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Ecco il testo integralmente rivisto e corretto.

Sono stati emendati tutti gli errori materiali, le inesattezze concettuali e storiche, i

refusi e la troncatura finale, mantenendo la struttura e il tono della guida allo studio.

Guida allo studio: Dissonanze Contemporanee (F. Iannelli)

Estetica – Università degli Studi Roma Tre

Introduzione: La dissonanza nell'arte contemporanea

Nel ventesimo e ventunesimo secolo, la dissonanza è passata dall'essere un'eccezione

a rappresentare una dimensione quotidiana dell'esistenza, riflettendosi

inevitabilmente all'interno delle arti visive. A questo proposito, la tesi di Jean

Baudrillard sostiene che la maggior parte delle immagini attuali riflette solo la miseria

o la violenza della condizione umana, nascondendo un vero e proprio "deserto

interiore" dietro una facciata di abbondanza consumistica. Di fronte a questo "mal di

vivere", gli artisti contemporanei hanno messo in atto tre specifiche strategie: in primo

luogo il rigetto, che si esprime attraverso la creazione di realtà fittizie; in secondo

luogo l'ironia, intesa come rappresentazione demistificata del reale; infine la critica

sociale, che utilizza la miseria e lo scarto come forma di denuncia nei confronti del

Crepe nel tempo

consumismo. L'opera simbolo della dissonanza contemporanea è di

Michal Rovner. In quest'opera troviamo minuscole figure umane fluttuanti,

apparentemente isolate ma legate indissolubilmente in percorsi disparati, che fungono

da metafora delle categorie estetiche contemporanee, le quali, pur nella loro

disarmonia, risultano strettamente connesse tra loro.

1. Il Bello

Analizzando l'evoluzione storico-filosofica del Bello, assistiamo a un percorso che

muove dalla concezione oggettiva e cosmica dell'Antichità e del Medioevo, passa per

l'approccio soggettivo e intersoggettivo del Settecento con Immanuel Kant, fino a

giungere alla visione frammentata e dissonante del Novecento.

Harmonia,

Nel dettaglio, per i Pitagorici (con il concetto di basato sulla

tetraktys, sul numero e sull'armonia delle sfere celesti) e per Aristotele il bello

si fondava su armonia, proporzione e simmetria, all'interno di una visione

squisitamente matematica e cosmica. Con Socrate e i Sofisti si afferma invece l'idea di

una bellezza funzionale legata all'adeguatezza, in cui il bello coincide essenzialmente

con l'utile. Platone concepisce la bellezza come lo splendore dell'Idea, la luminosità e il

Bene, attribuendole una natura trascendente legata al ricordo dell'Iperuranio.

Sant'Agostino la definisce come una qualità trascendentale, identificata con l'Uno, il

Buono e il Vero, in cui la bellezza del creato testimonia la presenza di Dio.

La regola del gusto

In epoca moderna, David Hume, nel suo saggio del 1757, afferma

che la bellezza è soggettiva ed esiste unicamente nella mente del percipiente.

Successivamente, nel 1790, Immanuel Kant definisce il bello come uno stato d'animo

del soggetto contemplante; si tratta di un'esperienza intersoggettiva, poiché esige il

consenso altrui, interamente disinteressata e strettamente legata alla natura. In

particolare, Kant individua i 4 Momenti del Giudizio di Gusto:

1. Disinteresse (secondo la qualità: il bello piace senza uno scopo pratico

o di possesso).

2. Universalità senza concetto (secondo la quantità: piace universalmente

senza essere vincolato a una regola logica o concettuale).

3. Finalità senza scopo (secondo la relazione: l'oggetto manifesta una

forma di finalità percepibile senza che vi sia uno scopo pratico

espresso).

4. Necessità (secondo la modalità: il giudizio di gusto riconosce l'oggetto

senso comune).

come fonte di un piacere necessario, fondato sul

Per Georg Wilhelm Friedrich Hegel il bello rappresenta l'equilibrio perfetto tra forma e

contenuto, identificato in modo esemplare nel classico greco, mentre l'arte moderna

invita invece alla riflessione. Hegel teorizza inoltre la celebre nozione di "Morte

dell'arte", intesa come il momento storico in cui l'arte cessa di essere il

mezzo supremo per esprimere lo Spirito (ruolo che passa alla filosofia),

definendo il Bello artistico come la "manifestazione sensibile dell'Idea".

