Disavanzo e sostenibilità del debito
Il disavanzo e il debito pubblico
Quando si parla di disavanzo e debito pubblico, il punto di partenza è molto semplice: tutte le volte che le entrate di uno Stato sono inferiori alle uscite, il bilancio dello Stato registra un disavanzo e lo Stato deve indebitarsi per finanziarlo.
Questo significa che lo Stato spende più di quanto incassa e quindi deve trovare risorse aggiuntive, tipicamente emettendo debito pubblico.
In teoria, un'alternativa potrebbe essere quella di finanziare il disavanzo con l'emissione di moneta.
Tuttavia, questa alternativa è illegale in quei paesi, come nell'area Euro, in cui la Banca Centrale è indipendente dal potere politico. Questo implica che lo Stato non può semplicemente "stampare moneta" per coprire il disavanzo.
È importante anche sottolineare che la creazione di debito pubblico può rispondere alla necessità di una maggiore equità intergenerazionale. In altre parole, il debito consente di distribuire nel tempo il costo della spesa pubblica, coinvolgendo anche le generazioni future.
Inoltre, l'esistenza di debito pubblico sostenibile può essere funzionale alla gestione del rischio di portafoglio nei mercati finanziari, perché i titoli di Stato rappresentano strumenti fondamentali per gli investitori.
Le diverse misure di disavanzo
A questo punto, bisogna distinguere le diverse misure di disavanzo.
Il disavanzo nominale, indicato con Dt, è dato dalla differenza tra le uscite Gt, e le entrate pubbliche Tt:
Dt = Gt - Tt.
Questa è la misura più immediata: quanto lo Stato spende in più rispetto a quanto incassa.
Tuttavia, questa misura include anche la spesa per interessi sul debito. Per questo si introduce il disavanzo primario, Dí, che è il disavanzo al netto della spesa per interessi passivi sullo stock di debito pubblico.
Quindi si sottrae la componente legata agli interessi e si ottiene una misura che riflette meglio la politica fiscale corrente.
In questo contesto, Gỉ' rappresenta la spesa pubblica primaria, cioè la spesa al netto degli interessi.
Un ulteriore passo è considerare il disavanzo corretto per il ciclo, detto anche strutturale.
Questo è il disavanzo calcolato come se l'economia si trovasse in condizioni di pieno impiego, cioè con un PIL pari al suo potenziale Y*
L'idea è che il disavanzo osservato può dipendere dalla fase del ciclo economico: in recessione le entrate diminuiscono e le spese aumentano. Il disavanzo strutturale elimina questo effetto e misura la posizione "di fondo" della finanza pubblica.
Infine, si può definire il disavanzo corretto per l'inflazione.
Questa misura tiene conto della diminuzione o dell'aumento del valore reale del debito pubblico causata dall'inflazione o dalla deflazione.
In particolare, si considera che il valore reale del debito dipende dal tasso di interesse reale effettivo, definito come r = i -, cioè il tasso di interesse nominale meno l'inflazione.
Questo è importante perché l'inflazione riduce il peso reale del debito, mentre la deflazione lo aumenta.
In sintesi, il disavanzo pubblico può essere misurato in modi diversi:
- In termini nominali, come semplice differenza tra spesa ed entrate
- Al netto degli interessi, con il disavanzo primario
- Correggendo per il ciclo economico, con il disavanzo strutturale
- E correggendo per l'inflazione, considerando il valore reale del debito
Ognuna di queste misure serve a capire meglio la sostenibilità dei conti pubblici.
Il rapporto debito pubblico/PIL
Quando si analizza la dinamica del rapporto Debito-Pubblico/PIL, il punto di partenza è definire questo rapporto come il rapporto tra lo stock di debito pubblico e il PIL nominale.
Per comprenderne l'evoluzione nel tempo, si considera il disavanzo e si ipotizza che il suo finanziamento avvenga solo attraverso l'emissione di titoli del debito pubblico.
-
Riassunto esternalità scelte collettive disavanzo pensioni
-
Debito pubblico
-
Appunti esame Produzione, qualità e sostenibilità
-
Elaborato finale del Laboratorio di sostenibilità