tanto che il collirio all'atropina sta in cassettiera. Regime: se il medico
prescrive un medicinale che le contiene, la ricetta diventa automaticamente non
ripetibile, cioè una sola spedizione, ritirata dal farmacista e valida 30 giorni.
L'elenco non è esaustivo, perché comprende solo le sostanze tossiche con una
monografia in Farmacopea: per questo dal DM del 18 giugno 2020 vanno trattate
allo stesso modo le sostanze classificate letali dal sistema GHS, codici H300, H310,
H330.
Teoria §2.4 — Tabella 3, sostanze velenose
→
D. Mi parli dei veleni: come si vendono e che obblighi ha il farmacista?
(domanda 84)
«Veleno» è un termine che in realtà non esiste ed è ormai desueto: si chiamano così le
sostanze che la Farmacopea definisce relativamente tossiche, elencate nella
tabella 3, più quelle con i codici H300, H310, H330 — letali se ingerite, per contatto
o se inalate. Vanno tenute in armadio chiuso a chiave, in recipienti etichettati con
contenuto e pittogrammi (art. 146 del TULS). Poi si distinguono le due strade di
uscita. Come medicamento, dentro una preparazione magistrale, serve una ricetta
non ripetibile, ritirata e conservata in originale per 6 mesi; la dose va scritta a
tutte lettere, si annota nome e cognome di chi ritira e non si consegna a
minori di 16 anni. Come sostanza a scopo professionale vale l'art. 147 del
TULS: si vende solo a persone conosciute, o dietro documento dell'autorità di
pubblica sicurezza, e la vendita va annotata sul registro copia-veleni, pena una
sanzione pecuniaria più la sospensione dall'esercizio fino a tre mesi.
Teoria §2.6 — Vendita e dispensazione dei veleni: il registro copia-veleni
→
D. Che cos'è il registro copia-veleni? Va confuso con il registro copia-
ricette?
No, sono due registri diversi con nomi simili: il copia-ricette raccoglie le fotocopie
delle ricette ripetibili, il copia-veleni traccia le vendite di sostanze velenose fatte non
a scopo medicamentoso ma professionale — il fotografo che compra nitrato
d'argento, l'agricoltore che compra fertilizzanti. Vi si scrivono quantità e qualità
della sostanza, giorno della vendita, nome, cognome, domicilio e professione
dell'acquirente, e va presentato all'autorità sanitaria o giudiziaria a ogni
richiesta. Ci vanno solo le sostanze di tabella 3 e quelle con i codici H300, H310,
H330, non i medicinali o i galenici che le contengono. Due dettagli che il professore
chiede: non ha un modello prestabilito e non è soggetto a vidimazione della
ASL; inoltre l'acquisto di queste sostanze non va tracciato, ed è la differenza con
gli stupefacenti.
Teoria §2.6 — Vendita e dispensazione dei veleni: il registro copia-veleni
→ 5
D. Arriva una ricetta magistrale con una sostanza velenosa: che cosa
fa il farmacista?
Gli adempimenti discendono tutti da due fatti: che la ricetta è non ripetibile e che
dentro c'è un veleno. Dal primo viene il controllo della data — è valida fino a 30
giorni dopo il giorno successivo alla prescrizione — insieme ai formalismi (codice
fiscale, nome e cognome del paziente, data e firma del medico) e all'obbligo di ritirarla
e conservarla in originale per 6 mesi. Dal secondo vengono i formalismi propri: la
dose scritta a tutte lettere e non in cifre, perché una cifra si può leggere male,
altrimenti non si dispensa; l'annotazione di nome e cognome di chi ritira — non
del paziente — su semplice dichiarazione; il divieto di consegna a minori di 16 anni;
e l'etichetta che segnala che il preparato contiene un veleno. Nel mezzo, la verifica
della dose in tabella 8 e, all'atto della spedizione, data, timbro e prezzo praticato
sulla ricetta.
Teoria §2.6 — Vendita e dispensazione dei veleni: il registro copia-veleni
→ (domanda 124)
D. Mi parli della tabella 3 e della tabella 8.
Sono due tabelle che il farmacista consulta sulla stessa ricetta magistrale, ma per
motivi diversi. La tabella 3 riguarda che cosa si sta maneggiando: è l'elenco delle
sostanze relativamente tossiche; impone l'armadio chiuso a chiave per le sostanze
— non per i medicinali — e rende la ricetta non ripetibile, con i suoi formalismi. La
tabella 8 riguarda invece quanto se ne sta prescrivendo: riporta le dosi dei
medicinali per l'adulto oltre le quali il farmacista non può spedire la ricetta,
cioè il pro-dose — quanto principio attivo può stare nella singola unità posologica, la
capsula o la cartina — e il pro-die, quanto il paziente può assumerne
complessivamente nelle 24 ore. Basta superarne uno per essere in iperdosaggio. Su
una ricetta magistrale con un veleno si applicano entrambe: la 3 dice come custodirlo
e con quale ricetta dispensarlo, la 8 se la quantità prescritta è allestibile.
Teoria §2.4 — Tabella 3, sostanze velenose · §2.5 — Tabella 8, dosi massime e
→
iperdosaggi (domanda 19)
D. In tabella 8 trovo la dose pro-die di una crema?
No, e la ragione sta in come è costruita la tabella: lavora su quantità determinabili.
Fissa un pro-dose, cioè quanto principio attivo sta nella singola unità di
somministrazione — la capsula, la cartina, la compressa — e un pro-die, cioè
quanto ne assume il paziente nelle 24 ore; e specifica sempre la via di
somministrazione, perché è la via che rende quella quantità misurabile. Una crema
si applica, non si dosa: quanto prodotto il paziente stenda, e quindi quanto principio
attivo riceva, non è una quantità che la ricetta fissi — e infatti la Farmacopea tiene
distinte le preparazioni a dose sing
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Tecnologia e Legislazione farmaceutica con Laboratorio di preparazioni galeniche - Appunti
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Principi di tecnologia farmaceutica (domande esame)
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