Friedrich Theodor Vischer considera il bello come l'unico orizzonte capace di

comprendere i contrasti del mondo, includendo al suo interno anche il comico, il

sublime e il brutto. Charles Baudelaire ne evidenzia la natura duplice, composta da un

elemento eterno e da un elemento storico e occasionale, rifiutando l'idea di un bello

assoluto e ponendosi come precursore della sua distruzione. Infine, Benedetto Croce

concepisce l'arte e il bello come intuizione pura ed espressione riuscita, mentre

la teoria che contrappone la bellezza come unità/armonia alla bruttezza come

molteplicità dispersiva appartiene storicamente all'estetica di Karl Rosenkranz.

Nel corso del ventesimo secolo si assiste a una profonda crisi del Bello. Innanzitutto si

verifica la perdita della sua leadership, per cui il Bello cessa di essere la categoria

sovrana dell'estetica. In secondo luogo si sviluppa la critica delle Avanguardie: nel

Il sublime è ora,

1948, all'interno del saggio Barnett Newman dichiara apertamente

che l'impulso dell'arte moderna consiste nel distruggere il bello per poter rispecchiare

la società del Novecento. A ciò si aggiunge la demistificazione dadaista operata da

Fontana L.H.O.O.Q.,

Marcel Duchamp che, attraverso i suoi Readymades come o

sposta il focus dall'appagamento del piacere visivo alla sollecitazione della

stimolazione mentale.

Questa trasformazione è testimoniata da diverse opere e performance chiave. Le

Filosofia, Medicina Giurisprudenza

opere di Gustav Klimt intitolate e furono accusate di

immoralità poiché, anziché decorare armonicamente gli spazi, mostravano il trionfo

delle tenebre e la sofferenza umana. Nel 1975, Marina Abramović realizza la

Art must be beautiful. Artist must be beautiful

performance , in cui si pettina

violentemente fino a ferirsi, creando una vera e propria "lapide funeraria" sulla

scomparsa della bellezza tradizionale. Edward Weston fotografa il water della propria

abitazione scorgendovi una "straordinaria bellezza" recondita appartenente alla

dimensione quotidiana. Mona Hatoum esplora l'ambivalenza del bello in diverse sue

Nature morte aux grenades

creazioni: in realizza bombe di cristallo colorate che

Doormat

attraggono lo sguardo prima di svelare la propria natura letale; in propone

uno zerbino recante la scritta "Welcome" composto interamente da taglienti aghi

Dormiente

d'acciaio; in presenta un letto realizzato con la forma di una grattugia.

Le baiser de l'artiste

Orlan, sia nella performance sia nei suoi interventi chirurgici,

impiega la chirurgia estetica non per uniformarsi ai canoni dominanti, ma per

scardinarli e conquistare così il proprio "vero essere". Infine, Riccarda Pagnozzato

La Sposa

nell'opera rappresenta la silhouette vuota di una figura in cartapesta,

riducendo l'ideale di bellezza a un confuso abbaglio.

2. Il Brutto

Prendendo in esame l'evoluzione della categoria del Brutto, notiamo come per Platone

e Plotino esso fosse inteso come privazione, mancanza di forma ed assenza di essere,

venendo a coincidere con il Male e con la materia negativa. Nel contesto del pensiero

cristiano, Sant'Agostino affronta il problema teologico chiedendosi da dove derivi il

brutto se Dio ha creato ogni cosa, concludendo che esso rappresenta il cupo ricordo

del nulla originario da cui l'intero creato ha avuto origine. Per Tommaso d'Aquino,

invece, il brutto è l'ombra del peccato originale ereditato dai progenitori.

Un passaggio fondamentale nella teoria filosofica del Brutto è segnato da

Karl Rosenkranz, che nel 1853 pubblica il primo trattato interamente

Estetica del Brutto.

dedicato al tema, Rosenkranz definisce il brutto come il

"negativo del bello" (concetto relativo che esiste solo in rapporto al bello) e

individua nel Comico la tappa fondamentale in cui il brutto trova il suo

superamento e la sua risoluzione.

Sul piano dell'evoluzione storico-artistica, il Tardo Medioevo — segnato dalle

devastazioni della Peste Nera — introduce nell'arte temi macabri e la

rappresentazione della decomposizione corporale attraverso il fenomeno

Danse Macabre,

iconografico della legittimando la presenza del deforme e

memento mori.

della morte come Tra il quattordicesimo e il quindicesimo

secolo (XIV e XV secolo) si verifica una svolta fondamentale nella pittura cristiana,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilia.goldin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Trapani Mario.
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